da La pagina di Vicio

Il G8 a Genova

Certi fatti, certi avvenimenti particolarmente gravi non possono e non devono essere dimenticati. Devono servire da esempio per il futuro, affinché non si ripetano gli errori del passato. Ecco perché il G8 a Genova nel luglio del 2001 non va dimenticato. I problemi di cui si è parlato a Genova non sono finiti e non si sono risolti con la fine del G8. Le manifestazioni pacifiche del G8 sono state turbate da una minoranza di delinquenti che approfitta di queste mobilitazioni per sfogare la propria violenza. Questa minoranza si mischia alla moltitudine di persone pacifiche, anche per screditare quegli ideali che questi violenti fingono di sostenere. Era stato previsto che tutto ciò sarebbe accaduto. Si sapeva che non tutto sarebbe andato bene, ma nessuno si sarebbe mai potuto aspettare il comportamento che è stato tenuto dalle forze dell'ordine. E' stato un comportamento che ha mostrato disorganizzazione, e che è culminato in atti di violenza gratuita anche nei confronti di persone innocenti. Ed è sicuro che in quelle circostanze le forze dell'ordine sapevano benissimo di commettere abusi, e sapevano pure contro chi li commettevano. Al contrario, abbiamo visto i violenti incendiare automobili davanti alle forze dell'ordine, che preferivano stare a guardare piuttosto che intervenire per bloccarli. Tutto questo non può essere dimenticato, fatti come quelli di cui adesso parlerò certamente resteranno impuniti, ma non si devono dimenticare.

E' importante precisare che quanto segue non è un attacco alle forze dell'ordine, a poliziotti e carabinieri in genere, di cui bisogna avere rispetto, poiché da essi deriva la nostra sicurezza quotidiana. E' una contestazione contro quei poliziotti, quegli uomini in divisa, che in quelle circostanze hanno commesso abusi.

Elenco delle torture nella caserma di Bolzaneto (121KB)


Le manifestazioni dei pacifisti

Genova_17.jpg (109235 byte)

Gli attacchi delle forze dell'ordine non hanno risparmiato nemmeno i banchetti del commercio equo solidale di piazza Manin ed i pacifisti di Lilliput, che come mostrano queste foto sono vestiti con un abbigliamento sicuramente non adatto a recare offesa, e non sono in possesso di armi o oggetti pericolosi.

In questa fotografia una ragazza (nella cui maglietta è possibile vedere il simbolo del partito dei "Verdi") è malmenata da due poliziotti, quello sulla sinistra sembra le stia tirando i capelli. Cosa avrà fatto mai questa ragazza? Forse proprio nulla. Qualsiasi cosa abbia fatto, non credo che gli arresti si effettuino così. Sullo sfondo si vede una ragazza piangere.

In questa fotografia si vene benissimo come i lacrimogeni spesso venissero pericolosamente sparati ad altezza d'uomo. Si vede ancora la nuvola di fumo dovuta allo sparo.

In questa foto si vede un medico del GSF ferito alla testa. Nella parte bassa del suo camice si intravede la croce rossa che usavano per distinguersi dai manifestanti.

Un ragazzo gravemente ferito, e nonostante ciò picchiato da un gruppo di poliziotti.


Le reazioni della gente del posto

Si è parlato dei manifestanti come di devastatori della città. Chi è stato a Genova sa benissimo che la gente del posto lanciava dal balcone pacchi di biscotti, pane e bottiglie d'acqua in segno di solidarietà, quando passavano i cortei. I genovesi sanno benissimo come sono andate le cose, ed aprivano i portoni degli edifici per fare entrare i ragazzi e dare loro riparo dagli abusi delle forze dell'ordine.

In questa foto si intravedono due uomini che da un balcone spruzzano acqua alla folla con un tubo per rinfrescare un poco i ragazzi.


La morte di Carlo Giuliani

Si è parlato tanto anche della morte di un manifestante, Carlo Giuliani. E' stato descritto come uno di quei violenti che aggredivano le forze dell'ordine e distruggevano negozi. Forse era semplicemente uno dei tanti ragazzi che hanno reagito agli attacchi indiscriminati e spesso immotivati di poliziotti e carabinieri. Sicuramente nel momento in cui fu ucciso attaccava dei carabinieri in una jeep.

Genova_11_Giuliani1.jpg (17234 byte)Genova_12_Giuliani2.jpg (21487 byte)

Giuliani prima di essere ucciso.

Genova_21_Giuliani3.jpg (46385 byte)Genova_22_Giuliani4.jpg (19006 byte)

Nel momento in cui si è chinato per raccogliere l'estintore che stava per lanciare ai carabinieri, la pistola del militare era già puntata.

