DIZIONARIO TOPOGRAFICO DELLA SICILIA

di Vito Amico, Vol. Primo, Palermo, Tipografia di Pietro Morbillo, 1855

Edizione ristampata da Arnaldo Forni Editore

 

Pagg. 60 - 61

Agatirno. Lat. Agathirnum. (V.D.) Antica città, detta bensì da alcuni Agatirna ed Agatirso, nella parte aquilonare dell’Isola tra Alesa e Tindari. Cluverio della sua origine lib 2, cap. 6, tanta, scrive, ne è la antichità, che rimontane la fondazione ai tempi di Troja, ed afferma Diodoro esserne stato il fondatore, Agatirso figliuolo di Eolo. Varie sono le opinioni riguardanti il sito; falsamente pongola alcuni a Patti, come Mario, Nero, Riccioli; altri dove siede oggi S.Filadelfio, quali notò il Fazello, che riconosce Agatirno nel campo di S. Martino occupato da ruine di antica città; molti verso Pillino o Piracmone, confutati dal Maurolico; ed afferma Cluverio, dalle ruine di Agatirno aver preso origine S. Marco, ed opinano finalmente aver di lì tratto il nome il promontorio d’Orlando, quali più sagacemente col Fazello, parlano al mio tenue giudizio, poiché vi ha alle orientali sue radici un seno per le navi, ma insicuro, ed un castello di cui diremo quando del promontorio, cui congiunto il colle, conserva dei ruderi, acquedotti, mattoni, e molti rimasugli di antica abitazione, ed estendendo il suo vertice sulla pianura molto ampia, detta dal Fazello di S. Martino, compie un amenissimo prospetto in tutto quasi il lido settentrionale.

E’ celebre Agatirno tra le città di Sicilia secondo Tolomeo, Stradone, Stefano, Plinio, Silio, Diodoro, Livio, Polibio ed altri; Silio ne enumera il popolo tra quelli che soccorsero il console Marcello; scrivono altri, aver dopo la prima guerra Punica trasferito da Agatirno il console Levino 4000 uomini, a popolar di una nuova colonia il territorio Brucio e Reggio; erano schiuma di malfattori, banditi, debitori, rei di delitti capitali, e chi lussureggiava di beni in Agatirno, per furti e rapine; mal soffriva la città una folta popolazione. V. Capo d’Orlando.

 

 

Pag. 239

Capo d’Orlando. Lat. Caput Orlandi. Sic. Capu d’Orrannu (V.D.) Ripido colle verso Settentrione, sovrastante al mare, con celebre rocca a cavaliere del sommo vertice, a 5 m. dalla città di Naso, compreso nella di lei giurisdizione. Ne sta sotto ad Oriente un piccolo asilo di navi ed una osteria. La Chiesa nella rocca conserva una piccola immagine ina marmo della B. Vergine, nota per prodigii, con gran fiducia invocata in ajuto dai marinai nelle tempeste, in di cui onore ai 22 ottobre celebrasi dai popoli d’intorno una graziosa solennità, con fiere per tutte quelle parti frequentissime. Nella medesima rocca è un domicilio del Conte di Naso, e dei cannoni ad impedire le scorrerie dei pirati. Dicesi imposto alla rocca ed al promontorio il nome di Orlando da uno dei commilitoni di Carlo Magno, e coi primi ce lo afferma Goffredo di Viterbo nella Cronaca; poiché si è fama esser Carlo venuto una volta in Sicilia, quivi fabbricata una rocca, ovvero a questa delle altre in prima costruite posto il nome di Orlando suo commilitone, bravo nelle armi. Dissi già di Agatirno situato un tempo nel piano vertice dell’altro colle ad Austro. Dirò parlando di Naso dei Signori cui è stata commessa la rocca. E’ oggigiorno posseduta da Giovanni Sandoval.