PARROCCHIA SANTA RITA DA CASCIA - TARANTO
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T U
XXV - 22 Maggio 1983 - 2008

La sintesi della vita per il cristiano è TU

La compagnia tra noi è dal TU che nasce

La vita quotidiana nasce da quel TU

La gloria di Cristo si palesa nella vita come silenzioso, gridato, commosso, drammatico TU
25° Anniversario della Parrocchia
- Festa di Santa Rita
22 Maggio 2008 -

Il Signore ha donato a noi di Taranto, della Parrocchia Santa Rita da Cascia, una grande grazia: un grande Parroco, Don Gino Romanazzi, strascinatore di anime!

E' un "prete diverso" dagli altri .... porta avanti il suo ministero mischiandosi fra la folla, diventando "uno di noi"!

Questa è stata una settimana piena, ricca di avvenimenti, ricca di celebrazioni, di grande gioia e di festa.
Si è unito alla ricorrenza di Santa Rita anche il 25° anniversario della Parrocchia.

In questi giorni Don Gino ha ripetuto, instancabilmente, cosa è avvenuto in questi 25 anni. Lo ha descritto in poche parole:

"25 anni fa iniziava il suo incarico di Parroco, celebrando la ricorrenza di Santa Rita su un furgone, con un piccolissimo gruppo di amici (una decina).
Quel furgone era del suo papà che, qualche giorno dopo, con quello stesso mezzo, morì in un incidente.
Dopo 25 anni, quel piccolo gregge si è tramutato in un "popolo": ora raccoglie migliaia e migliaia di anime."

Dio, Padre di Misericordia, gli ha donato un grande carisma!
E' un sacerdote molto discusso. Ma, vi assicuro, che non ho visto altre Parrocchie in Taranto così popolate e attive.

Ho voluto condividere con voi questa mia gioia, e rendo grazie a Dio per i tanti doni che continuamente mi elargisce.

L'incontro con Don Gino è uno di questi.
Dopo il mio padre spirituale, l'ho sentito sempre presente. Ha condiviso le mie sofferenze sostenendomi nei momenti di fragilità e sconforto, ha gioito con me per le numerose grazie ricevute.

In ogni incontro, in ogni Santa Messa, lui mi rammenta una cosa che mi riempie il cuore di gioia:

io dipendo da un Altro!
SANTO NATALE 2007
Va' nella tua casa, dai tuoi e annunzia la Misericordia di Dio!
TORRI ANIA - TARANTO - 144 FAMIGLIE CHE RISCHIANO DI PERDERE LA PROPRIA CASA
GESU', nostra Speranza!
Spiritualmente uniti, con tutta la comunità parrocchiale, preghiamo per mantenere viva la Fede, in questo momento di prova.
13 del mese di Luglio
Come ogni 13 del mese, questa sera, nella Parrocchia Santa Rita di Taranto
abbiamo pregato il Santo Rorario.
Eravate tutti con me!
In particolare, abbiamo pregato:
per tutte le famiglie,
per tutti i sofferenti,
per i sacerdoti ed in particolare per Padre Bossi, per i bambini.
Sono momenti belli di raccoglimento che, soprattutto nel periodo estivo,
bisognerebbe coltivare.
Consiglio, in queste vacanze, di cogliere appunto l'occasione per
curare in particolar modo il nostro spirito.

Ne abbiamo tanto bisogno!
Madonna di Lourdes
13.07.2007

Grazie ad alcune famiglie appartenenti alla Parrocchia Santa Rita, nel piazzale antistante la palazzina Giovanni Paolo II, è stata messa in opera questa bellissima statua. Suggestiva nelle ore serali, in quanto è anche una illuminata.
Rendiamo grazie a Dio che benedica e protegga sempre queste generose persone.
22 MAGGIO 2007
Festa di Santa Rita
entra nel sito del Santuario
TRASCINATI DALLA BELLEZZA DI CRISTO
PARROCCHIA SANTA RITA TARANTO

La Santità, testimonianza di carità e di speranza, nella vita quotidiana della comunità degli uomini
In occasione dei festeggiamenti di Santa Rita, presso la Parrocchia, Aula Magna Giovanni Paolo II, è previsto per:

Domenica 20 Maggio - ore 19.45 - Testimonianza su "LUIGI GIUSSANI" tenuta da padre Fidel Gonzales (Docente alla Gregoriana di Roma)

Lunedì 21 Maggio - ore 19.45 -
Testimonianza su "GIOVANNI PAOLO II" tenuta da Mons. Powel Plasznik (Segreteria di Stato - Vaticano