(11 giugno 2002) Il giovane carabiniere che ha sparato, Mario Placanica, è attualmente indagato. Bisogna stabilire se ha agito per legittima difesa, e se il colpo era diretto verso l'alto o verso Giuliani. Dalla perizia richiesta dal pubblico ministero Franz, risulta che la pallottola calibro 9 Parabellum che ha ucciso Giuliani sarebbe stata deviata da un calcinaccio in volo, di colore biancastro, del peso di circa 2 chili, scagliato dai manifestanti contro la jeep dei carabinieri. Nell'impatto sarebbe stata danneggiata la camiciatura del proiettile che ha colpito al volto Giuliani.


Gli attacchi alle scuole che ospitavano i ragazzi del GSF

Le forze dell'ordine hanno attaccato di notte delle scuole (la Diaz e la Pertini) in cui dormivano i ragazzi del Genoa Social Forum. La maggior parte di essi è uscita sanguinante da lì. Questo assalto è stato definito "perquisizione". La polizia ha distrutto i computer ed ha asportato oggetti personali. Non sono stati scritti verbali sugli oggetti sequestrati, che non sono stati più trovati. Quando si perquisiscono computer credo si portino via, non che si distruggano sul posto, come hanno fatto in questa occasione! La polizia ha parlato di una reazione da parte dei ragazzi, per giustificare le lesioni riportate da quasi tutti i giovani. La gente del posto anche in questo caso sa come sono andate le cose, infatti nei filmati si sentono i fischi rivolti alla polizia dopo la rappresaglia dentro le scuole. Il sospetto che si tratti di una rappresaglia diventa sempre più una certezza se si tiene conto del fatto che queste "perquisizioni" sono state effettuate quando il vertice era ormai giunto a conclusione. Come avrebbero potuto manifestare gli amici dei ragazzi aggrediti contro questi assalti, se ormai le mobilitazioni generali erano terminate?

Genova_23_pertini.jpg (33325 byte)

Questa fotografia si riferisce all'assalto alla scuola "Pertini". Si vede un ragazzo sanguinate ferito alla testa, steso sulla barella. Il ragazzo è ancora dentro il sacco a pelo, in cui evidentemente dormiva al momento dell'irruzione, come la quasi totalità degli altri suoi compagni. Non riesco proprio ad immaginare che tipo di resistenza, tale da giustificare le ferite subite, possa avere opposto ai poliziotti, se nemmeno poteva essere in piedi.


Il ministro Scajola: "Ordinai di sparare"

 

(15 febbraio 2002) Il ministro dell'Interno Claudio Scajola, ha affermato che, in merito al G8 di Genova, dopo gli scontri in cui fu ucciso il manifestante Carlo Giuliani, autorizzò la polizia a sparare nel caso in cui fosse stata violata dai manifestanti la "zona rossa" (era la parte della città prossima al luogo del vertice, nella quale era vietato ogni accesso ai manifestanti). "Durante il G8, la notte in cui c'è stato il morto, fui costretto a dare ordine di sparare se avessero sfondato la zona rossa". "A Genova - ricorda Scajola - in quei giorni si giocava una partita seria. Dopo lo hanno capito tutti. C'era Bush, c'erano i capi di Stato stranieri, ma c'erano anche 36 mila persone". Sui rischi che si correvano, ricorda le polemiche sulle postazioni anti-missile che c'erano a Genova. E sottolinea: "Era stato Mubarak a metterci sull'avviso".


Blitz Diaz, 48 nuovi avvisi ad agenti

 

(21 maggio 2002) Quarantotto nuovi avvisi di garanzia sono stati inviati dalla Procura di Genova ad altrettanti poliziotti del reparto Mobile di Roma, agli ordini del comandante Vincenzo Canterini e del suo vice Michelangelo Fournier. Le contestazioni riguardano la loro partecipazione al blitz notturno nella scuola Diaz, durante il G8 di Genova del luglio 2001. Le accuse vanno dal concorso in lesioni al non avere impedito l’evento con l’aggravante di essere pubblico ufficiale. Il blitz si era concluso con circa 60 feriti e 93 no-global arrestati. La Procura genovese ha preparato la richiesta di archiviazione, per le accuse di resistenza e lesioni, nei confronti dei 93 giovani no-global arrestati durante l’irruzione notturna. Le relazioni da parte delle forze dell’ordine non hanno consentito ai magistrati di attribuire ai singoli eventuali responsabilità penali. A carico dei manifestanti rimane invece l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al saccheggio e ai danneggiamenti. Quest’accusa verrebbe però stralciata.

Al termine dell’irruzione rimasero feriti soltanto i manifestanti, nessun ferito fra i poliziotti. Un poliziotto mostrò un taglio sulla divisa e sul giubbetto protettivo, affermando di essere stato colpito con un coltellino da uno dei manifestanti che opponevano resistenza. Adesso, i carabinieri del Ris hanno affermato, in una perizia, che il taglio sulla divisa è incompatibile con l’arma e con il taglio sul giubbetto protettivo indossato dal poliziotto. Il poliziotto è quindi indagato per il reato di calunnia.


