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IL MANUALE
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(Versione 3.01 : giugno 2001)
a Piera Berardi
prima maestra di biblioteconomia
I N D I C E
PRIMA PARTE: La biblioteca scolastica oggi
1. La biblioteca come centro di
documentazione
2. Il Bibliotecario Documentalista
3. Il "Progetto Promozione e Sviluppo biblioteche
scolastiche" (1999-2001)
4. Le norme IFLA
5. Chi si occupa di biblioteche scolastiche
SECONDA PARTE: Il decalogo del bibliotecario scolastico
1. Acquistare
2. Inventariare
3. Classificare
3.1.La
Classificazione Decimale
Dewey
3.2. Strumenti per la classificazione
3.3. Come si classifica
3.4. Due esempi: la classe 800 (letteratura)
e la classe 900 (storia/geografia)
3.4.1. La
classe 800 (letteratura)
3.4.2. La
classe 900 (storia e geografia)
3.5. Le "regole"
4. Schedare
4.1. Le Regole Italiane di Catalogazione
Autori (RICA)
4.1.1. Scelta
dell'intestazione
4.1.2. Forma
dell'intestazione
4.2. L'International Standard Bibliographic
Description (ISBD)
4.3. La scheda catalografica
4.4. L'ordinamento alfabetico
4.5. La soggettazione
5. Prestare
5.1. La consultazione
5.2. Il prestito per casa
6. Collocare
7. Conservare
8. Scaricare
9. Cercare
10. Consigliare
Epilogo: i sette peccati capitali
TERZA PARTE: La biblioteca nell'era dell'informatizzazione
1. Dal catalogo cartaceo al data base
2. La rete
3. La biblioteca on-line
4. OPAC
5. La biblioteca scolastica in Internet
6. I programmi di gestione
7. Winiride
QUARTA PARTE: Gli strumenti utili
1. Siti web di interesse biblioteconomico
2. FAQ: le domande più frequenti
3. CDD: Classi, Divisioni, Sezioni. Tavole
Questo Manuale è nato come dispensa per
la seconda parte di un "Corso di aggiornamento per docenti addetti alle
biblioteche scolastiche", promosso dal Liceo Scientifico "A. Einstein"
di Rimini (ottobre-novembre 1997), ed è la rielaborazione di un
precedente lavoro scritto per la Biblioteca dell'I.T.G. "O. Belluzzi" di
Rimini presso la quale ho svolto per molti anni il ruolo di docente bibliotecario.
Dunque, sia detto subito ben chiaro: non può, e non vuole essere
un manuale di biblioteconomia. Semmai una guida, un aiuto per chi, incaricato
di occuparsi della biblioteca scolastica, si appresta a farlo con buona
volontà ma senza sapere bene dove mettere le mani.
Del resto io non sono un bibliotecario professionista:
sono solo un docente che si è occupato della biblioteca del proprio
istituto nelle ore a disposizione, cercando di farla funzionare meglio
e di darle un ordinamento scientifico. Ma proprio per questo ho un vantaggio:
conosco per esperienza diretta le necessità e i doveri di una biblioteca
scolastica, così diversi, per certi aspetti, da quelli di una biblioteca
pubblica; conosco lo stato a volte catastrofico in cui versano le biblioteche
scolastiche dopo anni di abbandono o incuria; e conosco le difficoltà
di un docente in regolare servizio, che voglia, nelle ore a disposizione,
restituire alla biblioteca del suo istituto funzionalità ed efficienza.
Per questo ho cercato di limitarmi all'indispensabile,
esponendolo nella maniera più semplice, per non spaventare o avvilire
chi già sta facendo un sforzo che, spesso, non è ricompensato
in alcun modo. E sarò ovviamente ben contento se qualcuno, incuriosito
da queste pagine, vorrà poi continuare a studiare su testi di maggior
respiro.
Colgo qui l'occasione per ringraziare il preside del Liceo Scientifico "Einstein", prof. Giuseppe Prosperi, che mi ha scelto come docente del corso; i partecipanti, che hanno pazientemente ascoltato le mie lezioni e mi hanno fatto mille domande; e tutti coloro, infine, che presso l'I.T.G. "Belluzzi" hanno creduto al ruolo centrale che una biblioteca ben condotta può avere nella vita didattica di una scuola.
Sulla base delle critiche e delle osservazioni che mi sono state fatte ho corretto molti errori e ampliato alcune parti. Spero che questa seconda edizione possa rispondere meglio alle domande del lettore.
Poiché, nonostante non mi occupi più direttamente di biblioteche, continuo a ricevere richieste di aiuto o di informazione relative alla conduzione di una biblioteca scolastica, ho deciso di rimettere mano al Manuale, aggiornandolo, arricchendolo di nuove sezioni, correggendo le sviste e integrando alcune spiegazioni. So che molti apprezzeranno la fatica; spero che i critici più accigliati vorranno almeno riconoscere la bontà dell'intenzione. E se così non fosse, pazienza: "Pro bono malum", si sa...
Caro collega, cara collega: se state leggendo queste righe probabilmente avete a che fare con una biblioteca scolastica. Siete già pratici? Allora saprete che il compito è gravoso e spero che il manuale possa semplificarvi il lavoro. Siete alle prime armi? Non vi spaventate: fare il bibliotecario è un lavoro difficile ma bellissimo. Ci vogliono competenza (molta) e pazienza (infinita...). E ci si deve aspettare di dire mille volte "e adesso cosa faccio?", oppure "dio, ho sbagliato tutto!". Ma quando un collega, o uno studente, vi viene a chiedere un libro introvabile, un romanzo sconosciuto, un manuale disusato, e voi glielo mostrate, lì, dietro il vetro dell'armadietto, pronto per essere preso e consultato; o quando la segreteria vi domanda un resoconto amministrativo e potete sciorinare centinaia di pagine di titoli, prezzi, numeri d'inventario, acquisti e scarichi, e tutto combacia e tutto "torna", be', allora dimenticate fatiche e bocconi amari, e siete felici che la sorte vi abbia fatto vivere la bella esperienza di essere bibliotecario! E perdonatemi se mi sono lasciato prendere un po' la mano...
Quanto a me che scrivo queste righe non crediate che abbia imparato le cose che mi appresto a spiegarvi frequentando corsi specialistici (e sì che avrei tanto voluto, ma voi sapete come vanno queste cose quando si ha una cattedra...). Sono, come ho già detto, un insegnante, a cui è stato chiesto, molti anni fa, di "dare una mano" in biblioteca. Potete immaginare com'è andata a finire: l'ho rovesciata come un guanto... Un po' di istruzioni da chi ne sapeva più di me (molto più di me: la prof.ssa Piera Berardi), qualche buon libro di biblioteconomia, un manuale Dewey e soprattutto una biblioteca di molte migliaia di volumi da riordinare: ecco la mia scuola. La passione ha fatto il resto. Ho commesso degli errori, ho accettato compromessi, so di non aver fatto tutto bene, ma l'ho fatto: la biblioteca del mio istituto, alla fine del cammino, ha avuto i suoi bei 14.000 volumi inventariati, schedati, classificati, e, ciò che più conta, pronti al prestito. E i ragazzi hanno cominciato a prendere la sana abitudine di "fare un giretto" in biblioteca per dare un'occhiata alle novità. Non è tutto, forse non è neanche molto, ma certamente è qualcosa: so di scuole che tengono i libri chiusi negli armadi così non vanno persi. Insomma: non spaventatevi di fronte alla mole del lavoro, siate pronti a ricevere critiche a non finire (solo a non far niente non si sbaglia mai...), pensate che è un lavoro che fa crescere la vostra scuola e la vostra professionalità docente. Bene, non ci resta che cominciare.
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La biblioteca scolastica oggi |
1. La biblioteca come centro di documentazione
La biblioteca è morta, viva la biblioteca! Mi spiego. È certamente morta l'idea della "bibliotechina d'istituto" come deposito in cui giacciono libri che qualche docente o alunno volenteroso va a consultare. E se non è morta va fatta morire. La biblioteca scolastica non può più essere un magazzino: è un laboratorio, è un luogo dove si concentrano:
a) Conservazione del patrimonio educativo
Anche se compito principe della biblioteca resta pur sempre quello di conservare, amministrare e rendere disponibile il patrimonio librario, non dimentichiamo che oggi, in tempo di CD-ROM, DVD, VHS, HTML, MP3 (tanto per fare qualche esempio di sigle ormai comuni), vale a dire di supporti, linguaggi, tecniche di registrazione in grado di conservare e restituire testi, suoni, immagini statiche e in movimento, la BS (Biblioteca Scolastica) è destinata a diventare BSM (Biblioteca Scolastica Multimediale) cioè il luogo dove si conservano e si consultano, oltre ai libri, qualunque tipo di informazione. La Cenerentola degli istituti sta per prendersi un clamorosa rivincita passando da luogo polveroso per eccellenza a laboratorio sofisticato.
Webgrafia
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b) documentazione didattica
Ma la Biblioteca deve diventare anche il luogo di raccolta della documentazione didattica prodotta dalla scuola: progetti e esperienze. In questa direzione si è mossa la Biblioteca di Documentazione Pedagogica (BDP) di Firenze, promuovendo - attraverso il CREMS (Centro Risorse Educative Multimediali della Scuola) - un modello di BSM in cui le risorse documentarie si integrano con le esperienze didattiche. Il processo di realizzazione dell'autonomia organizzativa e didattica delle istituzioni scolastiche mette in evidenza, infatti, quanto sia importante e utile documentare ciò che la scuola produce. Tuttavia, da monitoraggi svolti dalla stessa BDP, è risultata "un'autarchia descrittiva" che mal si concilia con la logica della rete per lo scambio di esperienze educative e didattiche. Documentare vuol dire sì conservare e promuovere il proprio lavoro ma attraverso linguaggi omogenei e condivisi. Affinché le esperienze diventino una risorsa si dovranno dunque costruire archivi di ciò che si possiede, si progetta e si produce, archivi che dovranno essere accessibili anche dall'esterno. In questo contesto la BSM assume un ruolo duplice: da una parte centro multimediale di risorse, parte integrante dell'offerta della scuola; dall'altra "nodo" di una rete che coinvolga altre scuole, altri enti, altre realtà. Non dimentichiamo che il Programma per la promozione e lo sviluppo delle biblioteche scolastiche del MPI si pone come obiettivo principale "la creazione di un sistema di biblioteche scolastiche, progressivamente integrato in un'ottica di rete, da collegare in parte al SBN (Servizio Bibliotecario Nazionale)".
c) educazione alla ricerca
La BSM rappresenta dunque la raccolta "centralizzata" del materiale stampato e audiovisivo posseduto dalla scuola, della documentazione didattica, ma è anche l'accesso "periferico", attraverso Internet, al grande "ipertesto" del web. Si apre così il problema dell'information retrieval (insieme di tecniche per il recupero dell'informazione elettronica) e delle information skills (abilità nell'uso competente dell'informazione). Vale a dire che il nuovo problema non è la disponibilità dell'informazione, che anzi semmai è troppa: il problema è educare il giovane a discernere, a scartare, a scegliere. Cercare un'informazione è una forma di indagine che richiede capacità logiche deduttive e induttive; ma può essere anche appassionante come una caccia al tesoro. Fondamentale, naturalmente, l'uso delle nuove tecnologia, del Personal Computer e di Internet. Se c'è un luogo della scuola in cui l'informatica ha portato la rivoluzione questo è certamente la biblioteca.