Martedì 22 Maggio ore 18.00
Solenne celebrazione Eucaristica

ore 19.00 PROCESSIONE partendo da Piazza Santa Rita snonandosi per tutte le vie del quartiere.
Seguirà la benedizione delle rose e i fuochi pirotecnici.
La libertà è il bene più grande che i Cieli abbiano assegnato agli uomini!
Arcidiocesi di Taranto - Vicaria Orientale I

INCONTRO FORMATIVO IN PREPARAZIONE ALLE MISSIONI 2008

LA FRAGILITA'

"Cristo non ci salva dalla nostra umanità, ma attraverso di essa" (Benedetto XVI)

Auditorium Giovanni Paolo II - Parrocchia Santa Rita Taranto - Ore 19.00 - 21.00

1° incontro - Lunedì 23 Aprile 2007

Per comprendere la fragilità:
Prof. Luigi Ricciardi (La fragilità: espresione della cultura contemporanea)
Don Giuseppe D'Alessandro (La fragilità: elementi costitutivi)
Don Antonio Panico (La fragilità: il panorama delle fragilità)

Moderatrice: Maria Silvestrini

2° incontro - Lunedì 7 Maggio 2007

Testimonianze e dibattito
Moderatore: Lorenzo Crosta, della Cooperativa "La Solidarietà"
C'è anche Taranto! Dalla Parrocchia Santa Rita in circa 400!

24/03/2007 14.07.41
http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/index.asp

Il Papa incontra Comunione e Liberazione: testimoniate “la bellezza di essere cristiani”

Attraverso don Luigi Giussani ”lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa … un Movimento … che testimoniasse la bellezza di essere cristiani”. Ha ricordato così l’opera del fondatore della Fraternità di Comunione e Liberazione, Benedetto XVI, stamani in Piazza San Pietro, in occasione del XXV anniversario del riconoscimento pontificio del Movimento diffuso oggi in 80 Paesi. All’incontro hanno preso parte almeno 70 mila persone.
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Nei giovani ha ridestato “l’amore verso Cristo ‘Via, Verità e Vita’, ripetendo che solo Lui è la strada verso la realizzazione dei desideri del cuore dell’uomo”. È uno dei frutti dell’originale intuizione pedagogica di don Luigi Giussani, il sacerdote che ha riproposto “in modo affascinante e in sintonia con la cultura contemporanea, l’avvenimento cristiano … come fonte di nuovi valori e capace di orientare l’intera esistenza”. Benedetto XVI ha usato queste parole per sintetizzare quanto abbia dato alla Chiesa il fondatore di Comunione e Liberazione, al quale, ha detto, è stato legato da amicizia:

“Lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa, attraverso di lui, un Movimento, il vostro, che testimoniasse la bellezza di essere cristiani in un'epoca in cui andava diffondendosi l’opinione che il cristianesimo fosse qualcosa di faticoso e di opprimente da vivere”.
Il ricordo del Papa è andato poi al giorno del funerale di don Giussani, il 24 febbraio di due anni fa, quando come cardinale Ratzinger ebbe a descrivere l’esperienza del sacerdote lombardo, “cresciuto in una casa povera di pane, ma ricca di musica”:
“Sin dall'inizio fu toccato, anzi ferito, dal desiderio della bellezza, non di una bellezza qualunque. Cercava la Bellezza stessa, la Bellezza infinita che trovò in Cristo”.
“L’avvenimento, che ha cambiato la vita del Fondatore - ha proseguito il Santo Padre – ha ‘ferito’ anche quella dei moltissimi suoi figli spirituali”, e ha originato “molteplici esperienze religiose ed ecclesiali”. Una ricca realtà fra i diversi Movimenti ecclesiali che Benedetto XVI ha definito “segno della fecondità dello Spirito del Signore perché si manifesti nel mondo la vittoria di Cristo risorto e si compia il mandato missionario affidato a tutta la Chiesa”. E “nella Chiesa - ha spiegato poi il Papa - non c’è contrasto o contrapposizione tra la dimensione istituzionale e la dimensione carismatica di cui i Movimenti sono un’espressione significativa perché entrambe - ha detto ancora il Santo Padre - sono coessenziali alla costituzione divina del Popolo di Dio. Ambedue concorrono insieme a rendere presente il mistero e l’opera salvifica di Cristo nel mondo”:

“Se il Signore ci dà nuovi doni dobbiamo esserne grati, anche se talora sono scomodi. Al tempo stesso, poiché la Chiesa è una, se i Movimenti sono realmente doni dello Spirito Santo, devono inserirsi nella Comunità ecclesiale e servirla così che, nel dialogo paziente con i Pastori, essi possano costituire elementi edificanti per la Chiesa di oggi e di domani”.

