Loris Pellegrini

Appunti di grammatica italiana

MORFOLOGIA

INDICE

1. Verbo
2. Nome
3. Articolo
4. Aggettivo
5. Pronome
6. Avverbio
7. Preposizione
8. Congiunzione
9. Interiezione

Avvertenza

Questi Appunti di morfologia fanno parte, insieme con gli Appunti di ortografia, gli Appunti di metrica e altre "guide" non ancora disponibili in formato html (ad esempio: Come si consulta un vocabolario), di un gruppo di sussidi didattici elaborati per i miei studenti del biennio di un istituto tecnico (e poi si dice che gli insegnanti non fanno nulla...). Gli argomenti trattati sono gli stessi che si possono trovare - più ampiamente e più autorevolmente discussi, certo - in una qualunque grammatica italiana: il mio obiettivo era solo quello di raccogliere in poche pagine regole ed eccezioni della nostra lingua, esponendoli nella maniera più chiara e semplice possibile. Fornire insomma allo studente (e tutti, quando cerchiamo di imparare qualcosa che non conosciamo, siamo studenti) una guida efficace alla risoluzione dei mille dubbi che ci assalgono quando tentiamo di portare sulla carta i suoni delle parole, o cerchiamo di costruire un pensiero con i termini giusti e nel giusto ordine. Tutto qui. Spero che il lettore vorrà apprezzare almeno lo sforzo di sintesi e la buona volontà. Vale, lector, et indulgeas.

 

Loris Pellegrini

Introduzione

Qualunque frase, dalla più semplice alla più complessa, è costituita da non più di 9 parti, che si combinano variamente fra loro. Cinque di questi (verbo, nome, articolo, aggettivo, pronome) sono variabili, hanno cioè un genere (maschile, femminile), un numero (singolare, plurale) e, nel caso del verbo, anche una persona, un tempo, un modo. Quattro (avverbio, preposizione, congiunzione, interiezione o esclamazione) sono invariabili. Vediamo perché. Se dico: Questo gatto bianco è il mio, quello è il tuo, posso variare la frase al femminile (Questa gatta bianca è la mia, quella è la tua), e al plurale (Questi gatti bianchi sono i miei, quelli sono i tuoi): tutti gli elementi della frase cambiano: questo e mio che sono aggettivi; il che è un articolo; quellotuo che sono pronomi; gatto che è un sostantivo; è che è un verbo. Ma posso benissimo dire Cammino lentamente e Camminiamo lentamente senza che l'avverbio lentamente sia costretto a cambiare; oppure: Questo e quello, Questi e quelli, Questa e quella, Queste e quelle senza mai cambiare la congiunzione e. Attenzione, però: alcune parti del discorso possono a volte svolgere il ruolo di un'altra. Un aggettivo, o un verbo, ad esempio, possono svolgere la funzione di sostantivo (un povero, un insegnante); così come la stessa parola, mio ad esempio può essere aggettivo (Il mio libro) o pronome (Quel libro è mio). Detto questo possiamo cominciare a vedere in modo pià dettagliato ogni parte, cominciando dal verbo.

 

1. VERBO

È la parte variabile del discorso che esprime un'azione nel tempo, ma anche un modo di essere o un fatto. Un verbo può essere considerato sotto 3 aspetti: 

 

A) SIGNIFICATO

Dal punto di vista del significato i verbi possono essere 1) transitivi o 2) intransitivi

1) Verbi transitivi

Sono verbi che esprimono un'azione che passa direttamente dal soggetto all'oggetto: Marco (soggetto) legge (verbo transitivo) un libro (complemento oggetto). Il complemento oggetto a volte può mancare ma il verbo rimane transitivo: Mario legge. Un verbo transitivo può essere: attivo, passivo, riflessivo.

2) Verbi intransitivi

Sono quelli che esprimono un'azione che non passa a un oggetto ma resta ferma nel soggetto: Mario corre; Il sole brilla; Il cane abbaia. È bene ricordare che:

Una speciale categoria di intransitivi, infine, è quella dei cosiddetti verbi impersonali, che indicano condizioni atmosferiche, e che si usano prevalentemente alla 3a persona singolare: annotta, albeggiava, piove, nevicherà, ecc. Ma possono essere usati impersonalmente anche altri verbi (come: accadere, succedere, bastare, bisognare, occorrere, importare, parere, ecc.) unendoli alle particelle pronominali mi, ti, si, ci, vi, gli, le. Es.: Mi succede ogni giorno; Non bisogna farlo; Non gli importa nulla. Ci sono infine verbi impersonali che possono, in certi casi, divenire personali: Fioccano quattrini; Piovono legnate; Tuona il cannone.

