Manfred Marktel

Manfred

Sono un “pesci” e, come molti nati in questa costellazione, amo particolarmente l'acqua.  Dove sono nato, non  c'era  molto  di  quell’elemento, uno dei cinque conosciuti nell’antichità,  c'erano due fiumi e  una piscina,  ma  in compenso eravamo in mezzo alle montagne.  A qualche decina di chilometri, esisteva  anche  un lago,  un secondo, un terzo,  insomma c’erano ben nove laghi nella regione, era conosciuta come la riviera austriaca.  Su ognuno dei laghi giravano un paio di vaporetti, ma solo nei mesi estivi perché d’inverno erano completamente ghiacciati e  ci si poteva pattinare, e  attraversarli a piedi.  Mi sentivo molto attirato dai laghi,  soprattutto da quello più vicino casa mia, perché in certe giornate  primaverili o  autunnali  con un po’ di nebbia non potevo vedere la sponda opposta,  e cosi m’immaginavo  di  trovarmi  sulla riva di  un oceano sognando il  mondo intero.  Durante tutta la mia  gioventù  non  ho  avuto  occasione  di  vedere  il mare,  il massimo era  appunto il lago il fiume e le montagne.  La  prima  volta  che  ho  potuto ammirare il  mare avevo già diciotto anni ed ero appena diplomato.  Si trattava dell'Adriatico.  Purtroppo  gli  studi mi hanno portato in centro Europa, lontano anzi lontanissimo da qualsiasi costa. Anche la c’era un fiume di notevole dimensione, m’interessava molto,   soprattutto   m’interessavano   le   grosse   chiatte   da   carico   che   viaggiavano  su  e  giù trasportando  le  loro  merci,  mi ricordo  che  in  qualche insenatura c'erano anche delle barchette a vela. Con  i  pochi  spiccioli  a  mia  disposizione,  ma  soprattutto  con  il poco tempo che mi restava tra lavoro e università,  facevo  qualche vago  tentativo  di  muovere le derive prese a noleggio. Non appena  laureatomi,  avevo  diverse  possibilità per iniziare la mia carriera lavorativa. Si, potevo fare l'aspirante  capitano  su  navi  mercantili,  potevo  passare  ad  una  compagnia  aerea  come  futuro ingegnere  di  bordo,  ma  potevo  anche scegliere tra l'Australia  e l'Italia da dove avevo avuto delle buone offerte.  L'Italia  fu  la  mia  scelta.  Nato quasi al confine,  con dei legami d’amicizia e lontana parentela,  scelsi  di  recarmi  in  Italia, almeno  per  un  anno  mi dicevo, ma incontrai mia moglie, ci sposammo  e  così  rimasi  qui.  Sono  contento  perché  subito  cominciai a visitare i porticcioli della Liguria, sognando  una  barca  capace  di  portarmi in brevi e lunghe crociere. E chi lo sa?  Forse un domani anche in una crociera  molto lunga.  Non molto tempo dopo, già nel 1972  potevo acquistare la  mia  prima  barca,  un  bello  sloop di  9m in vetroresina, costruita in Italia ma di progetto Inglese. Prime  crociere,  primi  mal  di  mare,  e molta pratica di navigazione. Il lavoro era stressante, giravo tutto il mondo,  e molto  spesso  facevo più ore di volo io dei vari piloti con i quali volavo. Viaggiando per  lavoro  vedevo  poco, visitavo ogni tanto i porti e parlavo con i proprietari delle barche, scattavo molte  fotografie  per  poi  di nuovo poter  sognare i  posti che avrei voluto raggiungere un domani in barca.  I  ritagli  di  tempo,  quelli   li  passavo a  bordo della mia barchetta, navigando per il lungo e il largo nel Tirreno. Esplorando  la  Corsica d'estate e d'inverno, d'estate con mia moglie, d’inverno in  solitario.  Fu  il  momento della  nascita  di  mia  figlia,  e già  a  tre  mesi,  a  Pasqua  del 1973, la portavamo in barca, facendo una minicrociera. Portare una neonata non è difficile quanto portare un bambino di  uno, due  o  tre  anni.  