E nel suo saluto rivolto a Benedetto XVI don Julian Carron, oggi alla guida del Movimento, ha voluto evidenziare che per Comunione e Liberazione vivere la fede in Cristo coincide con l’esaltazione dell’umano, quindi ha specificato cosa ha mosso don Giussani:

"Egli era convinto che solo una proposta rivolta alla ragione e alla libertà e verificata nell'esperienza, fosse in grado di interessare l'uomo. Così ci ha mostrato come è possibile vivere la fede da uomini, nel pieno uso della ragione, della libertà e della affezione".

“‘Andate in tutto il mondo a portare la verità, la bellezza e la pace, che si incontrano in Cristo Redentore’”: queste le parole di Gesù che don Giussani ha fatto diventare il programma di Comunione e Liberazione, ha concluso il Papa che così ha esortato gli aderenti al Movimento:

“Quest’oggi, io vi invito a continuare su questa strada, con una fede profonda, personalizzata e saldamente radicata nel vivo Corpo di Cristo, la Chiesa, che garantisce la contemporaneità di Gesù con noi”.
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Ma cosa vuol dire oggi essere parte del movimento di Comunione e Liberazione ?
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R. – E’ un segno di appartenenza molto importante, di un ideale, di una fede comune e di una forza che ti fa vivere meglio.
R. – Per me è importante stare in una comunità che mi aiuta a crescere e a portarmi avanti in un cammino di fede. Grazie a questi amici io riesco a ricordarmi tutti i giorni di andare in una certa direzione, cosa che magari da solo non riuscirei a fare.
R. – Io personalmente ho incontrato Comunione e Liberazione dopo che ero già sacerdote in mezzo a delle difficoltà. Incontrare Comunione e Liberazione è stato rinnovare, ringiovanire, rinfrescare proprio la mia vocazione.
R. – Vuol dire far parte di una compagnia di amici che vogliono essere sempre di più il sale della terra.
R. – E’ proprio un’amicizia grande che ti accompagna per tutta la vita. E’ un’educazione che ti fa crescere bene.
D. – Ma quanto è importante la figura di don Giussani?
R. – La figura di don Giussani è una figura eccezionale, per quello che ha fatto, per quello che sta continuando a fare anche da quando non c’è più. Per me don Giussani rappresenta sicuramente un avvicinarmi a Cristo.
D. – Cosa vuol dire essere qui oggi per incontrare il Santo Padre?
R. – L’incontro con il Papa di oggi è il rinnovarsi e la conferma della nostra fedeltà a lui, alla sua persona e al suo magistero.
R. – E’ una grande emozione ed un senso di comunione anche con lui che è molto importante per guidare il nostro cammino di fede.
R. – E’ come incontrare un amico che ti aiuta, che ti indica la via. Io nel cuore ho questi sentimenti.
R. – Siamo venuti qua per incontrare il successore di Pietro. E’ la prima volta, tra l’altro, che vengo a Roma in un’occasione come questa e quindi per me l’emozione più grande è proprio stare qui a sentire per capire cosa mi vuol dire.
R. – Cristo c’è veramente ed è proprio presente nella mia vita. E l’incontro con il Papa è la conferma e la certezza che Cristo c’è e la Chiesa vive ancora dopo duemila anni.
Ufficio Diocesano Tempo libero, Turismo e Sport


Mercoledì 21 marzo prossimo, a Taranto, alle ore 10, nell’aula magna “Giovanni Paolo II” della parrocchia S. Rita, si terrà il 1° Convegno Diocesano per la Pastorale del Turismo e dei Pellegrinaggi dal titolo: TURISMO E PELLEGRINAGGI, nuove vie di evangelizzazione - nuovi linguaggi: “viaggiare, visitare, accogliere”.
I lavori, ai quali saranno invitati tutti gli operatori dei settori riguardanti il turismo e i pellegrinaggi, saranno presieduti dal nostro Arcivescovo, mons. Benigno Luigi Papa.
Interventi:
- saluto delle Autorità;
- mons. Carlo Mazza, direttore dell’Ufficio Nazionale della CEI per la Pastorale del tempo libero, Turismo e Sport;
- mons. Gino Romanazzi, direttore dell’Ufficio della diocesi di Taranto per la Pastorale del Tempo libero, Turismo, Sport e Pellegrinaggi.
Nel corso del Convegno sarà commentato il sussidio “Turismo e Pellegrinaggi nel contesto di una Pastorale integrata”, contenente la presentazione di S.E. mons. Arcivescovo e curato dall’ufficio diocesano per la specifica pastorale, con il patrocinio dell’APT di Taranto.


