GIORNO DOPO GIORNO
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SI’ DEL GOVERNO ALLA BASE USA A VICENZA
(17 gennaio 2007) E’ giunta ieri la notizia, in realtà non inaspettata, del consenso del Governo italiano all’ampliamento della base militare americana presso Vicenza. Esponenti del governo, come Giuliano Amato, hanno affermato che la decisione è stata presa per onorare gli impegni internazionali già assunti dal precedente Governo Berlusconi, e per non aprire un contrasto nei rapporti con gli alleati americani.
IL CALCIO COME LA POLITICA, SOLITA ITALIA…
(10 febbraio 2007) Venerdì 2 febbraio, a Catania, in scontri fra tifosi catanesi e poliziotti, in occasione della partita di calcio Catania-Palermo, è rimasto ucciso un poliziotto, mentre vi sono stati oltre 100 feriti tra tifosi e poliziotti. In realtà, sarebbe più corretto parlare di delinquenti, quando ci si riferisce a certa gentaglia che con il tifo ha ben poco in comune. Il grave episodio, come succede sempre in questi casi, ha causato l’immediata reazione sconvolta della società civile, della politica, dello Stato, con dichiarazioni di fuoco, condanne unanimi. Si è decretata subito l’interruzione del campionato di calcio a tempo indeterminato, quanto meno per 2 settimane, in attesa di prendere decisioni adeguate. Si è proposto di giocare a porte chiuse, di chiudere gli stadi non a norma, ed i presidenti delle squadre di calcio hanno affermato che purtroppo ci vuole tanto tempo e soldi per adeguare gli stadi. Ebbene, sono stati adottati dei provvedimenti, è stato disposto che all’ingresso vi devono essere i tornelli, già previsti da norme di sicurezza precedenti mai attuate, e proprio oggi sta succedendo il miracolo per cui a Milano in un giorno di lavoro gli operai stanno mettendo in regola lo stadio, installando i tornelli, per renderlo a norma in tempo per la partita di domani. Come previsto, anche questa volta in Italia dopo i toni apocalittici delle prime 24 ore, già dopo una settimana dalla tragedia si tornerà a giocare, sia pure con qualche disagio, ed anche se qualche squadra dovrà farlo senza pubblico. Ancora una volta, questa triste vicenda ha mostrato il male inguaribile di questo nostro sfortunato Paese, dove i problemi sono sotto gli occhi di tutti, se ne parla, si pongono regole con l’intendo di risolverli ma che non sono applicate, fino a quando un giorno succede qualcosa che ci fa scendere dalle nuvole, ci fa correre ai ripari quando il danno ormai è fatto, resta l’attenzione verso il problema per qualche giorno, e poi in poco tempo tutto torna come prima. La regola più chiara, però, è sempre la stessa: gli interessi economici non si toccano. Infatti, a Milano, domenica si giocherà, perché in un giorno è stato fatto tutto ciò che colposamente non è stato fatto per mesi, e per questo nessuno sarà punito in maniera esemplare. Siamo i soliti italiani, con il nostro vizio irrimediabile di sentirci sempre i più furbi, con le nostre ipocrisie, con l’arroganza di fare di tutto pur di fregarci tutto ciò che possiamo. Questa vicenda che riguarda il calcio è solo la manifestazione del modo di essere della nostra società, e della classe politica che ci rappresenta. Siamo un popolo che non sa (o non vuole) affrontare i problemi, almeno fino a quando il danno non è tanto grande da farci piangere. Però litighiamo sulle cose più assurde, ad esempio perché ci sono degli integralisti cattolici intolleranti che vogliono imporre agli altri la loro concezione di “famiglia perfetta”, che si rifiutano di guardare la realtà, dove la convivenza è ormai un dato di fatto, che odiano l’idea che persone adulte e consapevoli possano decidere liberamente la propria vita, mentre quegli stessi predicatori