FATIMA: quel segreto ....
TERZA PARTE DEL « SEGRETO »
(testo originale)
« J.M.J.

La terza parte del segreto rivelato il 13 luglio 1917 nella Cova di Iria-Fatima.

Scrivo in atto di obbedienza a Voi mio Dio, che me lo comandate per mezzo di sua Ecc.za Rev.ma il Signor Vescovo di Leiria e della Vostra e mia Santissima Madre.

Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l'Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c'erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.
SUOR LUCIA
Tuy-3-1-1944 ».
CONSACRAZIONE DEL MONDO AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA di S.S. Giovanni Paolo II
« O Madre degli uomini e dei popoli, Tu conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze, Tu senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre che scuotono il mondo, accogli il nostro grido rivolto nello Spirito Santo direttamente al Tuo cuore ed abbraccia con l'amore della Madre e della Serva del Signore coloro che questo abbraccio più aspettano, e insieme coloro il cui affidamento Tu pure attendi in modo particolare. Prendi sotto la Tua protezione materna l'intera famiglia umana che, con affettuoso trasporto, a Te, o Madre, noi affidiamo. S'avvicini per tutti il tempo della pace e della libertà, il tempo della verità, della giustizia e della speranza ».(3)

Ma il Santo Padre, per rispondere più pienamente alle domande di « Nostra Signora » volle esplicitare durante l'Anno Santo della Redenzione l'atto di affidamento del 7 giugno 1981, ripetuto a Fatima il 13 maggio 1982. Nel ricordo del Fiat pronunciato da Maria al momento dell'Annunciazione, il 25 marzo 1984 in piazza San Pietro, in unione spirituale con tutti i Vescovi del mondo, precedentemente « convocati », il Papa affida al Cuore Immacolato di Maria gli uomini e i popoli, con accenti che rievocano le accorate parole pronunciate nel 1981:

« E perciò, o Madre degli uomini e dei popoli, Tu che conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze, Tu che senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, che scuotono il mondo contemporaneo, accogli il nostro grido che, mossi dallo Spirito Santo, rivolgiamo direttamente al Tuo Cuore: abbraccia con amore di Madre e di Serva del Signore, questo nostro mondo umano, che Ti affidiamo e consacriamo, pieni di inquietudine per la sorte terrena ed eterna degli uomini e dei popoli.

In modo speciale Ti affidiamo e consacriamo quegli uomini e quelle nazioni, che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno.

“Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio”! Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova! »

Poi il Papa continua con maggiore forza e concretezza di riferimenti, quasi commentando il Messaggio di Fatima nei suoi tristi avveramenti:

« Ecco, trovandoci davanti a Te, Madre di Cristo, dinanzi al Tuo Cuore Immacolato, desideriamo, insieme con tutta la Chiesa, unirci alla consacrazione che, per amore nostro, il Figlio Tuo ha fatto di se stesso al Padre: “Per loro — egli ha detto — io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità” (Gv 17, 19). Vogliamo unirci al nostro Redentore in questa consacrazione per il mondo e per gli uomini, la quale, nel suo Cuore divino, ha la potenza di ottenere il perdono e di procurare la riparazione.

La potenza di questa consacrazionedura per tutti i tempi ed abbraccia tutti gli uomini, i popoli e le nazioni, e supera ogni male, che lo spirito delle tenebre è capace di ridestare nel cuore dell'uomo e nella sua storia e che, di fatto, ha ridestato nei nostri tempi.

Oh, quanto profondamente sentiamo il bisogno di consacrazione per l'umanità e per il mondo: per il nostro mondo contemporaneo, in unione con Cristo stesso! L'opera redentrice di Cristo, infatti, deve essere partecipata dal mondo per mezzo della Chiesa.

Lo manifesta il presente Anno della Redenzione: il Giubileo straordinario di tutta la Chiesa.

Sii benedetta, in questo Anno Santo, sopra ogni creatura Tu, Serva del Signore, che nel modo più pieno obbedisti alla Divina chiamata!

Sii salutata Tu, che sei interamente unita alla consacrazione redentrice del Tuo Figlio!

Madre della Chiesa! Illumina il Popolo di Dio sulle vie della fede, della speranza e della carità! Illumina specialmente i popoli di cui Tu aspetti la nostra consacrazione e il nostro affidamento. Aiutaci a vivere nella verità della consacrazione di Cristo per l'intera famiglia umana del mondo contemporaneo.

AffidandoTi, o Madre, il mondo, tutti gli uomini e tutti i popoli, Ti affidiamo anche la stessa consacrazione del mondo, mettendola nel Tuo Cuore materno.

Oh, Cuore Immacolato! Aiutaci a vincere la minaccia del male, che così facilmente si radica nei cuori degli uomini d'oggi e che nei suoi effetti incommensurabili già grava sulla vita presente e sembra chiudere le vie verso il futuro!

Dalla fame e dalla guerra, liberaci!

Dalla guerra nucleare, da un'autodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra, liberaci!

Dai peccati contro la vita dell'uomo sin dai suoi albori, liberaci!

Dall'odio e dall'avvilimento della dignità dei figli di Dio, liberaci!

Da ogni genere di ingiustizia nella vita sociale, nazionale e internazionale, liberaci!

Dalla facilità di calpestare i comandamenti di Dio, liberaci!

Dal tentativo di offuscare nei cuori umani la verità stessa di Dio, liberaci!

Dallo smarrimento della coscienza del bene e del male, liberaci!

Dai peccati contro lo Spirito Santo, liberaci! liberaci!

Accogli, o Madre di Cristo, questo grido carico della sofferenza di tutti gli uomini! Carico della sofferenza di intere società!

Aiutaci con la potenza dello Spirito Santo a vincere ogni peccato: il peccato dell'uomo e il “peccato del mondo”, il peccato in ogni sua manifestazione.

Si riveli, ancora una volta, nella storia del mondo l'infinita potenza salvifica della Redenzione: potenza dell'Amore misericordioso! Che esso arresti il male! Trasformi le coscienze! Nel Tuo Cuore Immacolato si sveli per tutti la luce della Speranza! ».(4)

Suor Lucia confermò personalmente che tale atto solenne e universale di consacrazione corrispondeva a quanto voleva Nostra Signora (« Sim, està feita, tal como Nossa Senhora a pediu, desde o dia 25 de Março de 1984 »: « Sì, è stata fatta, così come Nostra Signora l'aveva chiesto, il 25 marzo 1984 »: lettera dell'8 novembre 1989). Ogni discussione perciò ed ogni ulteriore petizione sono senza fondamento.
Citta' del Vaticano, 13 feb. 2008(Adnkronos) -

Benedetto XVI ha dato il via libera al processo di beatificazione di suor Lucia dos Santos, la terza testimone delle apparizione mariane di Fatima. Il Pontefice ha quindi derogato alla norma canonica che prevede il trascorrere di almeno cinque anni dalla morte del servo di Dio prima che venga avviata la causa, suor Lucia - la principale testimone delle apparizioni della Madonna di Fatima - e' scomparsa solo tre anni fa. A darne notizia e' stata la Sala stampa vaticana
collegati col sito ufficiale
Mio Dio, io credo, adoro, spero e Vi amo; Vi chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano non sperano non Vi amano.
FATIMA: QUEL SEGRETO

DETTO SOLO A METÀ!

(A cura di Claudio Prandini 21.01.2007)

PRIMA PARTE

"La Madonna è molto dispiaciuta, poiché non si è tenuto conto del Suo Messaggio del 1917. Né i buoni, né i malvagi l'hanno tenuto in considerazione. Credetemi Padre mio, il Signore castigherà il mondo assai presto... La Madonna ha espressamente detto: "Ci avviciniamo agli ultimi tempi". Lo ha detto tre volte: Prima affermò che il demonio ha ingaggiato una lotta decisiva. La seconda volta mi ha ripetuto che gli ultimi rimedi dati al mondo sono: il S. Rosario e la devozione al Cuore Immacolato di Maria. La terza volta mi disse che, esauriti gli altri mezzi disprezzati dagli uomini, ci dà con tremore l'ultima ancora di salvezza che è la SS. Vergine in persona, segni di lacrime, messaggi di diversi veggenti sparsi in tutte le parti del mondo. Disse la Madonna che se non ascoltiamo e offendiamo ancora non saremo più perdonati" (Suor Lucia a padre Agostino Fuentes, postulatore della causa di beatificazione di Giacinta e Francesco).
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PREMESSA

Devo ringraziare pubblicamente Socci, anche se non ho potuto ancora leggere il suo libro (Il quarto segreto di Fatima, Rizzoli, pp. 252), per la sua onestà intellettuale nel riconoscere di aver sbagliato ad attaccare quanti avevano osato, ed io ero idealmente fra questi, porre qualche dubbio sulla esatta completezza del Terzo Segreto di Fatima reso pubblico dal Vaticano nel 2000! Ora Socci ci dice che non tutto è stato detto di quel Terzo Segreto, ma che anzi esisterebbe un quarto Segreto che però non sarebbe stato rivelato. Quel che Socci chiama il "quarto segreto" è in realtà la parte non resa pubblica del Terzo Segreto di Fatima! Il Terzo Segreto era composto, probabilmente, da una parte simbolica e da una parte storica e concreta... È la parte storica quella che non è stata rivelata!

Come mai il Terzo Segreto non fu pubblicato nel 1960, come la Madonna aveva chiesto? E perché fu rivelato solo quasi vent'anni dopo l'attentato a Papa Wojtyla nel 1981, visto che la spiegazione ufficiale del messaggio faceva coincidere la visione del Papa colpito "come morto" con l'attentato stesso? Perchè attendere tanti anni per un messaggio che in fondo non ha fatto paura a nessuno e che ora non ricorda più nessuno? Se nessuno lo ricorda è anche perché fu spiegato più che altro al passato e privato del reale mordente profetico di avvertimento che in realtà esso aveva!

Nella sua interezza, infatti, il messaggio conterrebbe parole terribili sulla crisi della fede, sul tradimento di parte della gerarchia, sugli eventi catastrofici che attenderebbero la Chiesa e, con essa, l'umanità intera. Ora, anche a prescindere da Fatima, tutta la profezia carismatica più accreditata in ambito cattolico, a partire dalla seconda metà del XX secolo, è un continuo mettere in guardia sulla crisi di fede che attanaglia sia la Chiesa che la società! Non mancano perciò anche qui riferimenti a possibili esiti apocalittici...

Tuttavia, il perché vero di questo silenzio lo lasciò intendere lo stesso Giovanni Paolo II già nel lontano 1980, in un suo viaggio (dal 15 al 19 novembre) in Germania nella città di Fulda. In questa città il Papà incontrò un gruppo di cattolici tedeschi, i quali, porsero al Pontefice la domanda sul perché il Terzo Segreto di Fatima non fosse ancora stato rivelato? Il Papa rispose così:

“Ad ogni cristiano dovrebbe bastare di sapere quanto segue: quando si legge che oceani inonderanno interi continenti, che gli uomini verranno tolti alla vita repentinamente, da un minuto all'altro, e cioè a milioni ... Se si sa questo, non è davvero necessario pretendere la pubblicazione di questo "segreto". Molti vogliono sapere solo per curiosità e sensazioni: ma essi dimenticano che il conoscere porta con sé anche la responsabilità. Questo è pericoloso, quando, allo stesso tempo, non si vuole fare nulla, dicendo: ‘Tanto non serve a niente!” .

È allora possibile, giunti a questo punto, ricostruire per sommi capi il testo del Terzo Segreto non reso pubblico? Credo, personalmente, che sia possibile a partire da quello che Mons. Loris Capovilla, che fu il Segretario di Giovanni XXIII, ha rivelato poco tempo fa al dottor Solideo Paolini, citato da Socci nel suo libro! Cosa dice in sostanza Mons. Capovilla? Egli afferma che del Terzo Segreto ci sono due versioni in Vaticano, entrambe autentiche, datate una 27 giugno 1963 e l'altra 27 marzo 1965. La versione che ci interessa ora è quella del 27 giugno 1963, quella che probabilmente ha il contenuto più "terribile".

Dico questo in quanto proprio in quello stesso anno un giornale di Stoccarda, “Neues Europa”, pubblicò, a causa di una fuga di notizie, una versione del Terzo Segreto così detta "diplomatica" che il Vaticano non sembra abbia mai smentito ufficialmente. Le autorità vaticane avrebbero perciò preso dal testo datato 27 giugno 1963 alcuni punti salienti di tale messaggio, creandone così una versione sintetica da mandare nelle maggiori cancellerie europee, russe e americane, per metterle in guardia da una pericolosa guerra atomica. La guerra fredda tra occidente e Unione Sovietica era, allora, al suo culmine e la Madonna aveva calcolato bene i tempi chiedendo che il Terzo Segreto fosse reso pubblico integralmente fin dal 1960. Papa Giovanni XXIII e poi Paolo VI, però, non se la sentirono di pubblicarlo!