Altri 20 avvisi ad agenti di polizia

(18 giugno 2002) Una ventina di nuovi avvisi di garanzia hanno raggiunto altrettanti poliziotti per i fatti di Genova, durante il G8. Gli avvisi sono stati disposti nell’ambito dell’indagine su quanto accaduto durante l’irruzione nella scuola Pascoli, la notte del 21 luglio 2001. I reati ipotizzati sono quelli di perquisizione arbitraria, danneggiamento e furto aggravato. Proprio per il blitz alla Pascoli sarà interrogato domani l’ex capo dell’antiterrorismo, Arnaldo La Barbera, “avvisato” per concorso in lesioni gravi ed omissione di controllo.

(19 giugno 2002) La Barbera è indagato anche per concorso in falso e calunnia, in relazione al racconto fatto dall’agente Massimo Numera, di aver ricevuto una coltellata da un manifestante nella scuola Diaz. La novità è emersa durante l’interrogatorio di La Barbera, già indagato per concorso in lesioni gravi. La Barbera avrebbe confermato che la decisione di perquisire in forze la scuola Diaz fu presa collegialmente dopo un lancio di pietre dall’edificio contro un’autopattuglia della polizia. Ma gli agenti non hanno confermato davanti ai magistrati l’episodio della sassaiola. Inoltre, le prove raccolte dalla polizia durante la perquisizione alla Diaz, tra cui due bottiglie Molotov, sarebbero state falsificate.

 


Identificato agente autore di violenze

(19 giugno 2002) E’ stato individuato con certezza il funzionario di polizia autore di violenze gratuite, denunciate da un manifestante, durante il G8 nella caserma Bolzaneto di Genova. Lo ha reso noto il procuratore Meloni, il quale ha detto che “si tratta di un funzionario di polizia che aveva divaricato le dita di una mano di un giovane manifestante provocandogli numerose fratture al dorso”.


Archiviazione per Placanica

 

(5 maggio 2003) Il Gup Elena Daloiso ha archiviato il procedimento a carico di Mario Placanica, il carabiniere indagato di omicidio per la morte di Carlo Giuliani, avvenuta a Genova durante il G8 del 2001. “Non c’è dubbio che Placanica fosse legittimato a far uso delle armi nella necessità di respingere una violenza”. Così il magistrato nell’ordinanza di archiviazione.

“Mi sento più sollevato. Ho sempre avuto fiducia nella giustizia”. Così Placanica alla notizia dell’archiviazione.

“Ho il sospetto che si voglia nascondere la verità”, è stato il commento di Giuliano Giuliani, il padre di Carlo.


Archiviazione per 93 no-global

 

(12 maggio 2003) Per i 93 no-global arrestati durante l’irruzione alla scuola Diaz nel luglio del 2001, nel corso del G8 di Genova, il Gip, Anna Ivadi, ha deciso l’archiviazione. Nel provvedimento il Gip, accogliendo le richieste del Pm, esclude che gli indagati abbiano compiuto atti di resistenza. Un’importante conferma della versione degli indagati, scrive il Giudice nel provvedimento, viene dalle dichiarazioni di alcuni agenti, che hanno particolare valore, in quanto chi le ha rese ha, in sostanza, smentito la versione dei fatti contenuta nei verbali.


73 avvisi di fine indagine

 

(12 settembre 2003) 73 avvisi di fine indagine sono stati inviati dalla procura di Genova per le inchieste sui fatti del G8 della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto. Trenta avvisi sono nei confronti di altrettanti poliziotti (dirigenti, funzionari e capisquadra) che hanno partecipato al sanguinoso blitz nella scuola Diaz e all’irruzione nella scuola Pascoli del 21 luglio 2001. Gli altri avvisi riguardano le violenze subite dai fermati nella caserma di Bolzaneto.

Le accuse formulate dai Pm titolari dell’inchiesta nei confronti dei poliziotti di più alto grado sono: falso in atto pubblico, calunnia aggravata e abuso d’ufficio.


G8, scuola Diaz: prosciolti i 93 no global

 

(4 febbraio 2004) I 93 no global arrestati il 21 luglio 2001, dopo l’irruzione della polizia nella scuola Diaz a Genova durante il G8, sono stati prosciolti dall’accusa di associazione per delinquere. Il gip Ivaldi ha accolto la richiesta di archiviazione. Sono così cadute tutte le accuse per i no global, che erano stati già prosciolti dal gip dalle accuse di resistenza e violenza a pubblico ufficiale, lesioni personali ed altro. “Non sono emersi a loro carico – spiega il gip – elementi che facciano presumere la sussistenza di rapporti associativi con chi devastò e saccheggiò la città”.


Scuola Diaz: chiesto il processo per 28 poliziotti

 

(27 settembre 2004) I Pm genovesi che coordinano l’inchiesta sulle violenze nella scuola Diaz durante il G8 del 2001, hanno chiesto il rinvio a giudizio di 28 tra agenti e dirigenti di Polizia coinvolti a vario titolo. Le imputazioni vanno dal falso, alla calunnia, alle lesioni gravi. La notte del 21 luglio 2001, la Polizia fece irruzione nella scuola Diaz, in cui dormivano i manifestanti anti-G8. Molti dimostranti ne uscirono feriti e sanguinanti e denunciarono violenze ed abusi da parte degli agenti. Depositati agli atti molti filmati su quelle ore.


