Manfred Marktel

PORT STANLEY - SOUTH GEORGIA - SALVADOR De.B.

Lega Navale Italiana Savona:lni@leganavale.savona.it
Presidente Signor Carlo Donisi e a tutti gli amici che avranno tempo, voglia e pazienza di leggere queste righe, non sono poche come al solito, però anche il viaggio non era quello solito.
Ciao Carlo e amici,
sono passate molte settimane da quando mi sono fatto vivo, non vi ho dimenticato, però in Antartico non esiste l'Internet, non esiste il telefono, esistono invece i pinguini, le foche, gli elefanti marini, gli albatri e le balene, e soprattutto esiste il ghiaccio, che si trova a terra, e anche in mare. Vorrei sintetizzare tutto quello visto , accaduto e subito dopo le Falklands.
Dopo aver festeggiato in compagnia d’amici locali il mio compleanno di 60+++++, sono partito con rotta per est sud est, con la meta ”South Georgia”, isola antartica inglese, senza abitanti fissi ma con governo e amministrazione autonoma. La partenza soprattutto verso un luogo tanto remoto in una zona a sud della convergenza antartica non poteva essere senza timore e rispetto verso la natura. Il bollettino era buono con previsioni di venti occidentali tra 25 e 30 kt, la temperatura in luoghi riparati e’ di giorno sui 10°. Per i primi due giorni stavo bene e volavo. Al secondo giorno un amico di Las Palmas, radioamatore è meteorologo mi ha fatto venire i brividi, annunciandomi che una bassa con venti molto forti mi sarebbe piombata addosso, e consigliandomi di andare subito verso sud, allontanandomi così dal centro della bassa. Per fortuna, la bassa si è spostata verso nord est e da me il vento non era mai superiore ai 40 nodi. Altri tre giorni con tranquillità finché mi ha raggiunto un fronte, pioggia, nebbia, freddo e ben oltre 40 nodi con montagne che mi seguivano, frangevano su fronti da 100 a 150 m. Ero ormai in zona dove regnano gli iceberg che per fortuna mi hanno lasciato abbastanza in pace, tutto diverso era la nebbia, per tre giorni è stata presente, tanto da non vedere la testa dell'albero. L'ultimo giorno un po' meno densa mi ha fatto osservare diverse balene e tante foche che si spingono a centinaia di miglia in mare aperto. Vederle spuntarle dall’acqua con le loro teste tonde e gli occhi con tanta meraviglia, è una delizia. Si notano e spariscono, nuotano come se fossero dei mortadelloni. Sempre nella nebbia, mi è apparsa sullo schermo radar l'isola, e come per miracolo, ad una distanza di circa cinque miglia, la nebbia si è parzialmente diradata presentando davanti a me uno spettacolo da mozzafiato, una bellezza straordinaria. Montagne di 3000 m, tutte bianche, ghiacciai che arrivano fino al livello del mare, iceberg a destra e a sinistra. Questo era il mio arrivo a Grytviken, dove presso la stazione antartica inglese ho avuto il nulla osta di poter sbarcare e mi è stato consegnato un certificato di essere arrivato in barca.
54° 17’ S
36° 30’ E
e sono il primo solitario di questo millennio!
Nove giorni per quasi 1000 miglia ben al di sotto dei 50°, non era poi tanto male.
Grytviken vecchia stazione baleniera, dove nel 1913 è stata catturata la più grande balena blu, con oltre 35 m di lunghezza, è diventato un museo a cielo aperto, dedicato alla caccia delle balene e naturalmente ai loro cacciatori. Oggi, noi siamo contrari, abbiamo paura per la loro estinzione, a quei tempi senza l'olio che si ricavava dai loro corpi, le nostre case sarebbero rimaste al buio e lo sviluppo industriale in tutto il mondo non sarebbe stato possibile senza i lubrificanti organici per le macchine. Oltre al museo, vecchi impianti, cisterne, qualche baleniera morta e insabbiata, esiste una Chiesa è un cimitero. Shakleton, famoso esploratore inglese è stato sepolto qui.