© L. Romanazzi
Pregiamo per ....
Floriana, 35 anni
Giuseppe, 23 anni
Giovanna, 35 anni

saliti al Cielo, dopo tanta sofferenza, ma in santità!

Che possano godere in Cielo della gioia della vicinanza del Padre e che inviino a noi sulla terra fiumi di pace e di amore.
Preghiera per il Parroco
O Dio, che hai costituito il tuo unico Figlio

sacerdote sommo ed eterno,

concedi al nostro parroco

di compiere degnamente il servizio

che gli hai affidato;

preceda con la parola e con l'esempio,

sulla via del Vangelo, la comunità parrocchiale;

sia perseverante nel servire la tua volontà

e nella vita e nella missione pastorale

cerchi sempre e unicamente la tua gloria.

Per Cristo nostro Signore.
Amen
MEDITIAMO IL SANTO NATALE CON LA CARITA'
San Paolo ai Corinzi -
Cap. 13 Inno alla carità

1 Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch`io sono conosciuto. 13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!

Note Capitolo 13.

1. E’ questa la pagina più celebre dell’epistolario di Paolo; un impeto lirico che ha le movenze di un inno.

3. La carità non è dunque dare e darsi per umana pietà e benevolenza.

4-7. La carità anima tutta la vita cristiana.

8-13. La carità è perfetta e dura in eterno.

13. Sulle virtù teologali in grazia delle quali si vive cristianamente cfr 1 Ts 1
2006 ANNI:
UNA PRESENZA TRA LA STORIA DEGLI UOMINI
"Il Natale è la festa più umana della fede, perchè ci fa percepire nella maniera più profonda l'umanità di Dio. In nessun'altra parte diventa percepibile come nel presepio che cosa significa il fatto che Dio ha voluto essere "Emmanuele", un "Dio con noi", un Dio con cui abbiamo confidenza, perchè ci viene incontro come un bambino. Pertanto il Natale è anche in modo particolare una festa che ci invita a meditare e a riflettere interiormente sulla Parola" (Benedetto XVI)


Carissimi amici,
la presenza di Gesù infonde coraggio nel cuore, sostiene la nostra speranza e ci fa abbracciare la realtà ogni giorno.
Vogliamo accogliere questa nascita la notte del 24 Dicembre alle ore 23,30 partecipando in parrocchia alla Veglia.
La pace che è Gesù, che io desidero accogliere, può essere il dono a ciascuno di noi!
Vi aspetto, Vi abbraccio, Buon Natale e Buon Anno.
Vostro amico don Gino
IL NOSTRO PARROCO:
Mons. Luigi ROMANAZZI
(detto Don Gino)
07.12.2006
28^ anno di Sacerdozio

I bambini del Catechismo hanno sostituito il testo di una nostra canzone "Pim Pam" con il seguente testo, che descrive fedelmente il nostro amato Parroco:

C'è un prete quì a Santa Rita
un tipo particolare è,
lui racconta tante barzellette
scherza sempre quando sta con me.

Rit.: Lui è Don Gino, prete carino
sembra un bambino
quando ci parla
della sua vita, solo in salita,
che ha dedicato tutta a Gesù.

Parla sempre della compagnia,
dice "vieni a veder cos'è!
Stiamo insieme sulla stessa via
che da soli non ci perderem"

Rit.: Lui è Don Gino ....

Un incontro vero l'ha cambiato,
gli ha donato la felicità
il suo nome era Don Giussani
portavoce della Verità.

Rit.: Lui è Don Gino ....

Son passati già 28 anni
da quel giorno in cui ha detto SI'
Monsignore è diventato
ma certo lui non si è montato.

