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| Alla Vergine Madre di Dio, che ha accompagnato con la sua silenziosa presenza i passi della Chiesa nascente e ha confortato la fede degli Apostoli, affido tutti noi e le attese, le speranze e le preoccupazioni dell’intera comunità dei cristiani. Sotto la materna protezione di Maria, Mater Ecclesiae, vi invito a camminare docili e obbedienti alla voce del suo divin Figlio e nostro Signore Gesù Cristo. Invocandone il costante patrocinio, imparto di cuore la Benedizione Apostolica a ognuno di voi e a quanti la Provvidenza divina affida alle vostre cure pastorali. |
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| Non lo sopporto più, il suo Magistero è un esorcismo continuo’: Satana sfiancato da Ratzinger |
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| Febbraio 2008
di Gianluca Barile
CITTA’ DEL VATICANO - ‘Lo odio, non lo sopporto più: ogni sua parola, ogni suo gesto e ogni sua benedizione rappresentano un esorcismo’. Non c’è che dire, Satana non riesce proprio a rassegnarsi: il Papa gli dà filo da torcere, lo tortura, lo smaschera mettendo continuamente in guardia l’umanità contro le sue opere e seduzioni, e lui, il Maligno, l’angelo decaduto, il dannato in eterno, il capo degli spiriti infernali, si sente ormai alle strette, piegato e piagato dal Magistero di Joseph Ratzinger. In quanto collaboratore di un esorcista, sono testimone diretto della sofferenza atroce che patisce il Diavolo al solo udire il nome di Benedetto XVI: urla, strepiti, pianti di dolore. Solo pochi giorni fa, ad esempio, mentre una donna era sottoposta a preghiera di liberazione in una chiesetta in provincia di Salerno, Satana si è lasciato sfuggire l’ennesimo sfogo, quello che avete letto all’inizio di questo articolo: è disperato, non ne può proprio più del Papa e delle sue continue catechesi contro l’Inferno e gli spiriti che lo abitano. Ma non solo: il Maligno considera ‘ogni sua parola, ogni suo gesto, ogni sua benedizione un esorcismo’. Da un punto di vista strettamente teologico si potrebbe affermare che Satana detesta il Santo Padre per la sua autorità di Vicario di Cristo in Terra e di Pastore universale della Chiesa. Sarebbe logico ma, nel caso di Benedetto XVI, riduttivo. Perché prima come Professore, poi come Arcivescovo e infine come Cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Joseph Ratzinger non si è mai stancato di sottolineare la reale esistenza del Maligno e dell’Inferno, in modo che gli uomini fossero ben consci che con il peccato rischiavano le fiamme eterne. Innumerevoli sono anche i richiami del Cardinal Ratzinger a non ricorrere all’occultismo: le pratiche magiche, nell’offendere Dio, aprono le porte dell’anima, e del mondo, a colui che in quanto padre della menzogna fa credere di essere la soluzione di tutti i mali essendo, invece, il Male per eccellenza. D’altronde, talvolta basta una semplice lettura dei tarocchi (per non parlare delle più gravi sedute spiritiche, delle messe nere, delle maledizioni, delle fatture, del malocchio, delle consacrazioni al Diavolo) per consentire a Satana di impossessarsi dello spirito e del corpo di una persona. A quel punto, se davvero ci si vuole liberare dello sgradito ospite, è inevitabile ricorrere all’esorcista. E gli esorcisti, negli ultimi tempi, ne stanno sentendo davvero delle ‘belle’: il Maligno continua a lamentarsi, Benedetto XVI è diventato uno dei suoi incubi più ricorrenti. E, sebbene sia il mentitore per antonomasia, questa volta c’è da credergli: tutto il Magistero del Papa va nella direzione della lotta a Satana. Come ci ha raccontato in esclusiva Monsignor Andrea Gemma qualche settimana fa, il Diavolo, sin dall’elezione di Joseph Ratzinger al soglio pontificio, ha iniziato a tremare. Erano trascorsi pochi giorni dall’arrivo di Benedetto XVI sulla Cattedra di Pietro che, durante un esorcismo (ce ne fossero di Vescovi come Monsignor Gemma che esercitano questo ministero!), il Maledetto disse: “Il nuovo Papa è ancora più forte di quello di prima (Giovanni Paolo II, ndr) e ci farà soffrire molto”. E, in effetti, così sembra essere. L’ultimo intervento in ordine di tempo contro Lucifero, intanto, Benedetto XVI lo ha pronunciato appena qualche giorno fa, Domenica scorsa: vivere la Quaresima, ha sottolineato all’Angelus, significa affrontare e combattere la causa di tutti i mali, Satana appunto, portando la Croce di Cristo. Ma l’emblema della guerra spirituale dichiarata dalla Chiesa di Ratzinger al Diavolo è racchiuso tutto nelle parole rivolte l’anno scorso dallo stesso Benedetto XVI ai fedeli di una parrocchia romana: “Per quanti continuano a peccare senza mostrare nessuna forma di pentimento, la prospettiva è la dannazione eterna, l'Inferno, perché l'attaccamento al peccato può condurci al fallimento della nostra esistenza. E’ il tragico destino che spetta a chi vive nel peccato senza invocare Dio. Solo il perdono divino ci dà la forza di resistere al male e non peccare più. Gesù è venuto per dirci che ci vuole tutti in Paradiso e che l'Inferno, del quale poco si parla in questo nostro tempo, esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore al suo amore”. Eh già, c’è poco da fare: davanti alla maestria di Benedetto XVI, Satana è sconfitto in partenza. E conoscendo la sua superbia, è facile immaginare che stia piangendo lacrime amare.