La mia ipotesi è dunque che la versione "diplomatica", pubblicata a Stoccarda nell'ottobre del 1963, dipenda in qualche modo (più o meno rimaneggiata) dalla versione depositata in Vaticano con la data del 27 giugno di quello stesso anno, di cui parla anche Mons. Capovilla. I tempi coinciderebbero perfettamente! Ma cosa conteneva il documento in forma "diplomatica" del Terzo Segreto di Fatima...?
SECONDA PARTE

"La Madonna è molto dispiaciuta, poiché non si è tenuto conto del Suo Messaggio del 1917. Né i buoni, né i malvagi l'hanno tenuto in considerazione. Credetemi Padre mio, il Signore castigherà il mondo assai presto... La Madonna ha espressamente detto: "Ci avviciniamo agli ultimi tempi". Lo ha detto tre volte: Prima affermò che il demonio ha ingaggiato una lotta decisiva. La seconda volta mi ha ripetuto che gli ultimi rimedi dati al mondo sono: il S. Rosario e la devozione al Cuore Immacolato di Maria. La terza volta mi disse che, esauriti gli altri mezzi disprezzati dagli uomini, ci dà con tremore l'ultima ancora di salvezza che è la SS. Vergine in persona, segni di lacrime, messaggi di diversi veggenti sparsi in tutte le parti del mondo. Disse la Madonna che se non ascoltiamo e offendiamo ancora non saremo più perdonati" (Suor Lucia a padre Agostino Fuentes, postulatore della causa di beatificazione di Giacinta e Francesco).
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L'azione di Maria, come regina dei profeti, che rompe le catene del Male!

IL TESTO "DIPLOMATICO" DEL TERZO

SEGRETO E IL CARDINAL ODDI

La settimana scorsa ci eravamo lasciati con una domanda: cosa conteneva il documento in forma "diplomatica" del Terzo Segreto di Fatima, che il Vaticano avrebbe mandato a tutte le maggiori cancellerie d'Europa, America e Russia, per scongiurare un conflitto atomico tra est e ovest, poi pubblicato da un giornale di Stoccarda nel 1963? Ecco il testo:

***

"Non aver timore, cara piccola. Sono la Madre di Dio, che ti parla e ti domanda di rendere pubblico il presente Messaggio per il mondo intero. Ciò facendo, incontrerai forti resistenze. Ascolta bene e fa' attenzione a quello che ti dico:
Gli uomini devono correggersi. Con umili suppliche, devono chiedere perdono dei peccati commessi e che potrebbero commettere. Tu desideri che Io ti dia un segno, affinché ognuno accetti le Mie Parole che dico per mezzo tuo, al genere umano. Hai visto il Prodigio del Sole, e tutti, credenti, miscredenti, contadini, cittadini, sapienti, giornalisti, laici, sacerdoti, tutti lo hanno veduto. Ora proclama a Mio Nome:
Un grande castigo cadrà sull'intero genere umano, non oggi, né domani, ma nella seconda metà del Secolo XX. Lo avevo già rivelato ai bambini Melania e Massimino, a "La Salette", ed oggi lo ripeto a te, perché il genere umano ha peccato e calpestato il Dono che avevo fatto. In nessuna parte del mondo vi è ordine, e satana regna nei più alti posti, determinando l'andamento delle cose. Egli effettivamente riuscirà ad introdursi fino alla sommità della Chiesa; egli riuscirà a sedurre gli spiriti dei grandi scienziati che inventano le armi, con le quali sarà possibile distruggere in pochi minuti gran parte dell'umanità. Avrà in potere i potenti che governano i popoli, e li aizzerà a fabbricare enormi quantità di quelle armi. E, se l'umanità non dovesse opporvisi, sarò obbligata a lasciar libero il braccio di Mio Figlio. Allora vedrai che Iddio castigherà gli uomini con maggior severità che non abbia fatto con il diluvio.
Verrà il tempo dei tempi e la fine di tutte le fini, se l'umanità non si convertirà; e se tutto dovesse restare come ora, o peggio, dovesse maggiormente aggravarsi, i grandi e i potenti periranno insieme ai piccoli e ai deboli. Anche per la Chiesa, verrà il tempo delle Sue più grandi prove. Cardinali, si opporranno a Cardinali; Vescovi a Vescovi. Satana marcerà in mezzo alle Loro file, e a Roma vi saranno cambiamenti. Ciò che è putrido cadrà, e ciò che cadrà, più non si alzerà. La Chiesa sarà offuscata, e il mondo sconvolto dal terrore. Tempo verrà che nessun Re, Imperatore, Cardinale o Vescovo, aspetterà Colui che tuttavia verrà, ma per punire secondo i disegni del Padre mio.
Una grande guerra si scatenerà nella seconda metà del XX secolo. Fuoco e fumo cadranno dal Cielo, le acque degli oceani diverranno vapori, e la schiuma s'innalzerà sconvolgendo e tutto affondando. Milioni e Milioni di uomini periranno di ora in ora, coloro che resteranno in vita, invidieranno i morti. Da qualunque parte si volgerà lo sguardo, sarà angoscia, miseria, rovine in tutti i paesi. Vedi? Il tempo si avvicina sempre più, e l'abisso si allarga senza speranza. I buoni periranno assieme ai cattivi, i grandi con i piccoli, i Principi della Chiesa con i loro fedeli, e i regnanti con i loro popoli. Vi sarà morte ovunque a causa degli errori commessi dagl'insensati e dai partigiani di satana il quale allora, e solamente allora, regnerà sul mondo, in ultimo, allorquando quelli che sopravvivranno ad ogni evento, saranno ancora in vita, proclameranno nuovamente Iddio e la Sua Gloria, e Lo serviranno come un tempo, quando il mondo non era così pervertito.
Va, mia piccola, e proclamalo. Io a tal fine, sarò sempre al tuo fianco per aiutarti".


***

Anche se si trattasse di un falso, cosa che non credo del tutto verosimile, è da notare comunque che in alcuni punti coincide perfettamente con quanto, come già ho avuto modo di mostrare, disse Giovanni Paolo II a Fulda ad un gruppo di cattolici tedeschi nel 1980, che gli chiesero del perché il Terzo Segreto di Fatima non fosse ancora stato pubblicato: «"Ad ogni cristiano - risponde il Papa - dovrebbe bastare di sapere quanto segue: quando si legge che oceani inonderanno interi continenti, che gli uomini verranno tolti alla vita repentinamente, da un minuto all'altro, e cioè a milioni ... Se si sa questo, non è davvero necessario pretendere la pubblicazione di questo "segreto"» ; allo stesso modo coincide anche con quanto suor Lucia disse a Padre Agostino Fuentes, postulatore della causa di beatificazione di Giacinta e Francesco: "Credetemi Padre mio, il Signore castigherà il mondo assai presto... La Madonna ha espressamente detto: "Ci avviciniamo agli ultimi tempi". Lo ha detto tre volte: Prima affermò che il demonio ha ingaggiato una lotta decisiva...." .

Ancora più convincente, forse, è la testimonianza del Card. Oddi, molto vicino a Papa Giovanni XXIII, per quanto riguarda il Terzo Segreto. Il Card. aspettava la rivelazione del Segreto per l'anno 1960, ma questo non accadde! Allora ne chiese spiegazione direttamente al Papa...: «"Mi sono sempre interessato - dice - come tutti i fedeli e i sacerdoti al terzo segreto di Fatima. Siccome si sapeva che non doveva essere rivelato, a meno che suor Lucia non fosse morta, prima del 1960, tutti aspettavano che arrivasse quell'anno. Ma il 1960 è arrivato, è trascorso, ma non è stato annunciato nulla. Io, che sono stato segretario di Giovanni XXIII quando era a Parigi, ho approfittato della mia confidenza con lui per dirgli con franchezza:

"Beatissimo Padre, c'è una cosa che non le posso perdonare".

"Che cosa?" mi chiese.

"Di aver tenuto il mondo in sospeso durante tanti anni e poi vedere arrivare l'inizio del 1960: passano diversi mesi e di questo segreto non se ne sa più nulla".

Papa Roncalli mi risponde:

"Non parlarmene".

Gli replico:

"Io se vuole non ne parlo più, ma non posso impedire alla gente di farlo. L'interesse è spasmodico: io avrò fatto un centinaio di prediche e discorsi annunciando questa rivelazione".

"Ti ho detto di non più parlarmene".

Io non ho più insistito, però volevo andare in fondo alla storia. Allora sono andato da Mons. Capovilla, il suo segretario privato, e gli ho chiesto:

"Avete aperto il testo del segreto?"

"Sì, l'abbiamo aperto".

"Chi era presente?"

"C'erano il Papa - mi rivela - il Cardinale Ottaviani ed io, ma poi, dato che non riuscivamo a comprenderlo perché era scritto a mano, in portoghese, allora è stato chiamato un monsignore portoghese che lavorava alla Segreteria di Stato".

Il testo del segreto era arrivato in Vaticano attraverso il vescovo di Leiria-Fatima. Il vescovo, durante la seconda guerra mondiale, avendo paura che il Portogallo fosse coinvolto nel conflitto e il segreto distrutto, smarrito o rivelato, lo ha portato a Roma, chiedendo alla Santa Sede di custodirlo. In Portogallo era stato conservato in nunziatura per un certo tempo. Dopo averlo letto papa Roncalli l'ha riposto nella sua cassaforte. Pio XII invece, a quanto mi hanno riferito, non l'ha mai letto. Il primo che ha aperto la busta è stato Giovanni XXIII nel 1960."

Ma perché Papa Giovanni non l'ha pubblicato?

"Io, - continua il Card. Oddi - che conoscevo benissimo Papa Giovanni, sono certo che il segreto non riguardava una bella cosa. Roncalli non voleva sentire parlare di disgrazie, di punizioni. Quindi io ritengo che contenga qualcosa che suona come proibizione, punizione o disastro"» .

Il testo "diplomatico" andrebbe dunque nella direzione di esplicitare la vera realtà contenuta nel testo mai pubblicato, e cioè: crisi generale della fede, tradimento di una parte della gerarchia, eventi catastrofici che attenderebbero la Chiesa e, con essa, l'umanità intera! Dunque, secondo il Card. Oddi, "Roncalli non voleva sentire parlare di disgrazie, di punizioni e disastri" e per questo non lo pubblicò. I papi che seguirono dopo Roncalli subirono, se così si può dire, lo stesso "shock" e non lo resero pubblico neppure loro, almeno integralmente!

C'è però una cosa che sembra non quadrare nel testo diplomatico del Segreto, ed è quando fa riferimento alla realizzazione del grande castigo nella seconda metà del XX secolo, quando tutti sanno che nulla di particolarmente catastrofico è accaduto in quel periodo! Per rispondere a questa problema dobbiamo far riferimento alla natura stessa della profezia quando tratta di punizioni o di castighi, nel senso che essa è sempre al condizionale, ovvero condizionata sia dalle azioni umane, da una parte, e dalla misericordia salvifica di Dio dall'altra (vedere ad esempio in Dt 28,1-69).

Nel Vecchio Testamento Sodoma e Gomorra vennero distrutte perchè non si trovarono nemmeno dieci giusti che potessero fare da "scudo" alla giustizia divina (Gen 19). D'altronde, Gesù a santa Faustina Kowalska, negli anni trenta del secolo scorso, non disse che: "Prima di venire come Giudice giusto, verrà come Re di misericordia"? (Quaderno N. 1, 35) E anche: "Amo la Polonia in modo particolare e, se ubbidirà al Mio volere, l'innalzerò in potenza e santità. Da essa uscirà la scintilla che preparerà il mondo alla Mia ultima venuta". (Quaderno N. 6, 93).

Molti interpretano quest'ultima affermazione con l'ascesa al soglio di Pietro del Card. polacco Carol Wojtyla, molto devoto alla Madonna! Anche qui Suor Lucia aveva detto: "... La seconda volta mi ha ripetuto che gli ultimi rimedi dati al mondo sono: il S. Rosario e la devozione al Cuore Immacolato di Maria" , Giovanni Paolo II, sapendo di quali pericoli correva il mondo, affidò più volte il suo operato e il mondo intero a Maria, attraverso il rosario e la devozione al suo Cuore Immacolato! Ma tutto questo forse non sarebbe ancora bastato a stornare il grande castigo, poiché troppo pochi erano coloro che, rispetto alla valanga montante della apostasia, seguivano veramente il Papa con la corona in mano! Ecco allora la grande preoccupazione del Papa: occorreva consacrare la Russia, come la Madonna aveva chiesto a Fatima! Così il Papa nel 1984 consacrò la Russia al Cuore Immacolato di Maria, che fece sì che in Russia ci furono grandi cambiamenti, attraverso i quali iniziò la caduta del comunismo.

