|
|  |
| Venerdi 11 Luglio 2008
Comunicato Stampa 5
Le mostre degli italiani a Sydney
Anche gli italiani daranno il loro speciale contributo all’interno degli eventi culturali previsti per la Gmg australiana. Presso il “Sydney Convention and Exhibition Centre”, da martedì 15 a venerdì 18 luglio, sarà possibile ammirare tre mostre riguardanti alcuni dei grandi personaggi contemporanei che accompagneranno i ragazzi durante l’avventura della Giornata Mondiale della Gioventù. Si tratta di Santa Maria Goretti, del beato Pier Giorgio Frassati e del Servo di Dio Giovanni Paolo II in parallelo a Benedetto XVI.
Santa Maria Goretti:
Il percorso espositivo, modulato su pannelli, propone allo spettatore un articolato profilo biografico e spirituale della santa, teso a farne emergere il delicato, ma profondo carisma. “Marietta” ha tratto dalla sua innocenza e dalla sua purezza la determinazione per vivere fino in fondo la sue fede fino all’estremo gesto di perdono verso il suo assassino.
I testi dei pannelli, corredati da foto d’epoca, sono in Italiano e in Inglese.
Pier Giorgio Frassati:
La mostra è composta da una serie di pannelli illustrativi, di video, di oggetti appartenuti al Beato Pier Giorgio. Immaginando di sfogliare l’album fotografico di famiglia, la sua missione è raccontata attraverso un’affascinante collezione delle immagini più significative della sua vita, insieme a testimonianze scritte, riportate nei testi. La mostra intende proporre la sua figura come modello per i giovani del terzo millennio essendo stato lui stesso un giovane che aveva colto in modo intenso il legame tra Eucaristia e carità. La carità verso i “suoi poveri” e i malati fu la costante preoccupazione di Pier Giorgio; il suo amore per la montagna e gli amici più cari si accompagnò ad uno straordinario impegno sociale.
I testi della mostra e della guida sono in Italiano e in Inglese ; i contributi video sottotitolati anch’essi in Inglese.
Giovanni Paolo II e Benedetto XVI:
Attraverso un’ampia selezione di immagini, la mostra presenta una testimonianza su alcune delle qualità che accomunano i due pontefici: la devozione alla Madonna, la cura verso le giovani generazioni, l’amore rispettoso per il creato.
I pannelli fotografici presentano immagini in cui emerge la percezione della continuità tra i due grandi pontefici legati da un comune percorso. Prima di giungere a Sydney la mostra è stata presente a Loreto, durante l’Agorà dei Giovani Italiani e a Cracovia, in occasione del terzo anniversario della morte di Giovanni Paolo II. |
| Venerdi 27 Giugno 2008
Sulle orme di Frassati in vista della Gmg
Don Pierpaoli:”Le strade che portano a Dio sono tante. La montagna è una di queste”
Scarponi da montagna, giacca a vento, copricapo, maglie per cambiarsi, una torcia con ricambio pile, acqua con sali minerali, qualche alimento energetico facilmente digeribile e tanta voglia di montagna e condividere con gli altri un momento di fatica, ma anche di ascolto interiore. Tutto sulla scia del beato Pier Giorgio Frassati. Questo il senso della “scalata” che avverrà venerdì 27 e sabato 28 giugno a Fonte Avellana (Cagli). “Pier Giorgio Frassati, vedeva il cammino in montagna con gli occhi di chi nella vita non si accontenta della mediocrità, ma con umiltà e sacrificio desidera vivere pienamente. La montagna rappresentava per lui fatica, sforzo, impegno, ma anche fraternità, bellezza e riflessione” spiega don Francesco Pierpaoli, direttore del Centro Giovanni Paolo II di Loreto. L’itinerario da percorrere unisce Fonte Avellana a Cagli utilizzando vari sentieri del massiccio del Catria, che complessivamente richiede un tempo di circa 8 ore che si concluderà con una ricca colazione a cura delle mamme di Cagli! “Prevediamo delle soste che rappresentano i momenti più significativi per i pellegrini – aggiunge don Pierpaoli -. La prima tappa si chiama “La Sete”. Riproduce il desiderio di ricerca di se stessi, di riscoperta del divino che è in noi e la voglia di trovare qualcosa di bello al termine dell’avventura. Il secondo momento è “Il cammino”, caratterizzato da un duplice significato: “la sete” che va incontro alle difficoltà causate dal buio, dal sonno, dalla fatica, ma nello stesso tempo si nutre di tali fatiche generando ulteriori domande e spunti di riflessione. La terza sosta è “La sorgente”, rappresenta dal monte Catria, luogo in cui allo spuntare del sole si celebrerà il momento culmine del percorso: l’eucarestia. Una messa celebrata in una vetta all’alba è simbolo della scelta di Pier Giorgio Frassati di collocare la messa del mattino al vertice del suo programma giornaliero e della sua spiritualità”. Il pellegrinaggio si concluderà, infine, con l’ultima tappa, cioè “la meta”, rappresentata dalla Cattedrale di Cagli, luogo in cui i ragazzi si ritroveranno per pregare e per vivere momenti di riflessione. Un percorso intenso e una notte da vivere in maniera diversa rispetto alle altre. “La notte è la dimensione preferita dai giovani, il momento della giornata in cui essi danno spazio ai loro pensieri, ai loro divertimenti. Nello stesso tempo, però, rappresenta l’oscurità, il pericolo, l’impossibilità di vedere le bellezze presenti – prosegue don Pierpaoli. L’obiettivo degli organizzatori è quello di avvicinarsi alla realtà dei giovani cercando di fare della notte un momento magico di scoperta e di riflessione”. Anche la montagna riveste un significato particolare:“Le strade che portano a Dio sono numerose, ma sicuramente una di queste passa per la montagna! Il cammino tra i monti coinvolge i giovani in una esperienza che stimola uno spirito di adattamento, di collaborazione e di sacrificio”. Proprio come la vita di di Frassati al quale il pellegrinaggio è dedicato anche per via del fatto che il giovane Pier Giorgio è uno dei testimoni della fede della Gmg australiana.