B) CONIUGAZIONE

Il verbo è la parte più "flessibile", più mutevole del linguaggio. Una parte però, la prima, resta sempre uguale (è la radice); a cambiare è l'altra, la seconda (la desinenza). E può cambiare secondo la:

Tutti i verbi della lingua italiana sono suddivisi in tre coniugazioni sulla base della desinenza dell'infinito presente: -are = 1a coniugazione; -ere = 2a coniugazione; -ire = 3a coniugazione. Vediamo ora le particolarità di ciascuna coniugazione. 

1a coniugazione

2a coniugazione 3a coniugazione

C) FORMA

Abbiamo già visto che il verbo è costituito da due parti: una, immutabile, che si chiama radice; e una che cambia secondo i modi, i tempi, le persone e i numeri, e si chiama desinenza. I verbi che rispettano questo schema si dicono regolari, e sono la maggioranza; ma ci sono anche verbi che si discostano da questa norma e sono detti irregolari

Verbi regolari

Caratteristica di questi verbi è che nel passato remoto e al participio passato l'accento tonico non cade sulla radice ma sulla desinenza: am-ài, cred-èi (o cred-ètti), serv-ìi; am-àto, cred-ùto, serv-ìto

Verbi irregolari

Si dividono in 3 gruppi:

Ricordiamo infine cinque verbi che possono essere usati in modo particolare: due Ausiliari e tre Servili

Ausiliari: si dicono "ausiliari" i verbi essere e avere quando aiutano gli altri verbi a formare i tempi composti: Ho mangiato un panino; Sono andato a casa. Vogliono l'ausiliare avere i verbi transitivi attivi (Ho mangiato una mela, Lo avevo visto); vogliono l'ausiliare essere i verbi nella forma passiva (Io sono amato; Siamo stati serviti subito). I verbi intransitivi possono avere l'uno o l'altro ausiliare. I verbi che indicano le condizioni atmosferiche richiedono in genere essere (È piovuto) ma possono concordare anche con avere (Ha appena smesso di piovere). 

Servili: sono detti così i tre verbi: dovere, potere, volere quando sono usati al servizio dell'infinito di un altro verbo: Devo andare; Non posso dormire; Voglio mangiare. Attenzione: nei tempi composti i verbi servili vogliono, di regola, l'ausiliare del verbo che essi "servono": Sono dovuto andare (perché: sono andato); Saresti potuto venire (perché: sono venuto); Abbiamo voluto dirtelo (perché: abbiamo detto).

 

2. NOME

Di solito i nomi, o sostantivi, possono essere considerati sotto tre aspetti: la SPECIE, il GENERE e il NUMERO

SPECIE
Dal punto di vista della specie i nomi possono essere concreti (pane), astratti (giustizia), comuni (casa), o propri (Giorgio). 

GENERE
Per quanto riguarda il genere i nomi italiani possono essere soltanto maschili o femminili, perché manca nella nostra lingua il neutro (presente nella lingua latina, ad esempio, o in quella tedesca). Tuttavia il passaggio da maschile a femminile non sempre è facile. Certo, ci sono nomi a cui basta cambiare la vocale terminale per ottenere il cambio di genere: bambino / bambina; figlio / figlia, ecc. Ma direttore diventa direttrice, poeta diventa poetessa, e vigile rimane vigile (un vigile, una vigile). Le regole che governano questa trasformazione sono molte e, tutto sommato, nell'incertezza conviene consultare il dizionario. Possiamo però ricordare alcuni gruppi di nomi particolari. 

NUMERO
Per quanto riguarda il numero, va da sé che le possibilità sono ristrette a due: singolare o plurale. Ma ci sono alcuni gruppi di nomi particolari.

Più in generale, a proposito dei nomi, possiamo ricordare alcune particolarità. 