integralisti cattolici poi si scoprono essere essi stessi divorziati e conviventi. Abbiamo la pretesa di avere uno Stato che funzioni bene senza però pagare le tasse, mentre chi ruba resta quasi sempre impunito. Adesso che finalmente il Governo sta cancellando un po’ di privilegi alle caste dei professionisti, loro si permettono pure di lamentarsi, con una ipocrisia paurosa e vergognosa. Siamo il Paese di quegli analfabeti che invocano la “secessione”, il Paese diviso pure sulla memoria, dove ci sono le feste nazionali che commemorano la nascita della Repubblica, le vittime del nazi-fascismo, lo sterminio degli ebrei, tutte ricorrenze poco gradite alla destra (di fatto ancora fascista), e la festa di oggi per la memoria dei massacri delle “foibe”, istituita dai fascisti tornati al governo con Berlusconi, esaudendo così quello che da 50 anni era uno dei loro più grandi desideri… E così anche una tragedia come questa, il massacro di migliaia nostri connazionali, una barbara pulizia etnica a lungo taciuta, ancora oggi non è sentito con spirito unitario dal nostro Paese, e non può esserlo purtroppo, perché la guerra civile in realtà non è mai finita, e ci sono divisioni che ancora non sono affatto sanate. Siamo il Paese dove chi crede nelle idee di sinistra, come me, poi deve inghiottire il boccone amaro dell’autorizzazione data dal nostro Governo agli USA ad ampliare la loro base militare vicino Vicenza, per non creare “discontinuità” nella politica estera rispetto al precedente Governo Berlusconi, di destra… Allora perché li ho votati, se non per avere proprio questa discontinuità? Alla fine, uno dei pochi modi che ci restano per conservare i nostri ideali, le nostre aspirazioni e la memoria di noi stessi, è ricordare il testo di una bella canzone…
PARTITO DEMOCRATICO: LA FINE DELLA SINISTRA
(6 maggio 2007) Un paio di giorni fa, il ministro Livia Turco, commentando il procedimento di fusione avviato in questi giorni tra la Margherita, partito centrista, ed i Democratici di Sinistra, ex Pds, ha affermato che la nascita di questo nuovo “Partito democratico” costituisce una speranza, per i propri figli, di potere iniziare una nuova passione politica, che riguardi le nuove generazioni, esattamente come è avvenuto alla sua generazione. La Turco, pertanto, ha affermato che lo scioglimento di ciò che restava del Pci è dovuto al cambiamento generazionale, alla necessità di dare ai giovani, che non hanno fatto parte della precedente esperienza politica, un nuovo soggetto politico che li rappresenti. La prima conseguenza di questa fusione è stata la scissione dell’ala sinistra dei DS dal resto del partito, e già si parla della nascita di un nuovo partito della sinistra, che raccolga gli ultimi eredi della tradizione di sinistra, ovvero gli scissionisti Ds, Rifondazione Comunista ed il Partito dei Comunisti Italiani. Infatti, ciò che i dirigenti della maggioranza DS non dicono, o forse non riescono a capire, è che questa operazione di fusione con i centristi della Margherita rappresenta in primo luogo la fine di una tradizione. Abbiamo sentito i vari dirigenti come Fassino, D’Alema, ed il centrista Rutelli, discutere di questa fusione solo in termini numerici, di voti, di quanti elettori si riusciranno a conquistare, se la percentuale di voti sarà inferiore o superiore alla somma dei voti raccolti da DS e Margherita nelle ultime elezioni. Potrebbero avere ragione, e conquistare anche un discreto numeri di elettori, ma ciò che è stato avviato rappresenta in primo luogo la fine della tradizione della sinistra italiana. Abbandonare la falce ed il martello, abbandonare il rosso delle bandiere e sostituirlo con l’arancio, cancellare la parola “sinistra” e definirsi “democratici”, significa