Scuola Diaz: a giudizio 28 poliziotti

 

(13 dicembre 2004) Sono stati rinviati a giudizio 28 poliziotti con l’accusa di falso, calunnia e concorso in lesioni gravi per il blitz nella scuola Diaz, nella notte del 21 luglio 2001, durante il G8 a Genova. Lo ha deciso il giudice dell’udienza preliminare, Faraggi. Il processo è stato fissato a Genova per il 6 aprile. Fra i poliziotti rinviati a giudizio, Giovanni Lupperi, vicecapo dell’Ucigos all’epoca del G8, Francesco Gratteri, oggi dirigente dell’antiterrorismo, Vincenzo Canterini, comandante del 7° nucleo sperimentale di Roma, il vicequestore Troiani.

“Una decisione che non ci ha sorpreso”, dice l’avvocato Ligotti, difensore di Francesco Gratteri, sul rinvio a giudizio.

“Non ci aspettavamo nulla di diverso”, afferma Romanelli, legale di Vincenzo Canterini ed altri capisquadra.

“Ci sono elementi idonei a sostenere l’accusa, faremo sì che portino ad una sentenza di condanna”, dice l’avvocato di parte civile, Passeggi. “Un primo passo verso la giustizia”, per Agnoletto, portavoce del Genova Social Forum: “Fino al verdetto gli agenti vanno sospesi”.


45 rinvii a giudizio per i fatti di Bolzaneto

 

(16 maggio 2005) Il giudice per l’udienza preliminare di Genova, De Matteis, ha rinviato a giudizio 45 persone, tra poliziotti, carabinieri, agenti e medici penitenziari per i presunti abusi nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 di Genova. Il processo è stato fissato al 12 ottobre. Agli imputati sono contestati diversi reati tra cui abuso di atti d’ufficio, violenza privata e falso.


La testimonianza del vicequestore Fournier, uno dei 28 poliziotti imputati per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz

 

(13 giugno 2007) GENOVA - "Sembrava una macelleria messicana": è con queste parole che Michelangelo Fournier, all'epoca del G8 del 2001 a Genova vicequestore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma, descrive quello che vide al momento dell'irruzione nella scuola Diaz. Una descrizione ben diversa da quella che Fournier, uno dei 28 poliziotti imputati per la vicenda, fornì inizialmente. "Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza", ha confessato oggi in aula a Genova, rispondendo alle domande del pm Francesco Cardona Albini.
Nelle dichiarazioni rese inizialmente da Fournier ai pubblici ministeri Zucca e Cardona Albini, il poliziotto aveva raccontato di aver trovato a terra persone già ferite e non pestaggi ancora in atto.
"Arrivato al primo piano dell'istituto - ha detto - ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana".
"Sono rimasto terrorizzato e basito - ha spiegato - quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: 'basta basta' e cacciai via i poliziotti che picchiavano", ha raccontato ancora Fournier.
Sollecitato dalle domande del Pm Cardona Albini, ha aggiunto: "Intorno alla ragazza per terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze".
Fournier ha poi raccontato di aver assistito la ragazza ferita fino all'arrivo dei militi con l'aiuto di un'altra manifestante che aveva con sè una cassetta di pronto soccorso. "Ho invitato però la giovane - ha raccontato - a non muovere la ragazza ferita perché per me la ragazza stava morendo".
Fournier però ha anche cercato di ridimensionare in parte le responsabilità dei poliziotti: "Sicuramente nella scuola c'erano persone che hanno fatto resistenza, issato barricate, per cui non mi sento di dare la patente di santità a tutti gli occupanti dell'istituto". "Non posso escludere in modo assoluto che qualche agente del mio reparto abbia picchiato", ha detto ancora.
In merito poi all'episodio del vice questore Troiani, il poliziotto che avrebbe portato le due bottiglie molotov nella scuola, come prova a carico dei 93 no global, poi arrestati, Fournier ha raccontato di aver visto il collega vicino alla camionetta con addosso il casco del Reparto Mobile di Roma. "Casco e cinturone del nostro reparto - ha spiegato - erano stati distribuiti in occasione del G8 anche ad altri reparti mobili".