Nomi di persona

I nomi propri non vogliono l'articolo (Mario, NON: il Mario; Giovanna, NON: la Giovanna). Inoltre il nome deve sempre precedere il cognome (Mario Rossi, NON: Rossi Mario). Le donne sposate firmano prima col proprio cognome poi con quello del marito. Es.: se Maria Rossi ha sposato Antonio Bianchi firmerà: Maria Rossi Bianchi

Alterazione dei nomi (e degli aggettivi)

Consiste nell'aggiunta al tema del nome, o dell'aggettivo qualificativo, di un suffisso che ne àltera il significato. I nomi e gli aggettivi che subiscono questa aggiunta si dicono alterati. L'alterazione può dare origine ad un:

Accrescitivo: -one -otto -occio ... 
Diminutivo: -ino -etto -ello ...
Vezzeggiativo: -ino -uccio -olino ...
Peggiorativo: -accio -astro -ucolo ... 
Plurale dei nomi

Non sempre esistono regole precise e universalmente accettate. Vediamo alcuni casi.

 

3. ARTICOLO

È la parte variabile del discorso che si mette davanti al nome per precisare il genere e il numero (il gatto, la gatta, i gatti, le gatte). Può essere di due specie: determinativo quando indica una cosa in particolare (ilgatto), indeterminativo quando è generale (un gatto). 

determinativo   masch. sing.: il, lo   femm. sing.:la
            masch. plur.: i, gli   femm. plur.: le

indeterminativo  masch. sing.: un, uno femm. sing.: una

È bene ricordare che:

 

4. AGGETTIVO

È la parte variabile del discorso che si aggiunge al nome (o ad un'altra parte del discorso usata come nome, cioè sostantivata) per indicare una qualità o per darne una precisa determinazione. E infatti gli aggettivi si dividono in: QUALIFICATIVI e DETERMINATIVI. 
 

QUALIFICATIVI

Sono gli aggettivi che aggiungono al nome una qualità: bello, brutto, piccolo, grande, ecc. Hanno la loro declinazione, cioè hanno un maschile e un femminile, un singolare e un plurale, e si accordano ai nomi ai quali si aggiungono: bambino bello, bambina bella, bambini belli, bambine belle. Esistono però aggettivi che hanno una sola forma per entrambi i generi (un oggetto utile; una cosa utile), entrambi i numeri (un vestito rosa, due vestiti rosa), genere e numero insieme (conflitto impari, lotta impari, conflitti impari, lotte impari).
I gradi di qualificazione che un aggettivo qualificativo può assumere sono tre: positivo, comparativo, superlativo.

DETERMINATIVI

Sono gli aggettivi che aggiungono al sostantivo un preciso elemento che lo determina. Si dividono in 4 gruppi: dimostrativi, possessivi, quantitativi, numerali.

È bene inoltre ricordare che:

 

5. PRONOME

È la parte variabile del discorso che si usa invece del nome. I pronomi possono essere: 1) Personali; 2) Possessivi; 3) Dimostrativi; 4) Relativi; 5) Indefiniti

1) Personali

Sono i pronomi che si usano invece del nome, proprio o comune, di persona. Possono avere valore di soggetto o complemento, possono cioè indicare: a) la persona che parla; b) la persona a cui si parla; c) la persona di cui si parla.

soggetto    complemento
io            me, mi
tu            te,,ti
egli, esso    lui, lo, gli, sé, si
ella, essa    lei, la, le, sé, si
noi           noi, ce, c
voi           voi, ve, vi
essi          loro, li, sé, si
esse          loro, le, sé, si
Esaminiamo ora alcune particolarità dei pronomi personali.

2) Possessivi

Sono i pronomi che indicano proprietà, possesso; e sono gli stessi aggettivi possessivi: mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro, altri, proprio, usati però invece del nome. Esempio: Dammi il mio libro (qui mio è aggettivo possessivo perché specifica una caratteristica del libro); Prendi il tuo libro e dammi il mio (qui mio è pronome perché sta al posto del sostantivo libro).

3) Dimostrativi

Sono i pronomi che mostrano, indicano una persona o una cosa: questo, codesto, quello; stesso, medesimo; tale, quale; siffatto; questi, quegli (in funzione di soggetto e riferiti a persona: questi mi piace,quegli no); costui, costei, costoro; colui, colei, coloro; lo (in funzione di complemento oggetto: Tu non sei lo stesso di una volta); ne (nei complementi di specificazione: Ne vuoi ancora?); ci (nei complementi di termine: Non ci badare; Non farci caso).

