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| Ritratto di Antonio Serra del 1816, da: "Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli ornata de' loro rispettivi ritratti, compilata da diversi letterati nazionali".
Napoli, presso Nicola Gervasi, vol. III, 1816. |
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| (2010)
Il nuovo libro sui Templari dal 2 aprile 2010 in libreria o richiedere all'autore tramite e-mail: leogra@alice.it
EDIZIONI BRENNER pagg.150
€ 20,00
I Templari, oggi sono oggetto di studio e di interesse per tanti studiosi ed anche l’opinione pubblica si mostra curiosa verso questa Istituzione, perché è il suo mistero che ne provoca il dubbio e la ricerca, per una verità possibile, che forse, come dice Salfi, furono perseguitati ed uccisi perché: “Fossero essi concorsi a raccogliere quella luce dell’Oriente, che i più saggi tenevano in deposito da’ loro maggiori, per indi propagarla di tratto in tratto nelle regioni ottenebrate dell’Occidente e del Nord”...
Franco Salfi così si esprime per motivare la persecuzione ordinata contro i Templari: ”Da Socrate, fino a Descartes e da Descartes fino a Giannone, quei che ànno osato di professare alcuna dottrina, che non si adattasse alle opinioni del loro secolo, sono stati sovente le vittime della calunnia e della persecuzione”…
Fu un grande e lungo cammino, che ha lasciato tracce indelebili, quello di Francesco Saverio Salfi e ricorrendo nell’anno 2009, il 250° anniversario della sua nascita, questo mio ricordo è rivolto anche in tal senso, appunto per tenere vivo l’interesse sugli Uomini che hanno fatto la storia e la cultura di Cosenza e della Calabria, in Europa e nel Mondo, perché solo attraverso la crescita culturale, di ognuno di noi, a qualsiasi livello, può avvenire quel cambiamento in positivo tanto auspicato, da più secoli, del nostro Sud e della nostra Calabria!... |
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| (1998)
Copertina del LIBRO
di Leonardo Granata
"Antonio Serra: Economista
e Meridionalista inconsapevole
e il suo Breve Trattato...in
stampa anastatica"
Edizioni Santelli 1998
(Mendicino - Cosenza)
pagg. 270 - costo del Libro: € 15,49. |
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| SERRA MERIDIONALISTA INCONSAPEVOLE
Davvero strano e per certi versi allettante il titolo scelto da Leonardo Granata nel dare alle stampe, presso l'Editore Santelli, l'edizione anastatica del: "Breve Trattato delle cause che possono far abbondare li Regni d'oro e d'argento dove non sono miniere, con applicazione al Regno di Napoli, di Antonio Serra calabrese".
Granata, riprendendo usi tipici della trattatistica cinque-seicentesca ,spedisce nel titolo da lui scelto la tesi di fondo del suo studio sul grande Studioso Cosentino: "Antonio Serra economista e meridionalista inconsapevole e il suo Breve Trattato in stampa anastatica".
Che Serra sia stato tra i primi studiosi dei fenomeni economici dell'età moderna è tesi accettata dalla teoria economica fin dal secolo scorso e sono assai noti i tentativi di accreditarlo quale anticipatore del "mercantilismo" e quelli di segno opposto di vederlo come anticipatore della "fisiocrazia" e del "liberoscambismo" settecentesco.
Le indagini sulle sue sottili analisi macro e micro economiche (per usare terminologie allora anacrostiche) sono tuttavia campo di intervento per specialisti non tanto, come si può pensare e credere, dell'analisi economica, quanto più opportunamente degli storici economici, a cui tocca il compito di valutare la compatibilità delle sue teorie con i meccanismi di funzionamento dei sistemi economici dell'antico regime.
Non casualmente, superate le polemiche sulla posizione del Serra nel pensiero economico, è toccato a storici dell'economia moderna come Luigi De Rosa offrire un contributo di studi di notevole spessore sul valore della posizione scientifica del Serra nel dibattito economico a lui contemporaneo.
Non ha torto quindi Granata nell'intuire il carattere inconsapevole del meridionalismo di Serra. Nel senso che l'Economista Cosentino non si rese conto a sufficienza delle ragioni che portavano il Mezzogiorno, agli inizi del seicento, in una condizione di arretratezza rispetto al resto della penisola italiana. Si rifletta ad esempio su uno dei brani più famosi del suo "Breve Trattato" in cui disserta sulla "qualità della gente", condizione che si ha "quando gli abitatori del paese sono di natura industriosi, o diligenti e d'invenzioni che non solo trafficano nel medesimo loro paese ma fuori, e discorrono dove e in che modo possono applicare le loro industrie, per le quali senza dubbio abbonderà le città d'oro e d'argento, poiché non solo caveranno denari dalle industrie che si possono fare nel paese proprio, ma da quelle che si possono fare nel paese d'altri".
Serra, naturalmente, indica tra i popoli italiani dotati di questo "accidente", in primo luogo i Genovesi, poi i Fiorentini e i Veneziani.
Quanto a Napoli il suo giudizio è scontato: "la città di Napoli sarà quella insieme col suo regno, dove il predetto accidente non si ritrova ma vi è tutto il contrario, poiché gli abitatori del paese sono tanto poco industriosi che non trafficano fuori del loro paese..., né fanno le industrie del paese loro stesso, e in quello vengono a farle gli abitatori d'altri luogo.
Davvero strano che il dotatissimo Intellettuale Cosentino non si sia reso conto che quelle "qualità della gente" proprio non erano mancate ai Meridionali nel corso del secolo precedente, da poco concluso, tanto da portarli sulla soglia, non superata tuttavia, dello sviluppo economico e che i dotatissimi Genovesi, Fiorentini e Veneziani, erano anche loro sulla soglia dell'arretratezza economica, dopo secolo di splendore e di primato economico a livello europeo.
Peccato che Granata non abbia insistito su una lettura più storica e meno teorica dell'opera del Serra, da consegnare a un dibattito quanto mai attuale sui tempi dello sviluppo, come su quelli del sottosviluppo.
(Prof. Fausto Cozzetto). |
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| (2001)
Il Consultorio ci è familiare?
Consulta ed Orio ce lo presentano
(UN NUOVO MODO DI PRESENTARE IL CONSULTORIO). |
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