RESTAURO E CONSERVAZIONE
RESTAURO LIGNEO

Il legno, nella storia, è sempre stato usato sia come supporto strutturale che come materiale di pregio per lavorazioni a tornio e scalpello. Ogni restauro, per questo motivo, richiede sempre un’attenta analisi di studio preliminare e progettuale, specie di fronte a materiale ligneo policromo alle cui problematiche conservative del legno si aggiungono quelle relative agli strati pittorici.

Per capire bene come affrontare un restauro ligneo bisogna comprendere che il legno è un organismo vivente che continua ad interagire e adattarsi all’ambiente esterno, anche a distanza di secoli da quando l'albero è stato abbattuto. Diciamo che i problemi cominciano quando vengono meno le capacità di adattamento ambientale della materia lignea.

Le cause principali del deterioramento del legno possono essere fisiche, dovute ad un ambiente troppo secco o troppo umido che possono portarlo a disidratarsi o marcire, vegetali, dovute a parassiti come funghi o muffe, e animali, dovute alla presenza di insetti come tarli o termiti.

E' fondamentale in fase di progettazione di interventi conservativi su manufatti di valore storico-artistico tenere sempre in considerazione il risanamento ambientale ed il monitoraggio dei livelli di umidità.
MONITORAGGI AMBIENTALI
diventa indispensabile per conservare un opera capirne lo stile e la storia, ma anche analizzare le caratteristiche chimico-fisiche del manufatto e dell'ambiente in cui viene collocato
il legno
problematiche relative alla tecnologia propria della materia legno, caratterizzata da igroscopicità, ovvero dal bisogno continuo di interscambiare umidità con l'ambiente
DISINFESTAZIONE
ANOSSIA

sistema di abbattimento di insetti xilofagi che prevede l'inserimento di opere lignee in bubble termosaldate; tramite l'applicazione di apposite valvole viene inserito azoto inerte fino all'eliminazione (99,7%) dell' ossigeno. il trattamento dura 5 settimane durante le quali il manufatto rimane sigillato col continuo monitoraggio delle percentuali dei gas (azoto e ossigeno).
GLI STILI DEI MOBILI :

Il Medioevo
Il Quattrocento e il Cinquecento
Il Seicento
Il Settecento
L'Ottocento
Il Novecento
Il Medioevo
Nel Medioevo si assistette ad un generale decadimento dell'arredamento. Nel XII secolo la tecnica universalmente usata, specialmente nella fabbricazione delle sedie, è quella della tornitura. A partire dal XIII secolo riappare nella costruzione dei mobili la decorazione che risente dello svilupparsi dell'architettura gotica, i cui motivi si ritrovano nei cassoni e negli armadi. Tra i legni, il più usato è quello di quercia. Cominciano a diffondersi nell'Europa settentrionale delle credenze chiuse per la conservazione dei cibi: un tipo particolare costituito da una cassone con sportelli e sorretto da gambe che partono da un basamento viene detto buffet. Verso la fine del XIII secolo si sviluppa una particolare decorazione dei pannelli dei mobili a forma pieghettata, intagliata a rilievo sul fondo liscio, che viene detta a pergamena.
In Spagna il mobilio dell'epoca gotica, prevalentemente realizzato utilizzando legni di alberi da frutta e di castagno, risente dell'influenza orientale, diretta conseguenza della lunga dominazione araba. Tale influsso moresco innesta sulle forme gotiche l'uso massiccio del cuoio, l'utilizzazione di legni policromi e il ricorso ad intarsi minuti.
In Italia il mobile gotico si sviluppa nelle zone settentrionali mentre nel resto del paese l'arredamento adotta ancora delle semplici linee essenziali.


Il Quattrocento e il Cinquecento
Il mobile, nel senso moderno, nasce nel Quattrocento e Cinquecento con lo stile "Rinascimentale", che si forma inizialmente a Firenze. È in questo periodo che il mobilio fiorentino prima e quello romano poi risentono del recupero del patrimonio artistico e culturale delle antiche civiltà greca e romana.
Il mobile polifunzionale e smontabile del Medioevo, adatto a tutte le stanze e a tutte le situazioni, viene così sostituito da vari tipi di mobili con caratteristiche e forme precise e diverse a seconda dell'uso al quale sono destinati.