Stornare, tuttavia, non significa eliminare del tutto il pericolo, anzi oggi può ripresentarsi in tutta la sua drammaticità, come fa capire Benedetto XVI in questo discorso del 1 gennaio 2007: «Ed ecco la "paura per una possibile catastrofe atomica. Ciò riporta gli animi indietro nel tempo" osserva il Papa "alle ansie logoranti del periodo della cosiddetta ‘guerra fredda’. Dopo di allora si sperava che il pericolo atomico fosse definitivamente scongiurato e che l’umanità potesse finalmente tirare un durevole sospiro di sollievo. Purtroppo" prosegue il Santo Padre "ombre minacciose continuano ad addensarsi all’orizzonte dell’umanità"» .

Altro punto saliente, a cui farebbe cenno il testo del Segreto non pubblicato ed in parte anche quello diplomatico, è Il tradimento di una parte della gerarchia che ha le sue origini soprattutto in un modernismo che, da una parte, sottrae alla storia il suo aspetto soprannaturale, cioè dell'intervento divino nel mondo degli uomini, mentre dall'altra, non sa riconoscere i "Segni dei tempi"! C'è chi, nella Chiesa afferma, ad esempio, che fenomeni come apparizioni, messaggi, ecc., (quand'anche risultino veri), debbano collocarsi alla periferia dell'esperienza cristiana, Ecco allora il vero motivo della mancanza della profezia, in senso biblico, nella Chiesa!

Abbonda, in tal modo, il razionalismo ecclesiastico, che ingabbia Dio nei suoi schemi umani, rendendo così il popolo di Dio cieco a tutto ciò che si compie nella sfera spirituale della storia. Il nostro tempo è perciò dentro la grande battaglia apocalittica tra la Donna (Maria con la Chiesa) e il Drago infernale... Siamo cioè dentro l'Apocalisse, dentro gli "ultimi tempi", dentro a quello che san Paolo chiama la grande "apostasia" (2 Ts 2,3) e il non riconoscerlo è un grave errore di prospettiva, perchè ha gravi conseguenze nella vita stessa della Chiesa e dei cristiani, soprattutto a livello pastorale, che risulta spesso inadeguata per i tempi che viviamo. Tanto è vero che del diavolo nelle nostre chiese non se parla più, sia nelle prediche che al catechismo... e lui di questo è molto felice!

Malgrado ciò, un evento religioso di carattere internazionale ha fatto la sua comparsa nella seconda metà del XX secolo: Medjugorje! Sempre Suor Lucia aveva detto che la Madonna, una terza volta, gli disse "che il Signore, esauriti gli altri mezzi disprezzati dagli uomini, ci dà con tremore l'ultima ancora di salvezza che è la SS. Vergine in persona, segni di lacrime, messaggi di diversi veggenti sparsi in tutte le parti del mondo". Medjugorje, allora, come ultima ancora di salvezza? Qui non si vuole certo anticipare un giudizio che spetta solo alla Chiesa, ma proporre spunti di riflessione di un cammino spirituale e profetico che parte da Fatima per arrivare fino a Medjugorje!

FATIMA E MEDJUGORJE

UN LEGAME STRETTO

"Cari figli anche oggi vi invito alla preghiera, adesso come mai prima, quando il mio piano ha cominciato a realizzarsi. Satana è forte e desidera bloccare i piani della pace e della gioia e farvi pensare che mio Figlio non sia forte nelle sue decisioni. Perciò vi invito, cari figli, a pregare e digiunare ancora più fortemente. Vi invito alla rinuncia durante nove giorni, affinché con il vostro aiuto sia realizzato tutto quello che voglio realizzare attraverso i segreti che ho iniziato a Fatima. Vi invito, cari figli, a comprendere l'importanza della mia venuta e la serietà della situazione. Desidero salvare tutte le anime e presentarle a Dio. Perciò preghiamo affinché tutto quello che ho cominciato sia realizzato completamente. Grazie per aver risposto alla mia chiamata." (messaggio di Medjugorje del 25.8.1991)

TESTIMONIANZE

«Don Gabriele Amorth, il noto esorcista di Roma, intervistato da "Medjugorje-Torino" ha risposto così a proposito del rapporto fra Fatima e Medjugorje (dal numero 99, maggio-giugno 2001)

(...) Domanda - Lei ha più volte affermato di vedere in Medjugorje una continuazione di Fatima. Come spiega questo rapporto?

Risposta - A mio parere il rapporto e strettissimo. Le apparizioni di Fatima costituiscono il grande messaggio della Madonna per il nostro secolo. Alla fine della prima guerra mondiale, afferma che, se non si fosse seguito quanto la Vergine ha raccomandato, sotto il pontificato di Pio XI sarebbe incominciata una guerra peggiore. E c'è stata. Poi ha proseguito chiedendo la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato, se no... E' stata forse fatta nel 1984: tardi, quando già la Russia aveva sparso nel mondo i suoi errori. Poi c'è stata la profezia del terzo segreto. Non mi ci fermo, ma dico solo che non si è ancora realizzato: non c'è nessun segno di conversione della Russia, nessun segno di sicura pace, nessun segno del trionfo finale del Cuore Immacolato di Maria.

In questi anni, specie prima dei viaggi a Fatima di questo Pontefice, il messaggio di Fatima era stato quasi accantonato; i richiami della Madonna erano rimasti disattesi; intanto la situazione generale del mondo si aggravava, con una continua crescita del male: calo di fede, aborto, divorzio, pornografia imperante, corsa alle vane forme di occultismo, soprattutto magia, spiritismo, sette sataniche. Era indispensabile una nuova spinta. Questa e venuta da Medjugorje, e poi dalle altre apparizioni mariane in tutto il mondo.
Ma Medjugorje è l'apparizione-pilota. Il messaggio punta, come a Fatima, sul ritorno alla vita cristiana, alla preghiera, al sacrificio (ci sono tante forme di digiuno!).

Punta decisamente, come a Fatima, sulla pace e, come a Fatima, contiene pericoli di guerra. Credo che con Medjugorje il messaggio di Fatima abbia ripreso vigore e non c'è dubbio che i pellegrinaggi a Medjugorje integrano i pellegrinaggi a Fatima, e hanno gli stessi scopi...».

***

Intervista al vescovo Pavel Hnilica, un vecchio amico di Giovanni Paolo II, morto da poco...fonte web

«Domanda: Vescovo Hnilica, Lei ha trascorso molto tempo vicino a papa Giovanni Paolo II ed ha potuto condividere con Lui anche momenti molto personali. Ha avuto occasione di parlare con il papa degli avvenimenti di Medjugorje?

Quando nel 1984 feci visita al Santo Padre a Castel Gandolfo e pranzai con Lui, gli raccontai della consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, che avevo potuto compiere il 24 marzo di quello stesso anno in modo del tutto insperato, nella Cattedrale dell’Assunzione nel Cremlino di Mosca, così come la Madonna aveva chiesto a Fatima. Egli ne rimase molto colpito e disse: “La Madonna ti ha guidato fin lì con la Sua mano”, ed io risposi:”No, Santo Padre, mi ci ha portato in braccio!”. Poi mi chiese che cosa pensassi di Medjugorje e se vi ero già stato. Risposi: “No. Il Vaticano non me l’ha proibito, ma me l’ha sconsigliato”. Al che il papa mi guardò con sguardo risoluto e disse: “Va' in incognito a Medjugorje, così come sei andato a Mosca. Chi te lo può vietare?”. In questo modo il papa non mi aveva ufficialmente permesso di andarci, ma aveva trovato una soluzione. Poi il papa andò nel Suo studio e prese un libro su Medjugorje di René Laurentin. Cominciò a leggermene qualche pagina e mi fece notare che i messaggi di Medjugorje sono in relazione con quelli di Fatima: “Vedi, Medjugorje è la prosecuzione del messaggio di Fatima”. Andai tre o quattro volte in incognito a Medjugorje, ma poi l’allora vescovo di Mostar-Duvno, Pavao Zanic, mi scrisse una lettera nella quale mi intimava di non andare più a Medjugorje, altrimenti avrebbe scritto al papa. Qualcuno l’aveva evidentemente informato dei miei soggiorni, ma non dovevo certo avere paura del Santo Padre.

In seguito ha avuto un’altra possibilità di parlare di Medjugorje con il papa?

Sì, la seconda volta che abbiamo parlato di Medjugorje - me lo ricordo bene - è stato il 1° agosto 1988. Una commissione medica di Milano, che allora aveva esaminato i veggenti, venne dal papa a Castel Gandolfo. Uno dei medici fece notare che il vescovo della diocesi di Mostar creava delle difficoltà. Allora il papa disse: “Dato che è il vescovo della regione, dovete ascoltarlo”, e, diventato subito serio, aggiunse: “Ma dovrà rendere conto davanti alla legge di Dio di aver gestito la cosa nel modo giusto”. Il papa rimase un momento pensieroso e poi disse: “Oggi il mondo sta perdendo il senso del soprannaturale, cioè il senso di Dio. Ma molti ritrovano questo significato a Medjugorje attraverso la preghiera, il digiuno e i sacramenti.” È stata la testimonianza più bella ed esplicita per Medjugorje. Ne rimasi colpito perché la commissione che aveva esaminato i veggenti dichiarò allora: Non constat de supernaturalitate. Al contrario il papa aveva da tempo capito che a Medjugorje accadeva qualcosa di soprannaturale. Dai più svariati racconti di altre persone sugli avvenimenti di Medjugorje, il papa si era potuto convincere che in questo luogo si incontra Dio.

Non è possibile che molto di quello che accade a Medjugorje sia stato invece inventato di sana pianta e che prima o poi risulterà che il mondo è caduto in un grosso imbroglio?

Alcuni anni fa, a Marienfried si è svolto un grande incontro di giovani a cui sono stato invitato anche io. Allora un giornalista mi chiese: “Signor vescovo, non pensa che tutto ciò che avviene a Medjugorje abbia origine dal diavolo?”. Gli risposi: “Sono un gesuita. Sant’Ignazio ci ha insegnato che bisogna distinguere gli spiriti e che ogni evento può avere tre cause o ragioni: umana, divina o diabolica”. Alla fine ha dovuto acconsentire che tutto ciò che accade a Medjugorje non è spiegabile da un punto di vista umano, ossia che giovani del tutto normali attirino in questo luogo migliaia di persone che accorrono qui ogni anno per riconciliarsi con Dio. Intanto Medjugorje viene chiamata il confessionale del mondo: né a Lourdes né a Fatima si verifica il fenomeno di così tante persone che si confessano. Che cosa accade in un confessionale? Il sacerdote libera i peccatori dal demonio. Ho risposto allora al giornalista: “Certamente il demonio è riuscito a fare molte cose, ma una cosa non può sicuramente fare. Può il demonio mandare le persone al confessionale per liberarle da sé stes­so?”. Allora il giornalista si mise a ridere e capì che cosa volevo dire. L’unica ragione rimane dunque Dio! In seguito ho riferito anche al Santo Padre questa conversazione.

Come si può riassumere in un paio di frasi il Messaggi di Medjugorje? Che cosa distingue questi Messaggi da quelli di Lourdes o di Fatima?

In tutti e tre questi luoghi di pellegrinaggio, la Madonna invita alla penitenza, al pentimento e alla preghiera. In questo i messaggi dei tre luoghi di apparizione si somigliano. La differenza è che i Messaggi di Medjugorje durano da 24 anni. Questa continuità intensa di apparizioni soprannaturali non è diminuita negli ultimi anni, tanto che sempre più intellettuali si convertono in questo luogo.

Per alcune persone i Messaggi di Medjugorje non sono degni di fede perché poi è scoppiata la guerra. Dunque non luogo di pace, ma di lite?