Webgrafia
Associazione italiana biblioteche
I.T.I.S. "Giacomo Fauser", Via Ricci 14, Novara:
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2. Il Bibliotecario Documentalista
Purtroppo nell'organizzazione scolastica italiana non è prevista una vera e propria figura di bibliotecario (si veda il pregevole lavoro di Paola Fasano su biblioteche e legislazione, segnalato nella Webgrafia) e questo ridimensiona certo i voli pindarici delle istituzioni sulle "magnifiche sorti e progressive" della biblioteca scolastica futura. Ma, se non altro, si va affermando l'idea che la gestione della biblioteca non possa più essere affidata a un applicato di segreteria o a un qualunque docente "a disposizione". Sta nascendo insomma, seppur tra mille difficoltà, la figura del "docente documentalista". Che non è chi registra i libri acquistati o amministra i prestiti, ma un docente che alla sua competenza didattica associa competenze biblioteconomiche e informatiche, che sa consigliare un libro ma anche guidare un ragazzo alla ricerca dell'informazione cercata. Un documento dell'IRRSAE Piemonte chiarisce quale sia il ruolo del "documentalista come figura obiettivo nella scuola dell'autonomia". Vale la pena di leggerlo.
Webgrafia:
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3. Il "Progetto Promozione e Sviluppo biblioteche scolastiche" (1999-2001)
Il "Programma per la promozione e sviluppo delle biblioteche
scolastiche" promosso dal M.P.I per l'anno 1999-2000 e 2000-2001 e in particolare
il progetto B2, si propone molti obiettivi e pone alcuni vincoli.
Gli obiettivi - al di là del potenziamento del
patrimonio documentario, del miglioramento delle dotazioni infrastrutturali
e dell'incremento della dotazione multimediale - sono sostanzialmente tre:
1) il perfezionamento di un modello di centro scolastico di risorse multimediali;
2) la costituzione di una rete di tali centri come polo di riferimento
per la diffusione del modello; 3) la ridefinizione delle funzioni e delle
competenze del bibliotecario scolastico.
Il primo obiettivo è quello di "rendere disponibile l'informazione a supporto della formazione dei docenti, della progettazione europea e della collaborazione degli studenti in ambito nazionale ed internazionale, anche in prospettiva multiculturale". Vale a dire che la BS cessa - come abbiamo già visto - di essere un semplice "gabinetto scientifico" per diventare il "centro di documentazione" della scuola.
Il secondo obiettivo è quello di incrementare lo scambio delle risorse documentarie delle varie scuole. E la BDP con il progetto GOLD (Global On Line Documentation) si propone di raccogliere e rendere accessibili via internet progetti didattici e piani formativi di qualunque scuola, creando le condizioni per la raccolta sistematica e la circolazione delle esperienze e dei materiali didattici.
Il terzo obiettivo, infine, è quello di attivare "personale competente e disponibile, in grado di gestire un centro multimediale di risorse per l'apprendimento in conformità con gli standard internazionali, e di organizzare la propria attività in funzione delle esigenze didattiche della scuola, di essere partner educativo nella programmazione del curricolo". Per far questo è necessario che il docente-bibliotecario sia "capace di leggere le diverse esigenze dei fruitori, conservando la sensibilità didattica propria della funzione docente, un mediatore dell'informazione, un promotore della lettura ed un cooperatore nel processo didattico. Dunque il docente-documentalista di cui si è detto. E il progetto del MPI continua sottolineando che "in regime di autonomia, tali funzioni del bibliotecario scolastico risultano decisive per incrementare l'offerta formativa, ed utilissime ai fini dell'apertura delle scuole alle esigenze di crescita culturale e civile del territorio". Non dice però, purtroppo, in che modo il docente vada formato e se questo ruolo vada svolto in aggiunta alla normale attività didattica. Non sono questioni da poco.
I vincoli - quelle che il Programma chiama "caratteristiche irrinunciabili" - sono:
Webgrafia
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L' IFLA - cioè l' International Federation of Library Associations - è un organismo internazionale che ha il compito di formulare standard normativi di riferimento per le biblioteche pubbliche di tutto il mondo. Si è occupata naturalmente anche di biblioteche scolastiche, con due pubblicazioni. La prima è:
Nell'altro fascicolo:
I fascicoli possono essere richiesti direttamente all'Associazione Italiana Biblioteche, via Castro Pretorio 105, 00185 Roma, tel. 064463532, fax: 064441139, previo versamento dell'importo sul c.c.p. 42253005 intestato all'AIB.
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AIB (Associazione Italiana Biblioteche)
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5. Chi si occupa di biblioteche scolastiche
E veniamo alla domanda che, prima o poi, tutti ci siamo fatti. Ma in Italia che si occupa di biblioteche scolastiche? Be', per strano che possa sembrare, ci sono diverse istitituzioni che - a vario titolo e con varie competenze - se ne interessano.
Innanzitutto, ovviamente, il Ministero della Pubblica Istruzione. Sul sito del ministero:
possiamo trovare - eventualmente interrogando il motore di ricerca interno con la parola chiave "biblioteche scolastiche" - informazioni su circolari, normative, decreti. Ma niente più.
Notizie più pratiche fornisce invece l'altro sito "ufficiale", quello della BDP (Biblioteca di Documentazione Pedagogica) di Firenze, che alle biblioteche scolastiche dedica una intera sezione:
Qui, accanto a rinvii a sezioni tipicamente biblioteconomici (cataloghi, software, ecc.) si mette in rilievo il passaggio necessario dalla tradizionale biblioteca scolastica al CREMS (Centro Risorse Educative Multimediali della Scuola), e si offrono vari servizi: una mailing list, un forum, e anche assistenza on-line.
Infine, dopo il MPI e la BDP, il terzo sito "obbligatorio" è quello dell'AIB (Associazione Italiana Biblioteche) che ha istituito una "Commissione Nazionale Biblioteche Scolastiche" a cui dedica una sezione:
Ma ci sono anche altri siti (non molti in verità) che pur non essendo "ufficiali" danno utili informazioni sulle biblioteche scolastiche. Ad esempio Educazione & scuola ha una sezione piuttosto ben fatta dedicata alle biblioteche scolastiche, a cura di Carmelo Ialacqua:
e c’è anche la possibilità di iscriversi a una mailing list che fa "concorrenza" a quella della BDP:
Ci sono infine diverse istituzioni che hanno organizzato corsi di formazione per bibliotecari scolastici, ad esempio:
Non è molto ma non è neanche un deserto.
In particolare sono utili le mailing list: è un buon modo
per sentire il polso della situazione e confrontarsi con altre realtà.
Webgrafia
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Il decalogo del bibliotecario scolastico |
Il male che affligge la maggior parte delle biblioteche scolastiche (be', diciamo uno dei mali, via...) è l'empiricità dell'ordinamento. Ogni scuola ha elaborato un suo sistema di archiviazione, a volte anche ingegnoso, ma sempre, purtroppo, "unico": le regole sono diverse da scuola a scuola e se per qualche motivo la persona che se ne occupa viene utilizzata altrimenti, o va in pensione, orientarsi diventa difficile quando non impossibile. Il rimedio? C'è e fa capo a tre sigle: CDD, RICA e ISBD.
La CDD, cioè la Classificazione Decimale Dewey permette di ordinare i libri in base alla disciplina di cui trattano (letteratura, scienza, storia, ecc.); le RICA, cioè le Regole Italiane Catalogazione per Autore, dettano le regole per "intestare" le schede che costituiscono il catalogo della biblioteca; l'ISBD, cioè l'International Standard Bibliographic Description (descrizione bibliografica uniforme internazionale) si occupa di "descrivere" le caratteristiche del libro, dal titolo al formato. Ne parleremo dettagliatamente più avanti. Basti per ora dire che la loro forza non sta tanto nella felicità delle soluzioni (certe classificazioni proposte dall'americanissimo Dewey, ad esempio, sembrano a noi europei un tantino discutibili) quanto nella loro "universalità": la CDD infatti è ormai universalmente adottata, le RICA sono le regole secondo cui sono ordinati gli schedari delle biblioteche italiane, l'ISBD è di fatto lo "standard" delle schede bibliografiche. La nostra biblioteca d'istituto si troverà così ad essere ordinata secondo gli stessi criteri che governano le biblioteche pubbliche. E il vantaggio è evidente. Ma se non si può, o non si vuole, provvedere alla riorganizzazione totale della biblioteca, è possibile almeno mettere ordine. Sarebbe bene, ad esempio:
Se poi ci si volesse lanciare nella "grande impresa" (mi si conceda di chiamarla così: a me, e alla professoressa Piera Berardi, il riordino della biblioteca dell'I.T.G. Belluzzi di Rimini è costato 5 anni di lavoro!), vale a dire: ri-classificare, ri-schedare, ri-collocare, allora le possibilità sono due:
Il vantaggio di tale sistema è che viene riordinato un settore alla volta ma in modo completo e autonomo. Lo svantaggio è che per tutta la fase di riordino i libri non sono rintracciabili attraverso le schede.
Vantaggi? Lo schedario continua ad essere efficiente,
solo che indicherà un tipo di collocazione per i libri ancora da
ordinare, e un altro per quelli già fatti.
Svantaggi? Passare continuamente da una disciplina all'altra,
senza riuscire ad approfondire la relativa classificazione (esempio: ho
appena classificato un romanzo italiano dell'Ottocento e adesso devo chiedermi
che codice dare a un libro sugli insetti).
Primo compito di ogni bibliotecario è incrementare la propria biblioteca. In questo senso va inteso "acquistare": non solo comprare libri, ma anche raccogliere ciò che alle biblioteca, spesso, viene regalato.
So che i bibliotecari hanno nei confronti dei doni una certa diffidenza: ci sono problemi di spazio e una biblioteca non può raccogliere tutto. Eppure l'esperienza mi ha insegnato che non c'è libro, per quanto piccolo o inutile possa sembrare, che prima o poi non sarà cercato da qualcuno, che il libro inutile per X sarà disperatamente cercato da Y. Come sempre un po' di buon senso sarà di aiuto. Forse non è il caso di incamerare libri di palese modesto valore, o libri scientifici datati, o vecchi libri di testo. Ma con la letteratura si può essere più elastici: certi autori considerati "minori" fino a trent'anni fa, oggi non lo sono più.