Dal punto di vista tecnico il mobile rinascimentale, quasi sempre in massello di noce, vedeva i vari elementi tenuti assieme da chiodi in ferro o da semplici incastri, mentre l'uso della colla era sconosciuto. I contenitori avevano schienali composti da più assi disposte orizzontalmente e inchiodate sullo spessore dei fianchi. Anche i cassetti venivano per lo più assemblati con chiodi di ferro.
In questo periodo il legno più impiegato è il noce, anche se era assai diverso da quello che viene usato oggi. Infatti a quel tempo la richiesta di legname non era ancora sviluppata come ai giorni nostri, gli alberi avevano così modo di crescere tanto che il loro tronco arrivava a superare facilmente il metro di diametro: ciò consentiva di tagliare assi molto larghe da impiegare nella costruzione dei mobili. Il legno poi, attraverso questa lunga crescita, veniva ad assumere un colore uniforme, molto scuro e di una morbida tonalità rossastra.
Per lavorare il legno l'ebanista utilizzava la sega, i cui segni irregolari e profondi sulla superficie del legno, nelle parti a vista, venivano eliminati con lo sgrossino, una sorta di pialla con la lama a mezzaluna, e carteggiati con un pezzo di vetro. Forme particolari venivano realizzate con il tornio a pedale ed altri attrezzi da intaglio.
Le tecniche decorative più usate erano l'intaglio (a mezzo rilievo o a tutto tondo), l'intarsio (pittorico con fiori, animali, e altre figure o alla certosina, di tipo geometrico, con tessere piuttosto spesse battute a secco o fissate con sottilissimi chiodini), la radicatura (con la radica tagliata in forti spessori per rivestire le superfici o creare piccoli pannelli) e la doratura (ottenuta con foglia d'oro stesa su un fondo preparato in gesso). L'opera era completata dalla lucidatura con cera d'api.
Il mobile tipico era costituito dal cassone per riporre gli abiti, che era generalmente costruito con tavole di noce, di quercia o di castagno spagnolo e, in ossequio all'antica Roma, assumeva spesso la forma del sarcofago. Diffusi erano anche i cassoni bombati (la curvatura era ottenuta scavando direttamente il massello), che venivano costruiti senza innesti: i vari elementi erano infatti tenuti insieme con chiodi di ferro. Un terzo tipo di cassone era costituito da quello detto alla certosina per via della decorazione a motivi geometrici ottenuti con intarsi in avorio, ebano e madreperla battuti a secco: diversamente dai precedenti questo tipo di cassone era tenuto insieme con incastri a coda di rondine molto precisi.
I motivi della decorazione erano generalmente presi dall'architettura classica e dalla mitologia, con animali dipinti o intagliati. Tra i decoratori dei cassoni vi furono spesso alcuni fra i maggiori pittori del Rinascimento. Coll'andare del tempo la doratura e la pittura sofisticata cedette il posto agli eleganti pannelli scolpiti in altorilievo.
Nel Cinquecento si diffonde anche, nelle case italiane più ricche, l'uso di sedie al posto degli sgabelli e delle panche, mentre i ripiani dei tavoli e i pannelli delle porte vengono talvolta intarsiati con pietre pregiate e marmi. A partire dalla seconda metà del Cinquecento la sedia più diffusa è quella bergamasca, che prende il nome dal suo principale centro di produzione anche se viene realizzata in tutta l'area centro-settentrionale: di struttura semplice e robusta, è imperniata su quattro gambe in massello di noce, con le due posteriori che sono ricavate da un unico pezzo di legno. Queste sedie recano spesso un marchio a fuoco, fatto con un punzone, che sta ad indicarne l'appartenenza.
Il tavolo, che in precedenza era costituito da assi appoggiate su cavalletti, col Rinascimento diventa una struttura fissa con il tavolo detto fratino: lungo e stretto, sempre in legno di noce tagliato a grande spessore, è sostenuto da grossi pilastri a sezione quadrata, mentre una traversa in legno lo percorre nel senso della lunghezza a fare da poggiapiedi. Solo verso la fine del Cinquecento comincia ad apparire il tavolo a quattro gambe.