Mia moglie,  come  tutte  le donne o come quasi tutte le donne ci teneva molto alla casa mentre io come tutti quelli che amano il mare e le barche premevo sempre in una certa direzione. Tanto è vero, che cambiando casa,  non volevo nemmeno fare mettere le tende nuove.  Dicevo  a  mia  moglie,  è  inutile lavorare così per preparare la casa, partiremo fra poco per fare  il  giro  del  mondo  in  barca.  Mia  moglie  mi  lasciava  parlare, e proseguiva a fare quello che riteneva giusto.  Abbiamo  avuto molte discussioni di quel genere, alla fine il buonsenso della donna di  famiglia  ha  prevalso  sull'incoscienza  del  marito. Il tempo correva, ho acquistato la seconda, la terza  e  poi  anche  la quarta barca, continuando a fare miglia ed esperienza, che non è mai troppa. Sono stato un paio di volte in Tunisia, alle Baleari, ho portato un 15m fino a Lanzarote nelle Canarie e ho fatto in tutti quegli anni 35.000 miglia, tutte ben registrate e descritte nei numerosi libri di bordo. E’  molto  bello,  a  lunga  distanza  poter ricostruire le innumerevoli avventure passate in alto mare. Certamente  tutte quelle miglia mi hanno fatto acquisire una certa esperienza, anche perché 27.000 miglia  erano  in solitario,  erano tempi, in  cui  non  ci  preoccupavamo  molto,  il  mondo  sembrava nostro.  Negli   anni   70   periodo   dei  grossi  navigatori  francesi  e  inglesi,   senza   naturalmente dimenticare i  nostri  Fogar,  Pascoli  e  Malingri,  noi  tutti sognavamo di poter far come loro, ma per quasi  tutti  è  rimasto  un  sogno, e probabilmente è meglio così. Non credo che tutti quanti fossimo capaci di girare il mondo, senza  una lira in tasca e senza prospettiva di poter fare qualche lavoretto nei  vari  porti  tanto decantati dai nostri idoli. Abbiamo fatto quello che potevamo, chi più, chi meno, ma eravamo dei navigatori felici. Anche  fare  una  traversata dalla Liguria in Corsica,  magari per la poca  esperienza  via  Tino  e  Capraia, permette al capitano di una barchetta, d’essere molto felice, soprattutto all'arrivo quando per la prima volta si vede l’isola cosi duramente conquistata. Ho anche avuto  anni  difficili, con  molti impegni di lavoro,  che non mi permettevano di ritagliare molto tempo per la mia barca, e meno ancora per qualche piccola crociera. Nonostante tutto, sono andato avanti senza  mai  abbandonare  l'idea  di  una  lunga  permanenza  a  bordo e un viaggio in solitario. Così qualche  anno fa, pur occupando una posizione importante in una delle società del gruppo Fontana, più grossi bullonieri del mondo,  avevo problemi di salute mi sono ritirato.  Sono andato in pensione, e ho venduto  la  mia  quarta  barca  in  vetroresina,  per acquistare la barca che sognavo.  Non una barca  grande,  più  o  meno  come quelle che ho sempre avuto.  Pensavo però da sempre che una barca per un solitario non doveva superare i dieci o 11m, Doveva essere costruita in acciaio, oppure in  alluminio  e   soprattutto   doveva   anche  avere  la  possibilità  di  guardare   all'esterno   stando comodamente in cabina.  Non per caso un nostro idolo descriveva il suo viaggio che compiva per lo più stando comodamente in cabina all’asciutto,  mentre guardava i marosi attraverso i finestrini della sua cupoletta.  Dopo diversi  giri l'ho trovata sull'adriatico, costruita in un cantiere olandese, la barca faceva per me.  Con  quella barca volevo fare la mia crociera sogno con l’esperienza di molti anni di navigazione nei nostri mari.   Sono riuscito a fare quasi 8.000 miglia in un anno e mezzo, senza mai annoiarmi.

"Senza partire non si arriva, e ogni traguardo si raggiunge con i primi e piccoli passi"

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