Per quanto riguarda, invece, l'acquisto vero e proprio, comprare cioè nuovi titoli, ci sono due ordini di problemi. I primi sono di tipo amministrativo (quanti soldi ha destinato il Consiglio d'Istituto alla Biblioteca, entro quanto tempo vanno spesi, ecc.) ma queste cose variano da istituto a istituto, ed è impossibile fare un discorso generale.
Prenderemo in esame, invece, il secondo ordine di problemi,
quelli che sorgono una volta avuto il via all'acquisto: che cosa comprare?
Diciamo subito che per un docente bibliotecario è
difficile "censurare" i titoli proposti dai colleghi. Così, come,
al contrario, è doveroso ascoltare le proposte d'acquisto degli
studenti. Insomma, quelli che per una biblioteca pubblica sono i desiderata,
per una biblioteca scolastica che voglia svolgere un compito di sostegno
didattico e di aggiornamento sono praticamente un acquisto obbligato.
Poi si potrà procedere ad un "piano acquisti",
non dimenticando che è bene:
Ogni libro che entra in biblioteca deve avere un
numero
di ingresso e un numero di inventario. L'ingresso indica la
successione nell'acquisizione dei volumi, l'inventario la posizione nel
registro dei "beni" della biblioteca. Un libro potrebbe avere dunque un
numero di inventario basso, perché la scuola lo ha comprato da molto
tempo, ma un numero d'ingresso alto perché la biblioteca lo ha "incamerato"
da poco. A volte, però, i due numeri possono coincidere.
Quello che deve essere chiaro è che ad ogni
libro corrisponde uno ed un solo numero d'inventario, numero che va
scritto nel frontespizio e che identifica amministrativamente il volume,
permettendo di rintracciare il libro nel registro di inventario, per conoscerne,
prezzo, data d'acquisto, fornitore, ecc.
E a proposito del registro d'inventario ricorderò
che è indispensabile sia il più ordinato possibile, e che
sarebbe utile averne una copia in biblioteca (l'originale in genere è
depositato in segreteria). In mancanza, o in attesa, di un archivio computerizzato
- che deve comunque restare l'obiettivo da raggiungere - il registro d'inventario
è l'unico strumento di controllo di cui dispone il bibliotecario.
Oltre ai "beni mobili", per i quali è obbligatorio un inventario, esiste anche una categoria detta di "facile consumo" perché, data la deperibilità dell'oggetto, non si ritiene necessaria la sua archiviazione. È il caso di molte riviste, ad esempio, o di un dizionario tenuto in classe, o di un qualunque libro di uso corrente. Il libro può essere considerato "facile consumo" fin dal suo acquisto - e non sarà dunque registrato nell'inventario - o diventarlo successivamente. In questo caso, però, è necessaria un'autorizzazione amministrativa del Provveditorato, che va poi citata nel registro d'inventario a fianco del titolo in questione.
Di tutti i libri "scaricati" (cioè dichiarati espunti, per qualche motivo, dall'inventario ufficiale), o passati a facile consumo, o accantonati perché deteriorati, o perduti, o giudicati "non adatti" alla lettura (in una biblioteca scolastica può succedere: del resto anche la Bibliothèque Nationale de France ha il suo "Enfer"...), o depositati in segreteria o in presidenza, o nell'aula di informatica, ecc.: insomma di tutti i libri che non sono fisicamente presenti in biblioteca è bene avere un elenco, magari un piccolo data base, che dia ragione dell'assenza del volume dalla biblioteca: dov'è se c'è, e se non c'è più che fine ha fatto.
Ed eccoci giunti al primo vero scoglio del bibliotecario: classificare un libro, attribuirgli cioè un codice che ne permetta la collocazione e la reperibilità negli scaffali. A dire il vero classificazione e collocazione sono due cose separate: si può classificare un libro in base alla sua disciplina ma collocarlo poi in base a tutt'altro criterio: ad esempio l'ordine cronologico di acquisto (comodissimo: l'ultimo libro occupa l'ultimo posto nello scaffale) o la dimensione (utile per sfruttare lo spazio: libri grandi coi libri grandi, piccoli coi piccoli). In questo caso il libro avrà un codice di classificazione che ne determina l'appartenenza a una certa disciplina, e un codice di collocazione che ne determina la posizione in biblioteca. Ma nella biblioteche a "scaffale aperto" - le biblioteche cioè che permettono agli utenti di aggirarsi tra gli scaffali a cercare direttamente ciò che cercano - il codice di classificazione è anche quello di collocazione: i libri cioè sono fisicamente disposti negli scaffali secondo l'ordine della classificazione. E le biblioteche scolastiche sono un tipico esempio di biblioteche a "scaffale aperto".
In genere, l'ho detto nell'introduzione, le scuole si arrangiano come possono, "inventando" un loro sistema: ad esempio attribuendo ai libri di letteratura la sigla LET, a quelli di matematica MAT, ecc., e raccogliendoli poi insieme. Ma si tratta, è evidente, di una soluzione poco scientifica. Sarebbe comodo che libri fossero raccolti secondo un criterio - tematico sì, ma universale - che permettesse la loro reperibilità allo stesso modo in qualunque biblioteca. Il metodo c'è e si chiama Classificazione Decimale Dewey.
3.1. La Classificazione Decimale Dewey
Il sistema di Classificazione Decimale fu ideato dall'americano Melvil Dewey nel secolo scorso e viene oggi continuamente aggiornato da un apposito comitato internazionale. È "decimale" perché divide tutto lo scibile umano in 10 grandi classi:
0 = Generalità
1 = Filosofia
2 = Religione
3 = Scienze sociali
4 = Scienze linguistiche
5 = Scienze pure
6 = Scienze applicate e tecniche
7 = Arti e spettacoli
8 = Letteratura
9 = Geografia e storia
Ognuna di queste classi è identificata, come si vede, da un numero, e contiene a sua volta 10 divisioni, contrassegnate da cifre che vanno dallo 0 al 9. Ogni divisione è, ancora, formata da 10 sezioni, anch'esse suscettibili di altre suddivisioni, sicché, aggiungendo numero a numero, è possibile far corrispondere un codice numerico ad ogni disciplina, anche alla più particolare.
Facciamo un esempio. La classe delle "scienze pure" è contrassegnata, come si è visto, dal numero 5. Bene. All'interno di questa classe, il numero 1 indica la sezione "matematica", e all'interno della sezione "matematica" il numero 2 contraddistingue l'algebra. La classificazione Dewey dei libri d'algebra sarà dunque: 512.
Il numero minimo richiesto per ogni classificazione è composto di tre cifre, ma possono essere anche di più: in questo caso dopo la terza si mette un punto. Ad esempio: 633 è Culture da campo (6 = scienze applicate, 3 = agricoltura, 3 = coltivazioni erbacee); all'interno di questa sezione, poi, i cereali sono contrassegnati dal numero 1, e, fra i cereali, il riso è il numero 8, sicché il codice Dewey dei libri che parlano della coltivazione del riso è: 633.18, con il punto dopo le prime tre cifre.
Questo codice numerico, che non identifica dunque un libro bensì una disciplina, è la sua classificazione. Ma, applicato sul dorso del libro, può indicare anche, come abbiamo visto, la sua collocazione. E se i libri sono disposti secondo un ordine progressivo, sarà facile, avendo il numero di collocazione, trovarli.
Attenzione però: i numeri del codice vanno letti separatamente e non come un'unica cifra. Ad esempio: 624.19 (che identifica le gallerie e i trafori) viene prima di 624.2 (che è il numero dei ponti), perché il 9 è una sottoclasse del numero 1. Così 331.12 (= Mercato del lavoro) viene prima di 331.7 (= Orientamento professionale) perché il 2 è una specificazione del precedente 1, a sua volta specificazione di 331 (= Economia del lavoro).
Risulterà subito evidente che molti libri possono avere lo stesso numero Dewey. Tutti i libri di narrativa italiana del Novecento, ad esempio, sono contrassegnati dal numero 853.9 (8 = letteratura, 5 = Italia, 3 = narrativa, 9 = XX secolo). In questo caso i libri saranno disposti, negli scaffali, in ordine alfabetico per autore.
I vantaggi della CDD sono fondamentalmente due. Innanzitutto il sistema è internazionale: si rimedia così al problema - di cui s'è detto - che affligge molte biblioteche scolastiche: i bibliotecari che si avvicendano riordinano i libri secondo il modo che a loro sembra più funzionale, e la biblioteca diventa inconsultabile in loro assenza. Col Dewey, chiunque abbia anche solo un'infarinatura del metodo, troverà subito ogni cosa. Il secondo vantaggio è che questo sistema, mettendo vicini i libri che trattano lo stesso argomento, permette la "consultazione a vista", senza nemmeno il bisogno di ricorrere al catalogo. E in una biblioteca scolastica non è un vantaggio da poco...
3.2. Strumenti per la classificazione
In appendice potrete trovare lo schema dei 1000 numeri fondamentali del Dewey, già sufficienti a una prima, seppure generica, classificazione. Uno dei vantaggi del Dewey, infatti, è che se la classificazione è corretta, è sempre possibile, aggiungendo altre cifre a quelle di base, scendere a una maggiore specificità. Tuttavia, per classificare usando tutta la potenza della CDD è indispensabile il Manuale Dewey. In italiano ne esistono due edizioni. Una, in un volume, più agile:
Le Tavole sono 4:
Le suddivisioni comuni sono numeri che conservano
immutato il loro significato in tutte le classi in cui vengono usati e
che si aggiungono ai cosiddetti "numeri base" per specificare meglio alcuni
aspetti. Facciamo un esempio. Abbiamo già visto che i dizionari
e le enciclopedie relativi a certe materie non vanno classificati come
enciclopedie "generiche" ma vanno collocati vicino ai libri della materia
che trattano. È necessario, tuttavia, recuperarne la specificità
"enciclopedica". Bene: il numero 03 è una suddivisione comune
e identifica le enciclopedie e i dizionari. Dunque: 803 = enciclopedia
di letteratura, così come 540.3 = enciclopedia di chimica:
la suddivisione comune 03, infatti, si applica sia al numero base 800 (=
letteratura italiana) con l'assorbimento di uno 0, sia al numero base 540
(= chimica).
Ecco una tavola con alcune delle principali suddivisioni
comuni (la lineetta indica che questi numeri si aggiungono al numero base):
-01 Filosofia e teoria
-02 Miscellanea
-03 Dizionari, enciclopedie, concordanze
-04 Soggetti speciali di applicabilità
generale
-05 Pubblicazioni in serie (Periodici)
-06 Organizzazioni e gestione
-07 Studio e insegnamento
-09 Storia e geografia
2. Tavola delle aree geografiche
Per mezzo dei numeri di questa tavola, qualsiasi soggetto
può essere collocato in un'area geografica precisa. A volte la CDD
suggerisce di usare questi numeri unendoli direttamente alla classificazione
base, altre volte impone di usarli dopo la suddivisione comune 09, cioè:
storia e geografia dell'argomento trattato.