http://www.papanews.it/ |
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| PREGHIAMO PER IL SANTO PADRE
15.01.2008 |
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| O Gesù, Re e Signore della Chiesa: rinnovo alla tua presenza la mia adesione incondizionata al tuo Vicario sulla terra, il Papa. In lui ci hai voluto mostrare il cammino sicuro e certo che dobbiamo seguire in mezzo al disorientamento, all’inquietudine e allo sgomento. Credo fermamente che per mezzo suo tu ci governi, istruisci e santifichi, e sotto il suo vincastro formiamo la vera Chiesa: una, santa, cattolica ed apostolica.
Concedimi la grazia di amare, di vivere e di diffondere come figlio fedele i suoi insegnamenti. Custodisci la sua vita, illumina la sua intelligenza, fortifica il suo spirito, difendilo dalle calunnie e dalla malvagità. Placa i venti erosivi dell’infedeltà e della disobbedienza, e concedici che, attorno a lui, la tua Chiesa si conservi unita, ferma nel credere e nell’operare e sia così lo strumento della tua redenzione. Così sia. |
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| Il Papa presiede la Concelebrazione Eucaristica nella Parrocchia Pontificia di S. Tommaso da Villanova
La «Donna vestita di sole» è il grande segno
"Maria ha lasciato dietro di sé la morte; è totalmente vestita di vita, è assunta con corpo e anima nella gloria di Dio e così, posta nella gloria, avendo superato la morte, ci dice: Coraggio, alla fine vince l'amore! La mia vita era dire: Sono la serva di Dio, la mia vita era dono di me, per Dio e per il prossimo. E questa vita di servizio arriva ora nella vera vita. Abbiate fiducia, abbiate il coraggio di vivere così anche voi, contro tutte le minacce del dragone". È quanto ha sottolineato Benedetto XVI, mercoledì mattina 15 agosto, solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria, nel corso della Concelebrazione Eucaristica nella Parrocchia Pontificia di San Tommaso da Villanova in Castel Gandolfo. "Questa donna che soffre, - ha aggiunto il Santo Padre - che deve fuggire, che partorisce con un grido di dolore, è anche la Chiesa, la Chiesa pellegrina di tutti i tempi. In tutte le generazioni di nuovo essa deve partorire Cristo, portarlo al mondo con grande dolore in questo modo sofferto. In tutti i tempi perseguitata, vive quasi nel deserto perseguitata dal dragone. Ma in tutti i tempi la Chiesa, il Popolo di Dio vive anche della luce di Dio e viene nutrito, come dice il Vangelo, di Dio, nutrito in se stesso col pane della Santa Eucaristia".
(©L'Osservatore Romano - 17-18 Agosto 2007) |
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| 22/04/2007
Nella Messa a Pavia |
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| “Cari amici, Cristo risorto rinnova a ciascuno di voi il suo invito a seguirlo. Non esitate a fidarvi di Lui. Incontratelo, ascoltatelo, amatelo con tutto il vostro cuore; nell’amicizia con Lui sperimenterete la vera gioia che dà senso e valore all’esistenza”. |
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| Salvi i bimbi morti senza battesimo |
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| http://www.corriere.it/
L'esclusione di bambini innocenti dal Paradiso non sembra riflettere lo speciale amore di Cristo per «i più piccoli»
CITTÀ DEL VATICANO - La Chiesa abolisce ufficialmente il limbo. Un documento della Commissione teologica internazionale approvato dal Papa e pubblicato oggi afferma infatti che il tradizionale concetto di limbo - luogo dove i bimbi non battezzati vivono per l'eternità senza comunione con Dio - riflette una «visione eccessivamente restrittiva della salvezza».
Il documento che sancisce questo passo era alla discussione della Commissione teologica internazionale dal 2004, quando questa era presieduta proprio dall'allora cardinale Ratzinger ed è stato sottoposto al Papa dall'attuale presidente della Commissione, il cardinale William Levada, che ha incontrato il Pontefice lo scorso 19 gennaio.
«LA GRAZIA HA PRIORITA' SUL PECCATO» - L'abolizione del limbo non è un fatto solo teorico: il testo pubblicato oggi lo definisce «un problema pastorale urgente», perché il numero dei bimbi morti senza battesimo è in aumento sia perchè molti genitori non sono cattolici sia perchè molti piccoli sono «vittime di aborti». L'argomento principale del testo è che la misericordia di Dio «vuole che tutti gli esseri umani siano salvati», la Grazia ha priorità sul peccato, e l'esclusione di bambini innocenti dal Paradiso non sembra riflettere lo speciale amore di Cristo per «i più piccoli».