Francesca Cusieri |
| Lunedi 16 Giugno 2008
Il corpo del Beato Pier Giorgio Frassati a Sydney
Con una messa in duomo, presieduta dall’arcivescovo, card. Severino Poletto, il 18 giugno, Torino saluterà il beato Pier Giorgio Frassati, i cui resti mortali saranno traslati in Australia in occasione della Gmg di Sydney (15-20 luglio) della quale è uno dei patroni. L’idea di portare la teca del giovane Beato a Sydney è stata dell’arcivescovo della città, card. George Pell e del vescovo responsabile per la Gmg, mons. Anthony Fisher. Come riferisce l’Associazione Pier Giorgio Frassati è “la prima volta che alla Gmg saranno portate delle reliquie” anche se in questo caso si tratta di tutta la bara perché il Beato nel 1981 era stato trovato completamente incorrotto. Alla celebrazione sono stati invitati i vescovi del Piemonte e sarà presente l’Incaricato d’affari dell’Ambasciata australiana presso la Santa Sede. A rappresentare i vescovi australiani sarà l’arcivescovo di Canberra mons. Mark Coleridge. La partenza della teca per l’Australia è prevista per il 19 da Malpensa, dove sarà accolta dal presidente della Lombardia, Formigoni. A Sydney l’urna sarà posta nella chiesa di Saint Benedict dove il 4 luglio verrà celebrato il giorno della sua festa con una messa, mentre dall’11 al 22 luglio verrà portata nella cattedrale dove il giorno 14 si terrà una veglia di preghiera. Il Servizio nazionale Cei della pastorale giovanile ha inviato a Sydney una mostra sulla vita del beato. |
| Riesumato il beato Frassati La salma verrà inviata a Sydney
TORINO - Dopo quella di Padre Pio, un' altra tomba illustre e venerata dai cattolici italiani, quella del beato Pier Giorgio Frassati, è stata sottoposta alla «ricognizione canonica», cioè a un esame per verificarne le condizioni. E la salma è stata spostata in un luogo segreto, per essere poi trasportata dall' altra parte del mondo, a Sydney, in Australia, dove sarà esposta alla devozione dei fedeli chiamati per le Giornate mondiali della gioventù, nel prossimo mese di luglio, dentro un' urna chiusa. Le spoglie di Frassati, definito «il santo dei giovani» per le circostanze della sua morte, a soli 24 anni, nel 1925, dopo aver contratto una poliomielite fulminante a causa delle sue visite nelle misere soffitte di Torino, erano custodite fino a tre giorni fa in una delle cappelle laterali del Duomo di Torino. Figlio di Alfredo Frassati, fondatore del quotidiano La Stampa ed esponente di spicco della borghesia torinese, e zio di Jas Gawronski, a lungo deputato ed europarlamentare, il beato Pier Giorgio è stato tra gli ultimi e i più popolari rappresentanti di quei «santi sociali» torinesi che hanno avuto in don Bosco il nome più illustre. «Siamo onorati - spiega Jas Gawronski, che con gli altri nipoti è stato presente alla "ricognizione" in Duomo - che Pier Giorgio sia stato prescelto come simbolo per queste Giornate così importanti. Era un giovane e un atleta, per questo rappresenta un bell' esempio per i suoi coetanei. Dopo Sydney, le sue spoglie torneranno al loro posto». A proclamare Frassati Beato era stato papa Giovanni Paolo II. La diocesi di Torino non ha voluto fornire particolari sulla ricognizione, ma il portavoce don Livio Demarie ha confermato la circostanza. Mentre a San Giovanni Rotondo, domenica notte, l' apertura della tomba di Padre Pio attirava l' attenzione di fedeli e media, a 24 ore di distanza, sempre nella notte, si lavorava nella cappella di San Massimo, dove il Beato riposa dal 1990. Nella nicchia, la terza sulla navata sinistra, l' altare è ricoperto da un telo rosso. «La riesumazione - fanno sapere in Duomo - è avvenuta nella discrezione e con l' ausilio delle preghiere dei fedeli». I resti, trovati in buono stato di conservazione, sono stati già trasferiti in un luogo dove potranno essere preparati al lungo viaggio che li attende. * * * Il santo dei giovani La vita Pier Giorgio Frassati nasce nel 1901 a Torino. Muore a soli 24 anni di poliomielite. Per la sua prematura scomparsa e per il suo impegno nella Gioventù Cattolica, è stato chiamato il «Santo dei giovani» La beatificazione Nel 1990 è stato proclamato beato da Giovanni Paolo II
Schiavazzi Vera
Pagina 24
(6 marzo 2008) - Corriere della Sera |
|
|  |
|
| Il Papa presenta l’esempio del beato Piergiorgio Frassati, studente e sportivo
CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 4 luglio 2007 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha presentato questo mercoledì il modello di vita del beato Piergiorgio Frassati, giovane studente e sportivo scomparso all’età di 24 anni.
Alla fine dell’Udienza generale, il Papa ha indirizzato un breve saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli per presentare questo giovane italiano dell’Azione Cattolica vissuto tra il 1901 e il 1925, la cui memoria liturgica si celebrava in questo giorno.
“Il suo esempio vi rafforzi, cari giovani, nel testimoniare il Vangelo in ogni circostanza della vita”, ha detto il Santo Padre.
“Aiuti voi, cari malati, ad offrire le vostre quotidiane sofferenze, perché si realizzi nel mondo la civiltà dell'amore”, ha aggiunto.