Rit.: Lui è Don Gino ....
Tracce N. 2 > febbraio 2004
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Taranto
La città investita da una presenza
Valerio Capasa
Monsignor Gino Romanazzi (1955) ha vissuto nel 2003 un anno particolare: ha infatti festeggiato nello scorso dicembre il suo giubileo sacerdotale, essendo stato ordinato venticinque anni fa, nel 1978, e la sua parrocchia, Santa Rita, è giunta al ventesimo anno di vita. Per i tarantini è la parrocchia costruita «mattone su mattone»: il 25 ottobre scorso il cardinal Crescenzio Sepe ha celebrato la prima messa nella rinnovata parrocchia, ampliata e resa più bella, ma quando essa è sorta nell’83, in un quartiere nascente, ha avuto come sua prima sede un’ex officina. La sua vera dimora è stata in realtà l’amicizia di don Gino con alcuni ragazzi del movimento, amicizia che ha contagiato il quartiere, man mano che esso si andava ampliando. In questi anni attorno a don Gino si è stretta gran parte della città e della provincia di Taranto, che in lui e nei suoi amici, nei gesti da loro proposti pubblicamente, riconosce e talvolta invidia una bellezza e una sorprendente capacità di mettere insieme e far appassionare giovani e famiglie. Per molti quel luogo, la parrocchia di Santa Rita, e in essa il movimento di Cl, è la reale speranza per la società tarantina: l’amicizia del sindaco, Rossana Di Bello, è forse in tal senso la testimonianza più significativa. Chi conosce don Gino sa che la sua certezza, la sua instancabilità missionaria ed educativa (è non solo parroco, ma anche insegnante nei licei e in seminario), nasce da ciò che ripete sempre a tutti: quell’avvenimento che segna la sua vita, e che passa attraverso il rapporto con alcune persone, nelle circostanze a cui il Signore chiama.

Come ti aiuta l’appartenenza al movimento a fare il parroco?
Io non so cosa significa fare il parroco senza l’esperienza del movimento. Ho iniziato a fare il parroco nell’esperienza del movimento, e le cose le ho sempre viste appartenendo e verificando l’esperienza di cui sono fatto. Per me il dualismo tra parrocchia e movimento non esiste, non è concepibile, perché il movimento non è qualcosa che mi ispira, ma è la definizione della mia persona. Da quando faccio il parroco, appartenendo alla Chiesa locale, mi sono accorto che la sola enunciazione del cristianesimo non può richiamare nulla. Invece è solo una cosa presente che affascina e ti corrisponde.

È questo fascino che sembra perso. Tante parrocchie si svuotano, e così il problema missionario diventa incalzante. Alcuni preti ritengono che, siccome i giovani non vanno più in chiesa, sono loro che devono andare dai giovani, nelle discoteche o anche al Grande Fratello.
Negli anni Sessanta si parlava di preti operai: molti lasciavano la talare per indossare la tuta, perché avevano il problema di andare a evangelizzare nell’ambiente di lavoro. Molti di quei preti non rimisero più la talare, perché persero la vocazione. Perché? Perché la missione non parte mai da un progetto. La missione è una circostanza affrontata da un io che appartiene a Cristo; chi evangelizza è l’io. La circostanza non è la realtà che devi evangelizzare, ma è la provocazione a me, memore dell’incontro; è ciò che fa scattare la domanda del significato. La missione allora è guardare la realtà, il particolare, nel suo nesso con la totalità, col significato. La parrocchia non si inserisce mai in una realtà per un programma, ma per la presenza che è, per cui non soltanto conserva il dato cristiano, ma lo annuncia. Tra l’altro, la missione incrementa la fede, perché quando la si dona, la fede si irrobustisce. La parrocchia è movimento, cioè la Chiesa è per sua natura missionaria.

E infatti questa parrocchia trabocca di gente. Sono quasi cinquemila le persone che partecipano, nel mese di maggio, alla festa popolare di Santa Rita…
Nel 1983 ho cominciato a giocare con alcuni ragazzi: volevo obbedire al mandato affidatomi da monsignor Guglielmo Motolese (ora arcivescovo emerito di Taranto), che mi aveva chiesto di prendere la cura pastorale di questa chiesa istituita sulla carta, ma che non aveva una dimora (abbiamo iniziato a dire messa in un’officina). La prima dimora è stata l’unità fra me e quei ragazzi: in una zona ideologicamente impostata, il sì detto all’arcivescovo ha fatto scattare il sì di un costruttore, con cui è nata l’opera della parrocchia, e il sì di tanti giovani e di tante famiglie. Si veniva in contatto con una realtà non identificabile con un progetto, ma con una cosa che ha preso la vita di tante persone, con una realtà visibile, come era visibile la comunità dei primi apostoli che si riunivano sotto il portico di Salomone.