Le telefonate tra poliziotti e centrale: "Speriamo che muoiano tutti, 1-0 per noi"

 

(6 luglio 2007) GENOVA - C'è la poliziotta che scherza sulla tragedia di Carlo Giuliani ("speriamo che muoiano tutti... tanto uno già...1 a 0 per noi.."), il funzionario che impreca per i ritardi, l'agente che non sa che accade, l'altro che racconta di teste spaccate, il capoufficio stampa di Gianni De Gennaro "dimenticato" per strada, il capo della celere distrutto dalla nottata, quello della Digos che cerca di disfarsi delle due molotov. Sono le 26 telefonate che gli avvocati delle parti offese del processo per il blitz alla Diaz nel luglio 2001 - 29 tra funzionari e agenti imputati per lesioni, falso e calunnia - depositeranno nell'udienza di oggi, l'ultima prima della pausa estiva. Le comunicazioni sono quelle che intercorrono tra i poliziotti sul campo e la centrale operativa del 113 in questura.
Ore 21.35 l'irruzione deve ancora essere decisa ma vengono inviate pattuglie per verificare la situazione attorno alla scuola che ospita la sede del Genoa Social Forum. Una funzionaria della centrale operativa (Co) parla prima con una pattuglia della Digos: "In piazza Merani ci hanno segnalato questi dieci zecconi (i manifestanti ma anche i giovani di sinistra, ndr) maledetti che mettevano i bidoni della spazzatura in mezzo alla strada...". Alle 21.57 la stessa poliziotta parla via radio con un collega (R) il tono è rilassato e scherzoso.
R: "Ma guarda che io dalle 7 di ieri e di oggi sono stato in servizio fino alle 11, quindi... ho visto tutti 'sti balordi queste zecche del cazzo... comunque...". Co: "... speriamo che muoiano tutti...". R: "Eh sei simpatica". Co: "Tanto uno già va beh e gli altri... 1-0 per noi... tanto siamo solo sul 113 e registrano tutto".
A cavallo della mezzanotte, al 113, arrivano le telefonate allarmate di residenti della zona. Ore 23.58: "... via Cesare Battisti... guardi che è un macello... "; ore 23.59: "Lo sapete che hanno attaccato i ragazzi qui della scuola Diaz".
I primi feriti. Ore 00.17, l'agente al posto di polizia dell'ospedale San Martino chiama il 113: "Ascolta ha chiamato il 118 che sta arrivando una valanga di feriti, è possibile?". 113: "Sì no, guarda io non te lo so dire...".
Non hanno idea della situazione neanche gli agenti del reparto prevenzione mandati a piantonare i feriti all'ospedale. Alle 2.36 uno di loro chiama la Centrale operativa. "Sono 25 persone, uno ha problemi al torace... l'altro lo metti in chirurgia, l'altro in neurologia..", 113: "Sono in stato d'arresto?". Il poliziotto: "No devono essere accompagnati... si vede che questi sono i protagonisti degli scontri di oggi... però chi ha proceduto io non lo so". Co: "Guarda non lo so neanche io... ".
Alla stessa ora il poliziotto al San Martino spiega al 113, che chiede se ci sono ferite da taglio: "No, no teste aperte a manganellate".
Uno degli imputati il commissario Alfredo Fabbrocini parla al telefono con il 113 che chiede informazioni su quanto accaduto alla Diaz. Co: "Allora scusami esatto... quante persone avete accompagnato voi a Bolzaneto?".
F: "Guarda ti direi una bugia, non lo so... c'era un tale caos, guarda, anche perché noi non accompagnavamo, noi facevamo la scorta... comunque c'era il funzionario della Digos, il funzionario della mobile". Co: "E lì ti fermi... perché non c'era altro". F: "Non lo so se non c'era altro, c'era qualche funzionario addetto della Digos, ce n'erano almeno tre o quattro.. c'era il dottor Sgalla, c'era anche Ciccimarra che li conosco, quella là più alta in grado non so chi era, comunque ce n'erano altri... ah c'era Gratteri, c'era il dottor Gratteri... loro hanno disposto il servizio, noi abbiamo fatto manovalanza...".
All'1.23 Lorenzo Murgolo alto funzionario della questura di Bologna, indagato e poi prosciolto, si infuria con il 113 perché non arriva un pullman per il trasferimento dei "prigionieri" arrestati: "Sono il dottor Murgolo porca... perché non rispondete porca.. è tutt'oggi che non rispondete a sto ca... di 113.. ".
Cinque minuti dopo è ancora lui, in sottofondo si sente la gente che urla "assassini assassini". L'operatrice del 113 è in difficoltà di fronte alla rabbia di Murgolo e chiama un funzionario ma la musica non cambia: "Ma porca... ma mi volete dire dov'è 'sto pullman..". 113: "La navetta è sul posto...". M: "Mah.. io non la vedo".
Alle 2.07 Mario Viola funzionario collaboratore di Roberto Sgalla capo ufficio stampa del capo della polizia chiama ripetutamente il 113 per avere una volante che li riporti indietro perché tutti i mezzi sono partiti "scordando" i due dirigenti. Alle 2.44 richiama e dice che è stato accompagnato dal capo della mobile "perché se aspettavamo una volante stavamo ancora lì".
Mentre attendono di essere collegati dal centralino Viola parla con dei colleghi: "Che ha detto?... ha detto che non è stata proprio una bella cosa quella che abbiamo fatto" e un altro ribatte "che se ne andasse a fan... ".
Alle 3.05 Vincenzo Canterini ("... sai che non connetto più io.. dissociato.. davvero so dissociato...") capo della celere romana parla con un suo attuale coimputato, Spartaco Mortola, ex dirigente Digos di Genova che agli agenti nel suo ufficio dice: "Oh ragazzi le molotov non lasciatemele qui...". Sono le due bottiglie che, scoprirà la procura, furono introdotte nella Diaz dagli stessi poliziotti.