“E sostenga voi, cari sposi novelli, nel costruite la vostra famiglia sulla solida base dell'intima unione con Dio”.
Piergiorgio era figlio di Adelaide Ametis e di Alfredo Frassati, fondatore e direttore del quotidiano “La Stampa” di Torino.
Faceva parte dell’Apostolato della Preghiera, della Congregazione Mariana e dell’Adorazione Notturna. Riceveva spesso l’Eucaristia ed aveva una particolare devozione per la Vergine.
Nel 1918 si iscrisse alle Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli e da allora aiutò moralmente e materialmente i bisognosi e gli infermi e si occupò dei bambini orfani e dei soldati che tornavano dalla guerra.
Per stare vicino ai minatori decise di studiare Ingegneria Mineraria presso il Politecnico di Torino. Entrò poi nella Gioventù Cattolica (CGI) e nella Federazione Universitaria Cattolica (FUCI) e prese attivamente parte a congressi, riunioni e manifestazioni.
Si affiliò al Partito Popolare da poco fondato dal sacerdote Luigi Sturzo con il desiderio di contribuire all’elevazione sociale, morale ed economica degli operai.
In Germania – dove suo padre era stato nominato ambasciatore – conobbe Karl Rahner – considerato uno dei teologi più influenti del XX secolo –, che scrisse del giovane Frassati: “Ciò che colpiva di più in lui era la purezza, la sua allegria contagiosa, la sua pietà, la sua libertà di figlio di Dio per ammirare quanto c’era di bello nel mondo, la sua sensibilità sociale, la consapevolezza di dover condividere la vita e la sorte della Chiesa”.
Il 14 maggio 1922 Piergiorgio Frassati si iscrisse al circolo “Milites Mariae” della Società della Gioventù Cattolica (ramo maschile dell’Azione Cattolica) nella sua parrocchia.
Appassionato di montagna, faceva delle sue escursioni un’opportunità di apostolato e di preghiera in comune. Poco prima di ottenere il titolo di Ingegnere Minerario, si ammalò di poliomielite. Morì, dopo una settimana di sofferenze, il 4 luglio 1925.
Giovanni Paolo II, nella visita compiuta a Pollone il 16 luglio del 1989 presso la tomba del beato di origine torinese, ha affermato: “Anch’io nella mia giovinezza, ho sentito il benefico influsso del suo esempio e, da studente, sono rimasto impressionato dalla forza della sua testimonianza cristiana”.
Papa Wojtyla definì Frassati – da lui stesso beatificato il 20 maggio 1990 – “l’uomo delle otto beatitudini, che reca con sé la grazia del Vangelo, della Buona Novella, la gioia della salvezza offertaci da Cristo”. |
|
|
|
 |
| Beato Pier Giorgio Frassati |
|
 |
| Un giovane vissuto a inizio del ‘900. Testimone con parole e con opere della fede in Cristo.
Un santo moderno, dei nostri giorni. Un beato giovane per i nostri giovani. Una calamita di simpatia, di bellezza interiore, di gioia di vivere, capace di attrarre con naturalezza tanti che sono in cerca di un suggerimento, una prova vivente che è possibile oggi essere giovani cristiani.
La sua esperienza di laico che ama il Signore e il mondo con autentica e profonda radicalità evangelica anticipa di molti anni la consapevolezza acquisita dal Concilio Vaticano II. |
|
|
 |
|
 |
| Gesù esalta il ruolo attivo che i piccoli hanno nel regno di Dio: sono il simbolo eloquente e la splendida immagine di quelle condizioni morali e spirituali che sono essenziali per entrare nel regno di Dio e per viverne la logica di totale affidamento al Signore.
Christifideles laici, Giovanni Paolo II |
|
 |
| Pier Giorgio Frassati nasce a Torino il 6 aprile 1901, sabato santo. E’ figlio di Alfredo Frassati e Adelaide Ametis. Il padre è da sei anni proprietario del quotidiano “La Stampa”, e sarà l’artefice del grande successo che il giornale godrà negli anni Dieci e Venti. E’ liberale. Amico di Giovanni Giolitti, per molti anni capo del governo italiano, nel 1913 diventerà senatore e nel 1920 ambasciatore a Berlino.
I gravosi impegni gli impediscono di seguire molto da vicino l’educazione dei figli. Spetta alla madre farsi maggiormente carico della crescita di Pier Giorgio e di Luciana, nata poco più di un anno dopo.
L’atmosfera educativa, come è l’uso dei tempi, è di generale rigidità.
Quando, fanciullo, apprende i primi racconti del Vangelo, Pier Giorgio ne resta colpito, a volte in modo così profondo da diventare protagonista di gesti inattesi in un bimbo tanto piccolo.
Il padre, non credente, non può accompagnare i figli nella scoperta della dimensione religiosa dell’esistenza, ma la rispetta e non ostacola il cammino.
La spiritualità di Adelaide Ametis, donna sensibile e artista, tende a limitarsi ai precetti religiosi. Pier Giorgio sin da bambino invece ne trova i significati profondi, e fa diventare la fede vita concreta.
Preso in questo modo l’avvio, farà nel tempo la sua strada in un profondo rapporto a tu per tu con il Signore della sua vita che così presto aveva voluto incontrarlo. |
|
|
 |
|
 |
| La vita secondo lo Spirito, il cui frutto è la santificazione, suscita ed esige da tutti e da ciascun battezzato la sequela e l’imitazione di Gesù Cristo, nell’accoglienza delle sue beatitudini, nell’ascolto e nella meditazione della parola di Dio.