I letti restano delle semplici strutture lignee celate da belle stoffe, anche se non mancano letti più complessi con colonne d'angolo scolpite. Qualunque sia la sua forma, il letto rinascimentale è in genere singolo, a una piazza e mezzo, e il materasso è sostenuto da assi che poggiano su due listelli inchiodati a dei longheroni laterali oppure ad un reticolo di corde incrociate.
I motivi ornamentali, che nel Quattrocento si rifanno al classicismo, nel Cinquecento diventano eccessivamente elaborati e confusi. Se nell'Italia settentrionale permangono ancora certe forme del gotico fiorito, a Napoli e in Sicilia diventano prevalenti le influenze moresche.
Lo stile rinascimentale italiano diventa così importante e influente da diffondersi rapidamente anche in Francia dove, assumendo verso la fine del Cinquecento caratteristiche proprie, prende il nome di stile Renaissance.


Il Seicento
Nel Seicento si impone in Francia il Barocco con lo stile Luigi XIII caratterizzato dall'esuberanza dell'ornato e dalla ricerca del particolare decorativo inconsueto e fantastico che stimola l'impiego di materiali pregiati.
Di dimensioni imponenti, il mobilio barocco abbandona progressivamente la linea retta per quella curva e spezzata e, rispetto al secolo precedente, si distingue per una sensibile riduzione degli spessori del legno e per una maggiore precisione nell'assemblaggio dei vari elementi. La maggior parte degli incastri è ancora fermata da spine troncoconiche, ma si va diffondendo l'uso della colla per rendere il tutto più saldo. Si usano sempre i chiodi a sezione quadrata, la loro testa però diventa più esile e piatta ed i chiodi vengono piantati alla traditora (diagonalmente), con la punta che fuoriesce dal legno per essere successivamente ribattuta, in modo da aumentare la tenuta.
Tipico del mobilio barocco è il ricorso alle forme curve ed ai ricchissimi ornamenti, con grande uso della scultura e l'impiego di materiali preziosi (oro, argento, lacca e avorio) nella decorazione. Assai diffusi sono anche i legni dorati, mentre pannelli con pietre dure e applicazioni in bronzo dorato si usano per gli stipi, che spesso diventano autentiche opere d'arte grazie all'inserimento di marmi preziosi dipinti.
Fa la comparsa il primo scrittoio con ripiano liscio e cassetti disposti come fossero fregi oppure sovrapposti ai due estremi del mobile e si diffonde la decorazione a tornio per le gambe di tavoli e sedie. Si comincia a fare una netta distinzione tra sedie e poltrone: gli schienali delle sedie sono di solito bassi, tranne che in quelle di rappresentanza, ed al posto di sedili in legno da coprire con cuscini prende piede l'imbottitura.
Sviluppatosi in modi diversi nelle altre nazioni d'Europa, il gusto barocco assume in Italia le forme a volute e le superfici ondulate che si riscontrano nei mobili dell'area romana, l'uso di formelle intagliate in Piemonte, il ricorso all'intaglio esuberante in Veneto e Liguria. Nella decorazione del mobilio barocco italiano si vanno diffondendo i motivi che richiamano l'acqua: tritoni, conchiglie, cavallucci marini abbondano soprattutto nei mobili veneziani.
Nella seconda metà del Seicento la produzione francese di mobili abbandona le influenze italiane e fiamminghe e assume una propria identità e omogeneità stilistica: si va così affermando lo stile Luigi XIV. Il mobilio diventa un vero e proprio monumento allo sfarzo, gli arredi sono riccamente decorati e scolpiti, la tecnica delle intarsiature si fa sempre più raffinata.
Gli attrezzi impiegati nella lavorazione, sostanzialmente invariati, diventano più precisi ed evoluti: compaiono strumenti per le rifiniture come il pialletto a lama dritta (per livellare i piani), il voltino (sega a lama stretta per sagomare le parti curve), la fustella (per sagomare gli intarsi geometrici) e il seghetto da traforo (per ritagliare gli intarsi più complessi). Maggior cura viene dedicata alla levigatura e per la lucidatura comincia a diffondersi l'uso della gommalacca, una resina diluita in alcool, che viene completata ancora con un'inceratura a base di cera d'api.
La tecnica della costruzione diventa più precisa, si avvale di incastri realizzati con estrema cura, si fa abbondante l'uso della colla tanto da rendere quasi superflue le spine che, quando vengono impiegate, assumono una forma cilindrica e non più troncoconica. Anche i chiodi hanno ora la testa rotonda e la gamba a sezione circolare.