A Bolzaneto non fu tortura: solo 15 condannati, trenta assolti

 

(14 luglio 2008) A sette anni dalle violente nel "carcere provvisorio" di Bolzaneto, i giudici di Genova pronunciano la sentenza contro i 44 ufficiali, guardie carcerarie e medici imputati di aver sottoposto a sevizie più di duecento no global. Dopo dieci ore di camera di consiglio, il verdetto cancella l'ipotesi di crudeltà e tortura sostenuta dalla Procura. Assolve trenta imputati, ne condanna solo 15. Contro una richiesta di poco meno di 80 anni di reclusione, i giudici ne hanno inflitto solo 24 e, grazie alla prescrizione e all'indulto, nessuno dei condannati finirà in galera.

LE RICHIESTE DEI PM E LA SENTENZA

Alessandro Perugini, l'ex numero 2 della Digos genovese, imputato in un altro procedimento perchè sorpreso dall'obiettivo di un fotografo mentre tirava un calcio in faccio ad un adolescente, la Procura aveva chiesto tre anni e mezzo. E' stato condannato a 2 anni e 4 mesi. Un altro vice-questore genovese, Anna Poggi, è stato condannato a 2 anni e 4 mesi contro i 3 anni e mezzo richiesti dal pm. Giacomo Toccafondi, il medico coordinatore del servizio sanitario a Bolzaneto, ha subito una condanna ad un anno e 2 mesi contro i 3 anni e mezzo richiesti dall'accusa. La sentenza più pesante è stata inflitta a Antonio Gugliotta, l'ispettore di polizia penitenziaria responsabile della sicurezza nella caserma: cinque anni, come richiesto dall'accusa, per aver picchiato con il manganello i giovani no global. Accolta la richiesta della Procura anche per Massimo Pigozzi l'agente accusato di aver lacerato la mano ad uno degli arrestati: 3 anni e 2 mesi contro i 3 anni e 11 mesi richiesti dai pm.

Risarcimenti per quindici milioni. Tra gli assolti, l'attuale generale della polizia penitenziaria, Oronzo Doria, all'epoca dei fatti colonnello, che la Procura voleva condannato a 3 anni e mezzo. Condannato il ministero degli Interni e quello della Giustizia a pagare i danni materiali e morali subito dalle parti civili. In media, settantamila euro per ognuno delle 209 vittime accertate. In totale circa quindici milioni di euro.

 

La Procura: "Qualcosa di grave è successo". Laconico e imbarazzato il commento della Procura alla sentenza shock: "E' stato riconosciuto che qualcosa di grave nella caserma di Bolzaneto è successo", ha detto il pm Vittorio Ranieri Miniati che, insieme a Patrizia Petruzziello, ha sostenuto l'accusa. "Il tribunale - ha proseguito il magistrato - ha ritenuto di assolvere diversi imputati. Leggeremo la sentenza e valuteremo se fare appello. E' stata comunque riconosciuta l'accusa di abuso d'autorità".

"Mai più fatti del genere". Dura era stata la requisitoria della Procura: un elenco infinito e raccapricciante di "sofferenze fisiche e morali" inflitte senza "nessuna giustificazione": "Le persone erano arrestate; la guerriglia urbana era finita da tempo. Nessuno di loro - aveva spiegato la Procura ai giudici - si era ribellato o aveva fatto resistenza. Erano inermi". Eppure mancò "rispetto, e il riconoscimento dei diritti". Picchiati; umiliati; messi a carponi e fatti abbaiare come cani; offesi; costretti a stare ore su una gamba sola; rapati o insultati. "Speriamo - aveva concluso la requisitoria il pubblico ministero - che nel nostro Paese non si ripetano mai più fatti del genere".


Bolzaneto, il "girone infernale" dove il diritto era sospeso

 

La ricostruzione, in 600 pagine, dei fatti accaduti tra il 21 e il 22 luglio. Secondo i pm, ci furono torture. La corte non lo ha riconosciuto.
 
(14 luglio 2008) GENOVA - Nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 la caserma di Bolzaneto, dove furono condotte le persone arrestate nei giorni del G8, è stata descritta dai pm "Un girone infernale" e un luogo di tortura fisico e psichico.

Secondo l'accusa sarebbero avvenuti episodi di vera e propria tortura che avrebbero violato la dignità umana e i più significativi diritti alla persona. Anche in infermeria, medici e agenti avrebbero inflitto vessazioni agli arrestati feriti.

