Manfred Marktel

Cape Town - Salvador de Bahia

Quest'anno, dopo aver fatto sistemare Maus a Hout Bay, in Sud Africa, ho ripreso nuovamente la navigazione dal Capo di buona Speranza verso nord. Ero felice di aver raggiunto il mio mezzo, e come sempre aspettavo con ansia la partenza, la tredicesima traversata dell’Atlantico che coincideva con il raggiungimento delle prime 100.000 miglia con l’attuale Maus. Era la tredicesima, che non bisognava fare, perche troppi piccoli problemi, dei quali parlerò in seguito, si erano presentati. Pensavo di visitare la Namibia, ancora Sant'Elena e l'isola d'Ascensione, situata a circa 2500 miglia a nord ovest. Molti amici mi avevano parlato della Namibia, che a tutto oggi è un paese da noi poco conosciuto. È un territorio tre volte l'Italia, popolato in tutto da circa due milioni d'abitanti con un’economia che si basa principalmente sull'esportazione di diamanti, uranio e sulla pesca. L’agricoltura non esiste perché è un paese arido con migliaia di chilometri quadrati di deserto tipo sahariano. Volevo andare a trovare gli amici, che abitavano nella vecchia cittadina di Luederitz, costruita tipicamente nello stile tedesco di un secolo fa. Tutto è anormale, e i pochi libri che si trovano nei negozi sono in tedesco o inglese, compreso i quotidiani che escono in tedesco, semplicemente incredibile per essere in Africa nera! Tutta quella predominanza della lingua teutonica deriva dal fatto che la Namibia, quando Namibia non si chiamava, era Africa tedesca sud occidentale, ed era l'unico territorio oltremare della vecchia Germania di Bismarck. Dopo Luederitz, la cittadina di Kolmannskuppe, situata a pochi chilometri nell’entroterra, è una cittadina di ca. settanta edifici, cresciuta rapidamente verso il 1920, con tutto il necessario per far vivere 300 persone per i successivi trent'anni. La mia gran curiosità di visitare quella città, ormai comunemente chiamata Ghost Town, cioè città dei fantasmi, era grande. Come detto non è lontana, ma poteva essere lontanissima, perché senza permesso particolare sarebbe assolutamente proibito avventurarsi nelle zone sorvegliate dal Diamond Security Departement. Non è poi tanto difficile ottenere il permesso, fa parte del programma governativo d’incrementare il turismo. Con ca. 5 Euro si ottiene il certificato e la strada verso Ghost Town si apre al visitatore, dove si vedono tutti gli edifici abbandonati e insabbiati. Il tempo purtroppo stringeva, e dopo pochi giorni, tra carne alla brace e spaghetti aglio olio e peperoncino, cucinati da me per 12 persone, ho dovuto salpare l’ancora e dirigermi di nuovo verso il largo. Il problema avuto al pilota automatico prima della partenza in Sud Africa si era ripresentato, e ho dovuto affaticarmi per altri tre giorni per risolverlo! L’eolico, danneggiato da un volatile, era stato sistemato, e il winch per prendere le mani di terzaroli, cambiato con uno più piccolo. S Elena mi attendeva! Dopo un anno ho fatto un’altra visita all’ultima residenza di Napoleone, un giro dell’isola, un pranzo in uno dei ristoranti, e anche qui potevo salpare l’ancora e guardare verso nuovi orizzonti, meglio dire: verso altri guai. La scotta della randa guasta è stata cambiata in un attimo, sei giorni di navigazione tranquilla per percorrere ca. 800 miglia e poter ammirare l’isola di Ascensione con le sue montagne ripide ma brulle, su quell’isola l’acqua scarseggia! L’Ascensione è conosciuta per la nidificazione delle tartarughe. Tutte le sere arrivano a decine sulle spiagge, scavano i nidi e depositano ca. 60 uova. Dopo qualche settimana e sempre di notte, le piccole tartarughe escono dalla sabbia e si dirigono verso il mare dove, inizia il loro ciclo di vita. Ero ormai in viaggio da quattro settimane e avevo bisogno di acqua, ma…il desalinizzatore non lavorava, perdeva l’acqua dolce. Un guasto da poco che ho dovuto scoprire con diverse ore di faticoso lavoro. Solo dopo mi ero rimesso in moto per riattraversare l’atlantico. A questo punto l’aliseo spingeva non troppo forte, le medie lasciavano a desiderare, e come sempre nelle vicinanze della costa brasiliana ho dovuto accendere il motore. Nelle ultime settimane avevo risolto un’infiltrazione di acqua attraverso la boccola del timone, ho dovuto eliminare olio pesante nei serbatoi della nafta, ricevuto in Sud Africa e che otturava i filtri, e come se non bastasse, sistemare anche una rottura della cinghia del motore. Ne avevo abbastanza delle ultime 4000 miglia ed ero felice di poter approdare a Salvador de Bahia dove mi attendeva un comitato di accoglienza e dove potevo contare sull’aiuto di amici per sistemare tutto.

"Senza partire non si arriva, e ogni traguardo si raggiunge con i primi e piccoli passi"

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