Prendiamo, ad esempio, la suddivisione comune 093. Essa
è composta da 09 = Storia e Geografia, seguita da 3. Il 3
appartiene alla tavole delle aree geografiche e corrisponde al "mondo antico",
cioè dell'età classica (dal 4 in poi comincia, con l'Europa,
la geografia del mondo moderno). All'interno del 3 si possono ovviamente
fare ulteriori specificazioni:
-3 Mondo antico
-31 Cina
-32 Egitto
-37 Roma
-38 Grecia
Avrete notato che certi numeri "tendono a ritornare", indicano cioè certe nazioni e la lingua, la letteratura, la storia ed esse legate. Nei numeri qui sopra, ad esempio, 7 indica Roma antica e 8 la Grecia antica. Bene, se andiamo a cercare il numero della letteratura latina troveremo che è 870, quello della letteratura greca antica 880. E così:
-42 Inghilterra (820 = letteratura inglese)
-43 Germania (830 = letteratura
tedesca)
-44 Francia (840 = letteratura
francese)
-45 Italia (850 = letteratura
italiana)
Le tavole ci permettono di individuare aree geografiche vicine:
-4 Europa
-454 Emilia-Romagna
-454.86 Rimini
o lontane:
-5 Asia
-6 Africa
-7 America settentrionale
-73 USA
-8 America meridionale
-94 Australia
ecc.
Così come è possibile "identificare" aree geografiche, è possibile specificare un genere letterario. È compito della "Tavola delle letterature".
3. Tavola delle letterature
I numeri di questa tavola sono indispensabili nella classificazione dei libri di letteratura: stabiliscono le forme letterarie:
-1 Poesia
-2 Teatro
-3 Narrativa
-4 Saggi
-5 Discorsi
-6 Lettere
-7 Satira e umorismo
-8 Scritti miscellanei
Così, ad esempio, 851 sarà il numero delle poesia italiana (8 = letteratura + 5 = Italia + 1 = poesia) e 843 il numero della narrativa francese (8 = letteratura + 4 = Francia + 3 = narrativa).
4. Tavola delle lingue
Si usa nell'ambito della classe 400, relativa alle Scienze Linguistiche. Ad esempio:
-2 Etimologia di una lingua
-3 Dizionari di una lingua
-5 Grammatica di una lingua
Così: 423 (= dizionario di inglese), è formato da 4 (= lingua) + 2 (= inglese) + 3 (= dizionario). Per analogia, 453 (= dizionario di italiano). Analogamente 455 sarà grammatica italiana (5, vi ricordate?, è il numero della letteratura italiana), 485 grammatica greca (8, vi ricordate?, è il numero della letteratura greca). Come si vede, subito dopo il numero base 4 si mette quello che indica la lingua e poi quello dell'argomento.
E per un primo approccio mi sembra che possa bastare. In appendice potrete trovare le Tavole complete.
La regola fondamentale del Dewey è che si classifica un libro in base alla disciplina e non all'argomento. I dizionari e le enciclopedie, come abbiamo già visto, non sono una materia e perciò non vanno classificati con lo stesso numero, né posti gli uni accanto agli altri, bensì distribuiti negli scaffali accanto ai libri della stessa disciplina: una Enciclopedia della scienza andrà collocato in Scienza, una Enciclopedia della letteratura in Letteratura.
Immaginiamo di dover classificare un romanzo. Lo schema
generale ci rimanda alla classe 800 (=Letteratura) e, aperto il manuale
Dewey, andremo a cercare numero e sottonumeri della classe 800 fino ad
identificare: lingua, nazione e periodo.
E un testo sulle piramidi? Vediamo. È un libro
storico? (chi le ha costruite, perché, che significato avevano,
ecc.) Andiamo allora alla classe 900 (=Storia) e cerchiamo la storia dell'antico
Egitto: 932. Il libro ne analizza il profilo architettonico? Allora cercheremo,
all'interno della classe 700 (=Arte) il numero dell'Architettura (=720),
e all'interno del 720 la storia dell'architettura egizia: 722.2. La piramide
è studiata dal punto di vista del calcolo delle strutture? Allora
è un libro di ingegneria, e va in 620 (=Ingegneria) e in particolare
624.1 (=Ingegneria strutturale).
Ancora un esempio: un libro sulle case medioevali? Potrebbe
andare in Architettura se prevale l'aspetto artistico, in Ingegneria se
prevale l'aspetto tecnico-costruttivo, o in Storia se prevale l'aspetto
storico-sociale.
Ora, poiché spesso un buona parte dei titoli che formano una biblioteca scolastica sono di letteratura e storia, vorrei dedicare a queste due classi (800 e 900) un'attenzione particolare. Anche perché bene si prestano a capire i "meccanismi" del Dewey.
3.4. Due esempi: la classe 800 (letteratura) e la classe 900 (storia/geografia)
3.4.1. La classe 800 (letteratura)
Quando il primo numero di una classificazione Dewey è 8 abbiamo a che fare con un libro di letteratura.
Il secondo numero invece può voler dire due cose:
A) se è 0 significa che quel libro appartiene al mondo letterario, ma senza una specificazione nazionale, e questo 0, accoppiato al numero seguente (1, 2 ... 9) costituisce una "suddivisione comune":Il terzo numero, infine, indica il genere: 1 = poesia, 2 = teatro, 3 = narrativa (gli altri numeri, dal 4 all' 8, indicano altri generi, ma di scarso uso: il 6, ad esempio, è il numero degli epistolari).B) se è un numero dall' 1 al 9 indica la lingua. Una classificazione che cominci con 82, ad esempio, ci dice che si tratta di un libro di letteratura inglese, 83 tedesca, 84 francese, 85 italiana, 86 spagnola, 87 latina, 88 greca (il 9 ha un significato particolare, e lo vedremo più avanti). Naturalmente gli americani, che hanno inventato la CDD, si sono attribuiti il numero 1, anche se la loro lingua è l'inglese...801 Filosofia e teorie della letteratura
803 Dizionari ed enciclopedie
808 Antologie di generi, nazioni ed epoche diverse
809 Storia e critica delle letterature e dei generi letterari
Facciamo qualche esempio:
Ecco una tavola riassuntiva delle cronologie delle prime sei letterature: americana, inglese, tedesca, francese, italiana, spagnola (il punto indica che il numero va aggiunto al numero base: così La Divina Commedia sarà 851.1):
Letter. americana
Letter.
inglese Letter. tedesca
.1 1607-1776
.1 1066-1400 .1 Origini-1150
.2 1776-1830
.2 1400-1558 .2 1150-1300
.3 1830-1861
.3 1558-1625 .3 1300-1517
.4 1861-1900
.4 1625-1702 .4 1517-1625
.5 1900-...
.5 1702-1745 .5 1625-1750
.6 1745-1800 .6 1750-1830
.7 1800-1837 .7 1830-1856
.8 1837-1900 .8 1856-1900
.9 1900-... .9 1900-...
Letter. francese
Letter.
italiana Letter. spagnola
.1 Origini-1400
.1 Origini-1375 .1 Origini-1369
.2 1400-1500
.2 1375-1492 .2 1369-1516
.3 1500-1600
.3 1492-1542 .3 1516-1700
.4 1600-1715
.4 1542-1585 .4 1700-1800
.5 1715-1789
.5 1585-1748 .5 1800-1900
.6 1789-1815
.6 1748-1814 .6 1900-...
.7 1815-1848
.7 1814-1859
.8 1848-1900
.8 1859-1900
.9 1900-...
.9 1900-...
Ma per la letteratura latina e greca il numero cronologico è preceduto da uno 0. Così:
Letter. latina
Letter.
greca
.01 Origini-500
.01 Origini-500 d.C.
.02 500-750
.02 500-1600
.03 750-1350
.03 1600-...
.04 1350-...
E, dunque, il Satyricon di Petronio sarà: 873.01; l' Edipo re di Sofocle 882.01.
E le altre letterature (quella cinese, magari, o quella russa, o ungherese)? Ricorderete che i numeri che indicano la nazionalità vanno dall' 1 all' 8; del 9, dicevamo, parleremo poi. Bene, è giunto il momento di parlarne. Il 9 serve ad indicare tutte le altre nazioni, che possono venire specificate da altri numeri seguenti. 891.7, ad esempio, è la letteratura russa: il numero è formato da 8 (= letteratura) + 9 (= paesi che non hanno un numero specifico) + 17 (= Russia), e poiché il Dewey vuole sempre il punto dopo la terza cifra scriveremo: 891.7.
Ecco un elenco di "altre" letterature:
891.4 Indiana moderna
891.7 Russa e sovietica
891.8 Letterature slave
892.7 Araba
893.1 Egiziana
894.511 Ungherese
894.541 Finlandese
895.1 Cinese
895.6 Giapponese
896 Africana
897 Indiana d'America
Attenzione, però: certe letterature europee che gràvitano attorno all'area germanica (danese, norvegese, ecc.) hanno un numero derivato dall' 83 della letteratura tedesca seguito dal 9 (che indica, anche qui, "altre letterature") e dal numero della nazione specifica. Così:
839.31 Olandese
839.7 Svedese
839.81 Danese
839.82 Norvegese
Anche di queste letterature è possibile la distinzione per generi (poesia russa: 891.71, teatro: 891.72, narrativa: 891.73), e per cronologia. Ma, certo, i libri norvegesi rappresenteranno una minoranza nella nostra biblioteca e forse non è necessario spingersi al di là della specificazione nazionale.
In questo modo, come abbiamo già osservato, tutti i libri di narrativa italiana del Novecento, ad esempio, avranno lo stesso codice Dewey: 853.9 (8 = letteratura, 5 = Italia, 3 = narrativa, 9 = Novecento). Per facilitare, allora, la disposizione e la ricerca negli scaffali si aggiungono al codice numerico le prime tre lettere del cognome dell'autore: Moravia sarà 853.9-MOR, Landolfi 853.9-LAN, Comisso 853.9-COM, ecc., e si dispongono i libri in ordine alfabetico. Attenzione, però: queste sigle NON fanno parte del codice Dewey, sono solo ammesse al fine di una più razionale collocazione.
Domanda: se 1 è il numero della poesia, 2 del teatro, 3 della narrativa, ecc., a Pirandello, che ha scritto drammi e romanzi, che numero si deve attribuire? Risposta: il Dewey, a rigore, prevederebbe in questi casi l'inserimento dell'autore in una categoria speciale (-8, miscellanea), perdendo però così una consequenzialità comoda in una biblioteca scolastica. Allora? Una soluzione ragionevole potrebbe essere questa: se le opere sono separabili le inseriremo ognuna nella propria sezione (così: Sei personaggi in cerca d'autore in 852.9, ma Uno, nessuno e centomila in 853.9); se si tratta di volumi contenenti opere diverse daremo la preferenza al genere in cui l'autore si è particolarmente distinto (così le eventuali Opere complete di Leopardi in 851.3).