distruggere gli ideali della sinistra italiana. Non è vero che tanto quella era un’esperienza politica che appartiene soltanto alle vecchie generazioni, e che i giovani non possono identificarsi in quegli ideali. Sicuramente una parte di quell’esperienza appartiene al passato, poiché cambiano i tempi e quindi cambiano le condizioni in cui si sviluppano le vicende politiche. Ciò che i DS oggi stanno facendo è però cancellare gli ideali che hanno unito (e possono sempre unire) le generazioni. La falce ed il martello, la sinistra, rappresentano gli ideali sempre attuali della ricerca democratica di una società più giusta, dove il potere non sia in mano ai pochi ricchi, in cui i giovani non siano sfruttati, in cui qualunque uomo, lavoratore, pensionato, padre di famiglia, abbia diritto ad una vita dignitosa. La sinistra italiana è fatta delle lotte per l’emancipazione delle donne, della libertà della ragione contro le imposizioni religiose, della libertà di pensiero, è fondata sulla resistenza al fascismo, è fondata sulla lotta al razzismo ed alle discriminazioni. Come fanno i dirigenti DS, come fa Fassino, i politici come la Turco, ad affermare che oggi tutto questo non riguardi più la società italiana, il popolo della sinistra, i giovani della sinistra? Inoltre, forse i DS non si sono accorti che i fascisti in Italia ci sono ancora, e proprio grazie agli stessi DS, a Berlusconi ed a chi gli da il voto, i fascisti ormai sono anche stati al governo, talvolta palesemente, talvolta mascherati dietro un finto cambiamento, come il presidente di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini. I dirigenti DS con questa operazione di vergognoso pentitismo politico otterranno forse inizialmente qualche voto in più, ma di sicuro stanno decretando la fine della sinistra e dei suoi ideali. In poco tempo gli elettori di sinistra diventeranno sempre più pigri e svogliati, qualunquisti, come l’elettorato della destra. A poco a poco, le differenze tra i due schieramenti diventeranno sempre minori, ci sarà un progressivo appiattimento centrista, ed il Partito Democratico sarà orgoglioso di avere guadagnato uno stabile bacino di consensi. Non ci sarà più la sinistra in Italia, distrutta definitivamente dai suoi stessi dirigenti.
GIOVANI SCHIAVI
(11 novembre 2007) Si dice che studiare e lavorare siano diritti. Lo Stato deve garantire la possibilità accesso a ogni grado di istruzione, e la retribuzione del lavoratore, seppur commisurata al lavoro svolto, deve comunque garantire al lavoratore ed alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Sono queste posizioni ideologiche, precetti costituzionali, frasi che in una maniera o in un’altra ci è successo di sentire, in passato più che ora. Già, perché ormai tali argomentazioni sembrano essere passate nell’archivio dei vecchi ideali non più attuali, che solo qualche residuo “estremista” si permette di ricordare o, peggio, di fare ricordare. Questa è divenuta ormai l’Italia alle soglie dell’anno 2008. Nel 2006 una coalizione di centro-sinistra (forse meglio dire una coalizione con al suo interno una minoranza di sinistra) ha vinto le elezioni politiche, e tanti sognatori come me hanno creduto nell’arrivo di un vento di cambiamento, dopo l’era berlusconiana. Con una coalizione così disorganica sapevamo di non poterci aspettare grandi cambiamenti, sappiamo che non è facile mettere d’accordo le posizioni della sinistra più estrema con i centristi democristiani sempre pronti a oltrepassare la barricata ed entrare nella corte di Berlusconi. Sapevamo che è difficile governare quando al Senato la maggioranza ha solo un paio di voti in più dell’opposizione, e sappiamo che dopo gli anni di malgoverno berlusconiano adesso, da