Quando nel 1991 (esattamente 10 anni dopo il primo Messaggio: “Pace, pace e solo pace!”) scoppiò la guerra in Bosnia Erzegovina, ero di nuovo a pranzo con il papa ed egli mi chiese: “Come si spiegano le apparizioni di Medjugorje, se ora in Bosnia c’è la guerra?”. La guerra è stata veramente una brutta cosa. Perciò dissi al papa: “Eppure ora sta accadendo la stessa cosa che accadde a Fatima. Se allora avessimo consacrato la Russia al Cuore Immacolato di Maria, si sarebbe potuta evitare la Seconda Guerra Mondiale, ed anche la diffusione del comunismo e dell’ateismo. Proprio dopo che Lei, Santo Padre, ebbe compiuto questa consacrazione nel 1984, in Russia ci furono grandi cambiamenti, attraverso i quali iniziò la caduta del comunismo. Anche a Medjugorje, all’inizio, la Madonna avvertì che sarebbero scoppiate delle guerre se non ci fossimo convertiti, ma nessuno prese sul serio questi Messaggi. Questo significa che se i vescovi della ex-Jugoslavia avessero preso sul serio i Messaggi ­naturalmente non possono ancora concedere un riconoscimento definitivo della Chiesa, dato che le apparizioni sono ancora in corso forse non si sarebbe arrivati a questo punto”. Allora il papa mi disse: “Dunque il vescovo Hnilica è convinto che la mia consacrazione al Cuore Immacolato di Maria sia stata valida?”, ed io risposi: “Certamente è stata valida, il punto è solo quanti vescovi abbiano compiuto questa consacrazione in comunione (in unione) con il papa”.

Torniamo di nuovo a papa Giovanni Paolo II e alla sua speciale missione ...

Sì. Alcuni anni fa, quando il papa era già di salute malferma e cominciava a camminare col bastone, gli raccontai di nuovo della Russia durante un pranzo. Poi si appoggiò al mio braccio, affinché lo accompagnassi all’ascensore. Era già molto tremolante e ripeté per cinque volte con voce solenne le parole della Madonna di Fatima: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà”. Il papa sentiva davvero di avere questo grande compito per la Russia. Anche allora sottolineò che Medjugorje non è altro che la continuazione di Fatima e che dobbiamo riscoprire il significato di Fatima. La Madonna ci vuole educare alla preghiera, alla penitenza e ad una maggiore fede. È comprensibile che una madre si preoccupi dei suoi figli che sono in pericolo, e così fa anche la Madonna a Medjugorje. Ho anche spiegato al papa che oggi il più grande movimento mariano parte da Medjugorje. Dovunque ci sono gruppi di preghiera che si riuniscono nello spirito di Medjugorje. Ed egli l’ha confermato. Perché ci sono meno famiglie sante. Anche il matrimonio è una grande vocazione.

Alcuni si meravigliano che nessuno dei veggenti di Medjugorje, una volta cresciuti, sia entrato in convento o si sia fatto prete. Questo fatto può essere interpretato come un segno del nostro tempo?

Sì, lo vedo in modo molto positivo, perché possiamo vedere che questi uomini che la Madonna ha scelto sono semplici strumenti di Dio. Non sono loro gli autori che hanno escogitato tutto, ma sono collaboratori di un più vasto progetto divino. Da soli non ne avrebbero la forza. Oggi è particolarmente necessario che la vita dei laici si rinnovi. Ci sono, ad esempio, anche delle famiglie che vivono questa consacrazione alla Madonna, non solo suore o sacerdoti. Dio ci lascia la libertà. Oggi dobbiamo dare nel mondo una testimonianza: forse nel passato tali limpide testimonianze si trovavano maggiormente nei conventi, ma oggi abbiamo bisogno di questi segni anche nel mondo. Ora è soprattutto la famiglia a doversi rinnovare, poiché la famiglia oggi si trova in una profonda crisi. Non possiamo conoscere tutti i piani di Dio, ma sicuramente oggi dobbiamo santificare la famiglia. Perché ci sono meno vocazioni?

Che cosa pensano oggi di Medjugorje i suoi colleghi vescovi?

Marija Pavlovic-Lunetti, una delle veggenti che riceve ancora messaggi dalla Madonna, una volta davanti a me ha pianto, perché aveva sentito che alcuni vescovi mettono in dubbio l’autenticità dei Messaggi. L’allora vescovo di Mostar, Pavao Zanic, l’aveva perfino definita una bugiarda. La mia risposta al vescovo di Mostar fu: “Lei si sbaglia. Pensi soltanto a come si comportano normalmente i ragazzi in una grande famiglia. Se viene loro confidato un segreto speciale, il giorno dopo già litigano e raccontano il segreto ad altri. Se fossi la Madonna, probabilmente avrei scelto un solo ragazzo, e non addirittura sei, perché mi sarebbe sembrato troppo rischioso. Ma questi ragazzi sono stati torturati per molti anni dalla polizia, eppure non hanno mai rivelato nulla”. Indubbiamente, forse questi Messaggi non sono così profondi e misteriosi come quelli di Fatima, ma qui si tratta di una trasposizione dei Messaggi di Fatima, come l’ha intesa anche il papa. Non bastano solo i grandi Messaggi, che poi non possono essere divulgati. Attraverso Medjugorje vengono divulgate la preghiera continua ed anche la penitenza. Fa meraviglia che a Medjugorje la gente digiuni a pane ed acqua anche due volte a settimana, si consacri al cuore della Madonna e La veneri.

Negli anni '80, una volta sono venuti da me sei vescovi brasiliani perché avevano sentito dire che mi interessavo di Medjugorje. Mi chiesero se potevo fare in modo che potessero concelebrare una Santa Messa con il papa. Poi volevano andare a Medjugorje. Il papa aveva acconsentito a riceverli, ma il Suo segretario, mons. Stanlislaw Dziwisz, in seguito disse: “Vi prego di non dire che il papa vi ha ricevuto ad una Messa privata perché andate a Medjugorje, ma vi ha invitato perché siete venuti dal lontano Brasile”. Questo significa che naturalmente il papa non ha mai riconosciuto esplicitamente ed ufficialmente Medjugorje, poiché non vuole anticipare il vescovo della diocesi di Mostar. Lo stesso papa si sarebbe recato volentieri a Medjugorje, ma il vescovo di Mostar avrebbe dovuto dare un segnale chiaro. Quando due anni fa il papa è andato in Croazia, e a Zagabria fu beatificato il card. Stepinac, ci fu un incontro di circa 50 vescovi al quale partecipai anch’io. Dunque salutai i vescovi che conoscevo già. Poi uno di loro mi disse con cordialità: “Sono il Nunzio Apostolico di Zagabria, e Lei è quindi il Legato Apostolico di Medjugorje!”. Lo disse non con tono di disprezzo, ma di amicizia. Anche il card. Kuharic di Zagabria non si è mai pronunciato pubblicamente su Medjugorje, però mi disse: “Vi accadono cose molto interessanti”. Nel 1994, 10 anni dopo la solenne consacrazione del mondo al Cuore di Maria, il papa invitò a pregare in modo particolare per la Bosnia, dove c’era ancora la guerra. Allora andai a Medjugorje e incontrai anche il vescovo di Mostar. Egli mi chiese perché fossi andato lì ed io risposi: “Il papa ci ha esortato a pregare per la pace in Jugoslavia nei santuari mariani. Perciò siamo venuti in un luogo di pellegrinaggio che si trova vicino a questi avvenimenti". Il vescovo mi corresse e disse che quello non era un luogo di pellegrinaggio, ma solo un luogo di preghiera. Ma io gli chiesi quale fosse la differenza e gli dissi anche che dovevamo riconoscere che l’aiuto più grande che fosse giunto alla Croazia e alla Bosnia durante la guerra, era arrivato dai gruppi di preghiera di Medjugorje. Tuttavia il vescovo volle minimizzare questi fatti. Il vescovo di Spalato, invece, ha avuto sempre un atteggiamento molto positivo nei confronti di Medjugorje ed è interessante che anche la sua città sia stata risparmiata dalla guerra.
A quel tempo il Papa mi chiese anche se era vero che a Medjugorje e a Spalato non fosse successo nulla durante la guerra. Sì, gli risposi.

La posizione ufficiale della Chiesa nei confronti di Medjugorje è cambiata negli ultimi anni?

Soltanto negli ultimi dieci anni, milioni di persone si sono recate in pellegrinaggio a Medjugorje. Se la Chiesa credesse veramente che in questo luogo viene divulgato qualcosa di contrario alla fede o alla morale, allora sarebbe stata obbligata a prendere delle misure contro Medjugorje. Avrebbe dovuto fare di tutto per proteggere gli uomini da questo fenomeno. Il fatto che tace, è un buon segno e, di fatto, un riconoscimento di Medjugorje. Basta sfogliare il registro parrocchiale per vedere quanti sacerdoti celebrino ogni anno la Santa Messa a Medjugorje. Non verrebbero, se avessero scoperto qualcosa che metta in dubbio l'attendibilità dei messaggi. Dai frutti si riconoscerà se da qui è cresciuto un albero buono o cattivo.

Qual è stata la sua personale esperienza spirituale a Medjugorje?

Ho avuto la fortuna di poter incontrare personalmente i veggenti e così di potermi fare un'idea chiara su di loro. Sono riuscito a guadagnarmi la loro fiducia ed ho avuto la sensazione di venire personalmente introdotto ai misteri di Medjugorje, così come era successo prima anche a Fatima e a Lourdes, quando avevo potuto incontrare Suor Lucia e il Vescovo di Fatima. Ne sono stato felice e mi sono sentito anche alquanto privilegiato di poter partecipare così da vicino agli eventi di Medjugorje. Anche adesso, quando a volte parlo con Vicka Ivankovic-Mijatovic o con Marija Pavlovic-Lunetti, mi sento vicino a loro. Perciò provo nei loro confronti anche una certa responsabilità, mi sento parte di una grande famiglia.

In uno dei primi messaggi, secondo quel che si dice, la Madonna ha affermato che queste sarebbero state le ultime apparizioni. Molte persone pensano con questo alla fine del mondo e all’Apocalisse. Come lo si può interpretare correttamente?

Sì, l’ho sentito dire, ma spesso nelle profezie si parla dell’”ultimo giorno”. Già San Paolo ne parlava. Noi viviamo nell’ultimo giorno, ma i veri profeti non hanno mai indicato una data precisa nella quale queste profezie si sarebbero compiute. Gesù stesso ha detto che neanche il Figlio dell’Uomo conosce il momento in cui ci saranno il “secondo avvento” e il “giudizio finale”: solo il Padre lo sa. Perciò si può dire la stessa cosa che si diceva prima di Fatima: Medjugorje è il più grande intervento di Dio nella storia dell'umanità».

LA PEDAGOGIA

Il messaggio di Fatima

Il messaggio di Fatima è un appello alla preghiera e alla pratica della comunione riparatrice, alla penitenza e alla conversione del cuore; è un messaggio perfettamente ortodosso che rivela una grande ampiezza dottrinale ed integrità dogmatica che fa di esso una perfetta sintesi evangelica. Esso rientra nella tradizione più perfetta e fedele della Chiesa. Dal contenuto trinitario fino alla dottrina sulle ultime realtà, il messaggio percorre tutto l'insegnamento della fede cattolica tradizionale, in modo così trasparente e facile da penetrare le coscienze, educandole alla linea più pura del cattolicesimo.

A Fatima, il culto della Vergine nasce sin dai primi momenti delle apparizioni. Nel 1919 sorse la prima cappella e il Vescovo permise la prima Messa all'aperto il 13 ottobre 1921. Allo stesso tempo aumentarono le persecuzioni delle autorità civili, anticlericali e massoniche. La notte tra il 5 e il 6 marzo 1922 la cappella fu fatta saltare con la dinamite. Nel 1928 cominciarono i lavori per la costruzione della nuova basilica che fu terminata nel 1951. All'inizio sia il parroco che l'arciprete che il patriarca di Lisbona mostrarono la loro reticenza secondo quella che è la prassi comune nella Chiesa. Il nuovo vescovo assunse un atteggiamento più comprensivo che non ostacolava, ma anzi favoriva pellegrinaggi e celebrazioni liturgiche. Nel 1922 nominò una commissione di investigazione che concluderà i lavori nel 1930. Il vescovo pubblicò una lettera pastorale in cui dichiarava che le visioni dei ragazzi erano degne di fede e che era consentito il culto ufficiale della Vergine di Fatima....

Il messaggio di Medjugorje

Qualcuno ha detto che Medjugorje è diventata in questi ultimi 26 anni il confessionale del mondo e non ha del tutto torto. Qui la gente viene carica di pene, preoccupazioni, ansie e anche di peccati, e qui trova sacerdoti che sanno amare, ascoltare, consigliare e perdonare nel nome del Signore.