Le stesse distinzioni che abbiamo visto nella "sezione generale" (801 = filosofia e teoria; 803 = dizionari, ecc.) valgono anche per le letterature nazionali. Le storie letterarie, così, sono classificate aggiungendo 9 al numero base della nazione: 820.9 è la storia della letteratura inglese (8 = letteratura, 2 = Inghilterra, 09 = storia) e 850.9 quella italiana. A questi numeri possiamo ovviamente applicare, con qualche variante, le stesse suddivisioni cronologiche della poesia o della narrativa. Avremo così una serie di numeri compresi fra 850.900.1 e 850.900.9 che indicano gli studi storici e critici di letteratura italiana dal '200 al '900 (8 = letteratura, 5 = Italia, 09 = storia, 001 ... 009 = epoche).
Attenzione: ho detto: studi di tipo generale, che cioè riguardano un'epoca, non un singolo autore. In quest'ultimo caso, infatti, il Dewey prevede che il libro di critica sia messo a fianco dell'autore stesso. In altri termini: un libro di Pavese o un libro su Pavese, si troveranno affiancati con lo stesso numero di classificazione: 853.9 PAV. Per quanto possa sembrare discutibile, questa regola offre il sicuro vantaggio di far vedere a uno studente, subito, a colpo d'occhio, quanto materiale c'è di e su un certo autore.
Quanto alle antologie, che per loro natura raccolgono brani di diverso tipo e provenienza, possiamo distinguere (pur avendo sempre -08 come numero caratteristico) diversi casi:
a) Se sono antologie che, come quelle scolastiche del biennio, contengono brani di diversi autori, diverse epoche, diverse nazionalità, diversi generi, andranno nella sezione "generale", avremo:
b) Se, pur restando la molteplicità nazionale, sono però di uno stesso genere, avremo:808.8 Antologie di generi, nazioni ed epoche diverse
c) Se si tratta di antologie di una sola letteratura, ad esempio italiana, il numero sarà:808.81 Poesia. Antologie di nazioni ed epoche diverse
808.82 Teatro. Antologie di nazioni ed epoche diverse
808.83 Narrativa. Antologie di nazioni ed epoche diverse
d) Se, all'interno della letteratura italiana, il genere è uno, si ha una piccola variazione: prima va indicato il genere letterario, poi l'antologia:850.8 Antologie di epoche e generi diversi
(Notate che il numero 8 delle antologie, viene aggiunto al numero base del genere letterario, col raccordo di un doppio 0. Esempio: 853 = qualunque libro di narrativa italiana, 853.008 = antologia di narrativa italiana)851.008 Poesia. Antologie di epoche diverse
852.008 Teatro. Antologie di epoche diverse
853.008 Narrativa. Antologie di epoche diverse
e) Se, infine, all'interno di un genere, possiamo fare delle distinzioni cronologiche, avremo:
(Notate che, in questo caso, il numero 8 delle antologie, viene aggiunto, col raccordo di un solo 0, al numero della distinzione cronologica. Esempio: 851.9 = un poeta italiano del Novecento; 851.908 = antologia di poeti italiani del Novecento)851.108 ... 851.908 Poesia. Antologie in ordine cronologico
852.108 ... 852.908 Teatro. Antologie in ordine cronologico
853.108 ... 853.908 Narrativa. Antologie in ordine cronologico
Chiaro? Speriamo di sì. Vediamo allora di riassumere il tutto. Che classificazione avrà, ad esempio, David Copperfield di Dickens? 8 (= letteratura) + 2 (= Inghilterra) + 3 (= narrativa) + 8 (= 1837-1900) + le prime tre lettere del cognome. Dunque: 823.8-DIC. E un'antologia di poeti simbolisti francesi? 8 (= letteratura) + 4 (= Francia) + 1 (= poesia) + 8 (= 1848-1900) + 08 (= antologia). Dunque: 841.808. Una storia della letteratura tedesca? 8 (= letteratura) + 3 (= Germania) + 09 (= storia). Dunque: 830.9. Ma una storia della sola poesia tedesca: 831.009; e uno studio sulla poesia tedesca del Novecento: 831.909. E così via. Non è divertente?...
3.4.2. La classe 900 (storia e geografia)
I numeri 900-909 sono dedicati ad argomenti storici in generale, non riferiti ad un luogo e tempo particolari. Vi si possono naturalmente usare le suddivisioni comuni, perciò avremo:
e all'interno della storia universale potremo individuare i periodi cronologici:902 Miscellanea di storia
903 Dizionari di storia
906 Organizzazioni riguardanti la storia
907 Studio e insegnamento della storia
909 Storia universale
I numeri che cominciano con 91 sono invece dedicati alla Geografia e ai Viaggi. Anche qui si usano le suddivisioni comuni, perciò:909.7 Storia universale (1700-1799)
909.81 Storia universale (1800-1899)
Un sottonumero del 914, il 914.5, è la geografia italiana, con le sue specificazioni:910.2 Miscellanea di opere geografiche (incluse le guide
di viaggio intorno al mondo)
910.3 Dizionari geografici
910.4 Narrazioni di viaggi senza limitazioni geografiche
911 Geografia storica
912 Carte geografiche, atlanti, piante
913 Geografia e viaggi riguardanti il mondo antico913.1-9 Geografia e viaggi riguardanti il mondo antico
in specifici paesi; ad esempio:913.7 Geografia e viaggi nel mondo romano
913.8 Geografia e viaggi nella Grecia antica914-919 Geografia e viaggi in vari luoghi
Essendo 914 il numero base che indica la geografia dell'Europa, per indicare la geografia di altri paesi europei basterà cambiare la cifra che occupa la quarta posizione:914.5 Geografia dell'Italia
914.54 Geografia dell'Emilia Romagna
914.548.6 Geografia della provincia di Rimini
I numeri che hanno 92 come cifra iniziale sono riservati alle biografie. Opere biografiche su Cicerone, Mussolini, o la regina Vittoria avranno come classificazione, rispettivamente: 920-CIC, 920-MUS, 920-VIT. A dire il vero il Dewey le vorrebbe collocate nei campi specifici in cui il personaggio si è distinto, aggiungendo al numero base della disciplina stessa la suddivisione comune 092 (720.92 = biografie di architetti, 850.92 = biografie di letterati italiani), ma io, personalmente, nella biblioteca del "Belluzzi", ho preferito raccogliere tutte le biografie insieme, considerandole un "genere".914.2 Geografia dell'Inghilterra
914.3 Geografia della Germania
914.4 Geografia della Francia
914.6 Geografia della Spagna
914.7 Geografia della Russia
ecc.
Tutti i numeri successivi, a partire dal 930, sono riservati alla storia. Una prima ripartizione, la 930, comprende gli avvenimenti di storia antica, con possibilità di specificare popoli e località (si utilizzano le notazioni della Tavola 2):
La successiva ripartizione, la 940, comprende la storia dell'Europa, entro la quale si possono classificare gli avvenimenti in più modi:930.1 Archeologia
931 Storia della Cina antica
932 Storia dell'Egitto antico
937 Storia di Roma antica
937.5 Storia degli Etruschi
938 Storia della Grecia antica
a) specificando direttamente la cronologia, se si tratta di più paesi europei:
b) specificando solo il paese europeo:940.1 Dalle origini al 1453
940.2 Dal 1453 al 1914
940.3 Prima guerra mondiale
940.4 Storia militare della I guerra mondiale
940.5 XX secolo
c) specificando prima il paese europeo e poi la cronologia. Prendiamo ad esempio la storia d'Italia, che ha ripartizioni cronologiche sue, diverse da quelle di altri paesi europei. Avremo:942 Storia dell'Inghilterra
943 Storia della Germania
945 Storia d'Italia
947 Storia della Russia
All'interno della storia d'Italia, poi, possiamo ricavare anche una specificazione geografica:945.01 Italia, fino al 774
945.02 Italia, dal 774 al 962
945.03 Italia, dal 962 al 1122
945.04 Italia, dal 1122 al 1300
945.05 Italia, dal 1300 al 1494
945.06 Italia, dal 1494 al 1527 (Rinascimento)
945.07 Italia, dal 1527 al 1796 (Età moderna)
945.08 Italia, dal 1796 al 1870 (Risorgimento)
945.09 Italia, XX secolo
945.091 Italia, dal 1918 al 1946
945.092 Italia, dal 1946 in poi
Le classificazioni 946-998 sono riservate al resto del mondo, tra cui:945.120.3 Italia, prov. di Torino dal 962 al 1122
945.210.4 Italia, prov. di Milano dal 1122 al 1300
945.480.9 Italia, prov. di Forlì dal 1946 in poi
È ovvio che anche queste ultime classificazioni possono essere ampliate e precisate ulteriormente, con indicazioni territoriali e cronologiche particolari.947 Storia della Russia
950 Storia dell'Asia
951 Storia della Cina
960 Storia dell'Africa
965 Storia dell'Algeria
970 Storia dell'America settentrionale
972 Storia del Messico
973 Storia degli USA
996 Storia della Nuova Guinea
L'ultimo numero della classe 900, e anche l'ultimo di tutta la classificazione Dewey, è:
E in attesa di notizie sui marziani, ci fermiamo qui. Ma se qualcuno volesse saperne di più ( e me lo auguro) lo rimanderò a due libri chiari ed esaurienti:999 Storia dei mondi extraterrestri
La corretta classificazione di un'opera, però, oltre che dalla conoscenza della CDD, dipende anche dalla nostra capacità di determinarne disciplina e soggetto. Bisogna sfogliare il libro, leggere l'indice, capire le sue intenzioni. Un libro sulla città di Rimini, tanto per fare un esempio, potrebbe essere uno studio storico e finire in storia, un'analisi urbanistica e finire in urbanistica, una guida ai monumenti e finire in geografia, o, perché no?, un romanzo e finire dunque in letteratura. Qui non ci può essere d'aiuto che la nostra intuizione. E il buon senso, naturalmente. A volte bisogna porsi, in una biblioteca scolastica, il problema della "rintracciabilità". Vale a dire che bisogna domandarsi: questo libro in quale settore è meglio metterlo affinché sia più visibile e dunque più utile?
Ci sono comunque alcune regole che ci possono aiutare, in certi casi, a districarci. Eccole:
Regola dell'applicazione: l'opera che tratta due soggetti in relazione fra loro va classificata col soggetto su cui si esercita l'azione. Ad esempio: uno studio sull'influsso di Petrarca in Leopardi si classifica in Leopardi;
Regola del primo dei due: se due soggetti sono trattati nella stessa opera con pari importanza, si classifica l'opera col soggetto che nelle Tavole viene prima. Ad esempio: un libro che parli di Italia e Francia si classifica nella storia di Francia perché 944 (storia della Francia, appunto) viene prima di 945 (storia d'Italia);
Regola del tre: se un'opera tratta di tre o più soggetti si classifica con il numero che li include tutti. Ad esempio: un libro che metta insieme storia del Portogallo (946.9), della Svezia (948.5) e della Grecia (949.5) si classifica sotto: Storia d'Europa (940).