persone responsabili, i nuovi governanti avrebbero dovuto chiedere sacrifici agli italiani per mettere un po’ le cose a posto. Si era parlato tanto delle primarie, del programma della coalizione, e sapevamo anche che sarebbe stato difficile attuarlo. Ma tutti, o quasi, questi esponenti del “centro-sinistra” erano d’accordo nel condannare le scelte berlusconiane, le leggi integraliste sulla procreazione assistita, le leggi per schiavizzare gli immigrati, i lavori per la realizzazione della TAV imposti a manganellate, le leggi-vergogna per salvare gli amici, il totale asservimento agli USA, le violenze della polizia contro i manifestanti di Genova nel 2001. Si parlava tanto del precariato, delle leggi italiane che servono solo a garantire le caste, delle università in cui di fatto vige ancora il feudalesimo, dei giovani che sono costretti per legge, in un modo o in un altro, ad essere schiavi di uno e di un altro padrone, di una o di un’altra casta di privilegiati. Adesso di tutto questo non si sente parlare più. Non possiamo essere così pazzi e sognatori (o forse sì?) di chiedere a questi politici di rivoluzionare l’Italia, ma almeno vogliamo un segnale inequivocabile che si voglia andare in quella direzione. Se non possiamo ottenere diritti direttamente, almeno dobbiamo ottenere l’abolizione dei privilegi altrui. Oggi un giovane che cerca un lavoro dipendente diventa un servo, le leggi consentono al padrone di avvalersi dei lavoratori senza nemmeno doversi più prendere il disturbo (e la responsabilità) di assumerli. Chi studia deve fare i conti con i baroni universitari. Chi cerca un lavoro da professionista è costretto dalle leggi a periodi di “praticantato” che lo costringono a lavorare gratis per anni. Un laureato in giurisprudenza che voglia fare l’avvocato è costretto a lavorare per un altro avvocato almeno 3 anni in attesa di abilitarsi, perché deve avere un “avvocato formatore” che garantisca per lui lo svolgimento della pratica… E siccome la pratica ti è imposta per legge, il tuo “dominus” ti fa lavorare gratis, tanto un altro disgraziato da sfruttare lo troverà sempre, e lo sa. Ci sono perfino casi di professionisti che si fanno pagare per sfruttare il praticante di turno, con la scusa che così ti fanno imparare il lavoro, e con il crescente numero di praticanti tra poco tempo questa sarà la regola. Siamo al punto che si paga per lavorare! E’ una vicenda che mi ricorda le rottamazioni delle automobili. Fino ad alcuni anni fa, la rottamazione delle automobili vecchie non era imposta per legge, quindi portando l’auto alla demolizione ci veniva anche corrisposta una piccola somma. Adesso per consegnare le targhe delle auto bisogna esibire il certificato di demolizione, e sono i demolitori che ora vogliono essere pagati. Di conseguenza, spesso le auto finiscono nelle campagne, o sotto i ponti. Noi giovani non vogliamo essere considerati come i rottami, come servi da sfruttare, e non vogliamo finire sotto i ponti. Chiediamo, quanto meno, la fine dei privilegi, chiediamo che siano colpite le caste, chiediamo il diritto di essere liberi, e di non essere sfruttati. Chiediamo fino da adesso l’abolizione di ogni forma di sottomissione imposta per legge con il nome di “praticantato” o “tirocinio”, chiediamo l’abolizione degli ordini professionali e degli esami di abilitazione professionale, che sono soltanto vergognosi mezzi di difesa delle caste. Se questo governo non si impegna a fare almeno questo non ci rappresenta, e quindi non ha alcun senso per noi governare. Scendiamo in piazza, per le strade, lottiamo per i nostri diritti. Un governo che non ci rappresenta non ci interessa, e non ci può essere di nessuna utilità, meglio a questo punto che vada a casa.