La scelta dei legni si fa più ricca e variata, anche se il più diffuso resta ancora il massello di noce, e cominciano a comparire tecniche di lavorazione nuove come la placcatura (rivestimento di placche di legni pregiati), l'incrostazione (tarsie con materiali diversi dal legno, come avorio, madreperla e metallo) e la marqueterie (rivestimento con legni sottili e colorati a formare disegni e figure).
La forma di base per i mobili di lusso, a parte i cassoni, resta ancora quella dello stipo di Aversa, ma la struttura semplice viene sostituita da un disegno che appare più sofisticato: cassetti e armadietti vengono rivestiti frontalmente di pietre dure e la sontuosa intelaiatura è decorata con ebano e bronzo dorato.
Il cassone (commode) diventa il più diffuso contenitore per la biancheria, anche se continuano ad essere costruiti alti guardaroba (armoires). I mobili per sedersi diventano sempre più perfezionati: i sedili sono ampi, con i braccioli pesantemente intagliati tanto da riuscire scomodi, mentre si diffonde l'uso delle cinghie per sostenere l'imbottitura della sedia, cinghie che vanno a sostituire il sistema più rigido di assi inchiodate alle fasce. Viene ideata una poltrona particolare, detta canapè, nella quale possono trovare posto due o tre persone.
Compare nell'arredo della camera da letto il comodino, un piccolo cassettone dotato di tre o quattro cassetti, che viene utilizzato sia come contenitore che come piano d'appoggio. Fa la sua apparizione anche la console, un mobile che assume una funzione quasi esclusivamente ornamentale.
I tavoli alla moda hanno gambe, traverse e fasce molto lavorate. I materiali più impiegati sono, oltre al legno, il marmo e il bronzo. Attraverso combinazioni di materiali diversi come ebano, tartaruga, ottone, peltro e madreperla si ottengono delle immagini di eccezionale valore decorativo.
Qualità principali di un mobile ben realizzato diventano la perfetta aderenza dell'impiallacciatura, la qualità delle guarniture di bronzo dorato o di ottone, il contrasto fra alti e bassi rilievi. Un motivo decorativo molto diffuso è costituito dalle singeries, scene su ampie superfici piatte che raffigurano scimmie nell'atto di imitare gesti umani. Proprio in questo periodo compare in Francia la lacca, un nuovo materiale importato dall'Estremo Oriente, che verrà ampiamente utilizzato nel secolo successivo.
In Italia i modelli proposti dallo stile Luigi XIV vengono rivisti in chiave locale e viene riproposto il valore dell'intaglio e delle dorature.


Il Settecento
Con lo stile Reggenza si definisce il periodo della storia del mobile francese che segna il trapasso dallo stile Luigi XIV a quello Luigi XV e che grosso modo va dall'inizio del secolo fino al 1730. Classico stile di passaggio, manca di una fisionomia facilmente individuabile: curve e controcurve vanno perfettamente d'accordo con angoli e linee rette, la stilizzazione delle decorazioni fa un costante riferimento alla natura.
In Inghilterra questo stile assume delle caratteristiche tipiche sviluppandosi nello stile Queen Anne: la bellezza dei mobili viene affidata soprattutto alla loro forma strutturale ed alla qualità della venatura del legno di noce, utilizzato per l'impiallacciatura, che li ricopre interamente. L'intarsio viene realizzato con strisce di legno con le venature disposte nel senso della larghezza, al fine di delimitare le zone impiallacciate. Comodità e decorazione discreta contraddistinguono lo stile Queen Anne, che tuttavia si esaurisce in brevissimo tempo.
A partire dal 1740 si diffonde in tutta Europa il gusto rococò, vero trionfo della fantasia e dell'assoluta libertà espressiva, che, in alcuni casi, si traduce in veri e propri stili nazionali.
È quanto avviene in Francia con lo stile Luigi XV che presenta precise caratteristiche formali: disimmetria, deformazione, movimento e naturalismo. È in questo periodo che si realizza una grande quantità di mobili, spesso legati ad una sola funzione e di piccole dimensioni. Si viene così a sviluppare una tipologia molto ampia.
