Elena vergine    Di Giancarlo

 

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All'età di quattordici anni Elena, che era bella e fresca come l'uovo
intatto, era stata rapita da Teseo, uno uomo di circa cinquanta anni, ancora
aitante, ricco e che portava incise nel viso tutte le vicissitudini della
sua vita. Di lui si diceva che avesse fatto il mercenario, soprattutto in
Africa e, se anche la diceria fosse stata inventata, il suo aspetto  la
rendeva credibile.
A dire la verità neanche Elena era convintissima di essere stata rapita
perché, se era innegabile che Teseo l'aveva spinta nell'abitacolo della
macchina, la cosa era avvenuta senza particolare rudezza, ed era pur vero
che lei si era lasciata spingere senza fare apprezzabile resistenza. E poi,
dato che il sequestro era avvenuto nel giardino della casa di lei, dove
Teseo era stato invitato a cena, ella avrebbe pure potuto chiedere aiuto.
"Perché avevo paura che mi ammazzasse", si era giustificata con se stessa
Elena per non averlo fatto, ma senza eccessiva convinzione, perché Teseo, né
prima, né durante, né dopo il fatto, l'aveva affrontata con atteggiamento
minaccioso.
Fosse come fosse, i due, nella villa di Teseo, si erano trastullati
disinvoltamente. Elena, orgogliosa per essere considerata sessualmente
appetibile da un uomo maturo e interessante, aveva usato le mani di fata e
la boccuccia a cuore, seguendo pedissequamente ciò che le avevano raccontato
le amiche più grandi e poi, al momento della verità, aveva pregato Teseo di
servirsi del sedere, che aveva paffuto ed elastico, e di lasciare intatta la
sua verginità vaginale. Teseo, che non sembrava per niente dispiaciuto per
quello che per lui era un succoso fuori programma, aveva preparato
meticolosamente il buco grinzoso che gli veniva offerto su di un piatto d'
argento, lubrificandolo pazientemente dopo averlo ammorbidito con le dita e
con la lingua. Sicché, nonostante Teseo possedesse un uccello di
apprezzabili dimensioni ed Elena fosse intonsa anche nel buchino posteriore,
l'introduzione del pene e la conseguente dilatazione dello sfintere, non
aveva provocato nessuna lacerazione nei tessuti interessati a quella
penetrazione contro natura.
I due fratelli di Elena, gemelli fra di loro, avevano scoperto il
nascondiglio, d'altronde facilmente prevedibile, dei due amanti, ma questi
giurarono di essersi appartati solo perché Teseo aveva voluto mostrare ad
Elena la sua collezione di farfalle esotiche; cosa che la successiva
ispezione vaginale della fanciulla sembrò confermare e la vicenda si era
conclusa con un  rimprovero severo, ma, in definitiva, sollevato. Non che i
parenti di Elena non avessero sospettato che lei potesse essere stata
sodomizzata, ma dato che era difficile verificare questa ipotesi perché, se
anche fosse stato rilevato, con l'ausilio di un calibro, un allargamento
improprio dello sfintere, ella avrebbe potuto sostenere di avere l'abitudine
di infilarci dita, candele, manici di scopa, bottiglie, avevano preferito
non approfondire l'argomento.
Da quel giorno Elena  non aveva più visto Teseo, ma le attenzioni del maturo
mercenario le avevano fatto scoprire la sensibilità esuberante delle sue
crespe anali che, da allora, aveva cominciato a solleticare davvero con
oggetti di varia forma e varia dimensione. Invece il timore di avere la fica
lacerata rese difficili i suoi rapporti con gli uomini e finì per gettarla
tra le braccia di donne frequentatrici dei piaceri saffici. Sicché quando a
vent'anni si era trasferita a Roma, impiegata presso lo studio di un
avvocato di grido, era ormai una lesbica esperta che prediligeva le ragazze
che davano prova di possedere una passione entusiastica e smodata per il suo
buchino posteriore.