A flotte vengono da tutte le parti pur di ricevere la pace e il perdono che il mondo non può dare! Medjugorje non è solo allota un gran confessionale, ma è anche una grande clinica dello spirito: dai frutti saprete giudicare l’albero, dice il Vangelo! Medjugorje è la clinica di Maria in mezzo agli uomini per i nostri tempi!

Un punto molto importante della pedagogia medjugorjana è il tema delle cinque colonne (o cinque sassi) su cui si basa la pastorale e la spiritualità di Medjugorje:

1. La Preghiera;

2. L’Eucarestia;

3. La Sacra Scrittura;

4. Il Digiuno;

5. La Confessione mensile.

Non è questo il luogo per darne una spiegazione approfondita di ognuna, ma mi sembra doveroso dire che nell’attuale crisi pastorale in cui versa in genere la parrocchia oggi, il fenomeno Medjugorje, visto in quanto parrocchia, risplende per una pastorale coerentemente cristocentrica, ascetica, orante, sacramentale, mariana, carismatica, profetica e piena di tantissime conversioni.

Claudio Prandini, 28.01.2007

http://www.parrocchie.it/correggio/ascensione/
Fatima: si dice quel che si può…
Domenico Savino
15/01/2007


Papa Giovanni XXIII
Dunque la notizia c’è ed è clamorosa.
Il «quarto» segreto di Fatima non è una fissazione dei circoli fatimiti, dei tradizionalisti o del dottor Solideo Paolini.
Esiste, è scritto su un unico foglio di 20-25 righe delle dimensioni di circa cm. 9 x 14, contenuto a sua volta in una busta di cm. 12 x 18; contiene espressioni dialettali tipiche della parlata del nord del Portogallo e fa riferimento ad una gravissima crisi di fede all’interno della Chiesa.
Il segreto meglio o peggio custodito di tutto il XX secolo ad un certo momento è addirittura andato «perso» e c’è voluto l’intervento dell’ex-Segretario di Papa Giovanni XXIII monsignor Loris Capovilla per rintracciarlo: è conservato nel cassetto di destra della scrivania detta Barbarico nella stanza da letto del Papa, al contrario dei tre segreti di Fatima già svelati e che sono conservati negli archivi del Sant’Uffizio.
E’ quanto emerge dall’ultimo esplosivo libro di Antonio Socci, «Il quarto segreto di Fatima», Rizzoli editore, stranamente silenziato da quasi tutti i media e i giornali.
Si tratta di una sintesi minuziosa di quanto gli studiosi della materia hanno prodotto nel corso degli anni ed ha il pregio di raccontare in 250 pagine scritte in maniera brillante il più incredibile segreto velato e svelato della storia della cristianità moderna.
L’indagine è condotta senza estremismi di alcun tipo e soprattutto partendo da un punto di partenza opposto.
Scrive Socci: «Qui racconto il mio viaggio nel più grande mistero del XX secolo ed espongo il risultato a cui sono onestamente pervenuto. Risultato che sinceramente contraddice le mie convinzioni iniziali» (il lettore noterà questa evoluzione e questo cambiamento di giudizio dalle prime pagine alla conclusione). (1)
In più Socci, con notevole onestà intellettuale, riconosce di avere in passato difeso a spada tratta le ragioni del Vaticano e la versione ufficiale, di avere liquidato tutte le dietrologie, di avere attaccato Messori su questi temi «ingenerosamente, soprattutto verso i tradizionalisti».
Inoltre non esita a mostrarsi debitore verso certi autori facenti capo all’area tradizionalista, citando ripetutamente il testo del dottor Solimeo Paolini, «Fatima, non disprezzate le profezie», Edizioni Segno.
Stando a quanto riferisce Socci il terzo segreto di Fatima si comporrebbe del testo già integralmente pubblicato nel 2000 e scritto su quattro fogli di diario e di un segreto rivelato ma non pubblicato, scritto su un solo foglio ed inserito in una busta distinta, contenente la parte del segreto «secretato» e che costituirebbe il seguito della frase tronca alla fine del secondo segreto: «In Portogallo, il dogma della fede sarà sempre conservato, etc.».



E’ in questa parte del testo, che suor Lucia non riusciva a scrivere perché paralizzata dalla paura, che sarebbe stato preannunciato alla veggente il fatto che la Chiesa, a partire dal suo vertice, sarebbe stata colpita da una crisi che l’avrebbe condotta fin quasi all’apostasia.
Una crisi che parte dal vertice umano della Chiesa, negli anni ‘60 e finisce con il trionfo del Cuore Immacolato di Maria Santissima (quindi riguarda il nostro tempo), che sembra collegata alle profezie degli ultimi tempi, alla Sacra Scrittura (soprattutto all’Apocalisse) e che forse prepara la via all’Anticristo (come forse sapevano misteriosamente i mandanti di Alì Agca, l’attentatore di Giovanni Paolo II).
In effetti quella frase relativa al Portogallo, seguito dall’«etc.», altro non è che un evidente rimando a qualcosa di cui si è scritto altrove e che prefigura una condizione in cui invece il dogma della fede verrà ad un certo punto perduto.
La conferma expressis verbis dell’esistenza di questo «quarto» segreto viene da un uomo
al di sopra di ogni sospetto per quel che diremo in seguito, monsignor Capovilla, ex-Segretario di Giovanni XXIII, in un colloquio col dottor Solideo Paolini e citato da Socci.
Nel colloquio il plico contenente la parte del segreto svelato nel 2000 viene individuato «plico Bertone» e quello da lui personalmente visionato insieme a Giovanni XXIII «plico Capovilla».
Ecco il testo del colloquio.
Domanda Paolini: «Eccellenza il mio riferimento è a un testo scritto (il documento ufficiale vaticano), chiaro e a sua volta basato su appunti d’archivio!».
Monsignor Capovilla: «Ma io giustifico, forse il plico Bertone non è lo stesso del plico Capovilla…» E io subito, interrompendolo: «Quindi entrambe le date sono vere, perché del terzo segreto ci sono due testi?». Qui c’è stata una breve pausa di silenzio, poi monsignor Capovilla riprese: «Per l’appunto!».
Mille altri dettagli, indizi, apparenti contraddizioni, frasi allusive, discorsi di Papi e cardinali lasciano intravedere questa sconcertante realtà.
Insomma il segreto mai svelato è in realtà più volte rivelato nel suo contenuto.
In sintesi il testo reso noto nel 2000 sarebbe vero e nella sua immagine di una Chiesa perseguitata e sofferente e di un Papa colpito a morte, in un mondo devastato dalla guerra, avrebbe essenzialmente rivelato (rivelato, si badi!) il senso del segreto, che tuttavia non è stato integralmente pubblicato (pubblicato è diverso da rivelato!) nel suo contenuto completo, giacché, divulgato oggi, anziché nel 1960, come - secondo quanto ha rivelato suor Lucia avrebbe voluto la Madonna - renderebbe palese il «tradimento dei chierici», la presunzione di decidere le sorti della Chiesa senza avvalersi dell’aiuto soprannaturale della Madonna, un certo disprezzo intellettualistico per la «miseria» di quel messaggio, una certa spocchia razionalistica di una fede critica e - per l’appunto - a-dogmatica, tipica della riflessione teologica che, muovendo dalle posizioni protestanti, riuscì col Concilio a versare il Reno nel Tevere.
Nell’occultamento del segreto una parte rilevante, anzi la parte centrale, l’avrebbe avuta proprio il Papa «buono», cioè Giovanni XXIII.



L’aspetto sorprendente del libro di Socci è il giudizio severissimo proprio su Papa Roncalli (descritto come il Papa che perseguitò padre Pio e «recluse» suor Lucia), su un Concilio (il Vaticano II) che avrebbe potuto essere uno straordinario evento per la Chiesa se si fosse ispirato allo spirito di Fatima e che invece fu inaugurato da Giovanni XXIII - scrive Socci - «nell’ottobre 1962, con un discorso rimasto celebre per le sue infelici ironie sui bambini di Fatima: ‘A Noi sembra di dover dissentire da codesti profeti di sventura, che annunciano eventi sempre infausti, quasi che incombesse la fine del mondo’».
Evidentemente - prosegue Socci - riteneva che il suo spirito «profetico» fosse ben più arguto di quello della «Regina dei Profeti».
«Infatti annunciò una splendida primavera per la Chiesa e abbiamo visto che gelido e buio inverno è arrivato».
Socci così ci informa che quella frase pronunziata da Roncalli non sarebbe in realtà stata rivolta tanto contro la componente «conservatrice» del Concilio, come si poteva fin qui pensare, ma precisamente contro i tre pastorelli di Fatima.
Ma non basta: nel mirino di Socci c’è anche Paolo VI «l’aristocratico Montini, l’intellettuale di formazione francese […] il Papa secondo il quale ‘la Chiesa non ha bisogno’ dell’aiuto straordinario della Madonna - sono parole di Socci! - e può fare a meno del suo materno soccorso», che di lì a poco dovette drammaticamente riconoscere - a pochi anni dalla fine del Concilio - che la chiesa era in preda all’«autodemolizione».
Paolo VI addirittura gridò disperatamente la sua sensazione apocalittica «che da qualche parte sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio».
Poi aggiunse amaramente: «Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. E’ venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio».
E’ a Roncalli che tutto andrebbe ricondotto, all’atteggiamento di colui che doveva rendere noto il terzo segreto di Fatima nel 1960 (secondo il volere della Madonna) e non lo fece.
Sempre monsignor Capovilla ricostruisce così l’evento dell’apertura del terzo segreto: «Giovanni XXIII, (dopo aver parlato con tutti i collaboratori che aveva consultato) mi disse: ‘scrivi’».
E scrissi sotto sua dettatura: «Il Santo Padre ha ricevuto dalle mani di monsignor Philippe questo scritto. Si è riservato di leggerlo il venerdì con il suo confessore. Essendoci locuzioni astruse, chiama monsignor Tavares, che traduce. Lo fa vedere ai suoi collaboratori più intimi. E alla fine dice di chiudere la busta con questa frase. Non dò nessun giudizio, silenzio di fronte a una cosa che può essere manifestazione del soprannaturale e può non esserlo».
Questo pare sia stato scritto sopra la busta che contiene la parte mancante del terzo segreto di Fatima.
«Locuzioni astruse» - commenta Socci - le liquidò così Giovanni XXIII.



Era un modo furbesco per non dire che - semplicemente - a lui quelle parole della Madonna non piacevano, lo infastidivano, probabilmente lo impaurivano, disturbavano il suo beato ottimismo sulle sorti magnifiche e progressive.
Così le cancellò.
Le occultò, impedendo a tutta la Chiesa e all’umanità di ascoltare l’avvertimento accorato della Madre di Dio apparsa a Fatima o comunque impedì di fare i conti - laicamente - con il cuore del messaggio di Fatima.
Erano parole tanto gravi - quelle della Vergine - che quel Pontefice, pur di negarle e nasconderle per sempre, ritenne che probabilmente non erano della Madonna, ma potevano essere «fantasie» di suor Lucia, che da quel momento cominciò a essere, su ordine del Vaticano, praticamente «muta e irraggiungibile».
Così negli stessi anni in cui Papa Roncalli dava l’annuncio del Concilio (pensando di riformare lui la Chiesa) valutò il terzo tegreto - che forse lo metteva in guardia da quella svolta - come «un messaggio non soprannaturale».
A questo punto, la rivelazione del segreto, che per espresso desiderio della Madonna doveva essere fatta nel 1960 è divenuta impossibile?
Pubblicare adesso quel segreto diventerebbe uno scandalo?
Mostrerebbe forse che la Chiesa, pur sapendo non ha voluto, pur potendo non ha osato, pur avvisata non ha creduto e che pertanto, pur senza modificare il dogma della fede, ha permesso con il Concilio e il Post-concilio che, «aggiornandolo», proprio il dogma della fede andasse perduto?
Per questo - spiega Socci - «Ratzinger e Giovanni Paolo II nel Duemila hanno pubblicato di quel segreto quel che era possibile, cioè il testo della visione. Ma di fatto senza poter rimuovere quel macigno rappresentato dalla ‘bocciatura’ di Giovanni XXIII sulle parole della Madonna (cui si è associato di fatto Paolo VI)».
Su questa linea il cardinale Sodano diede l’annuncio della pubblicazione del terzo segreto, anticipandone pure l’interpretazione.
Si chiede Socci: «Non è chiaro perché l’interpretazione sia stata data dal segretario di Stato, che non è un’autorità dottrinale».
Fatto sta che da quel momento, la linea è tracciata: «Il segreto - spiega Sodano - tratta della lotta dei sistemi atei contro la Chiesa e i cristiani e descrive l’enorme sofferenza dei testimoni della fede dell’ultimo secolo del secondo millennio. E’ una interminabile Via Crucis guidata dai Papi del ventesimo secolo… il ‘vescovo vestito di bianco’ che prega per tutti i fedeli è il Papa. Anch’egli, camminando faticosamente verso la croce tra i cadaveri dei martirizzati […] cade a terra come morto, sotto i colpi di arma da fuoco».