Christifideles laici, Giovanni Paolo II |
|
 |
| La vita di Pier Giorgio è tanto significativa ancora oggi probabilmente per il senso di pienezza che suscita. Non esistono zone d’ombra. Pier Giorgio balza ai nostri occhi vivido e affascinante.
Colpisce la assoluta mancanza di cedimenti: un giovane che cammina sicuro sulle strade della vita, con completa fiducia nell’amore del Padre, attraverso gli entusiasmi e le sofferenze dell’età giovanile. Che con una maturità che stupisce sa essere tanto gioioso e trascinante nei momenti di letizia quanto serio e attento di fronte ai problemi del mondo e della gente quanto nascosto e quasi furtivo nel gesto di carità.
Non si tratta solo di essere particolarmente toccati dalla Grazia. Qui c’è una risposta consapevole, un “sì” continuamente confermato. C’è un impegno di fedeltà, perseguita ad ogni costo, pagando prezzi anche alti. C’è la capacità di resistere alle tentazioni del mondo, convertendole nello sforzo di santificarlo.
La vita di Pier Giorgio è orientata da una intensa vita spirituale. L’eucaristia quotidiana è il centro. Per questo appuntamento si alza molto presto, rinuncia alle gite se gli impediscono di andare a messa. Fare la comunione è per lui partecipare all’intimità con Gesù; lo si vede nel banco, concentrato in un profondo raccoglimento, da cui nulla saprebbe distrarlo. Quando qualcuno gli chiederà la ragione della sua opera di carità risponderà così: “Gesù nella santa comunione mi fa visita ogni mattina. Io gliela rendo, con i miei poveri mezzi, visitando i poveri”.
La preghiera di Pier Giorgio, assidua, frequente, si esprime nei modi dell’epoca. Preferisce il rosario, sgranato per strada o camminando sui sentieri di montagna, con gli amici o inginocchiato accanto al letto. Ama regalare corone agli amici.
Il suo modo di pregare colpisce e rimarrà impresso per sempre in chi gli è accanto. Caldo, trascinante, quando nella preghiera comune la sua voce robusta si erge quasi a fare da guida al coro. Raccolto, intenso nella meditazione personale, tanto da far sentire davvero presente Dio, l’altro con cui si sta svolgendo il silenzioso colloquio. E’, senza volerlo, un esempio: la gioia che dimostra di trarre dalla preghiera suscita la voglia di imitarlo.
A volte partecipa ad adorazioni notturne. Notti intere passate in preghiera in una chiesa da cui poi uscire nelle prime luci urlando con gli amici fucini la comune allegria.
Ha una devozione particolare per Maria. Quando è a Pollone sale ogni mattina prestissimo al santuario di Oropa, ritornandone quando ancora la famiglia è immersa nel sonno.
Dopo un cammino di avvicinamento durato circa quattro anni, Pier Giorgio chiede di diventare terziario domenicano. Entra nell’Ordine dei Predicatori il 28 maggio 1922, assumendo il nome di frà Girolamo in ricordo di Savonarola. Dall’appartenenza al laicato domenicano, che aggiunge alle sue abitudini la recita quotidiana di un particolare Ufficio dedicato alla Madonna, riceve un sicuro e robusto sostegno alla vita spirituale. Diversi suoi amici, esortati da lui, seguiranno il suo esempio ed entreranno a loro volta nel Terz’Ordine. |
|
|
 |
| Il 4 luglio 1925 muore di poliomielite fulminante nella casa di Torino; la malattia lo stronca in pochi giorni di sofferenza. Il 6 luglio commoventi funerali nella parrocchia della Crocetta. La salma è custodita a Pollone fino al 1990, in cui viene trasportata nel duomo di Torino. |
|
|
 |
| UN VERO ANGELO DEI POVERI
di Renzo Allegri |
|
 |
| Ai giovani in Piazza San Pietro, Papa Benedetto XVI ha voluto ricordare la figura del Pier Giorgio Frassati, beatificato da Giovanni Paolo II nel 1990.
Il 5 luglio, nell’udienza pubblica del mercoledì in Piazza San Pietro. Benedetto XVI ha voluto ricordare l’esempio dell beato Pier Giorgio Frassati, di cui si era celebrata la festa liturgica il giorni precedente. . <<Il suo esempio di fedeltà a Cristo susciti in voi, cari giovani, propositi di coraggiosa testimonianza evangelica>>, ha affermato Papa Ratzinger, rivolgendosi ai numerosi giovani presenti. E poi rivolto agli ammalati ha detto: <<Aiuti voi, cari malati, ad offrire le quotidiane sofferenze, perché nel mondo si realizzi la civiltà dell’amore>>.
Benedetto XVI ha dimostrato con questo intervento di avere una grande ammirazione per questo giovane torinese, morto nel 1925, a soli 24 anni, beatificato da Giovanni Paolo II il 20 maggio 1990. Anche Papa Wojtyla lo ammirava molto. Nel 1989, visitandone la tomba, a Pollone, in provincia di Ivrea, disse: <<Anch’io nella mia giovinezza, ho sentito il benefico influsso del suo esempio e, da studente, sono rimasto impressionato dalla forza della sua testimonianza cristiana>>. E in un’altra occasione affermò: <<Egli è stato un giovane ‘moderno’, aperto ai problemi della cultura dello sport, alle questioni sociali, ai valori veri della vita, ed insieme un uomo profondamente credente, nutrito del messaggio evangelico>>.
Piergiorgio Frassati è una figura straordinaria, che ha infiammato il cuore di generazioni di giovani cattolici. E suscita ancora grande fascino. Soprattutto tra coloro che si dedicano al Volontariato, all’aiuto dei poveri, di cui egli fu un esempio luminoso.
