Pompei
ha origini antiche
quanto quelle di Roma, infatti la gens Pompeia discendeva da uno dei
primi popoli italici, gli Oschi. Solo dopo la metà del VII secolo a.C.,
un primitivo insediamento si dovette stabilire sul luogo della futura
Pompei: forse non un abitato vero e proprio, ma più probabilmente un
piccolo agglomerato intorno al nodo commerciale che vedeva l'incrocio
di tre importanti strade, ricalcate in piena epoca storica dalle vie
provenienti da Cuma, da Nola e da Stabia.

In
quanto
luogo di
passaggio obbligatorio tra nord e sud, presto Pompei divenne una preda
per i potenti stati confinanti,
data la sua
importanza come nodo viario
e portuale.
Le
prime tracce di un
abitato d'una certa importanza risalgono, a Pompei, al VI secolo a.C.,
anche se in questo periodo la città, ancora piuttosto piccola, non
rivela l'esigenza di servirsi d'un piano
regolatore e
sembra il risultato di un aggregarsi d'edifici piuttosto disordinato e
spontaneo.
Nel
62 la città fu scossa
da un terremoto: al momento dell'eruzione del 79 molti edifici erano
ancora in ricostruzione.
SCAVI
DI POMPEI
Nell'area
degli scavi
archeologici di Pompei è stata portata alla luce l'antica città romana
distrutta tragicamente a seguito di una delle eruzioni del vicino
vulcano Vesuvio, avvenuta nell'anno 79.
Già alcuni
anni prima - nel 62 - un terribile terremoto, premonitore della ben più
grave catastrofe che si sarebbe abbattuta sulla città di lì a pochi
anni, colpì Pompei e la città di Ercolano nonché altri centri della
Campania.

Pompei
fu gravemente danneggiata, ma
subito cominciò l'opera di ricostruzione. Diciassette
anni più tardi,
mentre i lavori continuavano a procedere a ritmo sostenuto
(ed anche se
gli edifici pubblici erano ancora quasi tutti da restaurare),
la città
e i suoi abitanti vissero una tra le più grandi tragedie
della storia
antica che oggi, cristallizzata nel tempo e in quell'attimo,
è stata
riportata in superficie divenendo il secondo sito
archeologico più
visitato al mondo.
Della
città quasi si perse la
memoria, al punto che, quando alla fine del XVI secolo l'architetto
Domenico Fontana, nel costruire un canale di derivazione del Sarno,
scoprì alcune epigrafi e persino edifici con le
pareti affrescate, non
vi riconobbe i resti dell'antica Pompei.
I
primi
veri scavi nell'area di Pompei ebbero inizio nel 1748 per
volontà del
re Carlo di Borbone, anche se furono piuttosto irregolari e
non
seguirono alcun metodo scientifico. Spesso gli edifici man mano
portati
alla luce venivano spogliati di oggetti ed opere d'arte e
quindi nuovamente ricoperti. Nella prima metà dell'Ottocento i
lavori
procedettero molto più speditamente, e portarono all'esplorazione di
molti edifici privati e di quasi tutto il Foro.
Dal
1860, con l'avvento
del Regno d'Italia, i lavori affidati alla direzione di Giuseppe
Fiorelli furono condotti con sistematicità e rigoroso metodo
scientifico. Il Fiorelli intuì fra l'altro la possibilità di ottenere
calchi dalle vittime dell'eruzione colando del gesso liquido nel vuoto
lasciato dai corpi, ormai dissolti, nella cenere solidificata: questi
calchi, nell'Antiquarium
di Pompei, costituiscono una delle più
tragiche testimonianze della catastrofe.
Oggi
Pompei
ci appare in quasi tutta la sua estensione e ci riporta al giorno in
cui il destino fermò il corso della sua storia
SANTUARIO BEATA VERGINE
DEL
ROSARIO DI POMPEI
La storia del santuario è
legata a quella del beato Bartolo Longo, suo fondatore, e di sua
moglie, la contessa de Fusco, con la quale condivise una vita al
servizio dei più bisognosi.
Il
santuario è stato
eretto con le offerte spontanee dei fedeli di ogni parte del mondo. La
sua costruzione ebbe inizio l’8 maggio 1876, con la raccolta
dell’offerta di “un soldo al mese”. Primo a seguirne i lavori fu
Antonio Cua, docente dell’Università di Napoli, che diresse
gratuitamente la costruzione della parte rustica.
Giovanni
Rispoli, in
seguito si occupò della decorazione e della monumentale facciata
inaugurata nel 1901. Il santuario fu eretto in basilica pontificia
maggiore da papa Leone XIII il 4 Maggio 1901.
Col
passare del tempo e il sensibile aumento delle folle di fedeli fu
necessario ampliare il santuario. Tale ampliamento fu eseguito dal 1934
al 1938, su progetto del Chiappetta. Il santuario ebbe così tre navate
(quella centrale non fu modificata), abside e cupola di maggiori
dimensioni. L’esterno fu rivestito in armonia con la monumentale
facciata, facendole acquistare l’aspetto di una grande basilica romana.