Paolo VI e suor Lucia 13 maggio 1967, per il 50° anniversario delle apparizioni di Fatima



Le molte e indiscutibili incongruenze del testo rispetto al secondo segreto sono superate, la drammaticità dell’annuncio attenuata, lo svolgersi dello stesso pare oramai alle spalle, il testo viene perfino adattato: nella profezia non è scritto che il Papa cade «come morto», è scritto «morto»!
Socci, contro l’interpretazione della maggioranza, solleva il dubbio che la profezia non si sia affatto già compiuta, che il Papa colpito non sia Giovanni Paolo II e titola, senza punto interrogativo (!) e riferendosi a Ratzinger: La vita di questo Papa è in pericolo.
Nel 2000, quando il segreto fu pubblicato, la presentazione era firmata da monsignor Bertone, mentre il commento teologico era affidato al cardinale Ratzinger rispettivamente il numero 2 (Segretario) e il numero 1 (Prefetto) della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Ricorda Socci «che la Congregazione per la Dottrina della Fede, cioè la massima autorità dottrinale (fino ad allora seconda solo al Papa!) va a dipendere dalla segreteria di Stato, l’autorità politica!» (è una delle tante follie del post-Concilio).
Guarda caso dal Segretario di Stato, appunto da Sodano.
Ratzinger, quale Prefetto della Congregazione, non può contraddire Sodano e infatti dice: «Innanzitutto dobbiamo affermare con il cardinal Sodano: le vicende cui fa riferimento la terza parte del segreto di Fatima sembrano ormai appartenere al passato».
Notate bene quel: «Dobbiamo affermare»…
Poi si domanda, usando la figura della domanda retorica, tipica del teologo: «Non doveva il santo Padre, quando dopo l’attentato del 13 maggio 1981 si fece portare il testo della terza parte del ‘segreto’, riconoscervi il suo proprio destino? Egli era stato molto vicino alla frontiera della morte ed egli stesso ha spiegato la sua salvezza con le seguenti parole: ‘... fu una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola e il Papa agonizzante si fermò sulla soglia della morte’ (13 maggio 1994). Che qui una ‘mano materna’ abbia deviato la pallottola mortale, mostra solo ancora una volta che non esiste un destino immutabile, che fede e preghiera sono potenze, che possono influire nella storia e che alla fine la preghiera è più forte dei proiettili, la fede più potente delle divisioni».
Ma poi «è curioso - fa notare Socci - che Ratzinger inizi il commento che dovrebbe motivare l’identificazione del terzo segreto con la profezia dell’attentato al Papa, con queste parole che‘Nessun grande mistero viene svelato; il velo del futuro non viene squarciato’».
Il cardinal Ratzinger, - ricorda ancora Socci - aveva rilasciato nel 1984 a Vittorio Messori un’intervista sulla rivista Jesus, edita dalle Edizioni Paoline, in cui affermava che la crisi della fede affligge la Chiesa in tutto il mondo.
Rivelando di aver letto il terzo segreto, specificava che esso si riferisce ai «pericoli che minacciano la fede e la vita dei cristiani e, di conseguenza, la vita del mondo», affermando che il segreto si riferisce anche «all’importanza dei Novissimi [gli Ultimi Tempi/le Ultime Cose] e che «se non lo si pubblica - almeno per ora - è per evitare di far scambiare la profezia religiosa con il sensazionalismo…».
Si domanda Socci perché, essendo l’attentato al Papa ormai avvenuto, quel segreto avrebbe dovuto generare sensazionalismi nel 1984 e non nel 2002 e se di conseguenza davvero Ratzinger facesse riferimento allo stesso testo, per opporre alle parole di allora («evitare di far scambiare la profezia religiosa con il sensazionalismo») quelle rassicuranti del 2000 («Chi legge con attenzione il testo del cosiddetto terzo segreto resterà probabilmente deluso o meravigliato. Nessun grande mistero viene svelato; il velo del futuro non viene squarciato»).



Insomma dalla lettura del libro di Socci si capisce che, passando attraverso l’iniziale «no» di Roncalli, il resto è solo conseguenza: quel segreto non si può pubblicare, non se ne può parlare, è stato seppellito per sempre.
E il motivo è presto detto.
Esso preannunciava una crisi spaventosa della fede, che chi ha convocato il Concilio ha sottovalutato ed anzi ha irriso, ritenendo di riformare da sé la Chiesa: i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Svelare oggi quel segreto, anziché nel 1960 - come aveva chiesto la Madonna - potrebbe addirittura accentuare la crisi, a meno di non trovare il coraggio di fare questa volta un mea culpa non per i peccati passati della Chiesa, ma per quelli presenti.
Da ciò ne deriverebbe senz’altro uno sconcerto tra i cristiani autentici, perché si sentirebbero ingannati, mentre coloro che si sono formati in una dimensione ecclesiale come quella attuale non avrebbero più le categorie mentali e spirituali per accogliere le «durezze» del dogma della fede.
Inoltre i sostenitori della Chiesa conciliare e post-conciliare dovrebbero fare le valigie e andarsene.
Figuriamoci! C’è chi, come il cardinal Sodano, non se ne vuole andare neppure dai suoi appartamenti e per sfrattarlo, il suo successore - il cardinal Bertone - ha dovuto chiamare gli imbianchini (come riporta sarcasticamente il quotidiano Italia Oggi del 10 gennaio).
A proposito: è forse un caso che Ratzinger abbia sostituito Sodano proprio con Bertone?
E dietro il trappolone che gli hanno teso in Polonia con il caso di monsignor Wielgus, c’è forse l’ex colonia cresciuta durante il Pontificato di Woityla, guidata proprio dall’ex-Segretario di Stato Sodano e dal Prefetto della Congregazione per i vescovi cardinale Giovanni Battista Re?



Ma torniamo a Fatima e al suo quarto mistero: dunque la linea decisa con Woityla sarebbe la seguente.
Si pubblica quello che si può pubblicare.
Già… e per il resto?
Il libro di Socci spiega che la parte ancora segreta del terzo segreto verrebbe a sua volta «segretamente» rivelata attraverso discorsi, omelie e interventi.
Papa Wojtyla, nell’omelia della messa di beatificazione dei due pastorelli, il 13 maggio 2000, l’avrebbe in qualche modo rivelata citando un brano dell’Apocalisse: «Il messaggio di Fatima è un richiamo alla conversione, facendo appello all’umanità affinché non stia al gioco del ‘drago’, il quale con la ‘coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra’ (Apocalisse 12, 4)».
Questo sarebbe il motivo dei toni straordinariamente severi che hanno accompagnato le omelie del cardinale Ratzinger, poi divenuto Benedetto XVI.
Nella meditazione per la Via Crucis scritta poco prima di diventare Papa, ammoniva: «In quest’ora della storia, viviamo nell’oscurità di Dio».
Toni scuri ma realistici colorano le riflessioni sulla realtà; ancora, la suggestiva immagine dei mali che affliggono la Chiesa: «Signore spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, che fa acqua da tutte le parti».
La barca ha bisogno di un timoniere vigoroso che le faccia superare la tormenta.
La riflessione incalza: «Vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli. Siamo noi stessi a tradirti ogni volta».
Poi, appena eletto Papa, implora: «Cari amici - in questo momento io posso dire soltanto: pregate per me, perché io impari sempre più ad amare il Signore. Pregate per me, perché io impari ad amare sempre più il suo gregge - voi, la Santa Chiesa, ciascuno di voi singolarmente e voi tutti insieme. Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi».
Il cardinal Sodano - precisa Socci - il 13 maggio 2000 aveva annunciato «che prossimamente verrà pubblicato il mitico terzo segreto di Fatima e contemporaneamente fa un’altra cosa: anticipa l’interpretazione teologica (che non sarebbe stata precisamente materia sua) di quel delicatissimo tema. Un vaticanista, Andrea Tornielli, esprime così la perplessità di tanti: ‘Ciò che è accaduto a Fatima il 13 maggio 2000 rappresenta dunque qualcosa di unico nella storia della Chiesa. E’ stata offerta l’interpretazione corretta prima del testo interpretato’».



Proviamo a tradurre l’interpretazione politicamente corretta.
Sarà ancora Ratzinger a dire in una intervista a La Repubblica il 27 giugno 2000, che su Fatima non ci sono definizioni ufficiali, né interpretazioni obbligatorie.
Un precisazione solo teologica?
Insomma quello che sembra è - da parte del Papa - il tentativo, anche nei toni della pastorale, di richiamare il messaggio allarmato della Madonna e, non potendo più pubblicarlo, cercare di realizzarlo.
Quel riferimento che egli ha fatto alla barca di Pietro, come fa notare Socci, evoca il sogno di san Giovanni Bosco, conosciuto con il titolo di «Sogno delle due colonne», ove il santo vide una grande nave, la Chiesa, che era costretta ad una battaglia furibonda contro i suoi nemici: «Il Papa stava al timone e tutti i suoi sforzi erano diretti a portare la nave in mezzo a due colonne ove stava una grande Ostia consacrata e una statua della Madonna. A un tratto il Papa, colpito gravemente, cade. Subito è soccorso, ma cade una seconda volta e muore. Un grido di vittoria e di gioia risuona tra i nemici.[…] Senonchè, appena morto il Papa, un altro Papa subentra al suo posto. I piloti radunati lo hanno eletto così rapidamente che la notizia della morte del Papa giunge con la notizia della elezione del suo successore. Gli avversari cominciano a perdersi di coraggio. Il nuovo Papa, superando ogni ostacolo, guida la nave in mezzo alle due colonne, quindi con una catenella che pende dalla prora la lega a un’ancora della colonna su cui sta l’Ostia, e con un’altra catenella che pende a poppa la lega dalla parte opposta a un’altra ancora che pende dalla colonna su cui è collocata la Vergine Immacolata».
Woityla, effettivamente ha caratterizzato il suo pontificato per la devozione mariana, Ratzinger sembra volerlo fare per la Liturgia, ripristinando l’uso dell’antico Messale.
E’ questo che non vogliono i nemici interni ed esterni della Chiesa.
Non crediate che sia per altri motivi che ritarda così tanto la pubblicazione del Motu proprio e non crediate neppure che un vecchio babbione come l’ex-Vescovo Milingo abbia trovato soldi e pubblicità perché è una star.
La setta del reverendo (si fa per dire!) Moon che lo sostiene è così potente da poter piazzare un proprio uomo a capo dell’ONU.
Maurizio Blondet ha spiegato che «il successore di Kofi Annan sarà - perchè così vuole l’America - il coreano Ban Ki-moon. Costui è membro della ‘Chiesa dell’Unificazione’, ossia la setta del ‘reverendo Moon’ (Sun Myung Moon), la potente organizzazione che da sempre sostiene politicamente e finanziariamente la famiglia Bush, nonché proprietaria del Washington Times, il secondo giornale di Washington, ultra-conservatore». (2)



Il Papa è in queste condizioni: coi vescovi francesi che l’ostacolano sulla questione della liberalizzazione della Messa e impongono - pena la minaccia di una pubblica disobbedienza o addirittura di uno scisma - che il rientro dei seguaci di Lefebvre avvenga con l’accettazione piena del Vaticano II (il che è impossibile) e con il burattino Milingo che chiede per sé e i suoi una prelatura personale, cioè proprio la stessa soluzione che si pensava potesse consentire ai tradizionalisti di rientrare nella piena comunione con Roma.
In queste condizioni, anzi proprio perché smaschererebbe la semina della zizzania nella Chiesa, il Segreto - a meno di un miracolo - non si potrà più pubblicare, ma solo richiamare e i pericoli in esso contenuti solo evocare.
Papa Benedetto XVI il 1° gennaio 2007, parlando alla folla riunita in Piazza san Pietro ha espresso la sua «paura per una possibile catastrofe atomica. Ciò riporta gli animi indietro nel tempo alle ansie logoranti del periodo della cosiddetta ‘guerra fredda’. Dopo di allora si sperava che il pericolo atomico fosse definitivamente scongiurato e che l’umanità potesse finalmente tirare un durevole sospiro di sollievo.
Purtroppo - prosegue il Santo Padre - ombre minacciose continuano ad addensarsi all’orizzonte dell’umanità».
Il Pontefice sembra evocare un rischio imminente: «E’ in gioco il destino dell’intera famiglia umana!».
Ed ha concluso proprio con un’invocazione a Maria santissima: «Alla Regina della Pace, Madre di Gesù Cristo ‘nostra pace’ (Ef 2,14), affido la mia insistente preghiera per l’intera umanità all’inizio dell’anno 2007, a cui guardiamo - pur tra pericoli e problemi - con cuore colmo di speranza».