Apparteneva ad una delle famiglie piemontesi più note di quel tempo. Suo padre, Alfredo Frassati, avvocato, era proprietario e direttore del quotidiano “La Stampa”. Nel 1913, Giolitti lo volle senatore del Regno e nel 1920 fu nominato ambasciatore d'Italia a Berlino. La madre, discendente da una nobile famiglia, era una pittrice di valore. Pier Giorgio, bellissimo, intelligente, simpatico, unico erede maschio della potente famiglia Frassati, aveva tutte le carte per essere l’idolo del jet set torinese e per condurre un’esistenza brillante e spensierata. Invece, tra la meraviglia e il disappunto di familiari, parenti e amici, egli scelse la strada dell'umiltà, del sacrificio, della preghiera, dell'impegno nelle associazione cattoliche e nell'aiuto ai poveri e ai diseredati.
Come giornalista mi sono interessato parecchie volte di Pier Giorgio Frassati ed ho letto perciò diversi dei libri che sono stati scritti su di lui. Tutti lavori interessanti. Ma chi ha raccontato la vita interiore di questo giovane con una capacità intuitiva sconvolgente è stata sua sorella, Luciana Frassati. Scrittrice, poetessa, pittrice, donna straordinaria, madre del giornalista e uomo politico Jas Gawronski .
Pier Giorgio aveva solo diciassette mesi più di lei. Nella loro ricca e grande famiglia, dove i genitori avevano mille impegni e mille distrazioni mondane, Luciana è vissuta quasi in simbiosi con Pier Giorgio ed è stata la sua confidente, la sua consigliera. Ho avuto modo di incontrarla alcune volte, riportando sempre un’impressione eccezionale e ricevendo ogni volta da lei confidenza straordinarie per conoscere la vera personalità di Pier Giorgio.
<<Quando leggo le biografie scritte su di lui>>, mi disse un giorno <<spesso mi arrabbio perché lo dipingono come lui non era. Pier Giorgio non aveva niente a che fare con l'immagine del "santarello" taciturno e remissivo. Era un vulcano energia e di attività. Aveva un carattere forte e deciso. Era temerario, burlone, sempre pronto a combinare scherzi atroci e se era necessario anche a menare le mani. La sue “scazzottate” per le strade di Torino, per difendere le sue idee e le sue scelte sociali, sono rimaste famose. Aveva pugni pesanti. E più volte, dopo gli scontri di piazza tra opposte fazioni, venne fermato dalla polizia e portato in questura. Era insomma un uomo vivo, combattente, un grande uomo.
<<Negli anni Venti, a Torino>>, mi disse ancora la signora Luciana Frassati <<era difficile mostrarsi cattolici in pubblico. L'università, che Pier Giorgio frequentava, era impastata di positivismo; nelle fabbriche proliferava il comunismo ateo; in politica si stavano affermando le camice nere. Tutti guardavano con disprezzo la religione. Ma Pier Giorgio non aveva paura di nessuno. E con la sua sicurezza e la sua baldanza fu un esempio per tutti i cattolici.
<<Noi, in casa, non eravamo al corrente di quanto faceva. Odiava le esteriorità. Sapendo che papà e mamma non condividevano i suoi ideali, non ne parlava. Perfino a me, che gli ero sempre accanto, non disse mai che era iscritto all'Azione Cattolica e ad altre numerose associazioni di ispirazione cristiana. Agiva, si sacrificava fino allo spasimo, pagava di persona, viveva in prima linea le scelte che aveva fatto, ma con grande discrezione>>
L’amore per i poveri è stata la caratteristica specifica di Pier Giorgio Frassati. Un amore concreto, come quello insegnato da Gesù. <<Ero affamato e mi avete dato da mangiare, ero carcerato e siete venuti a trovarmi, ero nudo e mi avete vestito>>.
<<Ogni giorno>>, mi ha raccontato Luciana Frassati <<Pier Giorgio andava nei vicoli più miseri, nelle zone della città più malfamate. Entrava nelle case di ex carcerati, di prostitute, di ladri. Non chiedeva mai a nessuno quali fossero le loro idee politiche o religiose o quale condotta tenessero. Erano poveri, e questo bastava.
<<Diceva: “Gesù mi fa visita con la Comunione ogni mattina ed io gliela restituisco visitando i suoi poveri”. Dopo la sua morte, un suo amico mi disse: “I poveri erano i suoi padroni ed egli faceva per loro letteralmente il servo, fino a portare ingombranti pesi, a trascinare carretti, persuaso di godere di un privilegio, Nelle sofferenze dei poveri, onorava la Passione di Cristo”. Quasi nessuno delle persone che abitualmente soccorreva, sapevano che Pier Giorgio era il figlio del senatore Frassati.
<<Questo suo amore per i poveri era grandissimo e delicatissimo. Era quasi innato in lui. Ricordo che un giorno, quando eravamo ancora ragazzi, una povera donna venne a bussare alla porta della nostra casa. Disse che era senza lavoro e chiedeva la carità per i suoi bambini. In casa non c'era la mamma. La servitù non poteva prendere iniziative. Pier Giorgio, ragazzo, non aveva una lira. Guardava quella povera donna con occhi velati di lacrime. Improvvisamente si tolse le scarpe e le diede alla poveretta dicendo: “Per i tuoi bambini”.
<<Una volta, quando era già grande, gli rubarono la bicicletta. Rimase male. Ma dopo un attimo di riflessione disse: “Forse era uno che ne aveva più bisogno di me”.
<<Era molto attento anche ai sentimenti e alle sofferenze delle persone più umili. Antonio Fassone, il bidello del liceo, mi raccontò che fra tutti gli studenti solo Pier Giorgio si accorse del suo dolore quando perse l'unico suo figlio di 14 anni. “Che succede Fassone?”, chiese Pier Giorgio. E il povero uomo gli raccontò la disgrazia. Pier Giorgio abbassò lo sguardo e rimase in silenzio accanto a lui. Un anno dopo, quello stesso giorno, Pier Giorgio andò da Fassone e gli disse: "Oggi è l'anniversario della morte di suo figlio. Lo ricorderò nella Comunione”.