I FATTORI CONSIDERATI - La Chiesa, spiega il documento, ha continuato a parlare del limbo perchè, a causa del peccato originale, il battesimo è la via ordinaria per la salvezza e per questo si stimola i genitori a battezzare i figli. Ma, riflettendo sulla misericordia di Dio, «la nostra conclusione - scrivono gli esperti vaticani con l'approvazione del Papa - è che i molti fattori che abbiamo considerato...danno serie basi teologiche e liturgiche alla speranza che i bambini morti senza battesimo siano salvi e godano della visione beatifica». Il testo, di 41 pagine e intitolato «La speranza di salvezza per i bimbi che muoiono senza essere battezzati», è stato elaborato dalla Commissione di 30 membri, che funge da staff di consulenza per il Vaticano e in particolare per la Congregazione per la dottrina della fede.
20 aprile 2007 |
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| Benedictus XVI - Joseph Ratzinger
19 Aprile 2005 |
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| BENEDIZIONE APOSTOLICA "URBI ET ORBI"
PRIMO SALUTO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Loggia centrale della Basilica Vaticana
Martedì, 19 aprile 2005
Cari fratelli e sorelle,
dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore.
Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere.
Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre starà dalla nostra parte. Grazie. |
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| Il Papa invita i cristiani a pregare per i governanti che li perseguitano |
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| CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 7 marzo 2007 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha invitato questo mercoledì i cristiani a pregare per i governanti che li perseguitano.
La sua esortazione, pronunciata durante l’udienza generale, si è ispirata a un testo particolarmente letto nelle prime comunità cristiane, la “Lettera ai Corinti” scritta alla fine del I secolo da San Clemente Romano, terzo successore di San Pietro come Papa.
Lo scritto si conclude con un’“invocazione per i governanti”.
“Dopo i testi del Nuovo Testamento, essa rappresenta la più antica preghiera per le istituzioni politiche”, ha constatato il Papa.
E’ stata scritta dopo la dura persecuzione dell’imperatore Domiziano, negli anni tra l’81 e il 96.
“Così, all'indomani della persecuzione i cristiani, ben sapendo che sarebbero continuate le persecuzioni, non cessano di pregare per quelle stesse autorità che li avevano condannati ingiustamente”
I cristiani pregavano per i governanti nemici per due motivi, ha ricordato il Papa.
In primo luogo perché seguivano l’esempio di Gesù sulla croce, che ha pregato per i suoi persecutori.
“Ma questa preghiera contiene anche un insegnamento che guida, lungo i secoli, l'atteggiamento dei cristiani dinanzi alla politica e allo Stato”, ha riconosciuto il Santo Padre.
“Pregando per le autorità, Clemente riconosce la legittimità delle istituzioni politiche nell'ordine stabilito da Dio; nello stesso tempo, egli manifesta la preoccupazione che le autorità siano docili a Dio e ‘esercitino il potere che Dio ha dato loro nella pace e la mansuetudine con pietà’”.
“Cesare non è tutto – ha chiarito Benedetto XVI –. Emerge un'altra sovranità, la cui origine ed essenza non sono di questo mondo, ma ‘di lassù’: è quella della Verità, che vanta anche nei confronti dello Stato il diritto di essere ascoltata”. |
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| Papa: mobilitare cristiani e non contro i nuovi attacchi al diritto alla vita |
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| Città del Vaticano (AsiaNews) - Il papa ha chiesto a cristiani e non cristiani nel mondo di mobilitarsi a favore del diritto alla vita, “diritto fondamentale alla base di tutti gli altri diritti”. Affermando che sul riconoscimento di esso “si fonda l'umana convivenza e la stessa comunità politica”, egli ha puntato il dito sulle vecchie e nuove forme con cui si diffondono gli attacchi contro la vita: aborto, eutanasia, controllo della popolazione, eugenismo (cioè la ricerca del “figlio perfetto” attraverso la manipolazione degli embrioni). Il pontefice ha anche messo in guardia dalla vasta manipolazione delle coscienze nella società contemporanea e ha domandato a tutti di educare a far rinascere coscienze amanti della verità e del bene.
L’occasione è stata l’udienza data oggi ai partecipanti della XIII assemblea generale organizzata in Vaticano dalla Pontificia Accademia per la Vita, dal tema: "La coscienza cristiana a sostegno del diritto alla vita".
Sono anzitutto i cristiani a doversi mobilitare per tale diritto, coscienti che “con l’Incarnazione, il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo (Gaudium et spes, 22)”. Ma le motivazioni cristiane “hanno profonde radici nella legge naturale” e perciò possono “essere condivise da ogni persona di retta coscienza”.
Benedetto XVI ha messo sotto accusa anche i “mezzi di pressione collettiva” e i “poteri dei più forti” che spesso indeboliscono e sembrano “paralizzare anche le persone di buona volontà”.