Dopo la classificazione l'altro scoglio da superare per il bibliotecario è la schedatura, cioè la compilazione della scheda cartacea che, raccolta nell'apposito raccoglitore, servirà poi a rintracciare il libro. (Qualcuno avrà già pensato a Scilla e Cariddi, e qui non si può neanche scegliere: vanno affrontati tutti e due...)
Esistono due modi di catalogare, e dunque schedare, i libri: uno italiano, che fa capo alle Regole Italiane di Catalogazione Autori (RICA); l'altro internazionale, che risponde ai princìpi dell'International Standard Bibliographic Description (ISBD). Cominciamo dalle RICA.
4.1. Le Regole Italiane di Catalogazione Autori (RICA)
Queste regole si preoccupano, in primo luogo, di cercare
un'intestazione per la scheda, cioè la parola mediante la quale
la scheda sarà alfabeticamente ordinata (e può essere sia
il nome di un autore che un titolo), e poi di formulare questa intestazione
nella forma più corretta.
Un'antologia di più autori, ad esempio, come tutte
le antologie scolastiche, a chi va intestata? Al curatore? E una volta
stabilito che l'autore dell'opera è, poniamo, Cavour, come sarà
intestata la scheda: a BENSO, Camillo, conte di Cavour o CAVOUR,
Camillo Benso conte di?
Cominciamo dal problema dalla scelta dell'intestazione.
4.1.1. Scelta dell'intestazione
a) Il caso più semplice è che il libro abbia uno o più autori certi. Si procede allora così:
più una scheda secondaria intestata a
che può essere completa o rimandare a quella di
Fruttero.
e sarà ordinata alfabeticamente sotto la U. A Le Goff si potrà eventualmente intestare a una scheda secondaria, considerata la sua notorietà.
Webgrafia
|
Buono studio...
4.1.2. Forma dell'intestazione
Ma una volta stabilito a chi va intestata la scheda i
problemi non sono finiti. Intesteremo a MICHELANGELO o a BUONARROTI,
Michelangelo? A MEDICI, Lorenzo de' o LORENZO de' Medici?
A GOGH, Vincent van o VAN GOGH, Vincent?
Diciamo che generalmente l'intestazione è costituita
dal cognome e dal nome dell'autore, separati da una virgola, scritti per
esteso. Ma:
4.2. L'International Standard Bibliographic Description (ISBD)
L' ISBD - anzi l'ISBD(M), relativo alle monografie - si propone, come dice la stessa sigla, di descrivere il libro secondo una procedura standard e internazionale, senza preoccuparsi di creare alcuna intestazione. Infatti la scheda ISBD ci propone addirittura il titolo come primo elemento. Al titolo fa seguire l'eventuale sottotitolo, il nome dell'autore e/o del curatore, l'edizione, le pagine, le dimensioni, la collana e altre informazioni che vengono distribuite in 7 aree e separate tra loro da una speciale interpunzione.
AREA DEL TITOLO E DELLA RESPONSABILITÀ
Il titolo va riportato "così com'è", compreso
l'articolo iniziale: non dimentichiamo che quest'area è di "descrizione".
Un eventuale sottotitolo sarà aggiunto dopo uno spazio, due punti,
uno spazio.
Quanto agli autori vanno scritti, nell'ordine in cui
appaiono sul frontespizio, gli autori, i curatori, i traduttori, ecc. nella
seguente forma:
Va indicata qui la particolare edizione e l'eventuale curatore: 3a ed. / a cura di Giovanni Buti.
AREA DELLA PUBBLICAZIONE
Quest'area raccoglie informazioni sul numero di pagine, sulle illustrazioni, sulle dimensioni del volume.
AREA DELLE NOTE
Nell'area delle note vanno riportate tutte quelle informazioni
che non hanno trovato una collocazione nelle aree precedenti. Ad esempio
il prezzo. È un'informazione utile soprattutto nel caso di un archivio
computerizzato: il programma infatti può calcolare così l'ammontare
del patrimonio o degli ammanchi. Nel caso di opere in più volumi
- che per una biblioteca scolastica, come vedremo, è opportuno schedare
separatamente - se non c'è un prezzo per ogni singolo volume dell'opera
si divide il prezzo complessivo per il numero di volumi. Attenzione: anche
nel caso il volume non abbia un prezzo, o si tratti di un dono, si deve
assegnare un valore ipotetico. Per l'amministrazione scolastica non esistono
beni senza valore.
In quest'area si può anche indicare la disponibilità
o meno dell'opera e la sua dislocazione al di fuori della biblioteca.
Mi rendo conto che la cosa sembra complicata, ma come
sempre, il diavolo è meno brutto di come lo si dipinge. Alla fine
una scheda tipo sarà costruita così:
|
Il che, tradotto in esempio, darà:
|
Capisco, non è facile. Ma cosa sarebbe la vita senza qualche difficoltà?
Una scheda, dunque, può essere intestata secondo le norme RICA e compilata al suo interno secondo le norme ISBD. Ma come è fatta, fisicamente, una scheda "standard"? È un semplice rettangolo di cartoncino bianco di cm 7,5 x 12,5 con un foro centrale nella parte bassa attraverso cui passa il perno che la tiene fissata al cassetto-raccoglitore. Una scheda deve contenere i seguenti dati:
Ecco, infine, un esempio di scheda:
853.9-ROS |
4.4. L'ordinamento alfabetico
Va da sé che le schede si ordinano alfabeticamente, ma l'ordine alfabetico nasconde alcune particolarità e alcune insidie. Eccone alcune:
Poiché la CDD suddivide e ordina già i libri
per disciplina, un catalogo per soggetti risulta ugualmente utile ma non
indispensabile. So che questa affermazione lascerà perplessi i bibliotecari
"professionisti" ma per la nostra biblioteca scolastica penso siano sufficienti
un buon catalogo per autori e una puntigliosa classificazione. Del resto
se voglio sapere quanti e quali libri di medicina possiede la biblioteca
basterà controllare qual è il numero Dewey della medicina,
e andare a cercare negli scaffali seguendo l'ordine progressivo. Sarà
utile, questo sì, un elenco di tutti i codici Dewey, e relative
discipline, dei libri posseduti dalla biblioteca.
Chi poi volesse ugualmente studiare il problema della
soggettazione potrebbe cominciare da:
Dunque: abbiamo messo i libri negli scaffali e le schede
nello schedario: siamo pronti per il prestito!
Generalmente ci sono due tipi di prestiti: per consultazione
o domestico.
Il prestito dei libri che non vengono portati a casa,
ma consultati in classe durante la mattina, o prelevati per fare fotocopie,
può venire registrato sul quaderno o registro di "Consultazione".
Alla fine della mattinata il bibliotecario controllerà
che tutti i libri siano rientrati. Sarà sufficiente annotare:
È auspicabile che tutti i libri della biblioteca vengano dati in prestito, altrimenti a cosa serve una biblioteca scolastica? Ma non verranno prestati a casa, ovviamente, volumi di enciclopedie o di grandi opere perché se il volume dovesse danneggiarsi o, peggio, andare perduto, sarebbe difficilmente rimpiazzabile e l'opera, non più completa, diverrebbe inutile. Se proprio si volesse fare un'eccezione allora sarà bene che il bibliotecario controlli con cura il ritorno del volume prestato.
Per quanto riguarda il prestito corrente, chi prende un
libro in prestito dovrà seguire poche ma indispensabili regole.
Queste sono quelle che ho adottato per molti anni all'I.T.G. "Odone Belluzzi"di
Rimini:
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Istituto Tecnico per Geometri "O. Belluzzi"
Regole per prendere in prestito i libri e per riconsegnarli
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Il difetto principale di questo sistema è che essendo i prestiti ordinati in base al nome del richiedente è difficile stabilire, quando si cerca un libro che non si trova, chi lo abbia preso. D'altra parte ordinare il prestito sulla base del nome dell'autore richiederebbe comunque la fatica di passare decine e decine di nomi (quanti scrittori con la lettera M? Moravia, Morante, Manzoni, Maraini...). Diciamo che ogni sistema presenta vantaggi e difetti. La cosa migliore, naturalmente, sarebbe gestire i prestiti col computer: in genere i programmi di archiviazione gestiscono anche il prestito.
Il tempo massimo di prestito sarà stabilito in base alla disponibilità dei libri della biblioteca, ma in genere un mese è un tempo ragionevole. Al momento della restituzione andrà scritta la data della riconsegna accanto a quella del prestito. È importante: se non c'è la data della restituzione il libro continua a risultare in possesso di chi lo ha chiesto in prestito anche se lo ha riconsegnato.
È bene ricordare, infine, che ogni opera che esce dalla biblioteca, anche per tempi brevi e per ragioni diverse dal prestito e dalla consultazione, deve essere annotata o sul registro dei prestiti o sul quaderno della "consultazione". Diffidare dei colleghi che dicono "Te lo porto subito"...
Una volta prestato, il libro, prima o poi, tornerà (si spera...). Rimettere i libri riconsegnati negli scaffali è certamente un lavoro noioso ma inevitabile. Anzi, è necessario farlo bene, perché se un libro finisce "fuori posto", cioè in uno scaffale sbagliato, è impossibile poi ritrovarlo, se non per caso o durante un riordino.
Ci sono poche regole a questo proposito, ma importanti:
Ti hanno appena riconsegnato un libro. Ti accorgi che lettura dopo lettura (e lettore dopo lettore) il libro è un po' malconcio. Càpita, soprattutto con le edizioni economiche in brossura, che la copertina si stacchi o che qualche pagina si strappi. In fondo non c'è niente di terribile in questo: per una biblioteca scolastica è meglio un libro distrutto da mille letture che un volume intonso. Ma adesso: che fare? Bene, poiché un po' di lavoro manuale non guasta mai, il bibliotecario, di tanto in tanto, potrà esercitarsi nell'arte del "fai da te". È un peccato buttar via un libro che può ancora essere letto molte volte. Ecco allora, fra i tanti possibili, alcuni utili suggerimenti.
Abbiamo appena visto come si può allungare la vita di un libro. Tuttavia ci sono limiti anche alla buona volontà di conservazione del patrimonio librario: giunge prima o poi il momento in cui un libro proprio "non ce la fa più" e va mandato in pensione dopo anni di onesto servizio. Ora, a meno che il libro non sia considerato come "facile consumo", come soggetto cioè a un deterioramento previsto (è il caso di certe bibliotechine di classe, ad esempio), quando il libro è inventariato come "bene mobile dello Stato" e non è più in condizioni di essere prestato, allora, come si dice in gergo, va "scaricato", eliminato cioè dall'inventario e cessa così la tutela da parte della biblioteca. In questo caso il bibliotecario preparerà l'elenco dei libri da scaricare avendo cura di indicare per ciascuno: autore, titolo, inventario, prezzo. Una volta ottenuta l'autorizzazione dalla segreteria amministrativa si indicherà la data dello scarico, nel registro d'inventario, a fianco di ciascun libro.