Perfetta sintesi di forma e decorazione, lo stile Luigi XV affida al disegno anche la scelta dei legni che vengono tagliati e accostati in modo da esaltare, con giochi cromatici ed effetti di chiaroscuro, lo schema compositivo. Diventano di gran moda i pannelli lastronati, radicali e laccati, variamente colorati. Prevalgono le linee tortuose.
La tecnica utilizza gli stessi arnesi del secolo precedente anche se gli strumenti da intaglio diventano più numerosi e dotati di lame più sottili e affilate per realizzare rilievi più decisi e netti. Si comincia ad usare lo stucco per riempire le giunte e la lucidatura viene fatta con gommalacca con un procedimento lungo e complesso, che viene alla fine completato con l'inceratura con cera d'api. Si sviluppa la tendenza a nascondere gli aspetti costruttivi; i chiodi, a testa rettangolare, sono forgiati in varie misure per adattarsi alle varie parti del mobile; gli incastri sono generalmente a coda di rondine; lo spessore dei legni si assottiglia.
Le poltrone hanno le gambe ricurve, perdono le traverse e le imbottiture, diventano molto comode. Assai diffusi sono gli intagli floreali, le borchie e le serrature hanno linee floreali e asimmetriche. Il mobile contenitore più importante in questo periodo è costituito dal cassettone che può assumere la forma di tre cassetti sovrapposti e con gambe corte oppure con due o quattro cassetti disposti su due file e con gambe lunghe. Una variante è costituita dalla cantoniera. Gli scrittoi hanno una larga diffusione, in particolare quelli del tipo a ribaltina.
In questo periodo in cui il mobile assume delle funzioni specifiche nascono pezzi d'arredamento assolutamente nuovi come la toilette ed il tavolo da gioco. La toilette ha l'aspetto di una piccola scrivania con finti cassetti e l'accesso agli scomparti per i cosmetici avviene dall'alto tramite tre anime, quella centrale è costituita da uno specchio incernierato che può assumere varie posizioni. Il tavolo da gioco, simile per forma e decorazione alla console, si sviluppa in vari modelli (incernierati, a fisarmonica, a telescopio e a cassetto) per assolvere al meglio la funzione cui è destinato.
In Inghilterra tra il 1760 e il 1790 si sviluppa lo stile Chippendale, che riassume diverse linee di tendenza artistica sovrapponendo elementi di rococò, gotici e cinesi. Caratteristica comune dei mobili Chippendale è l'uso del mogano che viene importato da Cuba e decorato con fini intarsi, motivi di urne, grappoli di bacche, teste leonine.
In Italia il Rococò, detto anche barocchetto, si afferma in ritardo e si ispira decisamente al Luigi XV. Grande fortuna, in particolare a Venezia, conosce il mobile laccato: il colore, a tempera, viene steso su una preparazione in gesso e fissato con la sandracca, una resina trasparente che col tempo si ossida assumendo una tonalità giallastra. Si afferma anche il nero di Cina, una varietà di laccatura d'ispirazione orientale, realizzata anche nei toni del rosso, che propone temi e soggetti esotici nei motivi decorativi.
Dopo un breve periodo, detto di Transizione, che ripropone modelli decorativi nuovi pur senza abbandonare completamente le forme del periodo precedente, nell'ultimo trentennio del Settecento si risveglia l'interesse per l'arte classica greca e romana. Si va così affermando in tutta Europa lo stile Neoclassico che in Francia assume le forme dello stile Luigi XVI: prevalenza della linea retta, minori elementi decorativi, pannelli laccati normalmente neri e dorati, impiallacciature lisce e ricorso al bianco ne costituiscono i caratteri distintivi. Insomma acquista grande importanza il richiamo all'antichità classica come fonte di ispirazione nella ricerca di armonia e proporzioni.
Per ornare le superfici dei mobili si fa largo ricorso alla lastronatura ed alla tecnica dell'intarsio, componendo dei minuziosi mosaici in cui le tessere sono disposte all'interno del disegno con venatura diversa in modo da creare giochi di luce ed effetti di chiaroscuro. Si utilizza di conseguenza una grande varietà di legni (fino a cento qualità diverse) ed i valori pittorici creati sono esaltati dalla lucidatura a spirito, una soluzione di gommalacca in alcool che viene passata con un tampone fino a dieci mani successive, in modo da ottenere una lucidatura quasi a specchio.