Un caso?
Liberi di crederci o meno, ma il libro di Socci non può essere ignorato.
Riprende obiezioni serie, pone dubbi motivati.
In fondo anche chi si ostina a difendere la versione ufficiale, non può fare a meno di notare che le incongruenze mostrate ci sono e sono molte e ripetute.
Andrea Tornielli, il più istituzionale tra i vaticanisti, su Il Giornale di domenica 14 gennaio nell’articolo «Fatima L’enigma del segreto dimezzato» prende atto che qualcosa non va e ammette: «E non si può escludere che le incongruenze siano dovute all’esistenza non di due testi diversi, ma di due copie distinte dello stesso segreto conservate in luoghi diversi». (3)
Due copie!? Forse.
Ma se sono identiche perché non sono state mostrate e pubblicate tutte e due?
Forse perché nella copia secretata la frase «In Portogallo, il dogma della fede sarà sempre conservato», non è seguita semplicemente da un «etc»?

Domenico Savino

http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1699¶metro=
In quarto segreto di Fatima Autore: Antonio Socci

DAL 22 NOVEMBRE 2006 IN TUTTE LE LIBRERIE IL NUOVO LIBRO DI ANTONIO SOCCI
Il 13 maggio del 2000 il Vaticano rivela al mondo, con una ufficialità senza precedenti nella storia della Chiesa, il Terzo segreto di Fatima: la visione di un 'vescovo vestito di bianco' che sale in mezzo ai cadaveri verso una croce, dove viene ucciso da alcuni soldati. Subito collegato all'attentato del 13 maggio 1981, l'annuncio tanto atteso delude molti. Possibile che un messaggio tenuto nascosto così a lungo, e con tanta cura, si riferisca a un evento già accaduto? Perché allora aspettare quasi altri vent'anni prima di comunicarne il contenuto? Chi è realmente il vescovo vestito di bianco? Perché quel lungo silenzio e quell'isolamento imposti a suor Lucia dal 1960? E come si spiegano certe sue parole? C'è un Papa martire nel futuro prossimo della Chiesa? Perché tanti particolari della ricostruzione ufficiale sono stati contestati? Pian piano le domande imbarazzanti cominciano ad accumularsi e molti indizi delineano un altro quadro, un'altra scottante verità: forse una parte del messaggio della Madonna non è mai stata pubblicata perché troppo sconvolgente. E' la parte che inizia con una famosa frase della Santa Vergine che suor Lucia ha lasciato in sospeso. In questo libro si tenta di ricostruire queli possono essere i contenuti di questo discorso della Madre di Dio che tanto ha sconvolto chi lo ha letto e che rimane tuttora segreto.



Casa editrice: Rizzoli
Numero di pagine:
Recensione
Il 5 luglio 2006 Solideo Paolini, un giovane intellettuale cattolico marchigiano, autore di un libro su Fatima che abbiamo spesso citato, che si dedica da anni allo studio dell’apparizione portoghese, si reca a Sotto il Monte, in provincia di Bergamo. Nel paesello di papa Roncalli trascorre la vecchiaia, dopo alcuni anni di episcopato, quello che fu il segretario personale di Giovanni XXIII, cioè monsignor Loris Capovilla. L’appuntamento fra i due è per le ore 19 presso l’abitazione del prelato.

Dopo alcuni ricordi relativi agli anni trascorsi da Capovilla a Loreto, come vescovo, Paolini avanza una domanda: “Eccellenza, il motivo della mia visita deriva dal fatto che sono uno studioso di Fatima. Siccome Lei è una fonte di primissimo piano , vorrei porLe alcune domande…”. Il vescovo inizialmente si schermisce: “No guardi, anche per evitare imprecisioni, visto che nel 2000 è stato rivelato ufficialmente (il Terzo Segreto, nda), io mi attengo a quanto è stato detto. Anche se potrei sapere pure dell’altro, bisogna attenersi a quanto detto nei documenti ufficiali”. Poi sorridente aggiunge una promessa: “Lei mi scriva le domande e così io le rispondo, vado a vedere tra le mie carte – se le ho ancora, perché io ho donato tutto al museo – e le mando qualcosa, magari una frase… Lei scriva”.

Una frase? In che senso manderà “una frase”? Cosa avrà voluto dire, si chiede il giovane studioso? Intanto monsignor Capovilla continua a esternare alcuni suoi pensieri. Paolini racconta: “Il vescovo continuava a parlare toccando vari argomenti: il rischio di prendere per manifestazioni soprannaturali quelle che sono fantasie passate per la mente; il rischio che in certe situazioni si possa diventare monomaniaci, il rischio anche di montarsi la testa. Io tacevo, ascoltavo e fra me” confida Paolini “pensavo alla povera suor Lucia… Altro che ‘incline’ a quel tipo di fenomeni: per mesi, pur dopo averne ricevuto l’ordine, non riusciva a scrivere il testo del terzo segreto, tanto ne era atterrita!”.

Intanto il vescovo Capovilla continuava a parlare e cominciò a biasimare “la facilità con cui si prendono per indemoniate persone che potrebbero avere semplicemente delle malattie mentali, da cui l’imprudenza – che lui a Loreto non ebbe – di buttarsi immediatamente sugli esorcismi quando, sia pure senza escluderli come eventuale ultima possibilità, ci sarebbe invece bisogno di confessione, Messa, comunione e, se si vuole, di una bella preghiera com’è il Rosario”. Seguirono anche alcuni aneddoti e valutazioni sui papi.

Tornato a casa, sabato 8 luglio Paolini invia al prelato le sue domande scritte, come da precedente accordo. Il 18 luglio arriva in risposta un plico. “A fianco delle mie domande circa l’esistenza di un testo inedito del Terzo Segreto che non sarebbe ancora stato rivelato, verso il quale portano tanti indizi, monsignor Capovilla (che com’è noto ha letto il Terzo Segreto) aveva scritto testualmente: ‘Nulla so’. Quella risposta” confida Paolini “mi ha sorpreso. Infatti se il testo misterioso e mai svelato fosse una balla, il prelato, uno fra i pochi a conoscere il segreto, avrebbe potuto e dovuto rispondermi che è un’idea completamente campata per aria e che tutto è già stato rivelato nel 2000. Invece risponde: ‘Nulla so’. Un’espressione che immagino volesse ironicamente evocare una certa omertà siciliana…”.
Forse era quella la “frase” promessa. Ma in realtà c’era dell’altro. Nel plico di monsignor Capovilla era contenuto anche un curioso biglietto autografo, dall’apparenza normalissima che recitava:

“14.VII.2006 A.D.
Saluto cordialmente il dr. Solideo Paolini. Gli trasmetto alcuni fogli del mio archivio. Lo consiglio di procurarsi ‘Il Messaggio di Fatima’, pubblicazione della Congregazione per la dottrina della Fede, Edizione Città del Vaticano, anno 2000. Cordialità benedicenti Loris F. Capovilla”.

Era curioso che il vescovo consigliasse a uno studioso di Fatima di procurarsi la pubblicazione ufficiale del Vaticano sul terzo segreto. Era ovvio che la possedesse già. Non sarà stato allora un invito a leggere qualcosa in particolare di quella pubblicazione in relazione ai documenti inviati dallo stesso Capovilla? Così l’ha interpretato Paolini e infatti ha trovato il punto, o meglio: “la frase”.

“Confrontando appunto tale opuscolo con le carte d’archivio che il segretario di Giovanni XXIII mi ha mandato, balza agli occhi” dice Paolini “principalmente questa contraddizione: nelle sue ‘Note riservate’ con tanto di timbro, si certifica che papa Paolo VI lesse il segreto nel pomeriggio di giovedì 27 giugno 1963; mentre il documento ufficiale vaticano afferma: ‘Paolo VI lesse il contenuto con il sostituto Sua Ecc.za monsignor Angelo Dell’Acqua, il 27 marzo 1965, e rinviò la busta all’Archivio del Sant’Uffizio, con la decisione di non pubblicare il testo’. Mi chiedo dunque: 27 giugno 1963 o 27 marzo 1965 ?”.

Potrebbe forse trattarsi di un errore? O la discrepanza nasconde la soluzione del giallo che fin qui abbiamo indagato? Con queste stesse domande Paolini prende il telefono e quello stesso giorno, alle ore 18.45, chiama direttamente monsignor Capovilla. Dopo alcuni saluti “gli faccio presente” racconta lo studioso “il contrasto tra le sue ‘Note riservate’ e quanto asserito nel ‘Messaggio di Fatima’, cui egli stesso mi aveva rinviato. Risposta: ‘Ah, ma io le ho detto la verità. Guardi che sono ancora lucido!’. ‘Per carità, Eccellenza, ma come si spiega questa certificata discrepanza?’. A questo punto mi risponde con delle considerazioni che sembrano far riferimento a eventuali lapsus della memoria, interpretazioni di quanto si intendeva dire, al fatto che non stiamo parlando di Sacra Scrittura… Obietto: ‘Sì, Eccellenza, ma il mio riferimento è a un testo scritto (il documento ufficiale vaticano), chiaro e, a sua volta, basato su appunti d’Archivio!’. Monsignor Capovilla: ‘Ma io giustifico, forse il plico Bertone non è lo stesso del plico Capovilla…’. E io subito, interrompendolo: ‘Quindi entrambe le date sono vere perché del terzo segreto ci sono due testi?’. Qui c’è stata una breve pausa di silenzio, poi monsignor Capovilla riprese: ‘Per l’appunto!’ ”.

Nota
Monsignor Capovilla non solo era presente al momento in cui Giovanni XXIII, nel 1959, fece aprire e leggere il terzo segreto, ma fu addirittura l’estensore materiale della sentenza (di “condanna”) emessa dallo stesso papa Roncalli. E’ stato inoltre, nel corso degli anni, un importante testimone per ricostruire alcuni particolari relativi all’atteggiamento dei papi sul terzo segreto. In qualche modo – per il suo legame personale con Giovanni XXIII – è lui stesso un protagonista di questa vicenda.

Cronologia

13 maggio 1917: a Fatima (in Portogallo) la Madonna appare a tre bambini
13 luglio 1917: nel corso della terza apparizione la Madonna consegna ai bambini il Segreto
1942 : vengono rivelate la prima parte (la visione dell’inferno) e la seconda del Segreto che prediceva la rivoluzione sovietica, la seconda guerra mondiale, l’espansione del comunismo e le persecuzioni alla Chiesa. La terza parte del Segreto rimane avvolta nel mistero.
1957 : il Vaticano fa inviare la busta con il Terzo Segreto a Roma.
1959 : Giovanni XXIII legge il Terzo Segreto e decide di segretarlo mentre la Madonna aveva chiesto di rivelarlo pubblicamente nel 1960.
2000 : Giovanni Paolo II rivela il Terzo Segreto (la visione del “vescovo vestito di bianco”). Ma da allora sono cresciuti i dubbi sull’interezza del Segreto rivelato
Giovanni Paolo II, il Papa di Fatima


ROMA, lunedì, 3 aprile 2006 (ZENIT.org).- Tra i tanti libri pubblicati su Giovanni Paolo II, ha destato scalpore l’inchiesta realizzata dallo scrittore e giornalista Renzo Allegri, appena arrivata in libreria con il titolo “Il Papa di Fatima” (Mondadori, 334 pag., 17 Euro).

Dall’affascinante ricerca svolta dall’autore emerge che la vita e il pontificato di Karol Wojtyla sembrano iscritti in un disegno divino che fa di Giovanni Paolo II quel “Vescovo vestito di bianco” di cui si parla nella terza parte del Segreto di Fatima; una realtà di cui lo stesso Pontefice si rese conto subito dopo l’attentato avvenuto il 13 maggio 1981.

L’attentato al Papa è avvenuto nella stessa data della prima apparizione del 1917 a Fatima, e i medici hanno riconosciuto che il proiettile, sparato da una distanza ravvicinata, ha seguito una traiettoria molto strana, a zig-zag, evitando gli organi vitali.

Giovanni Paolo II ha interpretato questo fatto, scientificamente inspiegabile, come se una mano misteriosa – la mano materna di Maria – avesse deviato la traiettoria del proiettile impedendo che il colpo fosse letale.