Anche il bibliotecario più amorevole non può certo conoscere tutte le sue creature, vale a dire che si troverà prima o poi nella situazione di dover cercare un libro che non sa se la biblioteca possiede o no. Se conosce l'autore non dovrebbero esserci difficoltà: il catalogo ci darà la risposta. Ma attenzione: se consultato male, un catalogo risponde male. L'apparente autore, a volte, è solo un curatore: e il volume sarà schedato allora sotto il titolo (anche se ci dovrebbero essere schede secondarie di richiamo). Un libro di fotografie di quadri di Caravaggio sarà schedato sotto Caravaggio (o magari sotto Merisi Michelangelo, detto il) ma una monografia su Caravaggio sarà sotto il nome dello studioso che l'ha scritta. Trucchetti che chi ha esperienza di schedatura eviterà, ovviamente.
In realtà il discorso sull'information retrieval, cioè la ricerca delle informazioni, è in fermento, e l'informatica ha portato una rivoluzione in questo campo. Ma nel piccolo di una biblioteca scolastica il problema va risolto spesso in fretta (i ragazzi che cercano l'informazione devono tornare in classe...) e tenendo presente le capacità del lettore. Credo possa essere utile che il bibliotecario si "eserciti" a fornire percorsi di ricerca semplici ma efficaci. Partendo, ad esempio, da una buona voce enciclopedica, passando poi a qualche opera generale, e finendo col titolo specifico. Chi è abitato a insegnare non dovrebbe trovare in questo difficoltà.
Se fin qui il compito di bibliotecario scolastico non si è molto allontanato da quello di bibliotecario generico, è questo ultimo "comandamento": consigliare, che rende il suo ruolo "speciale".
Il bibliotecario scolastico deve fare qualcosa di più che non gestire un patrimonio librario. Deve fare da guida, da suggeritore, da spalla al ragazzo che viene a chiedere un libro e non sa cosa prendere, che viene a fare una ricerca e non sa da dove cominciare. Per questo il ruolo di bibliotecario scolastico non può essere ricoperto da un addetto qualunque. Oltre alle competenze "specifiche" di biblioteconomia, entra qui in gioco la professionalità didattica dell'insegnante, che deve valutare le forze del ragazzo, capirne da poche battute di dialogo gli interessi, intuire il genere di libro che gli fornirà le informazioni che cerca, o semplicemente potrà divertirlo. È una grossa responsabilità: il gatto che si è scottato ha paura dell'acqua fredda: il ragazzo che viene costretto a leggere un libro noioso si guarderà bene dal prenderne un altro...
Dunque un buon bibliotecario scolastico non è solo chi sa "amministrare" i libri, ma chi li legge e li ama. Uno che conosce i classici ma è al corrente delle novità, che ha competenze specifiche, ma possiede il gusto di curiosare. Non un "tuttologo", per carità, piuttosto un "bibliotecario umanista". Sogno? No, sono convinto che molti insegnanti possono far valere, in ciò, competenza e passione avvilite dal tran tran scolastico.
E sarà cura del bibliotecario preparare guide e strumenti di consultazione. Per quello che possono valere, vi rimando a due strumenti che ho redatto a suo tempo per la biblioteca dell'I.T.G. "Belluzzi" di Rimini:
Compito del bibliotecario scolastico, infine, sarà di "animare", attraverso la biblioteca, la vita dell'istituto. E qui la fantasia del bibliotecario può davvero regnare sovrana.
Eccoci giunti alla fine del nostro decalogo. Spero che i comandamenti non vi siano sembrati, come quelli "veri", un po' difficili da seguire alla lettera, ma spero soprattutto che non cadiate nei sette peccati capitali del bibliotecario. Vale a dire: supponenza, pigrizia, incuria, ignoranza, ignavia, incoscienza. E il settimo? Probabilmente è il vostro...
In ogni caso ormai il morso alla mela lo avete dato, la curiosità vi ha già perduti, tanto vale andare a fondo: vi segnalo, perciò, in chiusura, due titoli recenti di biblioteconomia:
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La biblioteca scolastica nell'era dell' informatica |
1. Dal catalogo cartaceo al data base
Oltre al catalogo e alla classificazione, c'è un altro obiettivo obbligatorio per qualunque biblioteca scolastica: l'informatizzazione, che consente di gestire la biblioteca in modo più efficace ed efficiente. Tuttavia il passaggio dal catalogo cartaceo a quello informatico non deve essere visto come "alternativo", vale a dire che il secondo non deve necessariamente sostituire il primo. L'esperienza insegna, anzi, che avere un catalogo cartaceo è sempre una sicurezza, anche se pone maggiori problemi da un punto di vista dell'aggiornamento o della correzione di eventuali errori. Certo, è molto più facile consultare, aggiornare, correggere un data base che non uno schedario.
Poniamoci subito la fatale domanda: quali sono le caratteristiche indispensabili a un buon programma di archiviazione bibliografica? Bene, dovrà permettere di:
Una biblioteca che si va configurando sempre più
come centro di informazione e documentazione, non è più solo
un "gabinetto scientifico" ma va considerata come un nodo di una rete attraverso
la quale scambiare dati e informazioni. Ma che cos'è, poi, una rete?
Possiamo dire - semplificando molto - che più
computer sono uniti in rete quando li collega un cavo attraverso il quale
avviene lo scambio dei dati. Devono essere almeno tre, altrimenti si tratta
di un semplice scambio "one-to-one". I computer possono essere all'interno
della stessa stanza, o dello stesso edificio, ma possono essere anche molto
distanti fra loro, in città diverse, o addirittura in continenti
diversi. Quanto al cavo che li collega può essere stato steso appositamente
- dunque un cavo "proprietario" - o essere quello di una normale linea
telefonica. In quest'ultimo caso l'ente, o l'azienda, "affitta" dalla società
telefonica linee che vengono "dedicate" all'uso esclusivo del trasferimento
dati.
Le reti possono essere di tipo diverso e parlare linguaggi
diversi. I due tipi più comuni di rete sono quelle "ad anello" e
"a stella":
I computer di una rete, per dialogare fra loro, usano
un "protocollo" comune. Il più diffuso è Ethernet,
ma ce ne sono altri. Ad esempio TCP/IP (Transmission Control
Protocol
/ Internet Protocol): si tratta di una coppia di protocolli
di comunicazione che consente di condividere in rete informazioni tra computer
differenti. È meno efficiente di altri protocolli usati nelle reti
locali di personal computer, ma è l'unico strumento per unire computer
dei tipi più disparati. Costituisce il legante e l'elemento centrale
di Internet.
Se una rete con protocollo TCP/IP è realizzata
entro i confini dell'azienda si parla di una Intranet. Viene di
solito utilizzata come struttura per convogliare informazioni utili all'attività
produttiva interna e per favorire l'integrazione con le filiali periferiche,
le consociate, i clienti e i fornitori.
Quando si esce dai confini aziendali la rete prende il
nome di Extranet. È una rete geograficamente "allargata"
che però continua ad essere utilizzata unicamente da un numero di
persone limitato, autorizzate dall'azienda che ne è gestore e proprietaria.
Si può parlare, infine, di Internet (inter,
internazionale e net, rete) quando un insieme di reti, utilizzando
il protocollo TCP/IP, dialogano fra loro. I computer, attraverso le linee
telefoniche - che collegano tutti i telefoni fra loro così che ogni
telefono può raggiungere qualunque altro telefono - possono dialogare
tra di loro. La rete telefonica mondiale può essere così
vista come una grande (wide) ragnatela (web) mondiale
(world) attraverso cui scambiarsi dati e informazioni: il tanto
chiacchierato www (world wide web).
Così come le banche, anche le biblioteche pubbliche
hanno visto nella possibilità offerta dalla tecnologia di collegare
fra loro archivi informatizzati uno strumento formidabile per lo scambio
di dati. È nato così, in Italia, un Servizio Bibliotecario
Nazionale
(SBN), vale a dire una rete di biblioteche - promossa dal Ministero
per i Beni culturali e ambientali, con la cooperazione delle Regioni e
dell'Università - a cui aderiscono biblioteche statali (tra cui
le due biblioteche nazionali centrali di Firenze e Roma), comunali, universitarie,
di accademie e istituzioni pubbliche e private operanti in diversi settori
disciplinari, con lo scopo di scambiarsi dati e fornire informazioni agli
utenti. Nell'aderire, infatti, all' SBN una biblioteca rende disponibile
per i propri utenti (ad integrazione del proprio patrimonio bibliografico)
anche i documenti esistenti in tutte le altre biblioteche dell'SBN. Naturalmente
gli enti che aderiscono all' SBN sono tenuti a sottoscrivere con il Ministero
per i Beni Culturali e Ambientali un'apposita convenzione.
Le biblioteche che partecipano all' SBN sono raggruppate
in Poli locali. Ogni Polo è costituito da un insieme di biblioteche
che gestiscono tutti i loro servizi con procedure automatizzate tramite
terminali collegati ad un elaboratore comune. I Poli sono a loro volta
collegati a un elaboratore centrale che costituisce il nodo della
rete.
Ma una visita al sito del Servizio Bibliotecario Nazionale
varrà forse più di mille spiegazioni:
Ovviamente il servizio più significativo offerto dall' SBN è quello di localizzare - interrogando un qualunque terminale di una qualunque biblioteca - dove il libro che cerchiamo sia conservato. L'utente può poi richiederlo attraverso il prestito interbibliotecario. Ma se fino a qualche tempo fa la ricerca poteva avvenire solo tramite un terminale di biblioteca, ora i cataloghi sono accessibili anche da casa, o da scuola, via Internet, mediante un OPAC (Online Public Access Catalogue) ovvero un catalogo in linea accessibile pubblicamente. In particolare:
e successivamente scegliendo: "OPAC dell'indice SBN" appare
una "maschera" di interrogazione:
basterà inserire il nome dell'autore che cerchiamo, o il titolo del libro, o qualche altro elemento di riconoscimento, e il "motore di ricerca" interno ci dirà se il libro c'è, e presso quali biblioteche è reperibile.
Un approccio alternativo a quello degli OPAC collettivi è quello dei meta-OPAC, vale a dire i "cataloghi di cataloghi" che permettono di poter interrogare qualsiasi archivio (indipendentemente dal "sistema" usato per l'archiviazione) di qualsiasi biblioteca (indipendentemente dall'appartenenza o meno a una "rete") attraverso un unico modulo di ricerca. Uno degli esempi italiani più interessanti di metaopac è Azalai, sviluppato dal CILEA e attualmente impiegato per il "Catalogo Bibliografico Virtuale delle Università Lombarde", consultabile all' URL:
O anche MAI, il MetaOPAC Azalai Italiano che permette di interrogare simultaneamente oltre 130 cataloghi in linea di biblioteche e sistemi di biblioteche italiani:
Webgrafia
|
Bibliografia
|
5. La biblioteca scolastica in Internet
E veniamo infine al nostro problema: come faccio mettere "in rete" - vale a dire accessibile dall'esterno - il catalogo della mia biblioteca scolastica? Tre sembrano essere le possibili soluzioni.