Ci sono poi i pinguini e le foche che bloccano con prepotenza i pochi sentieri esistenti, gli elefanti marini, da cinque a 7 m di lunghezza dormono di solito e quando starnutano o peggio...si sente il rumore e nuvole di vapore a grande distanza. Sono rimasto a Grytviken meno di due settimane, l'autunno si avvicinava, bufere in aumento, ho dovuto congedarmi dai 10 scienziati che rimanevano, mi sono anche congedato dal padre cattolico che era arrivato per pochi giorni con una nave della marina di Sua maestà. Ha celebrato la messa nella chiesa luterana ed ero l'unico presente. Si andare in giro in luoghi come quelli, fa bene anche per la fede, è facile ritrovare se stessi. A questo punto ero partito, ho dovuto affrontare la lunga via del ritorno, il primo pezzo per oltre 1000 miglia nei “50 e 40”, miglia difficilissime. L'inizio del viaggio non era fortunato, ho perso quasi subito l'elica dell’idrogeneratore, addio all’energia silenziosa perché quello eolico fa rumore! Non è stato mangiato da un pesce enorme, semplicemente mi ero dimenticato di controllare un grillo, e gli errori si pagano. La prima burrasca l’ ho beccata a 250 miglia a nord della Georgia con venti naturalmente da nord, tra 45 e 50 kt, sono rimasto alla cappa per circa 12 h derivando per 50 miglia verso sud. Speravo che fosse terminato, ma dopo altri quattro giorni ho preso quella tosta, i bollettini ricevuti dalle Falklands e dalle Canarie coincidevano, davano per almeno 40 h altri venti da nord, venti tra 50 e 60 nodi! Non era piacevole, l’attesa è la cosa peggiore, non esiste strategia come superare una burrasca di tale intensità. Tra un bordo e l'altro non ci sono 90 o 120°, ci sono se tutto va bene 270°. Infatti, al termine della bufera e anche in quest'occasione ero tornato di ben 130 miglia a sud. Non avevo paura per la vita, speravo solo nelle attrezzature, l'albero e il sartiame sono quelli che si spaccano più facilmente, a riva tenevo un fiocco da tempesta di 6 m², e ho visto che era troppo. Le drizze supplementari esterne, cazzate a ferro, non erano più parallele all'albero, facevano degli archi per arrivare quasi all'esterno delle crocette. Quando si ha la fortuna di sapere che qualcosa di grave è in arrivo, bisogna preparare la barca, togliere tutto, rizzare il rizzabile e trovarsi una cuccetta comoda in centro barca, e sempre sottovento. Bisogna prepararsi un grande thermos di tè, biscotti, marmellata e burro, sono necessari per non diminuire l'apporto calorico al corpo. Ma quello che è più importante, bisogna essere preparati psicologicamente e non entrare in panico, facile dire ma pochi riescono. Andando però in quelle zone, bisogna aspettarsi quel tempo. Infatti, le pilot charts danno i seguenti dati: velocità media del vento 30 kt, altezza media delle onde superiore a 3,6 m per almeno il 30% del tempo, nebbia per più del 30% e burrasche per il 20%.( per burrasca si intende venti superiori ai 40 nodi!). Adesso sono fuori, ho passato questa notte i 40° sud, ma ho impiegato ben 12 giorni per guadagnare 14° di latitudine. Il colpo peggiore l' ho avuto ieri, non per il vento ma per il mare. Un'onda, sempre di circa 5 m o anche di più, frangeva a pochi decimetri dalla barca, il pozzetto era quasi pieno d'acqua, la pala segna vento del timone a vento è stata abbattuta e spaccata, l'acqua che era arrivato da sopra vento ha strappato lo spray hood sottovento, il capitano che in quel momento era fuori si è fatto finalmente una doccia e contemporaneamente ha lavato anche la biancheria intima, tutto era fradicio. Dell'interno è meglio non parlare, qualche ora di lavoro e tutto era sistemato. Non sono ancora arrivato a quello che Moetessier ha scritto in uno dei suoi libri, affermava che era meraviglioso sentire lungo le cosce un fluido caldo…..nei giorni passati, poco ci mancava. Per sfortuna mia, anche la propagazione delle onde radio HF, non era buona e non ho potuto sentire tutti i giorni l'amico di Las Palmas. Ieri, per la prima volta, dopo che mi aveva annunciato l'arrivo della burrasca, l' ho sentito, e ho sentito dalla sua voce e dalle sue parole che era molto felice che ero uscito indenne da quel tempaccio. Sono partito da Grytviken il giorno 21 di marzo, siamo al quattro d’aprile e mi mancano circa 2000 miglia fino a Salvador, città dove lascerò la barca per rientrare a casa. Non sembra, ma sono stanco, sento gli strapazzi delle ultime settimane, nelle quali ho fatto quasi 3000 miglia tra i 40 ruggenti ma soprattutto nei 50 urlanti, sono proprio tante e spero che le prossime settimane mi porteranno venti più calmi e soprattutto più caldi. Ti ho detto che sono stanco, per fortuna durante le ultime 3500 miglia non ho visto una nave di passaggio, e non ho mai dovuto svegliarmi a causa di un cargo, navigo proprio in una zona dimenticata da tutti, e questa sera festeggerò con una bottiglia di vino, una bistecca e forse anche qualche foglia di crauti, festeggerò che sono uscito dai 40 è rientrato nei 30° sud. Sono stufo di mangiare patate bollite quattro giorni prima, oppure pasta al ragù anche lei di qualche giorno fa, naturalmente tutto freddo, perché di cucinare in quelle condizioni non se ne può parlare.
