|
|
ARCHEOCLUB D'ITALIA - SEDE DI CAPO D'ORLANDO -
ITINERARI PER CAPO D'ORLANDO |
|
| IL
CASTELLO BASTIONE
IL CASTELLO E IL SANTUARIO |
IL
CASTELLO SUL CAPO Secondo
la leggenda la sua fondazione sarebbe opera di Carlo Magno, in onore del
paladino Orlando. Lo troviamo citato come castrum
nel 1296; nel 1299 (anno della battaglia nelle acque del mare
antistante tra i fratelli Aragona per la contesa del trono di Sicilia);
agli inizi del XIV sec.; nel 1349; nel 1356; nel 1359. Nel
1373 vi cercò rifugio
Bartolomeo d’Aragona dopo avere tradito il re Martino, ma fu assediato
da Bernardo Cabrera conte di Modica che distrusse il castello, rimanendo
solo una torre. Nel
1406, per regia concessione passò, insieme alla terra,
a Bernardo Ventimiglia e Centelles; nel 1460 la castellania viene concessa
a Pietro Cardona. Nel
‘500 la torre svolge la funzione di avvistamento e di allarme contro i
corsari che solcavano spesso il nostro mare. Lo
Spannocchi parla di torre “di buona fabbrica et grande” Da
Smith sappiamo che era armata, munita
di quattro cannoni, due recuperati da una nave turca naufragata. Nel
1584, il Camilliani, nella sua ricognizione delle coste della Sicilia,
cita il castello come “
torre molto antica” che “ havrebbe
di bisogno di racconciamenti”.
Nel
1598 ai guardiani viene lasciata da S. Cono la statuetta della Madonna. Nel
1613 subisce gravi danni a seguito di un violento terremoto. Due anni
dopo, i fabbri murarii, Innocenzo e Francesco Imperatrice,
realizzano nel castello 580 canne di muro
murato su commissione di Pietro Maria Cibo. Negli anni seguenti per
suo ordine, poi della moglie e successivamente della figlia furono
eseguiti importanti lavori all’interno della torre: un
appartamento con otto camere e un salone “cantini a bascio, stalli,
carceri, damusi e damuselli”, oltre ad una cisterna. Sappiamo
da una stampa di Willem Schellinks del 1664 che sulla sommità del monte
vi erano varie costruzioni. Vito
Amico riporta che nel 1750 era castello, chiesa, osteria, approdo. Della
contea, terra e castello, nel 1790 risulta investito Giovanni Antonio
Sandoval, a cui successe nel 1811 Bernardo Joppolo Ventimiglia Fardella All’inizio
del XIX secolo, come riportato da F. Stella, 1977,
terremoti e frane interessano il monte; periodo in cui viene ceduto
alla diocesi di Patti dai frati Cappuccini. Nel
1981-84 vengono consolidate
le fondazioni e nel ’94 si restaurano i resti del castello. BIBLIOGRAFIA IL
LIBRO DELLE TORRI di S.Mazzarella e R.Zanca, edizione Sellerio CASTELLI
MEDIEVALI DI SICILIA, edizione Regione
Siciliana Assessorato BBCC NASO
ILLUSTRATA di Carlo Incudine Capo
d’Orlando di A.Librizzi, C. Ingrillì, C.Collovà Il
Dono – Raccolta di documenti, edizione Archeoclub
d’Italia IL
SANTUARIO Il
22 ottobre dell'anno 1598, giovedì, sul castello del Capo, del
conte Joppolo, i fratelli
Raffa, liparoti, guardiani, credettero di sentire dei rumori nello
spiazzale antistante; affacciatisi, con grande sorpresa videro un
pellegrino che senza parlare, prese una bùccina, utilizzata per dare
l'allarme agli abitanti del borgo durante le numerose incursioni dei
pirati. Cominciò
a suonarla a più non posso, i Raffa, adirati, lo rimproverarono; ma egli
imperturbabile seguitò; lasciatili poi in imbarazzo, fuggì via ,
lasciando per terra un sacchetto, che venne aperto da Antonio Raffa. Con
grande stupore, in una piccola cassetta vi trovarono,
un minuscolo simulacro raffigurante la Madonna ed alta appena un
palmo, di materia ignota, dalle sembianze simili alla Madonna miracolosa
di Trapani e di straordinaria bellezza. Fra le braccia teneva il bambino
Gesù, che amorosamente la contemplava in viso. La
cassetta era chiusa da due sportellini, ornati entrambi nell'interno: uno