Aborto, eugenismo, Pacs
In un’accurata analisi della situazione mondiale, il pontefice ha fatto notare che gli attacchi al diritto alla vita si sono estesi e moltiplicati, assumendo anche nuove forme. “Sono sempre più forti – ha detto - le pressioni per la legalizzazione dell’aborto nei Paesi dell’America Latina e nei Paesi in via di sviluppo, anche con il ricorso alla liberalizzazione delle nuove forme di aborto chimico sotto il pretesto della salute riproduttiva: si incrementano le politiche del controllo demografico, nonostante che siano ormai riconosciute come perniciose anche sul piano economico e sociale.
Nello stesso tempo, nei Paesi più sviluppati cresce l’interesse per la ricerca biotecnologica più raffinata, per instaurare sottili ed estese metodiche di eugenismo fino alla ricerca ossessiva del "figlio perfetto", con la diffusione della procreazione artificiale e di varie forme di diagnosi tendenti ad assicurarne la selezione. Una nuova ondata di eugenetica discriminatoria trova consensi in nome del presunto benessere degli individui e, specie nel mondo economicamente progredito, si promuovono leggi per legalizzare l’eutanasia. Tutto questo avviene mentre, su un altro versante, si moltiplicano le spinte per la legalizzazione di convivenze alternative al matrimonio e chiuse alla procreazione naturale. In queste situazioni la coscienza, talora sopraffatta dai mezzi di pressione collettiva, non dimostra sufficiente vigilanza circa la gravità dei problemi in gioco, e il potere dei più forti indebolisce e sembra paralizzare anche le persone di buona volontà”.
Educare la coscienza al vero e alla morale
Il papa si è poi focalizzato sul bisogno urgente di far maturare le coscienze in un amore alla verità e alla morale, sfidando il relativismo imperante: “La formazione di una coscienza vera, perché fondata sulla verità, e retta, perché determinata a seguirne i dettami, senza contraddizioni, senza tradimenti e senza compromessi, è oggi un’impresa difficile e delicata, ma imprescindibile. Ed è un’impresa ostacolata, purtroppo, da diversi fattori. Anzitutto, nell’attuale fase della secolarizzazione chiamata post-moderna e segnata da discutibili forme di tolleranza, non solo cresce il rifiuto della tradizione cristiana, ma si diffida anche della capacità della ragione di percepire la verità ci si allontana dal gusto della riflessione. Addirittura, secondo alcuni, la coscienza individuale, per essere libera, dovrebbe disfarsi sia dei riferimenti alle tradizioni, sia di quelli basati sulla ragione. Così la coscienza, che è atto della ragione mirante alla verità delle cose, cessa di essere luce e diventa un semplice sfondo su cui la società dei media getta le immagini e gli impulsi più contraddittori”.
Egli ha chiesto l’aiuto di tutti per “rieducare al desiderio della conoscenza della verità autentica, alla difesa della propria libertà di scelta di fronte ai comportamenti di massa e alle lusinghe della propaganda, per nutrire la passione della bellezza morale e della chiarezza della coscienza”. “In mancanza di una formazione continua e qualificata – ha continuato - diventa ancor più problematica la capacità di giudizio nei problemi posti dalla biomedicina in materia di sessualità, di vita nascente, di procreazione, come anche nel modo di trattare e curare i pazienti e le fasce deboli della società”.
Egli ha anche chiesto che nelle comunità cristiane, nelle famiglie e nelle parrocchie, “accanto alla formazione cristiana, finalizzata alla conoscenza della Persona di Cristo, della sua Parola e dei Sacramenti, nell’itinerario di fede dei fanciulli e degli adolescenti occorre unire coerentemente il discorso sui valori morali che riguardano la corporeità, la sessualità, l’amore umano, la procreazione, il rispetto per la vita in tutti i momenti, denunciando nel contempo con validi e precisi motivi, i comportamenti contrari a questi valori primari”.
Pregando perché vi siano sempre più “testimoni forniti di coscienza vera e retta”, egli ha chiesto l’aiuto di “professionisti, filosofi, teologi, scienziati e medici. In una società talora chiassosa e violenta, con la vostra qualificazione culturale, con l’insegnamento e con l’esempio, potete contribuire a risvegliare in molti cuori la voce eloquente e chiara della coscienza”.
Armonia fra vescovi e laici
Citando il Concilio il papa ha infine chiesto ai laici di “accogliere quanto i pastori decidono come maestri e capi della Chiesa". Ai pastori ha domandato di servirsi volentieri del “prudente consiglio” dei laici, promuovendone la responsabilità.
“Quando è in gioco il valore della vita umana – egli ha concluso - questa armonia tra funzione magisteriale e impegno laicale diventa singolarmente importante: la vita è il primo dei beni ricevuti da Dio ed è fondamento di tutti gli altri; garantire il diritto alla vita a tutti e in maniera uguale per tutti è dovere dal cui assolvimento dipende il futuro dell’umanità”.
A conclusione del suo discorso Benedetto XVI ha affidato i lavori e i risultati dell’assemblea “all’intercessione della Vergine Maria, che la tradizione cristiana saluta come la vera ‘Madre di tutti i viventi’”. |
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| preghiera alla Madonna di Loreto che il Santo Padre ha composto in preparazione all'incontro dei giovani che si terrà il prossimo mese di Settembre |
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| Maria, Madre del sì, tu hai ascoltato Gesù e conosci il timbro della sua voce e il battito del suo cuore. Stella del mattino, parlaci di Lui e raccontaci il tuo cammino per seguirlo nella via della fede.