<<Ai poveri che lo ringraziavano perché si disturbava per loro, rispondeva: “Non si preoccupi, io faccio solo il mio dovere”. Alle persone bisognose dava tutto quello che aveva. 1 soldi che nostra madre gli passava per vestirsi, per mangiare quando era in giro, per andare in montagna, finivano tutti ai poveri. Era capace di attraversare Torino a piedi per risparmiare i soldi dei tran e darli ai poveri. Tutti i mesi andava dalle suore Immacolatine, un Istituto per orfanelli, per pagare la retta di alcune bambine che manteneva in quel luogo a sue spese. Alla domenica spesso si fermava nella bottega di una fioraia, Vittoria Asinari, e comperava mazzetti di fiori da portare nelle soffitte per rallegrare, in quel giorno di festa, le famiglie più povere>>.
Tutta questa continua incessante dedizione la compiva senza trascurare mai il suo dovere di studente e senza neppure tralasciare gli altri impegni del suo stato sociale.
<<Al mattino>>, mi raccontò Luciana Frassati <<Pier Giorgio si alzava prestissimo perché, prima di andare all'università, voleva ascoltare la Messa e fare la Comunione. Alla sera studiava fino a tardi e prima di andare a letto si inginocchiava per terra e recitava il rosario. A volte la stanchezza era tale che si addormentava. Spesso mio padre e mia madre lo trovarono addormentato ai piedi del letto. Lo svegliavano perché si mettesse sotto le coperte. Mio padre scrollava la testa dispiaciuto: pensava che Pier Giorgio fosse vittima di qualche fissazione religiosa e ne soffriva moltissimo.
<<Ma Pier Giorgio non era un "fissato", era un giovane sanissimo. Amava la vita. Praticava lo sport. Era appassionato di cavalli, di automobili. Guidava come un campione. Era uno sciatore provetto. Scalava le montagne da professionista Si tuffava nei fiumi ghiacciati a duemila metri. Aveva una cultura vasta. Conosceva i musei di tutte le città europee dove si era recato. Era appassionato di lirica, amava soprattutto Verdi e Wagner, seguiva il teatro di prosa e leggeva molto>>.
Un giovane straordinario e anche bellissimo. <<Aveva un fisico perfetto>>, mi disse con orgoglio la sorella. <<La sua figura era classica, scultorea. Alto, spalle quadrate, occhi grandi, profondi, pensosi, sopracciglia e capelli folti. Quando passava per la strada, la gente si girava per guardarlo>>.
La sua esistenza su questa terra fu breve. Aveva appena 24 anni quando venne colpito dalla poliomielite fulminante, contratta visitando una delle famiglie povere che soccorreva. Rimase in piedi, continuando il suo impegno a servizio degli altri fino all’ultimo. Quando i medici scoprirono il male, era troppo tardi. <<Non c’è più niente da fare>>, dissero. Pier Giorgio era già paralizzato. Il suo ultimo gesto fu di scrivere, con mano tremante e con scrittura quasi illeggibile, l’indirizzo di una famiglia povera cui doveva portare delle iniezioni.
<<Appena si sparse la notizia che Pier Giorgio era morto>>, mi raccontò la signora Luciana Frassati <<cominciarono ad arrivare nella nostra casa persone sconosciute. La mamma diede ordine di cacciarle via. Le dissi che erano amici di Pier Giorgio, allora ritirò l'ordine e la nostra casa fu invasa da una fiumana di gente di ogni ceto. Con i volti induriti e rigati di lacrime, questi sconosciuti salivano nella camera di Pier Giorgio, si inginocchiavano e piangevano, lasciandoci stupiti. La ressa continuò fino al giorno del funerale. La bara uscì dalla casa tra due ali di persone. Le strade adiacenti erano piene di una folla costituita in gran parte dalle persone più povere di Torino, emarginati, disoccupati, ex carcerati con le loro famiglie, tutta gente per la quale Pier Giorgio per anni era stato l'unico sostegno fisico e morale. Piangevano, pregavano, volevano toccare la bara, sì comportavano come se avessero perduto il congiunto più caro. Sono ricordi vivissimi in me. Fu in quel triste giorno che io, mia madre, mio padre capimmo chi era veramente stato Pier Giorgio>>.
La signora Luciana mi ha anche confidato che il corpo di suo fratello è rimasto prodigiosamente incorrotto.
<<Al termine dei lavori del processo di beatificazione, nel 1982, venne fatta una ricognizione della salma. Erano presenti i giudici del tribunale ecclesiastico ed ero presente anch'io. Il corpo di Pier Giorgio è apparso ai nostri occhi perfettamente intatto.
<<Il volto era uguale, identico a come lo avevo visto il giorno della sua morte. I capelli perfettamente a posto, le orecchie, il naso intatti. Le labbra, leggermente socchiuse, quasi in un dolce sorriso, lasciavano vedere i denti bianchissimi. Il vestito, scuro, con le righine grigie, come si usava allora, sembrava appena indossato. Ho provato una felicità immensa a vederlo. Mi veniva voglia di dire: “Pier Giorgio, svegliati, è ora di alzarsi">>. |
|
|
|
 |
| BEATIFICAZIONE DI PIER GIORGIO FRASSATI |
|
 |
| OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 20 maggio 1990
“Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore . . . Lo Spirito di verità” (Gv 14, 15).
