La firma

 

 

Sarei potuto nascere in Argentina (e forse ora mi potrei giovare  della dichiarata disponibilità della madre Patria) ma mio padre Giuseppe, emigrato, da là fu fatto tornare per combattere la prima guerra mondiale.

 

Fu spedito sull'Adamello (artiglieria alpina) e ne scese minato nella salute, tanto che, nel 39,  morì a 44 anni.

 

In quel breve periodo, ottimo artigiano, riuscì a costruirsi una modesta casa (nella quale vivo tuttora con moglie e figlia) e a mettere insieme  un piccolo gruzzolo che avrebbe dovuto servire per i miei studi,  ma sul quale non potei contare perché fu divorato dalla svalutazione intervenuta a seguito della seconda guerra mondiale.

 

Mio zio (Emilio Viscontini - ufficiale di marina) si  sostituì a mio padre nell'assumersi l'impegno della mia educazione ma perì nel 1942 nell'affondamento del Conte Rosso, silurato al largo di Augusta, e andò a raggiungere un altro mio zio (Giuseppe Viscontini - bersagliere) che, prima che nascessi,  era caduto, sempre per la Patria, nella sfortunata operazione nota con il nome di  "imboscata di SciaraSciat".

 

Credo perciò che la mia famiglia, con tre vite,  abbia contribuito abbondantemente e in modo speciale a "fare qualcosa per la grandezza della Patria".

 

Ovviamente per me le conseguenze furono negative e non ebbi nemmeno la possibilità  di continuare gli studi.  Non gravai perciò sulla Patria neppure per il costo che normalmente sostiene per dotare  di laurea i propri figli. Compresi quelli di papà.

 

Molto più mediocremente, preso per fame, all'età di 15 anni cominciai a lavorare presso un Ente parastatale ove rimasi per 35 anni compiendo, bene o male,  il mio dovere.  Più bene che male, a detta dei miei superiori. Tuttavia, pur avendo svolto per anni mansioni direttive e di responsabilità, essendo anche orfano di "amici", la mia "carriera" fu tra le più banali che si possano immaginare.

 

Ammaestrato dalle tristi esperienze familiari, benché  angustiato dalla mediocrità,  mi sono sempre detto che sarebbe potuto capitare di peggio. Accettai serenamente il mio ruolo marginale nella società, ed il conseguente magro compenso, convinto che anche una vita modesta valesse la pena di essere vissuta.

 

Tanto più che, massima gratificazione cui aspirare!, al termine dell'attività lavorativa avrei potuto "godere", qualora ci fossi arrivato,  di una serena vecchiaia, grazie anche ad una modesta integrazione della pensione INPS, coperta dalla duplice contribuzione assicurativa cui dovetti sottostare durante tutto il rapporto di lavoro.

 

Ebbene: la patria mi ha derubato anche di questo meschino premio di consolazione.  

Con un banalissimo  pretesto (come nel gioco delle tre tavolette, ove le carte scompaiono o ricompaiono secondo chi si vuol favorire) sono stato escluso, assieme a circa 2000 colleghi, da provvedimenti perequativi riconosciuti come sacrosanti per  altri 25/30000, ivi compreso un nutrito gruppo di soggetti graziosamente inseriti tra i beneficiati ancorché, se si fosse rispettata la  legge, non avrebbero neppure avuto diritto ad un trattamento già soppresso da 18 anni. 

 

 Non solo: con un'azione altrettanto scorretta, se non peggiore, si è persino pensato di chiamarci (sempre con i colleghi discriminati) a contribuire al finanziamento di quei miglioramenti!

 

Non si creda che con questi soprusi possano essere stati risolti i problemi economici dello stato. Il risparmio è comparabile al compenso di un paio di star televisive o ad appena il  doppio di quanto stanziato per i cani randagi nell'ultima finanziaria. E non si dimentichi che si tratta di soldi proprio nostri!

 

Ma a ferirci amaramente non è il solo danno economico (non trascurabile in relazione al nostro livello di reddito,  inferiore a quello medio nazionale e pericolosamente vicino a quello di povertà relativa) ma anche   l'assoluta indifferenza dimostrata da tutto l'apparato  statale nei confronti delle nostre umili richieste affinché, se non altro, ci venissero illustrate le ragioni di siffatta ingiustificata discriminazione.

 

Se, increduli (lo sarei anch'io!), si volesse verificare con dati di fatto l'indecorosa vicenda, si potrà trovare ampia documentazione giacente presso il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica - Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali - o, meglio ancora, presso il Ministero del Lavoro – Direzione e generale per le politiche previdenziali .

 

Più agevolmente si può farsene un'idea con la visione di questo sito o, per brevità,  con la sola lettura della testimonianza (anch'essa nel sito) di eutanasia per scoramento di un'Associazione nata quando ancora si sperava che concetti come giustizia ed equità nella nostra patria fossero davvero proponibili e, soprattutto,  perseguiti dai governanti.

 

Ora, vecchio,  civilmente soppresso da complici silenzi che  mascherano le truffe e ingiustizie di cui sono vittima  (altre ne avevo già subite e assorbite), non mi resta che recriminare malinconicamente sull'ingenua fiducia nel prossimo e nello stato, che fin qui ha improntato la mia vita.

 

 Troppo tardi anche per pentirmi dell'onestà praticata (e, mi si creda,  non mancarono occasioni per eluderla) che non è servita a farmi avere nemmeno l'attenzione e il rispetto che la mia  patria accorda (a volte anche con eccessiva indulgenza, certo con dovizia di mezzi e di impegno)  a ladri, corrotti e corruttori, terroristi (magari "liberati"  da carceri di  altri paesi) evasori,  ecc..

 

Di conseguenza, al termine di un percorso così avvilente, con rammarico e imbarazzo  mi diventa difficile esultare e alzarmi in piedi al suono dell'inno di Mameli.

 

So che raglio d'asino non giunge in Cielo.  Spero tuttavia, che la testimonianza resa in questo sito possa contribuire a far riflettere qualcuno affinché nelle decisioni che si dovranno prendere non si calpestino i diritti e, anche,  i sentimenti delle “piccole rotelle” che nonostante tutto sono riuscite e  riescono ancora a far girare l'ingranaggio, sia pur arrugginito. 

 

                    Ringrazio chi è  arrivato a leggermi fin qui.

 

Diego Massari

       Arcisate VA