5 aprile 2006
nonostante quel senso d’abbandono totale che immancabilmente può nascere dopo un certo periodo in alto mare. È uno stato solo superficiale, perché sono circondato da decine di volatili, albatri, petrel, rondine d’alto mare che si trovano sempre a pochi metri dalla poppa, volano, si tuffano e ripartono. Osservarli è molto bello, e penso che anche per loro è bello stare dietro una barca. Non lo fanno certamente per simpatia oppure altruismo, credo che la barca spostandosi crea una certa turbolenza nell'acqua portando i piccoli organismi, il krill etc in superficie e per gli uccelli è festa, anzi il pranzo è servito. Domani arriverò a 35° sud, lascerò finalmente il quadratino con venti medi di 25 nodi e dove le burrasche prevalgono ancora al 10% del tempo. Adesso iniziano circa 600 miglia con venti variabili che arrivano da nessuna particolare direzione, ma se sarò fortunato potrò continuare a dirigermi verso nord. Il mio prossimo way point a 900 miglia, l’ ho fissato così, per simpatia e rispetto verso certi navigatori come Moetessier che ha fotografata l'isola di Trinidade che appartiene già al Brasile ed è distante circa 600 miglia dalla costa. Durante le feste natalizie che ho passato a casa, amici che conoscevano i miei programmi mi hanno spesso chiesto: perché non fai il Capo Hoorn, sarebbe anche più vicino. Non ho voluto rispondere, dovevo ancora andare nel grande sud, oggi che lo sto per lasciare, sono a 34° sud e 30° ovest, sono finalmente autorizzato a spiegare il mio punto di vista. Capo Hoorn, mitico capo, è diventato come un buon barbera allungato con l'acqua. Non sono mutate le caratteristiche del Hoorn, ma quelle dei centinaia di velisti che lo visitano, e che continuano ad essere in aumento. Loro pian piano navigano lungo le coste del sud America per arrivare a puerto William oppure ad Usuaia, la aspettano il momento opportuno, buon tempo è poco vento, escono a motore fino al Hoorn, due miglia a dritta e altre due a sinistra, e sono convinti di essere diventati dei grandi Cap Hoorniers, cioè velisti con le ba…….. secondo me non è così, sono pure illusioni. Per dire di aver fatto il mitico capo Hoorn, bisogna, e secondo la vecchia tradizione, aver navigato senza fermarsi da 50° sud sul lato del Pacifico a 50° sud dell’Atlantico, oppure anche al contrario. Sembra poco, ma è tanto, altrimenti rimani come quelli che pensano di essere diventati manager dopo un corso, durato quattro giorni tutto compreso. Personalmente non ho voluto mettermi in mezzo a quelle statistiche che valgono ben poco, non ho desiderato diventare un Cap Hoornier, e avevo deciso di seguire il giro che sto facendo, un giro di 7500 miglia in meno di quattro mesi con solo tre tappe da 3000, 1000, e 3500 miglia, e delle quali quasi 3000 nelle basse latitudini. Tutto senza poter ridossarsi, lo devi prendere come e quando arriva. Ma il mondo è bello perché tutti trovano la felicità a proprio modo. Scusa Carlo non volevo polemizzare, ammiro chi ha fatto l’Hoorn negli anni 60 e 70, perché anche se bevo poco vino, il barbera mi piace puro e non allungato con l'acqua, altrimenti bevo un chinotto, che è sempre ottimo ma non paragonabile al barbera.