Maria, che a Nazareth hai abitato con Gesù, imprimi nella nostra vita i tuoi sentimenti, la tua docilità, il tuo silenzio che ascolta e fa fiorire la Parola in scelte di vera libertà.
Maria, parlaci di Gesù, perché la freschezza della nostra fede brilli nei nostri occhi e scaldi il cuore di chi ci incontra, come Tu hai fatto visitando Elisabetta, che nella sua vecchiaia ha gioito con te per il dono della vita.
Maria, Vergine del Magnificat, aiutaci a portare la gioia nel mondo e, come a Cana, spingi ogni giovane, impegnato nel servizio ai fratelli, a fare solo quello che Gesù dirà.
Maria, poni il tuo sguardo sull'Agorà dei giovani, perché sia il terreno fecondo della Chiesa italiana. Prega perché Gesù, morto e risorto, rinasca in noi e ci trasformi in una notte piena di luce, piena di Lui.
Maria, Madonna di Loreto, porta del cielo, aiutaci a levare in alto lo sguardo. Vogliamo vedere Gesù. Parlare con Lui. Annunciare a tutti il suo amore. |
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| Benedetto XVI: la Quaresima, 40 giorni per sperimentare la follia dell’amore di Dio
Nel suo messaggio per la Quaresima 2007
CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 13 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Quaranta giorni per sperimentare la follia dell’amore di Dio. E’ la proposta che fa Benedetto XVI nel Messaggio che ha scritto quest’anno in occasione della Quaresima.
Secondo quanto spiega il messaggio, pubblicato questo martedì dalla Santa Sede, questa follia d’amore ha la sua espressione culminante nel Cristo crocifisso, Figlio di Dio. Per questo, il tema scelto è “Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto” (Gv 19,37).
“E’ nel mistero della Croce che si rivela appieno la potenza incontenibile della misericordia del Padre celeste. Per riconquistare l’amore della sua creatura, Egli ha accettato di pagare un prezzo altissimo: il sangue del suo Unigenito Figlio”, constata.
“Nella Croce si manifesta l’eros di Dio per noi”, spiega il Pontefice, riprendendo un tema centrale della sua prima enciclica, la “Deus caritas est”.
Eros è infatti, spiega il Papa citando il teologo e mistico bizantino vissuto tra il V e il VI secolo d.C. Pseudo Dionigi, quella forza “che non permette all’amante di rimanere in se stesso, ma lo spinge a unirsi all’amato”.
“Quale più ‘folle eros’ di quello che ha portato il Figlio di Dio ad unirsi a noi fino al punto di soffrire come proprie le conseguenze dei nostri delitti?”, si è chiesto Benedetto XVI.
“Guardiamo a Cristo trafitto in Croce!”, invita il Papa in questa Quaresima. “Sulla Croce è Dio stesso che mendica l’amore della sua creatura: Egli ha sete dell’amore di ognuno di noi”.
“In verità, solo l’amore in cui si uniscono il dono gratuito di sé e il desiderio appassionato di reciprocità infonde un’ebbrezza che rende leggeri i sacrifici più pesanti”.
“La risposta che il Signore ardentemente desidera da noi è innanzitutto che noi accogliamo il suo amore e ci lasciamo attrarre da Lui”.
“Accettare il suo amore, però, non basta. Occorre corrispondere a tale amore ed impegnarsi poi a comunicarlo agli altri: Cristo ‘mi attira a sé’ per unirsi a me, perché impari ad amare i fratelli con il suo stesso amore”, conclude il Papa.
La Quaresima è il periodo liturgico di preparazione alla passione, morte e resurrezione di Cristo. Nel 2007 inizia con il Mercoledì delle Ceneri, il 21 febbraio, e termina il 31 marzo. |
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| Nel volto di ogni malato brilla il volto di Cristo, spiega il Papa
Incontro nella Giornata Mondiale del Malato
CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 12 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Nel volto di ogni malato brilla il volto di Cristo, ha constatato Benedetto XVI questa domenica celebrando la Giornata Mondiale del Malato.
E’ questo il messaggio che ha rivolto nel pomeriggio ai malati al termine della Messa presieduta dal Cardinale vicario Camillo Ruini nella Basilica Vaticana, per l’Opera Romana Pellegrinaggi e l’Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali (UNITALSI), in occasione della festa della Madonna di Lourdes e della XV Giornata Mondiale del Malato.
“Nel volto di ogni essere umano, ancor più se provato e sfigurato dalla malattia, brilla il volto di Cristo, il quale ha detto: ‘Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’ (Mt 25, 40)”, ha detto il Papa.
Il Pontefice ha voluto che questa Giornata servisse per “far sentire la vicinanza materiale e spirituale dell’intera comunità cristiana”.