Gli spessori dei legni, sia per la struttura che per i lastroni, diventano sempre più ridotti; gli elementi del mobile sono uniti con chiodi lunghi e sottili e con incastri, la tenuta viene assicurata dall'uso di una colla molto resistente. Molta cura nella lavorazione viene dedicata alla levigatura per la quale ora si può disporre della carta vetrata (nuovo strumento abrasivo ottenuto facendo aderire, tramite collante, delle sabbie di grana diversa su fogli di cartoncino). Per la ferramenta cominciano ad apparire le prime serrature incassate.
Sotto l'influsso inglese diventano di moda le impiallacciature in mogano che vanno a sostituire in molti mobili gli intarsi più minuti e fantasiosi. Le gambe dei mobili riassumono le forme diritte, sottolineate da scanalature o spirali ascendenti, vengono applicati bronzi dorati in liste o rettangoli.
Il mobile più interessante del periodo è il secrétaire, dotato di vari cassetti, antine, ripostigli segreti e un calatoio che viene utilizzato per scrivere. Il letto neoclassico (che ha ormai assunto in larga misura la forma matrimoniale) ha in genere due spalliere, testa e piedi, di uguale altezza, decorate con cartelle traforate oppure imbottite con una cornice squadrata. Dal punto di vista tecnico si cominciano ad utilizzare per le connessioni le viti da letto: si tratta di viti che hanno sulla testa cilindrica dei buchi sfalsati nei quali inserire un ferro per farle girare.
Sul finire del secolo si sviluppa lo stile Direttorio che si ricollega ad un classicismo più accademico e più teatrale.
In Italia il neoclassicismo si avvicina di più allo stile dell'età imperiale che a quello greco-romano e si distingue per una grandiosità senza troppi fronzoli. A Firenze si comincia ad usare la scagliola (una pasta di marmo) come materiale più economico per i ripiani dei tavoli; a Milano Giuseppe Maggiolini, il più famoso autore italiano di mobili intarsiati, applica alle sue creazioni, di un delicato e misurato classicismo e rigorosamente rettangolari, una impiallacciatura accuratissima. In Italia i mobili in stile neoclassico saranno prodotti fino all'Ottocento inoltrato.


L'Ottocento
Con l'avvento dell'impero napoleonico (1804) si afferma lo stile Impero. In questo periodo la produzione di mobili viene ad assumere un doppio carattere: per la corte, con grande abbondanza e varietà delle decorazioni, e per l'alta borghesia, con il ricorso ad una maggiore semplicità.
Si sviluppa una diversa concezione del mobile: l'elemento decorativo e quello strutturale invece di costituire un insieme armonioso si vanno contrapponendo in un percorso a se stante. Lo stile Impero mira a richiamare la grandezza dell'antichità greca e romana e la ricchezza della decorazione egizia, con sfingi e leoni alati. Molti mobili sono di una monumentalità eccessiva.
Tipico di questo periodo è il ricorso a legni scuri, come il mogano e il palissandro, ma abbastanza diffusi sono anche il legno seta e il bronzo dorato. Mentre il legno usato non differisce di molto come caratteristiche di colore e di venatura, da quello moderno, i lastroni sono ormai ridotti a circa un millimetro di spessore. L'ottone viene adoperato come elemento di contrasto per intarsi, maniglie, piedi.
Questo stile si diffonde anche in Italia fino al 1830 e negli altri paesi d'Europa, dapprima sull'imitazione francese, quindi elaborando alcune forme autonome. Tale procedimento è più accentuato in Austria dove, dopo avere accettato lo stile Impero alla tedesca (detto Zopfstil), si stempera il tutto in uno stile che preannuncia il Biedermeier.
In Inghilterra, invece, prevale uno stile che, rifacendosi ai modelli classici tradizionali, prende il nome di Regency e durerà fino al 1825. Le forme più eleganti della Reggenza inglese si possono trovare nelle belle seggiole e nei sofà, insomma nei mobili più semplici destinati al ceto medio e all'aristocrazia.
Con la crescita della media borghesia i mobili vanno nella direzione di una maggiore praticità. Si affermano lo stile Carlo X, caratterizzato dall'uso prevalente di legni chiari con leggere tarsie scure, e il Luigi Filippo, che riprende elementi del passato uniti a motivi romantici. Mentre in Italia lo stile Impero si semplifica seguendo l'esempio francese, in Inghilterra il Regency si trasforma lentamente nello stile Vittoriano, che riprende i motivi degli stilemi del passato e sviluppa l'uso di metalli, in particolare il ferro, nella costruzione di letti e mobili da giardino.