Prima soluzione
Consiste nel rendere disponibile il catalogo, in formato
testo, sul sito che ormai quasi tutte le scuole hanno. Ovviamente questa
soluzione non consente ricerche di nessun tipo: il catalogo si può
solo "scaricare" e consultare successivamente come un documento di testo.
Non si tratta neanche, a dire il vero, di una vera e propria "messa in
rete" dal momento che non prevede nessuna collaborazione con altre biblioteche,
né la costituzione di alcun "polo": si limita a rendere accessibile
il proprio catalogo via Internet. Tuttavia può essere un primo passo.
Ecco un esempio:
Seconda soluzione
Consiste nel dotarsi di un server (vale a dire di un
computer collegato 24 su 24 alla rete) su cui depositare il proprio catalogo
informatizzato al fine di essere consultato via web. La scuola può
attivare un server proprio o appoggiarsi a un provider privato. È
necessario inoltre che il software di gestione della biblioteca permetta
la consultazione dei dati mediante un'interfaccia web. Ci sono molte software-house
che proprongono questa soluzione "chiavi in mano", in tempi ragionevolmenti
brevi, ma a costi, certo, non indifferenti. Ecco due esempi:
Terza soluzione
È quella proposta dalle istituzioni, MPI e BDP,
che con il programma
WinIride
e l'interfaccia IsisWeb (per
maggior informazioni si veda il cap. 7) si propongono di rendere accessibile
via internet le risorse bibliografiche e documentarie delle scuole. Un
esempio di ciò che viene proposto è offerto da un gruppo
di scuole di Firenze:
6. I programmi di gestione per la biblioteca scolastica
L'archiviazione informatizzata della propria biblioteca passa, ovviamente, attraverso l'adozione e l'uso di un buon programma di gestione. Ecco un elenco dei programmi più diffusi:
Possiamo fare una distinzione fra:
Nel 2000 la BDP ha rilasciato una versione aggiornata di Iride, WinIride, che non è solo la sua "versione Windows" ma un nuovo strumento espressamente pensato per permettere alle scuole di documentare ciò che si ha ma anche quello che si fa, di documentare cioè sia il proprio partimonio librario sia le proprie esperienze didattiche, permettendone la consultazione on-line. Ecco le principali caratteristiche in una scheda curata dalla stessa BDP:
Inoltre tramite un'interfaccia Web (IsisWeb) WinIride permette la consultazione del catalogo on-line:
WinIride e IsisWeb possono essere richieste agli IRRSAE regionali o direttamente alla BDP di Firenze dove un servizio telefonico è attivo dal lunedi al venerdi dalle ore 9 alle ore 15: 055 2380314.
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Gli strumenti utili |
La mia biblioteca è catalogata secondo le norme RICA, CDD, ISBD?
Controlla una scheda stampata: per essere "a norma" deve
avere il seguente aspetto:
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853.9-ROS
ROSSI, Mario Racconti di un'infanzia ritrovata / Mario
Nr. Ingresso 9758 Nr. Inventario 9758 CDD 853.9
|
Deve cioè contenere, almeno:
È necessario che la biblioteca rispetti le norme RICA, ISBD e CDD?
È facile rispondere "no" perché quello che conta è che la biblioteca sia aperta, acquisisca libri e li presti. Ma nella prospettiva, inevitabile, di un crescente scambio di informazioni fra scuole, l'adeguamento alle norme biblioteconomiche permetterà una gestione più efficiente, al riparo da soluzioni improvvisate e personali, e soprattutto compatibile con l'esterno.
Il mio programma di gestione biblioteca permette l'esportazione dell'archivio?
È facile verificarlo: basta controllare se il comando
"salva" offre diverse opzioni. Se sì, in che formato lo permette?
È un formato leggibile da altri data-base? Se no, in che formato
archivia? "Proprietario" (cioè tipico di quel programma e solo di
quel programma)? "Standard" (cioè leggibile da un altro programma)?
Questa è un'informazione importantissima: dal possibile recupero
dei dati già inseriti dipende la possibilità di adottare
o meno un nuovo sofware senza perdere il lavoro già fatto.
Nota: molte case produttrici hanno stipulato con le scuole
contratti di abbonamento che prevedono assistenza e aggiornamento. Se è
così, pretenderli! Telefonate dunque alla ditta produttrice del
programma di gestione della biblioteca (generalmente dichiarata nella pagina
di apertura) per domandare qual è l'ultima versione del programma
e come ottenerla.
Come posso recuperare i dati del mio programma di archiviazione?
La BDP offre aiuto (ma valutando caso per caso) nel recupero di dati pregressi archiviati da alcuni programmi (vedi la pagina dedicata alle biblioteche sul sito della BDP: www.bdp.it) ma non c'è, in realtà, un sistema universale e sicuro. Tuttavia PULSAR sta approntando un "software ponte" che permette di recuperare qualunque archivio in formato DBF - che è un formato previsto da quasi tutti i programmi di archiviazione - adattando e armonizzando campi e record.
La biblioteca ha bisogno di un catalogo cartaceo?
Non è facile rispondere. Perché è vero che oggi un catalogo cartaceo può essere "scavalcato" da un archivio su supporto magnetico (hard disk) o ottico (CD-ROM) che rende facile qualunque tipo di ricerca, anche su frammenti di informazione(parte del titolo, del nome dell'autore, o di altri dati bibliografici), ma è anche vero che un catalogo cartaceo resta sempre una "sicurezza", pur richiedendo una manutenzione delicata (le correzioni costringono alla ristampa della scheda). In ogni caso, una volta che si sia deciso per la opportunità del cartaceo bisogna poi controllare che il programma di gestione della biblioteca stampi le schede in formato ISBD e su cartoncino 7,5x12,5: molti software, fra cui lo stesso Winiride, non prevedono, infatti, questa funzione.
La biblioteca deve essere consultata in rete interna?
Certamente la possibilità di accedere all'archivio da qualunque PC dell'istituto è una gradevole comodità e un utile supporto alla didattica. La scuola, ovviamente, deve disporre di una "rete" interna. In questo caso il programma deve poter gestire la condivisione del catalogo in rete (Winiride - secondo la scheda di presentazione - lo permette).
La biblioteca ha bisogno di essere consultata via Internet?
Si parla molto di far approdare le biblioteche scolastiche ad Internet, anche se, francamente, non si vede così necessaria la possibilità di sapere quali libri possiede un lontano istituto scolastico che non prevede prestito interbibliotecario (le biblioteche scolastiche non sono - non dimentichiamolo - biblioteche pubbliche). Può tuttavia essere motivo di orgoglio, dimostrazione di efficienza e, in ultima analisi, previdenza (un giorno, forse, tutte le biblioteche scolastiche confluiranno nel Sistema Bibliotecario Nazionale) offrire il proprio catalogo alla consultazione via web.
3. Classificazione Decimale Dewey
Le 10 classi
000 Generalità
100 Filosofia e discipline connesse
200 Religione
300 Scienze sociali
400 Linguaggio
500 Scienze pure
600 Tecnologia (scienze applicate)
700 Le arti
800 Letteratura
900 Geografia e storia generali
Le 100 divisioni
000 GENERALITÀ
010 Bibliografia
020 Biblioteconomia e scienza dell'informazione
030 Opere enciclopediche generali
040 (non assegnato)
050 Pubblicazioni generali in serie
060 Organizzazioni generali e museologia
070 Giornalismo, editoria, giornali
080 Raccolte generali
090 Manoscritti e libri rari
100 FILOSOFIA E DISCIPLINE CONNESSE
110 Metafisica
120 Gnoseologia, causalità, genere umano
130 Fenomeni e tecniche paranormali
140 Specifiche posizioni filosofiche
150 Psicologia
160 Logica
170 Etica (filosofia morale)
180 Filosofia antica, medievale, orientale
190 Filosofia occidentale moderna
200 RELIGIONE
210 Religione naturale
220 Bibbia
230 Teologia cristiana
240 Teologia morale e devozionale cristiana
250 Chiesa locale e ordini religiosi
260 Teologia sociale ed ecclesiastica
270 Storia della chiesa
280 Denominazioni e sette cristiane
290 Altre religioni e religione comparata
300 SCIENZE SOCIALI
310 Statistica
320 Scienza politica
330 Economia
340 Diritto
350 Amministrazione pubblica
360 Problemi e servizi sociali
370 Educazione
380 Commercio
390 Usi e costumi, etichetta, folclore
400 LINGUAGGIO
410 Linguistica
420 Lingue inglese e anglosassone
430 Lingue germaniche. Tedesco
440 Lingue romanze. Francese
450 Lingua italiana, romeno, lingue ladine
460 Lingue spagnola e portoghese
470 Lingue italiche. Latino
480 Lingue elleniche. Greco classico
490 Altre lingue
500 SCIENZE PURE
510 Matematica
520 Astronomia e scienze connesse
530 Fisica
540 Chimica e scienze connesse
550 Scienze della terra e degli altri mondi
560 Paleontologia. Paleozoologia
570 Scienze della vita
580 Scienze botaniche
590 Scienze zoologiche
600 TECNOLOGIA (SCIENZE APPLICATE)
610 Scienze mediche. Medicina
620 Ingegneria e attività affini
630 Agricoltura e tecnologie connesse
640 Economia domestica e vita familiare
650 Gestione e servizi ausiliari
660 Tecnologie chimiche e affini
670 manifatture
680 Manifatture per specifici usi
690 Edilizia
700 LE ARTI
710 Urbanistica e arte del paesaggio
720 Architettura
730 Arti plastiche. Scultura
740 Disegno e arti decorative
750 Pittura
760 Arti grafiche. Stampe
770 Fotografia
780 Musica
790 Arti ricreative e dello spettacolo
800 LETTERATURA
810 Letteratura americana in inglese
820 Letteratura in inglese e anglosassone
830 Letteratura delle lingue germaniche
840 Letteratura delle lingue romanze
850 Italiana, romena, delle lingue ladine
860 Letteratura spagnola e portoghese
870 Letterature italiche. Latina
880 Letterature elleniche. Greca
890 Letterature di altre lingue
900 GEOGRAFIA E STORIA GENERALI
910 Geografia generale. Viaggi
920 Biografia e genealogia generali
930 Storia generale del mondo antico
940 Storia generale d'Europa
950 Storia generale d'Asia
960 Storia generale d'Africa
970 Storia generale dell'America settentrionale
980 Storia generale dell'America meridionale
990 Storia generale di altre aree
Loris Pellegrini © 2001
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non sia modificato e, qualora utilizzato anche in parte, venga sempre citata la
fonte: Loris Pellegrini, Il
manuale del bibliotecario scolastico
da: Bisco - La pagina del bibliotecario scolastico: www.webalice.it/loris.pellegrini/bisco.htm