21° S e 30° W
altri giorni, altre notti, il tempo passa e piano piano mi avvicino alla meta. Mancano ca 700 miglia, miglia che normalmente dovrebbero essere facili, qui invece si prospetta una situazione assai incerta. L’aliseo che normalmente si trova in questa zona non cè, si è ritirato e soffia debole tra 5° S e 15° sud, non so proprio come fare, non ho nafta per 700 miglia e se domani o dopodomani non arriva un po’ di vento, dovrò attendere in mezzo al mare. Prima tanto e adesso niente, non è mica giusto! Manca il vento, però ho passato una bella giornata piena di lavoro, lo Yankee già cucito qualche tempo fa, si è di nuovo aperto e l’ ho dovuto ammainare per cucirlo, sta andando a pezzi, poveretto, ha anche ragione con tutto quello che gli ho fatto passare, sette traversate e in più quest’ultimo giro che non è certamente da meno, lo devo sostituire al più presto. Non sono un ottimo cliente per i velai, non sostituisco le vele dopo 1000 miglia, devono fare almeno 30 o 40.000 prima di cambiarle. Ancora non ho visto navi, l’ultima ca 600 miglia prima delle Falklands e io ho fatto 4000 miglia da quel momento, mi chiedo se esistono ancora. Per il resto è tutto tranquillo, non nascondo che adesso, 25 giorni da Grytviken mi piacerebbe arrivare, andare in un ristorante, mettere i piedi sotto il tavolo e ordinare un pranzo con i fiocchi, accompagnandolo con una bella birra alla spina.
18° S e 32°W
naturalmente le previsioni si sono verificate, incredibile, impossibile raccontarlo agli amici, il mare è liscio come l’olio e devo andare a motore. Per adesso non mi preoccupo ancora, mi restano ca 230 litri di gasolio che all’andatura che faccio, 1450 1/min, il motore consuma un pò meno di 1,5 litri all’ora con una velocità tra 3,5 a 3,6 nodi. Però fino a Salvador mancano ancora 550 miglia senza che possa trovare un distributore, spero che arrivato a 15° S riesco approfittare degli alisei da SE e arrivare con tranquillità. Sai, non ho un J32, nemmeno una deriva leggera, ho una barca seria , pesante che riesce affrontare l’oceano, purtroppo in questo momento quando il vento si degna, e soffia con 5 nodi, per me è come se non esistesse, ho bisogno di 10, per avanzare con 4 nodi, pazienza. Comunque penso che entro 6 , 7 o 8 giorni arriverò in porto. 16° S
35° W
sono sempre qui, combatto contro …come don Chisciotte contro i mulini a vento…..però qui non ce il vento, combatto contro la noia, e contro il consumo di gasolio, mi dovrebbe bastare perchè anche nei prossimi due giorni non potrò contare sulla forza eolica. Sai, in questo momento, e da molti giorni, l’oceano è come un gigante addormentato, respira profondamente con l’onda lunga, qui si può proprio parlare di onda lunga con un fetch di 150 o 200 metri, e un altezza dell’onda di un paio di metri. Tutto il maltempo e il vento sono rimasti al sud, e qui arriva solo quel movimento ritmico dell’onda con pochissime bave di vento. Ho su le vele, sono la come ornamento, ben cazzate e tangonate per raccogliere quel poco che arriva. Più che vele, assomigliano a lenzuola stese per farle asciugare dopo essere state lavate. Mancano 250 miglia, questa volta sono contento che l’arrivo non è troppo lontano, sono felice di aver un motore affidabile, però andare a vela è una cosa diversa. Ti saluto Carlo, e saluto tutti quanti che leggono in copia, se desiderate scrivetemi e chiedetemi ulteriori particolari del viaggio, se però desiderate leggere articoli più dettagliati e vedere le meraviglie che io ho potuto fotografare, comprate la rivista “Solo Vela” che nei prossimi mesi, come lo ha fatto anche in passato, dedicherà molte pagine a questo particolare viaggio.
Un abbraccio a tutti
Manfred

"Senza partire non si arriva, e ogni traguardo si raggiunge con i primi e piccoli passi"

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