QUESTA ITALIA
(8 maggio 2009) Aprile 2009, un terremoto di media entità devasta l'Aquila e molti paesi dell'Abruzzo. Migliaia di persone restano senza casa, ci sono 300 morti. E' stata una scossa forte, preceduta da altre di minore entità, ma che non avrebbe dovuto sgretolare palazzi di cemento armato costruiti di recente. I soccorsi sono stati tempestivi, anche se potevano essere organizzati e coordinati meglio. Ma questa ultima frase bisogna dirla a bassa voce, anzi meglio non dirla proprio e nemmeno pensarla, perché in questa Italia delle ipocrisie, delle lacrime che lavano le colpe accumulate per anni, e dei discorsi e delle azioni di circostanza, non ci si deve permettere di andare contro corrente e dire la verità. Tutti commossi, molti che partono volontari, molti che fanno donazioni. Ed i colpevoli chi sono? Nessuno ovviamente... No, i colpevoli siamo tutti noi italiani, anzi più correttamente quella maggioranza di italiani ipocriti, qualunquisti ed incivili che sta rovinando definitivamente questo Paese. Tragedie come quella dell'Aquila non sono inimmaginabili, anzi sono preannunciate, ed è facile prevedere che si ripeteranno ancora e potrebbero avvenire in qualunque parte d'Italia. Il motivo è semplice, perché in Italia non si rispettano le regole, in Italia si costruiscono palazzi in barba ad ogni elementare norma, non solo di legge ma anche di semplice prudenza, e poi si piangono ipocritamente i morti. Pochi giorni prima del terremoto il Governo Berlusconi aveva già approvato l'ennesimo provvedimento da furbetti sprezzanti per ogni regola di legge, un provvedimento che consentiva di ampliare le cubature degli edifici fino ad un massimo del 20-30%, in deroga ad ogni norma edilizia, e già tanti si sfregavano le mani. Il terremoto abruzzese ha costretto il Governo a ritirare in pochi giorni quel provvedimento, e almeno questo scempio si è evitato. Ma tanto, si sa, è solo questione di tempo. Perché ormai dai dibattiti in televisione, dalla cronologia delle azioni immorali compiute da questo Governo, ci si rende conto che l'unica soglia per valutare i comportamenti ormai è data dalle norme penali. Non si discute più di morale, non c'è una soglia di livello inferiore, anche di semplice opportunità, convenienza, civiltà. Anzi, nemmeno la legge penale è da rispettare, secondo quanto insegna Berlusconi. In questo Paese non stupisce più niente. Prendono passo le leggi razziali, prima con atti di razzismo velato, colpendo il venditore di kebab, obbligando i medici a denunciare i clandestini per presunti motivi di sicurezza, e proponendo pure di imporre ai presidi delle scuole di denunciare gli alunni figli di immigrati senza permesso di soggiorno. Poi si arriva agli atti di razzismo chiari ed evidenti, con un gruppo di naufraghi disperati deportato in Libia, Paese in cui la democrazia non esiste e le violenze sono impunite, mandati al macello con vanto e soddisfazione del Governo italiano razzista. Adesso, soltanto adesso, la Chiesa ha sollevato qualche obiezione, dopo mesi di connivenza con il Governo integralista che ha negato il diritto di morire dignitosamente e che vuole costringere i malati all'agonia perpetua. Non c'è da stupirsi di niente. L'Italia è sempre il Paese dell'alleanza con il nazismo, delle leggi razziali contro gli ebrei e della complicità nelle deportazioni. L'Italia è un Paese a maggioranza fascista e razzista. Ieri acclamava Mussolini, oggi acclama Berlusconi. Gli stessi ebrei oggi sono in buona parte razzisti e fascisti, amici con questo Governo che si mostra ostile con i musulmani, nemici di sempre. A tutto questo aggiungiamo un'informazione imbavagliata e timida, sottomessa con facilità dal potere, la quasi totalità dei giornalisti vili che non conoscono cosa significhi fare il proprio mestiere e difendere la propria libertà di farlo. Aggiungiamo un'opinione pubblica pigra, che non sa e non vuole capire e curare i propri interessi, una maggioranza di italiani che all'instabilità politica preferisce un Berlusconi al potere che agisca e faccia le cose, per quanto immorali e dannose possano essere. Questa è l'Italia, oggi, nel mese di maggio 2009.