4) Relativi

Sono i pronomi che mettono in relazione fra loro due proposizioni: il quale (e: i quali, la quale, le quali), che, chi, cui. È bene ricordare che: 

5) Indefiniti

Sono i pronomi che indicano persone o cose in maniera indefinita, indeterminata. Sono in gran parte aggettivi indefiniti usati al posto del nome:

Aggettivo          Pronome
alcuni alberi      alcuni ridono
gli altri libri    dillo agli altri
molti quaderni     ce ne sono molti
nessun uomo        non vedo nessuno
A questi possiamo aggiungere: uno, qualunque, ognuno, certuni, chiunque, altri (Altri penserà che io non dica il vero), niente (Niente lo commuove), nulla (Non me ne importa nulla).

 

6. AVVERBIO

È quella parte del discorso che si unisce al verbo, ma anche all'aggettivo, al nome o ad un altro avverbio, per modificarne, graduarne, completarne, precisarne l'azione o il significato, e potrebbe essere tolta dal discorso senza fargli perdere tutto il suo significato. Si possono classificare gli avverbi in 8 gruppi. 

Ci sono poi i modi avverbiali e le locuzioni avverbiali, che sono espressioni variabili formate: 

 

7. PREPOSIZIONE

È la parte invariabile del discorso che si "prepone" al nome o al pronome per esprimere una relazione di dipendenza tra due termini di una stessa proposizione (Vado a Roma; Vengo da lontano; Guardare in cielo). Si distinguono in: 1) Proprie e 2) Improprie. 

1) Proprie

Sono: di, a, da, in, con, su, per, fra, tra, verso. Possono restare così, cioè semplici, o unirsi ad un articolo, diventando articolate:

semplici   articolate
a           al agli ai allo alla alle
da          dal dagli dai dallo dalla dalle
di          del degli dei dello della delle
in          nel negli nei nello nella nelle
su          sul sugli sui sullo sulla sulle

2) Improprie

Sono nomi, avverbi, aggettivi, verbi usati in funzione di proposizione. Es.: causa la pioggia; duranteil concerto; vicino a te; soprala casa; oltreil monte; senza paura; contro il muro; ecc. 

Le locuzioni prepositive nascono invece dall'unione:

 

8. CONGIUNZIONE

È la parte invariabile del discorso che serve a congiungere fra loro gli elementi di una stessa proposizione (Giulio e Carlo vanno a scuola) o due proposizioni (Giulio va a scuola e Carlo rimane a casa). Le congiunzioni si possono classificare in: COORDINATIVE, SUBORDINATIVE, CORRELATIVE. 

COORDINATIVE

Congiungono due proposizioni simili o due parti simili della stessa proposizione. Si suddividono a loro volta in:

SUBORDINATIVE

Congiungono una proposizione principale a una subordinata. Es.: Ti loderei (princ.) se tu lo meritassi (subord.); Poiché non mi stimi (subord.) preferisco rompere l'amicizia (princ.). Si suddividono in: 

CORRELATIVE

Congiungono due proposizioni che sono tra loro in correlazione: come ... così; tanto ... quanto; non solo ... ma anche; sebbene ... tuttavia; ecc.

Le locuzioni congiuntive, infine, sono congiunzioni formate da più parole, fuse insieme o disgiunte: nondimeno, perciò, per la qual cosa, finché, fintanto che, ogni qual volta, di modo che, nonostante che, ecc.

 

9. INTERIEZIONE

È la parte invariabile del discorso che serve a esprimere un sentimento di meraviglia, noia, dolore, ecc. Attenzione però: non sono interiezioni le imitazioni di suoni o versi, cioè le onomatopee: din don, bau bau, tic tac, ecc.

Le interiezioni, o esclamazioni, si possono dividere in: semplici e composte.

Le locuzioni esclamative sono parole o intere frasi usate in forma esclamativa: addio, evviva, bravo, bene, accidenti, to', ve',ecc.


© 2000 Loris Pellegrini

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Loris Pellegrini, Appunti di grammatica italiana. 2: Morfologia (revisione:  5/10/2002)
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