Qui si capisce che il cristianesimo non è una devozione domenicale, ma una vita. Quanto aiuta in questo la presenza di persone del movimento?
Il fatto stesso che ci sono persone del movimento in una parrocchia facilita - per la testimonianza che danno di una mossa del cuore, di un gusto nuovo - le ragioni per una decisione. Nel 1986, don Giussani, venendo qui, ci ha detto: «Un movimento vuol dire che grazie a Dio, lo Spirito mi ha mosso, ha mosso me e ha mosso loro a stare insieme. Allora ci rende capaci di aiutare l’istituzione della Chiesa, così che la parrocchia ridiventi viva».

Comunione e Liberazione è l’unica realtà presente in questa parrocchia?
Sono presenti in parrocchia e nel Consiglio Pastorale una decina fra movimenti e associazioni, ciascuno teso a vivere la fede secondo una modalità particolare. Non c’è rivalità o incomprensione fra i movimenti, e anzi proprio la diversità dei carismi genera un’attenzione, una convivenza, una tensione all’unità. Quando un movimento è vivo, non può che essere grato per la testimonianza cristiana di altri. Il nostro Arcivescovo non ha mai detto: più diocesanità e meno movimento, o viceversa. È grazie alla sua paternità che noi, suoi figli, siccome amati, cominciamo anche ad amare. Per esempio, mi ha scelto come vicario zonale.

Chi appartiene a questa parrocchia sa bene che qui non si ascoltano solo discorsi e prediche, ma si comincia a condividere tutta la vita, si è presi dentro un abbraccio che educa. È così che si vince quel laicismo che da tante parti determina, più della fede, la vita quotidiana?
L’esperienza di un parroco, in città o in periferia, quella che più di ogni altra sostiene e incrementa la fede nella vita quotidiana, è l’esperienza educativa. Il problema, infatti, è l’educazione della persona, la possibilità cioè di una dimensione quotidiana della fede, dell’unità della persona dentro il quotidiano. Questa preoccupazione è sempre stata presente in me, fino all’urgenza di una scuola, nata in questi anni dall’amicizia con alcune famiglie. Da vent’anni, poi, attraverso un torneo di calcetto, il Mundialito Escuela, incontriamo praticamente tutti gli studenti di Taranto e provincia.

La parrocchia di Santa Rita ha una grande incidenza nella vita dell’intera città di Taranto. Un fenomeno anomalo in questi tempi.
Il fatto più importante in questi anni è stata una trama di amicizia fra tanti che si sono ritrovati a essere familiari uno all’altro, tanto da parlare di questa esperienza in ogni ambito umano, sociale, religioso, persino politico. La città è investita da questa presenza, che non è un’isola felice, ma una possibilità per tutti. Dopo la visita pastorale nella nostra parrocchia, l’arcivescovo, monsignor Benigno Papa, ci ha scritto: «La parrocchia di Santa Rita è una comunità cristiana viva, accogliente, pastoralmente significativa non solo per il territorio in cui insiste, ma per tutta la città di Taranto».
il sito della Parrocchia
Il Miracolo delle Api

Dell'infanzia di Rita si sa ben poco, un episodio molto conosciuto parla di lei piccolissima che un giorno, nella culla, fu attorniata dalle api che non la punsero ma depositarono sulle sue piccole labbra il miele; questo fatto ha un valore sicuramente simbolico in quanto la Santa ha sempre avuto parole di pace e di dolcezza verso l'umanità sofferente.
Rita da bambina fu condotta dai suoi genitori in un campo per falciare il grano. Tutti erano intenti a mietere e un contadino si ferì ad un braccio. Mentre andava a prendere un lembo di stoffa, per fasciare la ferita, vide che intorno a Rita sciamavano una moltitudine di api, fece per scacciarle proprio con il braccio sanguinante e fu istantaneamente guarito.
Vieni Signore Gesù, vieni nel mio cuore e cambiami!
Vieni Santo Spirito, vieni per Maria!
Ricordati, o piissima vergine Maria, che non si è mai udito che qualcuno sia ricorso al tuo patrocinio, abbia implorato il tuo aiuto, chiesto la tua protezione e sia stato abbandonato. Animato da tale fiducia, a te ricorro, o Madre, o Vergine delle vergini, a te vengo e, peccatore pentito, mi prostro davanti a te. O Madre di Gesù, non disprezzare le mie preghiere, ma benevolmente ascoltami ed esaudiscimi. Amen.
Foto della statua di Santa Rita sita nella Chiesa di Santa Maria Maddalena in Bruxelles (Belgio) inviatami da mio fratello Angelo
Statua Padre Pio sita nel piazzale antistante la Parrocchia