I pm, nella loro lunga requisitoria, raccolta in una memoria di 600 pagine, affermarono che nella "caserma di Bolzaneto furono inflitte alle persone fermate almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell'uomo, chiamata a pronunciarsi sulla repressione dei tumulti in Irlanda negli Anni Settanta, configurano 'trattamenti inumani e degradanti'".

L'accusa però, non potendo contestare il reato di tortura, che non esiste nel nostro ordinamento, ha scelto di chiedere per i vertici apicali preposti alla struttura l'art.323 (abuso d'ufficio) oltre alla violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, abuso d'autorità nei confronti di persone arrestate o detenute, minacce, ingiurie, lesioni. Il tribunale di Genova, con la sua sentenza, ha evidentemente deciso

I reati contestati saranno tutti prescritti nel 2009, ma le eventuali condanne consentiranno alle parti civili di chiedere un risarcimento o ottenere già oggi una provvisionale, chiesta da tutti i loro legali.

Nel "girone infernale", descritto dai pm, c'erano ragazzi e ragazze picchiati, tenuti ore e ore in piedi con le mani alzate, accompagnati in bagno e lasciati con le porte aperte, insultati, spogliati, derisi e minacciati di guai peggiori, tra cui la sodomizzazione, un salame usato come manganello, una mano divaricata e spezzata.

Le ragazze erano chiamate "troiè, "puttane" come accadde a Sara Bartezaghi a cui agenti dissero anche, ricordando la morte di Carlo Giuliani: "Ne abbiamo ammazzato uno, ne dovevamo ammazzare cento". C'è poi la testimonianza di Massimiliano A.,

36 anni, napoletano, disabile al cento per cento."Gli agenti mi hanno preso in giro - ha raccontato al processo - per la mia bassa statura, insultandomi con 'Nano buono per il circo', 'Nano di merda', 'Nano pedofilo'". Il pm ha ricordato che Massimiliano per un'ora non riuscì a farsi accompagnare in bagno, per cui si fece addosso i suoi bisogni e rimase sporco a lungo perchè gli impedirono di pulirsi.

Un altro episodio riguarda Katia L., minacciata dagli agenti di farle fare la stessa fine di Sole (Maria Soledad Rosas), l'anarchica argentina che si suicidò in carcere dopo la morte del compagno, entrambi arrestati nell'ambito dell'inchiesta sugli attentati contro la Tav in Valle Susa. La ragazza si sentì male e vomitando sangue venne portata in infermeria dove un medico le somministrò dell'ossigeno. Al rifiuto della ragazza di sottoporsi ad una iniezione il medico la liquidò:"Vai pure a morire in cella".

 


Scuola Diaz: 16 assolti e 13 condannati. Pene complessive per oltre 35 anni

 

(13 novembre 2008) GENOVA - Il tribunale di Genova, con la sentenza di oggi sui fatti della scuola Diaz al G8 del 2001, ha assolto 16 dei 29 imputati. Le condanne sono state invece 13 per un totale di 35 anni e sette mesi. L'accusa aveva richiesto oltre 108 anni.


Assolti. Il tribunale ha assolto perché il fatto non sussiste Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell' Aisi, e Francesco Gratteri, capo della direzione centrale anticrimine. Per loro l'assoluzione è stata pronunciata con formula piena.

Sono stati anche assolti Massimo Nucera e Maurizio Panzieri per l'episodio della coltellata ricevuta da Nucera durante il blitz nella scuola Diaz. Sia Nucera che Panzieri, accusati di calunnia, sono stati assolti perché il fatto non sussiste.

Assolti anche Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Spartaco Mortola, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi e Davide Di Novi. Con loro sono stati assolti anche Massimiliano Di Bernardini e Salvatore Gava.

Alfredo Fabbroccini, l'unico per il quale i pm avevano chiesto l'assoluzione, è stato completamente scagionato. Il tribunale ha anche assolto Canterini dall'accusa di lesioni ai danni di una parte civile assieme a Fournier, Basile, Tucci, Lucaroni, Zaccaria, Cenni, Ledoti, Stranieri e Compagnoni.


Condannati. Il tribunale ha condannato, sostanzialmente tutto il VII nucleo comandato da Vincenzo Canterini, anche se gran parte delle condanne sono state mitigate per effetto del condono.

Canterini, condannato a 4 anni, è stato riconosciuto responsabile di falso ideologico e di calunnia in concorso mentre Michelangelo Fournier (2 anni di reclusione e non menzione), Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri e Vincenzo Compagnone sono stati condannati a tre anni ciascuno per lesioni personali continuate.

Per l'episodio delle molotov il tribunale ha condannato Pietro Troiani (3 anni) e Michele Burgio (2 anni e mezzo) per la calunnia e per il porto illegale di armi da guerra. A tutti sono state concesse le attenuanti generiche ritenute prevalenti sulle aggravanti contestate a Fournier, Troiani e Burgio ed equivalenti per gli altri.