“È importante non lasciarli nell’abbandono e nella solitudine mentre si trovano ad affrontare un momento tanto delicato della loro vita”, ha spiegato.
“Meritevoli sono pertanto coloro che con pazienza ed amore mettono a loro servizio competenze professionali e calore umano”, ha aggiunto.
“Penso ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari, ai volontari, ai religiosi e alle religiose, ai sacerdoti che senza risparmiarsi si chinano su di essi, come il buon Samaritano, non guardando alla loro condizione sociale, al colore della pelle o all’appartenenza religiosa, ma solo a ciò di cui abbisognano”, ha affermato.
Dopo la Messa ha avuto luogo una fiaccolata che cercava di far rivivere il clima che si crea tra i pellegrini e i devoti a Lourdes, al calare della sera.
Il pensiero del Papa si è rivolto proprio “alla grotta di Massabielle, dove si incrociano il dolore umano e la speranza, la paura e la fiducia”.
“Quanti pellegrini, confortati dallo sguardo della Madre, trovano a Lourdes la forza di compiere più facilmente la volontà di Dio anche quando costa rinuncia e dolore, consapevoli che, come afferma l’apostolo Paolo, tutto concorre al bene di coloro che amano il Signore (cfr. Rm 8, 28)”, ha riconosciuto il Papa.
“La candela, che tenete accesa tra le mani, sia anche per voi, cari fratelli e sorelle, il segno di un sincero desiderio di camminare con Gesù, fulgore di pace che rischiara le tenebre e ci spinge, a nostra volta, ad essere luce e sostegno per chi ci vive accanto”, ha detto il Pontefice.
“Nessuno, specialmente chi si trova in condizioni di dura sofferenza, si senta mai solo e abbandonato”, ha concluso.
Il Papa ha benedetto anche una statua della Vergine, realizzata con offerte raccolte nel pellegrinaggio a Lourdes dello scorso fine settembre, e che farà tappa in tutte le diocesi italiane. |
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| Sono concesse ai fedeli speciali Indulgenze
nella ricorrenza della «15a Giornata Mondiale del Malato»
Essendo l'uomo caduto nel peccato originale, che lo ha privato dei doni sia soprannaturali che preternaturali, Dio Creatore e Redentore, con la sua infinita misericordia, ha intimamente unito, con un misterioso legame, ciò che la giustizia esige e ciò che ottiene il perdono: perciò le sofferenze, le quali hanno indole penale, divengono propizia occasione per espiare i peccati e per ottenere la crescita delle virtù, e così conseguire la salvezza eterna. Questa disposizione della Divina Provvidenza si adempie a favore dei fedeli in virtù del mistero Pasquale di Cristo, il quale morendo si è fatto dispensatore della vita e risorgendo è causa della fermissima speranza nella nostra futura Resurrezione.
Pertanto, la condizione stessa per cui l'uomo soggiace alle malattie e alle sofferenze che ne conseguono, se è accettata mediante atti di Fede, di Speranza e di Carità, in quanto oggetto della santissima volontà di Dio, è causa di maggiore santità.
È necessario, inoltre, dedicare un'attentissima riflessione al fatto che i rimedi umani hanno un limite e che, dunque, inevitabilmente verrà un tempo che porterà l'uomo al termine del suo cammino su questa terra: agli ammalati che versano in tale condizione, occorre riservare le cure più attente e la più grande carità, così che il loro transito da questo mondo al Padre sia confortato dalle divine consolazioni e perciò - come implora la preghiera della Chiesa per i moribondi - ad essi appaia il volto di Gesù Cristo mite e chiarissima risuoni la sua voce che li chiama all'eterna gloria e felicità.
La Santa Madre Chiesa, consapevole di ciò, vivamente desidera che l'annuale celebrazione della «Giornata Mondiale del Malato», diventi efficace catechesi circa l'insegnamento, che qui si è ricordato, del tesoro della Rivelazione, intorno al valore e alla funzione del dolore.
Affinché dunque i fedeli, che prenderanno parte a detta celebrazione, che si svolgerà nella città di Seul, il prossimo 11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes, siano animati sempre più da questi sentimenti, il Santo Padre ha voluto arricchirla del dono delle Indulgenze, come è indicato di seguito.
È concessa l'Indulgenza plenaria ai fedeli che, alle solite condizioni (Confessione sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre) e con l'animo distaccato da qualsiasi peccato, l'11 febbraio prossimo parteciperanno devotamente, nella città di Seul o in qualsiasi altro luogo stabilito dall'Autorità ecclesiastica, a qualche sacra cerimonia celebrata per impetrare da Dio le finalità della «15a Giornata Mondiale del Malato».
I fedeli che negli ospedali pubblici o in casa privata assistono caritatevolmente come «buoni Samaritani» gli ammalati, specialmente quelli incurabili o terminali, e, a motivo del loro servizio non possono partecipare alla cerimonia sopra indicata, otterranno il medesimo dono dell'Indulgenza plenaria, se in quel giorno presteranno generosamente almeno per qualche ora la loro caritatevole assistenza agli ammalati come se lo facessero allo stesso Cristo Signore (cf. Mt 25, 40), avendo l'animo distaccato da ogni peccato e il proposito di adempiere appena possibile alle condizioni richieste per l'ottenimento dell'Indulgenza plenaria.