Il
santuario è oggi meta di pellegrinaggi religiosi, ma anche di molti
turisti affascinati dalla sua maestosità. Infatti ogni anno oltre tre
milioni di persone si recano in visita al santuario che risulta
pertanto tra i più visitati d'Italia. In particolare, l'8 maggio e la
prima domenica di ottobre, decine di migliaia di pellegrini affollano
la città di Pompei, per assistere alla pratica devozionale della
Supplica alla Madonna di Pompei che viene trasmessa in diretta
televisiva.
Storia del quadro della
Madonna
Bartolo Longo, nel suo
intento di propagandare la pratica del Rosario tra i Pompeiani, si recò
a Napoli per comprare un quadro della Madonna del Rosario. L’idea era
quella di acquistarne uno già visto in un negozio, ma le cose non
andarono così.
Per puro caso infatti incontrò
in
Via Toledo Padre Radente (suo confessore) che allo scopo gli suggerì di
andare al Conservatorio del Rosario di Portamedina e di chiedere, in
suo nome, a Suor Maria Concetta De Litala un vecchio quadro del Rosario
che egli stesso le aveva affidato dieci anni prima. Bartolo seguì tale
suggerimento, ma fu presto preso da sgomento quando la suora gli mostrò
il quadro: una tela corrosa dalle tarme e logorata dal tempo, mancante
di pezzi di colore, con la Madonna in atteggiamento antistorico, cioè
con la Vergine che porge la corona a Santa Rosa, anziché a Santa
Caterina Da Siena, come nella tradizione domenicana.
Bartolo
fu sul punto di declinare l’offerta, ma ritirò comunque il dono per
l’insistenza della Suora. Nel tardo pomeriggio del 13 Novembre 1875,
l’immagine della Madonna giunse così a Pompei, su un carretto guidato
dal carrettiere Angelo Tortora e adibito al trasporto di letame. Fu
scaricata con la sua consunta copertura di fronte alla fatiscente
Parrocchia del SS. Salvatore, ove ad aspettarla c’erano l’anziano
parroco Cirillo, Bartolo e altri abitanti. Lo sgomento che inizialmente
aveva colto Bartolo, colse anche tutti gli altri presenti, quando tolta
la coperta, fu mostrato il quadro. Furono tutti d’accordo che il quadro
non si potesse esporre per timore di interdetto, prima di un restauro
anche solo parziale.
Il primo restauro fu opera di
Guglielmo Galella, un pittore riproduttore delle immagini dipinte negli
Scavi dell'antica Pompei. La vecchia tela, esposta nella parrocchia del
SS. Salvatore, nei successivi tre anni, subì ulteriori deterioramenti.
Essa
fu così restaurata per la seconda volta e sempre gratuitamente dal
pittore napoletano Federico Maldarelli, che si occupò anche di
trasformare la figura di Santa Rosa in Santa Caterina da Siena. Un
altro artista napoletano, Francesco Chiariello, sostituì la malandata
tela, allungandola di un palmo, prima che il Maldarelli facesse il
secondo vero restauro.
Il quadro non fu più posto
nella
parrocchia del SS. Salvatore, ma su di un altare provvisorio, in una
cappella (detta poi di Santa Caterina) nel Santuario in costruzione.
L’immagine della Madonna si coprì ben presto di pietre preziose,
offerte quali attestazioni di grazie ricevute. Papa Leone XIII nel 1887
benedisse il meraviglioso diadema che cinse la fronte della Vergine. E
tra i diamanti e gli zaffiri che formavano le aureole sul capo della
Madonna e del Bambino si potevano notare quattro rarissimi smeraldi,
dono di due ebrei beneficati.
L’ultimo restauro fu
effettuato nel 1965, al Pontificio Istituto dei Padri Benedettini
Olivetani di Roma, un restauro altamente scientifico, durante il quale,
sotto i colori sovrapposti nei precedenti interventi, furono scoperti i
colori originali che svelarono la mano di un valente artista della
scuola di Luca Giordano (XVII secolo). In tale restauro furono
eliminate quasi tutte le pietre preziose, onde evitare danni e
perforazioni alla tela. In quell’occasione l’immagine della Madonna
rimase esposta alla venerazione dei fedeli per alcuni giorni nella
Basilica di San Pietro e il 23 aprile, il Quadro fu incoronato da Papa
Paolo VI.
Il ritorno dell’Icona a Pompei, avvenne in
maniera solenne, con un corteo di ecclesiastici e di fedeli che si
ingigantiva man mano che si attraversavano le città, lungo il tragitto
Roma-Pompei. A sera inoltrata, il Quadro giunse a Napoli ove fu accolto
con luminarie e fiaccolate, per poi proseguire con un largo seguito di
Napoletani fino a Pompei, ove il viaggio si concluse in modo trionfale
con una grande manifestazione.
I testi
e le immagini sono
state reperite da: WIKIPEDIA
|