decorato con l'immagine dell'arcangelo S. Michele, e l'altro con quella di
S. Francesco di Paola. I
guardiani, ripresisi dallo stupore, credettero di riconoscere nel
pellegrino San Cono Navacita, da loro più volte ammirato e venerato. Saputo
lo straordinario fatto il prefetto di Capo d'Orlando, Antonino Piccolo, si
recò a far visita alla Madonna, commosso e animato da grande fede
supplicò Maria S.S. di salvargli i figli affetti da vaiolo, i quali
furono guariti. Questo
fu il primo miracolo della Madre ai suoi amati figli di Capo d'Orlando. La
statuina fu portata a Naso; in seguito si verificarono violenti e non
dannosi terremoti che avvertirono che doveva essere ritornato a Capo
d'Orlando, per proteggere gli Orlandini dalla ferocia dei pirati. Il
vescovo dell’epoca, Francesco Velardi della Conca, dopo aver
studiato attentamente il processo giuridico, ordinò al conte Girolamo
Joppolo di erigere una chiesa sulla sommità della collina, nel luogo
stesso designato da S. Cono in una sua apparizione successiva. In
meno di un anno essa fu finita e decorata di fregi dorati, e il 22 ottobre
1600 potè accogliere la Madonna. Alcuni
autori del tempo narrano la
lunga e solenne processione, composta da oltre 20.000 persone accorse da
ogni parte della Sicilia e dalla Calabria, che da Naso portò la Madonna
al suo Santuario. Il clero con l'arciprete di Naso Giovanni Vallerano, gli
ordini regolari, le confraternite del paese, ben 300 soldati della milizia
urbana in grande uniforme, mossero
dalla parrocchia di S. Pietro. Lungo tutto il tragitto fu un susseguirsi
continuo di archi di foglie ingemmate di lumi, di graziosi altarini, di
spari di archibugi, di moschetti, di
mortaretti e perfino di un cannone che dal forte del Capo taceva da tenore
a tutti gli altri spari. Arrivati
al Santuario la Madonna fu collocata in una nicchia di pietra decorata da
fregi d'oro e chiusa con un'inferriata. Le
autorità allora fecero offerte di doni: il conte di San Marco offrì una
lampada d'argento con scolpite le sue armi; lo Joppolo altre due lampade
con scolpito lo stemma del suo casato;
Carlo Giudice da Tortorici un calice d'argento. Si
istituì da quel giorno 22 ottobre 1600 una solennissima festa con mercato
e fiera. La
Madonna mostrò ben presto la sua materna predilezione per gli Orlandini e
per i suoi devoti. Fino
a non molto tempo fa pendevano dall'arco della porta del Santuario delle
catene a ricordo della
prodigiosa liberazione dai Turchi del conte di Galati, Placido Cottone,
avvenuta nel 1628 nell'arcipelago greco. I
lampadari iridati di gemme, che per circa 3 secoli hanno brillato nel
Santuario e che furono donati nel 1936 alla Patria, ci ricordano la
riconoscenza del duca d'Ossuna e viceré di Sicilia Pietro Giron, scampato
miracolosamente a morte sicura per essere caduto nella cisterna dell'atrio
del Santuario. Gli ex-voto con le numerose barche salvate dalle furiose
onde del mare in tempesta, ricordano altri prodigiosi miracoli della
Madonna. Nel
Santuario si conservano due dipinti di Gaspare Camarda della scuola di
Antonello da Messina: il «Crocifisso fra due monaci oranti» del 1627 si
ammira dietro l'altare maggiore, mentre l'«Adorazione dei pastori» del
1626, si trova in una delle cappelle laterali. La
notte dell’11dicembre 1925, dallo storico Santuario, elevato ora a
monumento nazionale, veniva rapito il prezioso simulacro di Maria SS.. Senza
alcun risultato risultarono le ricerche compiute dagli Orlandini. Nell’'anno
1926 si fece eseguire una copia in argento del piccolo simulacro, che
rimane tutt'ora esposto nel Santuario. BIBLIOGRAFIA NASO
ILLUSTRATA di Carlo Incudine Capo
d’Orlando di A.Librizzi, C. Ingrillì, C.Collovà Il
Dono
– Raccolta di cocumenti, edizione Archeoclub
d’Italia |
|