Nella terza parte del segreto, rivelato a tre pastorelli del villaggio portoghese di Fatima nel 1917 e reso pubblico nel maggio del 2000, si parla delle persecuzioni che la Chiesa dovrà subire nel corso del ventesimo secolo, che hanno coinvolto un numero di persone molto superiore a quello delle persecuzioni dei primi secoli dell’era cristiana, e del misterioso agguato ad un uomo “vestito di bianco” che “cadrà a terra come morto sotto i colpi di arma da fuoco”.

Per questo ed altri motivi ricostruiti dall’autore, Fatima e l’attentato diventano episodi centrali per capire la vita di Papa Wojtyla, e in particolare la devozione a Maria e il ruolo del Pontefice come figura decisiva nel crollo dei regimi comunisti.

Allegri ricostruisce l’intera vicenda umana di Karol Wojtyla e rintraccia i segni della predestinazione fin nell'infanzia, addirittura tre anni prima che Karol nascesse, in quel terzo segreto di Fatima che fu rivelato a tre ragazzi portoghesi nel 1917.

Con un incalzante racconto degli eventi, l’autore spiega la stretta correlazione tra avvenimenti storici e disegni sovrannaturali. Rivelando anche aspetti poco conosciuti del pontificato di Giovanni Paolo II, Allegri spiega i fatti nell’ottica del messaggio di Fatima, e in particolare le vicende relative all’ideologia atea del marxismo materialistico, la diffusione degli errori del comunismo nel mondo, la persecuzione della Chiesa e il martirio dei milioni di credenti, fino alla consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, realizzata da Wojtyla nel 1984 ma che Maria aveva chiesto nel 1929, e la conseguente improvvisa caduta dei regimi comunisti.

Il libro racconta come Giovanni Paolo II, dopo aver realizzato di essere il Papa di cui si parla nel messaggio di Fatima, si sia impegnato a visitare tutti i santuari mariani e a rinnovare in ogni appuntamento il rito di consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria.

Secondo Allegri, per realizzare questa impresa Karol Wojtyla ha sfidato le forze del male, ed è per questo che più volte la sua vocazione e la sua vita hanno rischiato di spezzarsi. Almeno quattro o cinque volte il giovane Wojtyla è incappato in incidenti in cui sarebbe dovuto morire e dai quali si è salvato in modo “miracoloso”.

L’Arcivescovo di Cracovia, il Cardinale Stanislao Dziwisz, che è stato il fedelissimo segretario di Giovanni Paolo II, ha scritto all’autore a proposito della tesi sostenuta nel libro: “Lei ha buona intuizione per quanto riguarda il legame che unisce le apparizioni della Madonna a Fatima con l’attentato a Giovanni Paolo II, e specialmente il terzo segreto, che rimane sempre mistero della Divina Misericordia”.

Monsignor Mario Rizzi, Arcivescovo titolare di Bagnoregio, insigne latinista e già Nunzio Apostolico, ha scritto ad Allegri: “Mi pare di poter dire che il suo libro su Giovanni Paolo II è il più bello e sincero che io conosca. E' un libro informatissimo, con particolari sconosciuti, rivelativo di un Papa Teologo, che ha come possibili concorrenti solo Leone Magno e Gregorio Magno. Oltre la dimensione teologica, affiora una dimensione umana incantevole e avvincente”.

Nel suo libro, Allegri dedica un intero capitolo alle persone che tramite l’intercessione di Giovanni Paolo II sono guarite in maniera immediata e straordinaria da malattie mortali o hanno avuto grazie enormi.
Lo spettro della guerra infinita, la Croce contro la Mezzaluna

di Alessandro Renzo/ 28/05/2003

Quale presentimento sembra celarsi dietro il “mai più la guerra!”, mentre il pianeta è lacerato da guerre infinite e il Papa teme che ‘la’ Guerra trionfi? Un’indagine giornalistica lucida, che non tralascia il lato più oscuro e misterioso dei fatti.

Libro “Apocalissi - La profezia di Papa Wojtyla” di Marco Tosatti e Franca Giansoldati - pagg. 98 - Piemme Religio - 6,50 Euro.

“È la guerra di civiltà l’incubo della Chiesa: anche di quella italiana. Camillo Ruini, presidente della CEI, lancia un allarme al Consiglio Permanente: ‘Alla base dell’impegno che condividiamo con il Papa c’è anche la preoccupazione profonda di evitare uno scontro di civiltà che per di più potrebbe tragicamente richiamarsi a malintese motivazioni religiose”. Questa visione pessimistica traspare da ogni pagina di questo libro, spiegando “l’incubo tanto temuto da Giovanni Paolo II”.

“La prima volta che papa Wojtyla parlò dell'apocalisse da Papa - l'apocalisse così come la capisce e la interpreta la gente comune -, e di una profezia dalle tinte fosche per il Pianeta, fu nel 1980 a Fulda in Germania, di fronte a un gruppo di cattolici tedeschi”: da questo episodio prende l'avvio il libro “Apocalisse - La profezia di Papa Wojtyla”, scritto a quattro mani da due giornalisti Marco Tosatti e Franca Giansoldati, entrambi “vaticanisti”. Punto di arrivo e di partenza del volume è la profezia di Fatima, un capitolo tutt'altro che chiuso, come cerca di dimostrar il libro. E per capire bisogna andare indietro negli anni quando, a Fulda. “Qualcuno di loro - del gruppo di cattolici tedeschi che il Pontefice incontrò - aveva un registratore; e il contenuto di quella conversazione fu svelato da una seria rivista cattolica di quel Paese, ‘Der Stimme des Glaubens’”.

Gli autori continuano: “Ci furono deboli smentite, non molto convincenti, a cui la rivista rispose dicendo di essere in possesso della registrazione dell’incontro, e la questione finì lì. Perché ne parliamo adesso, a oltre vent’anni di distanza? Perché le parole del Pontefice che era sul trono di Pietro da due anni, e sei mesi più tardi sarebbe caduto ferito gravemente in Piazza San Pietro sotto i colpi del killer turco Alì Agca, risuonano oggi con un senso di allarme particolare.

Ma cosa disse allora Wojtyla? “Ad ogni cristiano dovrebbe bastare di sapere quanto segue: quando si legge che oceani inonderanno interi continenti, che gli uomini verranno tolti alla vita repentinamente, da un minuto all'altro, e cioè a milioni ... Se si sa questo, non è davvero necessario pretendere la pubblicazione di questo ‘segreto’. Molti vogliono sapere solo per curiosità e sensazioni: ma essi dimenticano che il conoscere porta con sé anche la responsabilità. Questo è pericoloso, quando, allo stesso tempo, non si vuole fare nulla, dicendo: ‘Tanto non serve a niente!’”. Gli autori continuano: “A questo punto il Papa prese il rosario che teneva in tasca: ‘Ecco la medicina contro questo male! Pregate, pregate e non interrogate ulteriormente. Tutto il resto raccomandatelo alla Madonna’. In quella stessa occasione il Papa avrebbe detto: ‘Dobbiamo essere pronti a grandi prove vicine, che potranno richiedere anche il sacrificio della nostra vita e la nostra totale donazione a Cristo e per Cristo. Le prove potranno essere ridotte con la vostra e la nostra preghiera, ma non possono essere evitate, perché un vero rinnovamento nella Chiesa potrà avvenire solo in questo modo. Come già tante volte, la Chiesa rinacque dal sangue, non sarà diverso neppure questa volta. Siamo forti e prepariamoci, confidando in Cristo e nella Madre sua. Preghiamo molto e spesso il Santo Rosario”.

Poi nel Mondo è accaduto di tutto ma nessuno ha più parlato di quella profezia. Ma - spiegano i giornalisti che ricostruiscono vicende ormai storiche - c’è qualcosa che muta nell’animo del Papa fra l’estate e l’autunno del 2000. Nell’anno del Giubileo, Giovanni Paolo II fece porre la statua della Madonna di Fatima in Piazza San Pietro. E di fronte a questa statua, l’8 ottobre di quell'anno, il Santo Padre disse: “L'umanità è a un bivio ... fà che grazie all'impegno di tutti, le tenebre non prevalgano sulla luce”, parole che in varie occasioni ebbe modo di ripetere, che l’umanità era giunto a un bivio: fare del mondo un giardino oppure ridurlo a un cumulo di macerie. Ed è una escalation nel sentimento di angoscia e preoccupazione che accompagna i mutamenti dello scenario internazionale, l'11 settembre, l'attentato alle Torri gemelle, il conflitto in Afghanistan, la minaccia di Bin Laden e Saddam Hussein fino all'approssimarsi dei venti di Guerra fra America e Iraq.

“Perché - chiedono gli autori - ha indetto proprio per il 2003 un Anno del Rosario, che considera - come abbiamo visto nelle dichiarazioni di Fulda - l’arma principale per combattere gli scenari paurosi che si affacciano all’orizzonte del mondo? Che cosa lo ha spinto a gettare senza riserve nel campo dell’intricata crisi mediorientale, intrisa di interessi e di petrolio, la sua figura, e il Vaticano, in una campagna diplomatica che non ha uguali nella storia della Chiesa contemporanea?”. Quale sono le implicazioni della profezia di Fatima, che molti considerano non interamente svelata: che ruolo giocano nell’orizzonte incerto e drammatico che si delinea nelle parole di Giovanni Paolo II?

A queste domande cercano a rispondere gli autori, con l’ausilio di notizie ed episodi totalmente inediti, che è accaduto nel mese più caldo della diplomazia mondiale, prima che cominciassero a cadere le bombe sull’Iraq. Accanto agli inviti accorati al dialogo e alla pace, si sono moltiplicate iniziative diplomatiche mai tentate prima dalla Santa Sede per tentare di scongiurare un conflitto giudicato catastrofico per l’umanità. Leggiamo nel libro: “E il suo grido si leva più alto: ‘Non lasciamo che una tragedia umana divenga anche una catastrofe religiosa’. La fine della guerra non fuga i suoi timori. Affida i giovani di Roma raccolti in Piazza San Pietro il 10 aprile 2003 alla Madonna: ‘In un momento travagliato della storia, mentre il terrorismo e le guerre minacciano la concordia fra gli uomini e le religioni’. E aprono la porta a un futuro forse peggiore di ciò che abbiamo vissuto fino ad ora”.

La chiave di lettura offerta dal libro porta al Segreto di Fatima “perché non sono poche le persone che reputano tutt'altro che chiuso il messaggio affidato ai tre pastorelli alla Cova de Iria”. Vittorio Messori ha sottolineato i fili misteriosi che sembrano legare Fatima all'Universo dell'Islam: a cominciare dal nome, quello della figlia prediletta del Profeta, e senza dimenticare che le pallottole che quasi uccisero Giovanni Paolo II provenivano dalla pistola di un killer fondamentalista turco. “Difficile - scrivono gli autori - non soffermarsi su questi elementi quando si pensa che le preoccupazioni più grandi per il Papa riguardano proprio la guerra possibile fra cristianesimo e Islam”. Non ci sono risposte certe anche se “sarebbe interessante sapere cosa pensa la veggente di Fatima, ma questo non è possibile”. Però c'è qualcuno vicino a lei, suo nipote, il sacerdote salesiano salesiano José Dos Santos Valinho che, nell'autunno del 2002, ha registrato un'intervista in cui conclude “che c’è una relazione fra la fede e la terza parte del segreto, dunque qualcosa relativa alla Chiesa, a qualche crisi di tipo universale nella Chiesa e nell'umanità”.

Marco Tosatti (Genova, 1947), giornalista, ha lavorato per diverse testate. Dal 1981 segue gli avvenimenti religiosi come “vaticanista” per il quotidiano “La Stampa”. Con Flavio Amabile ha pubblicato “I Baroni di Aleppo” (Gamberetti Editore). Fra i vari saggi ricordiamo “Giovanni Paolo II. Ritratto di un pontefice” (Mondadori), “Le apparizioni” (Mondadori), Fatima. Il segreto non svelato (Piemme, 2002), “Inchiesta sul demonio” (Piemme, 2003). Ho curato l’edizione italiana e l’aggiornamento di “L’uomo del secolo” di Jonathan Kwitny (Piemme, 2002).

Franca Giansoldati (Reggio Emilia, 1964), giornalista, ha lavorato prima a “Il Resto del Carlino” e poi “vaticanista” dell’Adnkronos. Dal 2001 lavora all’AP.Biscom, chiamata da Lucia Annunziata a raccontare i fatti della Santa Sede e l’attività del Santo Padre.