I fedeli che per malattia, per età avanzata o per altra simile ragione, sono impediti dal prendere parte alla cerimonia sopra indicata, otterranno l'Indulgenza plenaria, purché, avendo l'animo distaccato da qualsiasi peccato e proponendosi di adempiere alle solite condizioni appena possibile, in quel giorno, unitamente al Santo Padre, partecipino spiritualmente con il desiderio alla suddetta celebrazione e offrano a Dio, attraverso la Vergine Maria, «Salute degli Infermi», le loro sofferenze fisiche e spirituali.
Infine è concessa l'Indulgenza parziale a tutti i fedeli, dal 9 all'11 del prossimo febbraio, ogniqualvolta, con cuore contrito, rivolgeranno a Dio misericordioso devote preghiere per implorare le suddette finalità in aiuto degli infermi, particolarmente quelli incurabili o terminali.
Il presente Decreto ha vigore per questa volta. Nonostante qualunque contraria disposizione.
Dato a Roma, dalla sede della Penitenzieria Apostolica, il 25 gennaio 2007, nella Conversione di S. Paolo, Apostolo |
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| ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 28 gennaio 2007
Cari fratelli e sorelle!
Il calendario liturgico ricorda oggi san Tommaso d’Aquino, grande dottore della Chiesa. Con il suo carisma di filosofo e di teologo, egli offre un valido modello di armonia tra ragione e fede, dimensioni dello spirito umano, che si realizzano pienamente nell’incontro e nel dialogo tra loro. Secondo il pensiero di san Tommaso, la ragione umana, per così dire, "respira": si muove, cioè, in un orizzonte ampio, aperto, dove può esprimere il meglio di sé. Quando invece l’uomo si riduce a pensare soltanto ad oggetti materiali e sperimentabili e si chiude ai grandi interrogativi sulla vita, su se stesso e su Dio, si impoverisce. Il rapporto tra fede e ragione costituisce una seria sfida per la cultura attualmente dominante nel mondo occidentale e, proprio per questo, l’amato Giovanni Paolo II ha voluto dedicarvi un’Enciclica, intitolata appunto Fides et ratio – Fede e ragione. Ho ripreso anch’io quest’argomento recentemente, nel discorso all’Università di Regensburg.
In realtà, lo sviluppo moderno delle scienze reca innumerevoli effetti positivi, che vanno sempre riconosciuti. Al tempo stesso, però, occorre ammettere che la tendenza a considerare vero soltanto ciò che è sperimentabile costituisce una limitazione della ragione umana e produce una terribile schizofrenia, ormai conclamata, per cui convivono razionalismo e materialismo, ipertecnologia e istintività sfrenata. È urgente, pertanto, riscoprire in modo nuovo la razionalità umana aperta alla luce del Logos divino e alla sua perfetta rivelazione che è Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo. Quando è autentica la fede cristiana non mortifica la libertà e la ragione umana; ed allora, perché fede e ragione devono avere paura l’una dell’altra, se incontrandosi e dialogando possono esprimersi al meglio? La fede suppone la ragione e la perfeziona, e la ragione, illuminata dalla fede, trova la forza per elevarsi alla conoscenza di Dio e delle realtà spirituali. La ragione umana non perde nulla aprendosi ai contenuti di fede, anzi, questi richiedono la sua libera e consapevole adesione.
Con lungimirante saggezza, san Tommaso d’Aquino riuscì ad instaurare un confronto fruttuoso con il pensiero arabo ed ebraico del suo tempo, sì da essere considerato un maestro sempre attuale di dialogo con altre culture e religioni. Egli seppe presentare quella mirabile sintesi cristiana tra ragione e fede che per la civiltà occidentale rappresenta un patrimonio prezioso, a cui attingere anche oggi per dialogare efficacemente con le grandi tradizioni culturali e religiose dell’est e del sud del mondo. Preghiamo affinché i cristiani, specialmente quanti operano in ambito accademico e culturale, sappiano esprimere la ragionevolezza della loro fede e testimoniarla in un dialogo ispirato dall’amore. Chiediamo questo dono al Signore per intercessione di san Tommaso d’Aquino e soprattutto di Maria, Sede della Sapienza. |
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| (www.chiesadomestica.net - 27.1.2007) - Meditare con il Card.Ratzinger - Il futuro della fede e della Chiesa.
“Quando Dio sarà completamente scomparso dal loro orizzonte, essi proveranno sulla loro pelle una miseria terribile e senza confini. Scopriranno allora …”
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Il futuro della Chiesa può dipendere, anzi certamente dipenderà anche nel nostro tempo, dalla forza di quei credenti che hanno radici profonde, e vivono un’esistenza ricolma della luminosa pienezza della fede […].
Sarà certamente una Chiesa consapevole della sua natura di realtà religiosa, che non si accrediterà sulla base della sua potenza politica e non amoreggerà né con le “destre” né con le “sinistre”. Avrà un’esistenza faticosa, poiché la sua nuova configurazione e il suo rinnovamento le costeranno una purificazione nella quale si consumeranno anche molte delle sue forze migliori.