1. Nel tempo pasquale, a mano a mano che ci avviciniamo alla Pentecoste, queste parole diventano sempre più attuali. Sono state pronunziate nel cenacolo da Gesù, il giorno prima della passione, mentre si congedava dagli apostoli. La sua partenza - la partenza dell’amato Maestro mediante la morte e la risurrezione - apre la via a un altro Consolatore. Verrà il Paraclito: verrà, grazie proprio alla dipartita redentrice di Cristo, che rende possibile e inaugura la nuova presenza misericordiosa di Dio fra gli uomini. Lo Spirito di Verità, che il mondo non vede e non conosce, si fa, invece, conoscere dagli apostoli, “perché dimorerà presso di loro e in loro opererà” (Gv 14, 17). E di ciò, il giorno della Pentecoste, tutti diverranno testimoni.
2. La Pentecoste, tuttavia, è solo l’inizio, poiché lo Spirito di Verità viene per rimanere con la Chiesa “per sempre”, nell’incessante rinnovarsi delle generazioni future. E allora non solo agli uomini del suo tempo, ma a tutti noi e ai nostri contemporanei si rivolgono le parole dell’apostolo Pietro: “Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3, 15).
Nel nostro secolo, Pier Giorgio Frassati, che a nome della Chiesa oggi ho la gioia di proclamare beato, ha incarnato nella propria vita queste parole di san Pietro. La potenza dello Spirito di verità, unito a Cristo, lo ha reso moderno testimone della speranza, che scaturisce dal Vangelo, e della grazia di salvezza operante nel cuore dell’uomo. È diventato, così, il testimone vivo e il difensore coraggioso di questa speranza a nome dei giovani cristiani del secolo ventesimo.
3. La fede e la carità, vere forze motrici della sua esistenza, lo resero attivo e operoso nell’ambiente in cui visse, in famiglia e nella scuola, nell’università e nella società; lo trasformarono in gioioso ed entusiasta apostolo di Cristo, in appassionato seguace del suo messaggio e della sua carità.
Il segreto del suo zelo apostolico e della sua santità, è da ricercare nell’itinerario ascetico e spirituale da lui percorso; nella preghiera, nella perseverante adorazione, anche notturna, del Santissimo Sacramento, nella sua sete della parola di Dio, scrutata nei testi biblici; nella serena accettazione delle difficoltà della vita anche familiari; nella castità vissuta come disciplina ilare e senza compromessi; nella predilezione quotidiana per il silenzio e la “normalità” dell’esistenza.
È proprio in questi fattori che ci è dato scoprire la sorgente profonda della sua vitalità spirituale. Infatti, è attraverso l’Eucaristia che Cristo comunica il suo Spirito; è attraverso l’ascolto della sua parola che cresce la disponibilità ad accogliere gli altri, ed è pure attraverso l’abbandono orante nella volontà di Dio che maturano le grandi decisioni della vita. Solo adorando Dio presente nel proprio cuore, il battezzato può rispondere a chi “domandi ragione della speranza” che è in lui. E il giovane Frassati lo sa, lo sperimenta, lo vive. Nella sua esistenza la fede si fonde con la carità: saldo nella fede e fattivo nella carità, poiché la fede senza le opere è morta.
4. Certo, a uno sguardo superficiale, lo stile di Pier Giorgio Frassati, un giovane moderno pieno di vita, non presenta granché di straordinario. Ma proprio questa è l’originalità della sua virtù, che invita a riflettere e che spinge all’imitazione. In lui la fede e gli avvenimenti quotidiani si fondono armonicamente, tanto che l’adesione al Vangelo si traduce in attenzione amorosa ai poveri e ai bisognosi, in un crescendo continuo sino agli ultimi giorni della malattia che lo porterà alla morte. Il gusto del bello e dell’arte, la passione per lo sport e per la montagna, l’attenzione ai problemi della società non gli impediscono il rapporto costante con l’Assoluto.
Tutta immersa nel mistero di Dio e tutta dedita al costante servizio del prossimo: così si può riassumere la sua giornata terrena! La sua vocazione di laico cristiano si realizzava nei suoi molteplici impegni associativi e politici, in una società in fermento, indifferente e talora ostile alla Chiesa. Con questo spirito Pier Giorgio seppe dare impulso ai vari movimenti cattolici, ai quali aderì con entusiasmo, ma soprattutto all’Azione Cattolica, oltre che alla FUCI, in cui trovò vera palestra di formazione cristiana e campi propizi per il suo apostolato. Nell’Azione Cattolica egli visse la vocazione cristiana con letizia e fierezza e s’impegnò ad amare Gesù e a scorgere in lui i fratelli che incontrava nel suo sentiero o che cercava nei luoghi della sofferenza, dell’emarginazione e dell’abbandono per far sentire loro il calore della sua umana solidarietà e il conforto soprannaturale della fede in Cristo.
Morì giovane, al termine di un’esistenza breve, ma straordinariamente ricca di frutti spirituali, avviandosi “alla vera patria a cantare le lodi a Dio”.
5. L’odierna celebrazione invita tutti noi ad accogliere il messaggio che Pier Giorgio Frassati trasmette agli uomini del nostro tempo, soprattutto a voi, giovani, desiderosi di offrire un concreto contributo di rinnovamento spirituale a questo nostro mondo, che talora sembra sfaldarsi e languire per mancanza di ideali.
Egli proclama, con il suo esempio, che è “beata” la vita condotta nello Spirito di Cristo, Spirito delle Beatitudini, e che soltanto colui che diventa “uomo delle Beatitudini” riesce a comunicare ai fratelli l’amore e la pace. Ripete che vale veramente la pena sacrificare tutto per servire il Signore. Testimonia che la santità è possibile per tutti e che solo la rivoluzione della carità può accendere nel cuore degli uomini la speranza di un futuro migliore.