ITALIANI BRAVA GENTE
(20 dicembre 2009) Italiani brava gente. Questo si dice da sempre in giro sul nostro popolo. Un popolo con tanti difetti, mancanza di regole precise, amministrazione pubblica pessima, litigiosità, incapacità di tenere fede agli impegni internazionali, persino naturale inattitudine alla guerra. Ma popolo di brava gente, con una naturale arte di arrangiarsi, con il gusto per la vita sana. Si dice da sempre questo di noi, e quella definizione di essere brava gente riempe tanto il cuore, da far dimenticare e coprire le critiche più aspre. Rende pieni di orgoglio l'idea di essere considerati dei "buoni".
Anche negli anni più neri del fascismo, della complicità con il nazismo, delle leggi razziali contro gli ebrei, gli italiani ebrei, gli italiani erano da considerare un popolo di buoni. Quel razzismo di Stato non gli apparteneva, era un prodotto del governo di Mussolini, una derivazione estranea al sentire comune.
Ha nevicato tanto in Italia in questi giorni. Il nord è coperto dalla neve, e le temperature si sono abbassate improvvisamente. I piccoli paesi di provincia sono raggiunti come sempre da pochi mezzi pubblici, qualche bus privato, linee ferroviarie lentissime. Per chi non ha automobile è un’avventura sfidare il freddo, ed il rischio di restare fuori casa per una nevicata improvvisa.
Ieri, sabato pomeriggio, in provincia di Lodi, alla fermata dell’autobus che collega un piccolo paesino a Lodi, era accanto me una ragazza ghanese. Mentre salivamo sull’autobus, io ho timbrato il mio biglietto, ma lei essendone sprovvista, ha chiesto all’autista di salire lo stesso, visto che l’unico tabaccaio del paese era chiuso. Perdere la corsa significava attendere ore. L’autista si è rivolto in maniera aggressiva, “E’ chiuso! Capisci! Niente biglietto! Non puoi!”, rivolgendosi alla ragazza dandole del “tu”, senza riservarle alcun minimo rispetto. Solo l’intervento di un’altra passeggera lo ha convinto a voltare il capo con rabbia e a consentirle di salire per comprare il biglietto a destinazione.
Arrivati al capolinea, l’autista ha accompagnato la ragazza alla tabaccheria, che si trova a pochi metri, così la ragazza ha preso il biglietto e sono tornati insieme a timbrarlo sull’autobus.
Cosa sarebbe successo se si fosse trattato di una donna italiana, bianca, e non di una straniera dalla pelle nera?
La risposta non è tardata ad arrivare. Il pomeriggio mentre tornavo a casa, prendendo la stessa linea di autobus, una signora italiana ha chiesto all’autista prima di salire di poter salire ugualmente, pur non avendo biglietto. L’autista l’ha fatta salire tranquillamente senza alcuna ulteriore richiesta.
Questa è adesso l’Italia nel 2009, dopo 15 anni di egemonia mediatica berlusconiana, ormai anche egemonia di governo, con il Paese consegnato ai razzisti della lega ed ai fascisti vecchi e nuovi. Adesso il razzismo è un fenomeno sociale, che viene dal basso, non “imposto” dalle istituzioni. Ogni giorno si sente della nuova iniziativa razzista del piccolo comune di turno, in cui un sindaco avvia una campagna di caccia agli immigrati, e la quasi totalità della popolazione condivide, ed è contenta.
Abbiamo perso anche questa che era una delle nostre supposte virtù, essere almeno “brava gente”. Provo tanta rabbia, un po’ di rassegnazione, e purtroppo inizio anche a provare davvero vergogna di essere italiano.