Sarà una chiesa che ha imboccato la strada della povertà, e sarà in particolare la Chiesa dei piccoli e dei deboli: un processo, questo, tanto più delicato e rischioso, in quanto dovrà guardarsi dalla grettezza di parte e dalla testardaggine magniloquente.
Si può prevedere che ciò sarà valido per ogni tempo. Sarà un’evoluzione lunga e tortuosa : proprio come lo è stata la via che partendo dalle false istanze progressiste, diffuse alla vigilia della rivoluzione francese, ha condotto fino al rinnovamento effettivo del XIX secolo. In base a quelle istanze, anche a dei vescovi poteva sembrare imperativo dell’”attualità” e inesorabile “linea di tendenza” deridere i dogmi, e addirittura lasciare intendere che l’esistenza di Dio non potesse darsi in alcun modo per certa.
Ma, dopo la prova di simili divisioni, da una Chiesa che ha scoperto la sua intima essenza e si è levata di dosso le impalcature che la soffocavano, sgorgheranno sorgenti limpide e feconde. Gli uomini di un mondo in tutto e per tutto “programmato” si ritroveranno in una indicibile solitudine. Quando Dio sarà completamente scomparso dal loro orizzonte, essi proveranno sulla loro pelle una miseria terribile e senza confini. Scopriranno allora la piccola comunità dei credenti come un fatto del tutto nuovo, una novità assoluta: come una speranza che è anche per loro, come la risposta a una domanda che li ha sempre nascostamente inquietati.
Per questo sono certo che si preparano per la Chiesa tempi molto diffidi. La sua “crisi” vera e propria è solo appena cominciata.
(1971: Glaube und Zukunft, pp.120s e 123 ss - Riportato da 365 giorni con il Papa Collaboratori della verità, ed. San Paolo) |
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| Omelia del 02.10.2005
Ci dice il Signore: "Io stesso sono l’amore, e tu sei la mia immagine nella misura in cui in te brilla lo splendore dell’amore, nella misura in cui mi rispondi con amore". Dio ci aspetta. Troverà una risposta? O accade con noi come con la vigna, di cui Dio dice in Isaia: "Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica"? La nostra vita cristiana spesso non è forse molto più aceto che vino? Autocommiserazione, conflitto, indifferenza?
E' Dio stesso che viene disprezzato; si vuole soltanto godere del proprio potere.
Gli affittuari non vogliono avere un padrone – e questi affittuari costituiscono uno specchio anche per noi. Noi uomini, ai quali la creazione, per così dire, è affidata in gestione, la usurpiamo. Vogliamo esserne i padroni in prima persona e da soli.
Vogliamo possedere il mondo e la nostra stessa vita in modo illimitato. Dio ci è d’intralcio. O si fa di Lui una semplice frase devota o Egli viene negato del tutto, bandito dalla vita pubblica, così da perdere ogni significato.
La tolleranza, che ammette per così dire Dio come opinione privata, ma gli rifiuta il dominio pubblico, la realtà del mondo e della nostra vita, non è tolleranza ma ipocrisia.
Laddove però l’uomo si fa unico padrone del mondo e proprietario di se stesso, non può esistere la giustizia. Là può dominare solo l’arbitrio del potere e degli interessi. Certo, si può cacciare il Figlio fuori della vigna e ucciderlo, per gustare egoisticamente da soli i frutti della terra. Ma allora la vigna ben presto si trasforma in un terreno incolto calpestato dai cinghiali.
Il Signore, nell’Antico come nel Nuovo Testamento, annuncia alla vigna infedele il giudizio.
Il giudizio che Isaia prevedeva si è realizzato nelle grandi guerre ed esili ad opera degli Assiri e dei Babilonesi. Il giudizio annunciato dal Signore Gesù si riferisce soprattutto alla distruzione di Gerusalemme nell’anno 70.
Ma la minaccia di giudizio riguarda anche noi, la Chiesa in Europa, l’Europa e l’Occidente in generale. Con questo Vangelo il Signore grida anche nelle nostre orecchie le parole che nell’Apocalisse rivolse alla Chiesa di Efeso: "Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto" (2,5). Anche a noi può essere tolta la luce, e facciamo bene se lasciamo risuonare questo monito in tutta la sua serietà nella nostra anima, gridando allo stesso tempo al Signore: "Aiutaci a convertirci!
Dona a tutti noi la grazia di un vero rinnovamento! Non permettere che la tua luce in mezzo a noi si spenga! Rafforza tu la nostra fede, la nostra speranza e il nostro amore, perché possiamo portare frutti buoni!".
"Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto" (Gv 15,5). Con queste parole del Signore, Giovanni ci illustra l’ultimo, il vero esito della storia della vigna di Dio. Dio non fallisce. Alla fine Egli vince, vince l’amore.
Preghiamo il Signore di donarci la sua grazia, perché docili all’azione dello Spirito Santo possiamo aiutare il mondo a diventare in Cristo e con Cristo la vite feconda di Dio. |
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