6. Sì, “stupende sono le opere del Signore . . . Acclamate a Dio da tutta la terra” (Sal 66, 1-3). I versetti del Salmo, che risuonano nella liturgia dell’odierna domenica, sono come un’eco viva dell’anima del giovane Frassati. È noto, infatti, quanto egli abbia amato il mondo creato da Dio!
“Venite a vedere le opere di Dio”: anche questo è un invito che si raccoglie dalla sua giovane anima e si rivolge in modo particolare ai giovani.
“Mirabile Dio nel suo agire sugli uomini” (Sal 66, 5). Mirabile il suo agire per gli uomini! Occorre che gli occhi umani - occhi giovani, occhi sensibili - sappiano ammirare le opere di Dio, nel mondo esterno e visibile. Occorre che gli occhi dell’anima sappiano volgersi da questo mondo esterno e visibile a quello interno e invisibile: e così possano svelare all’uomo quelle dimensioni dello spirito nelle quali si riflette la luce del Verbo che illumina ogni uomo. In questa luce opera lo Spirito di verità.
7. Ecco l’uomo “interiore”! E tale ci appare Pier Giorgio Frassati. Difatti, tutta la sua vita sembra riassumere le parole di Cristo che troviamo nel Vangelo di Giovanni: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23).
Egli è l’uomo “interiore” amato dal Padre, perché molto ha amato! Egli è anche l’uomo del nostro secolo, l’uomo moderno, l’uomo che ha tanto amato! Non è forse l’amore la cosa più necessaria al nostro XX secolo, al suo inizio come alla sua fine? Non è forse vero che soltanto ciò resta, senza mai perdere la sua validità: il fatto che “ha amato”?
8. Egli se ne è andato giovane da questo mondo, ma ha lasciato un segno nell’intero secolo, e non soltanto in questo nostro secolo. Egli se ne è andato da questo mondo, ma, nella potenza pasquale del suo Battesimo, può ripetere a tutti, in particolar modo alle giovani generazioni di oggi e di domani: “Voi mi vedrete, perché io vivo, e voi vivrete!” (Gv 14, 19).
Queste parole furono pronunciate da Gesù Cristo, mentre si congedava dagli apostoli, prima di affrontare la passione. Mi piace raccoglierle dalla bocca stessa del novello beato, quale suadente invito a vivere di Cristo, in Cristo. Ed è invito valido tuttora, valido anche oggi, soprattutto per i giovani di oggi. Valido per tutti noi. Invito valido che ci ha lasciato Pier Giorgio Frassati. Amen. |
|
|
 |
|
 |
|
|
 |
| Il mio santo protettore per l'anno 2007 ed una frase per tutto l'anno |
|
 |
| "Ricevi la Santa Comunione col cuore pieno di amore"
San Pio da Pietrelcina |
|
|
 |
| PICCOLI GIOIELLI DI SPIRITUALITA' di Piergiorgio Frassati: |
|
|
 |
| La vera felicità non consiste nei piaceri del mondo e nelle cose terrene, ma nella pace della coscienza, la quale si ha soltanto se noi siamo puri di cuore e di mente. |
|
|
| La nostra vita per essere cristiana è una continua rinunzia, un continuo sacrificio che però non è pesante quando solo si pensi che cosa sono questi pochi anni passati nel dolore in confronto all'eternità felice, dove la gioia non avrà misura e fine, dove godremo una pace che non si può neppure immaginare. |
|
|
| Con la carità si semina negli uomini la Pace, ma non la pace del mondo, la Vera Pace che solo la Fede di Gesù Cristo ci può dare, affratellandoci gli uni cogli altri |
|
|
| Tu mi domandi se sono allegro; e come non potrei esserlo? finché la Fede mi darà: forza sempre allegro! ogni cattolico non può non essere allegro: la tristezza deve essere bandita dagli animi cattolici; il dolore non è la tristezza, che è una malattia peggiore di ogni altra |
|
|
| L'assistere quotidianamente alla Fede con cui le famiglie spesso sopportano i più atroci dolori, il sacrificio perenne che essi fanno e che tutto questo fanno per l'Amore di Dio, ci fa tante volte rivolgere questa domanda: io che ho avuto da Dio tante cose sono rimasto cosi neghittoso cosi cattivo, mentre loro, che non sono stati cosl privilegiati come me, sono cosi infinitamente migliori di me. |
|
|
| La Pace del Signore sia sempre con te
poiché quando ogni giorno tu possederai la pace
sarai veramente ricco. |
|
|
| Vivere senza una fede,
senza un patrimonio da difendere,
senza sostenere in una lotta continua la Verità,
non è vivere, ma vivacchiare. |
|
|
| Nelle mie lotte interne mi sono spesso domandato perché dovrei io essere triste? dovrei soffrire, sopportare a malincuore questo sacrifizio? Ho forse io perso la Fede? no, grazie a Dio, la mia Fede è ancora abbastanza salda ed allora rinforziamo, rinsaldiamo questa che è l’unica Gioia, di cui uno possa essere pago in questo mondo. Ogni sacrificio vale solo per essa; poi, come cattolici, noi abbiamo un Amore che supera ogni altro e che dopo quello dovuto a Dio è immensamente bello, come bella è la nostra religione.
Amore che ebbe per avvocato quell’Apostolo, che lo predicò giornalmente in tutte le sue lettere ai vari Fedeli. La Carità, senza di cui, dice S. Paolo, ogni altra virtù non vale. Essa sì che può essere di guida e d’indirizzo per tutta la vita, per tutto un programma. Essa con la Grazia di Dio può essere la meta a cui il mio animo può attendere. Ed allora noi al primo momento siamo sgomenti, perché è un programma bello, ma duro, pieno di spine e di poche rose, ma confidiamo nella Provvidenza Divina e nella Sua Misericordia.
Lettera a Isidoro Bonini
Torino, 6/3/1925 |
|
|
|