In Austria si sviluppa uno stile autonomo, il Biedermeier, caratterizzato da una estrema semplicità. I mobili Biedermeier rivelano la costante preoccupazione del loro creatore di rispettare i materiali, senza cercare di mascherare gli incastri. Le viti vengono inserite in fori conici e ricoperte con tasselli di legno visibili. Tale stile si diffonde rapidamente nell'Europa del nord, raggiungendo anche la Russia.
Nella seconda metà dell'Ottocento si ha un ritorno agli stilemi seicenteschi e settecenteschi. Anche la scelta dei materiali diventa eterogenea oltre al legno, nella fabbricazione dei mobili viene utilizzato il papier-maché (cartone pressato) e la ghisa. Nei sedili si usa molto l'imbottitura, i salotti e le sale da pranzo vengono come soffocate da pesanti tendaggi. In Francia, attraverso una rielaborazione dei motivi rinascimentali e barocchi, si arriva allo stile Napoleone III, caratterizzato dalla prevalenza del colore nero e dalle imbottiture. L'Italia segue il paese d'oltralpe rifacendosi ai modelli del Rinascimento toscano e del Barocco romano, mentre in Inghilterra si ha una ripresa dello stile Queen Anne.
Nell'area di lingua tedesca diventa predominante la figura del Thonet, che sviluppa in modo innovativo il sedile moderno, ispirato ai canoni di praticità, resistenza e leggerezza.
Negli ultimi anni dell'Ottocento prende rapidamente piede lo stile chiamato Art Nouveau, che assume definizioni e connotazioni diverse nelle varie nazioni. In Francia si orienta su linee derivate dal mondo vegetale e la decorazione diventa un simbolo della struttura. Caratteristica di questo stile è il ricorso alle linee sottili, alla decorazione ondulata e ad una languida eleganza. La moda dell'epoca richiede il ricorso a disegni astratti, basati su intrecci di linee, e le decorazione dipinte rappresentano spesso figure umane danzanti, nude o avvolte in vaporosi tessuti.
In Inghilterra il movimento prende il nome di Liberty, in Belgio di Modern Style, in Austria e Germania assume connotati più geometrici. In Italia lo stile detto Floreale prende ispirazione dalle tendenze francesi e austriache.


Il Novecento
Con l'inizio del nuovo secolo si affermano le avanguardie stilistiche in una ricerca di nuovi indirizzi secondo un processo che si completa negli anni Venti. In Francia si diffonde lo stile Art Déco con mobili essenziali, rigidi e colorati. Si rilanciano le vecchie tecniche di decorazione, come la lacca, il cuoio inciso e colorato, nascono nuove impiallacciature con lo zigrino e il vetro che vanno a rivestire le superfici lignee. Le forme dei mobili diventano stilizzate, geometriche e monumentali. Si affermano tre nuovi tipi di mobili: l'armadietto da cocktail, il mobile per la radio e per il grammofono.
Nel decennio che va dal 1930 allo scoppio della seconda guerra mondiale, l'Italia, pur inserendosi in un contesto stilistico-evolutivo di respiro internazionale, elabora giocoforza caratteri spiccatamente nazionali.
In Germania il razionalismo dei modelli disegnati da Le Corbusier, che realizza una estrema semplificazione nei suoi mobili non concedendo nulla alla decorazione, si trasforma nel nuovo mobilio in tubi di acciaio che sopravvive fino ai giorni nostri. L'Italia sviluppa una produzione autonoma che trova la sua massima espressione nella figura di Giò Ponti.
Nel secondo dopoguerra la produzione del mobilio vede emergere, oltre al gusto prettamente scandinavo, il design italiano che negli anni Cinquanta presenta figure decisamente all'avanguardia come Ponti, Mollino e Castiglioni. Seguiranno nuovi gruppi d'avanguardia come il Neo-Liberty, la Pop-art e il Post-Modern, ricerche formali per arrivare a mobili sempre nuovi e diversi.
L R C di Marco Lombardo
P.iva: 06507590963
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