Luigi Fazio, che è stato condannato a un mese di reclusione, è stato dichiarato interdetto dai pubblici uffici per un anno. Per lui il tribunale ha stabilito la non menzione. Tutti gli altri hanno avuto uguale pena accessoria per la durata delle rispettive pene.

Le pene inflitte a Basili, Tucci, Lucaroni, Zaccaria, Cenni, Ledoti, Stranieri, Compagnone, Troiani e Burgio sono state interamente condonate. Il tribunale ha dichiarati condonati anche 2 anni della pena inflitta a Canterini.

Infine, il tribunale ha stabilito che Canterini, Fournier, Basili, Tucci, Lucaroni, Zaccaria, Cenni, Ledoti, Stranieri e Compagnone siano condannati in solido e con il responsabile civile, ministero dell'Interno, al risarcimento di tutti i danni patiti dalle parti civili.

Risarcimenti. Vincenzo Canterini e gli altri condannati del VII nucleo mobile di Roma dovranno risarcire le parti civili con il responsabile civile, il Viminale, per una cifra di oltre 700 mila euro.

Canterini, Troiani e Burgio, sempre con il responsabile civile, dovranno rifondere alle parti civili costituite nei loro confronti le spese di difesa a oltre 125 mila euro. Il tribunale infine ha disposto il pagamento in favore dello Stato delle somme liquidate a titolo di rimborso per le parti civili ammesse al gratuito patrocinio.

 

 


Diaz, polemiche dopo la sentenza. Il Pdl esulta, la sinistra: "Vergogna"

 

Il sottosegretario Mantovano: "Non ci fu alcun complotto, fiducia alla Polizia". Agnoletto (Rifondazione): "Stabilita l'impunità per le forze dell'ordine". Il Comitato verità e giustizia: "I condannati dovrebbero essere sospesi dal servizio". Forza Nuova: "Vergognoso. Le istituzioni non devono più coprire i macellai".
 
(13 novembre 2008) GENOVA - "E' morta la giustizia" continua a ripetere un ragazzo fuori dal tribunale di Genova dove da poco è stata emessa la sentenza per quello che è stato definito "il massacro della Diaz". Una sentenza, come ovvio, destinata a dividere, con il centrodestra ad esultare e le vittime di quei giorni infuriate e deluse.

Per il governo il primo a parlare è il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano che sottolinea: "Le responsabilità penali sono individuali, non è stato ordito alcun complotto. La polizia di Stato merita la gratitudine di tutti". Insomma a fare quel macello sono stati Canterini, all'epoca capo del VII nucleo (la Celere, in sostanza) ed i suoi uomini ma senza altre responsabilità. Sulla stessa falsariga Pierferdinando Casini all'epoca dei fatti presidente della Camera per il centrodestra. "Al vertice della Polizia - dice Casini ci sono stati e ci sono autentici galantuomini e servitori delle istituzioni. Il tentativo di criminalizzare, per i fatti del G8 di Genova, i vertici delle forze dell'ordine si è rivelato per quello che era: un'autentica persecuzione".

Di tutt'altro tenore i commenti di quelli che alla Diaz stavano dalla parte di chi manganellate e insulti le ha prese. Luca Casarini parla di nuova amnistia. "In questo paese, si è fatta un'amnistia a senso unico su Genova - dice l'ex leader dei Disobbedienti - nei confronti di dirigenti della polizia e del potere politico. E invece ci si è accaniti sui capri espiatori che sono i manifestanti, condannati pesantemente dallo stesso tribunale". Secco Vittorio Agnoletto, europarlamentare di Rifondazione: "Da oggi in poi questa sentenza
stabilisce la totale impunità per le forze dell'ordine". Per il Pdci si tratta di una "sentenza vergognosa". "Pagano sempre i sottoposti, mai i capi", ha detto Oliviero Diliberto.

"Nessuno degli imputati oggi è presente in aula. Era un loro dovere stare di fronte al tribunale ed alle parti civili", ha detto Enrica Bartesaghi, presidente del Comitato verità e giustizia per Genova che è anche parte civile per i danni subiti dalla figlia, percossa nella scuola Diaz. "I poliziotti condannati dovrebbero essere sospesi dal servizio", ha aggiunto. "Le condanne per i fatti di Bolzaneto - ha proseguito Enrica Bartesaghi - ci sono state ma nessuno è stato sospeso compreso il medico della caserma che continua a fare il suo lavoro".

Parla di sentenza "vergognosa" anche il coordinatore nazionale di Forza Nuova Paolo Caratossidis. "Non ci resta altro che pensare che i vertici della polizia e dei servizi in Italia sono praticamente intoccabili", ha aggiunto Caratossidis. Pur essendo "una formazione politica lontana anni luce da coloro che furono vittime delle angherie degli agenti alla Diaz, - ha sottolineato - quello che è successo nella scuola non è stato in Italia un fatto isolato. Le istituzioni non devono più coprire i macellai".