Nell'ufficio in cui Elena lavorava era impiegata anche Laura, una ragazza
bella e procace che, a prima vista, si sarebbe detta fatta di burro. Tutte
le sue curve aggraziate sembravano trovare il loro punto di fuga nel viso,
con gli occhi neri immensi, il naso all'insù, le labbra piene e generose.
Aveva una voce da oca giuliva, ma svolgeva i suoi compiti con
professionalità e precisione mentre tutto intorno, a caso e, forse,
inconsciamente, lanciava segnali sessuali frequenti e intensissimi.
Elena, che aveva fiuto, non si sorprese eccessivamente quando, entrate un po'
in confidenza, Laura le confessò che tutti gli sguardi degli uomini e i
loro complimenti, cortesi o volgari che fossero, la infastidivano, anche se
il modo di vestirsi e di incedere di lei sembrava studiato apposta per
attirare quegli sguardi e quei commenti. Né si sorprese quando Laura
cominciò a lamentarsi degli uomini che volevano, diceva, sempre la stessa
cosa. Anche suo marito voleva sempre fare all'amore e a volte le chiedeva di
girarsi. "Perché?- chiese Elena - perché vuole che tu ti giri?" "Mah?!-
Laura sembrò realmente sorpresa - non lo sai davvero o mi stai prendendo in
giro?" Elena aveva balbettato confusa: "Non so niente di sesso, ho letto
qualcosa di carattere scientifico, ma di pratica non so niente. Comunque,
scusami, se non vuoi." Laura sembrò rassicurata. Elena non voleva prenderla
in giro. "Va bene - disse Laura - però non ti offendere per quello che sto
per dirti: gli uomini vogliono mettertelo anche dietro". "Come dietro? -
insistette Elena, che un demone spingeva ad andare avanti; anche se ella si
rendeva conto di esagerare nella sua pretesa ingenuità - Ma nel sedere,
carina!", disse insieme pedagogica e spazientita Laura. "Oddio! - esclamò
Elena -, che si era messa una mano sulla bocca, apparentemente
esterrefatta - certo, avevo letto di questa pratica, ma pensavo che si
trattasse di una perversione rarissima". Fuori mostrava di essere stupita ed
incredula, ma dentro di sé gongolava, Elena, per aver costretto la sua
recente amica ad abbandonare il suo linguaggio allusivo e a scoprirsi
completamente. "Ma che dici? - aggiunse Laura - perversione si, ma non
rarissima. Tutti gli uomini che ammirano il mio sedere mi inculerebbero
volentieri. E anche te, se è per questo. Secondo me, dietro i tuoi abiti
severi, si nasconde un culetto niente male. Nessuno ti ha mai chiesto di
farti il culo?" Elena si era schermita, farfugliando frasi sconnesse  e
chinando gli occhi per la vergogna, ma dentro di sé era raggiante.
Da quel giorno l'amicizia e la confidenza fra le due ragazze erano cresciute
e Laura aveva invitato Elena a cena, prima con suo marito Mauro a poi anche
da sole. Mauro era un bell'uomo, colto e intelligente. "Vuole sempre quello"
aveva detto di lui Laura. La notte ti sveglia e bisogna sottostare alle sue
voglie". "Forse ti ama" aveva suggerito Elena, alla quale Mauro aveva fatto
una ottima impressione. "Ma quale amore! - aveva risposto Laura - a quello
non puoi girare le spalle che cerca di incularti!" "E tu che fai, quando
succede?" Chiese Elena con tono di sfida e insieme, apparentemente,
spaventata. "Cerco di tenerlo lontano". "E se lui insiste?" "Che faccio!?
Allora glielo do. Ma mi dà fastidio, mi squarcia, mi fa male". Elena conosce
la sensazione di essere squarciata che procura il pene che ti penetra nel
budello, sensazione terribile e divina. E vorrebbe essere squarciata seduta
stante.  La sua eccitazione, travestita da imbarazzo, le consente di
congedarsi senza problemi. Appena tornata in casa si dirige precipitosamente
in camera da letto, si toglie la gonna e le mutande, si sdraia supina
davanti ad un grande specchio, prende dal comodino dildi di varia forma,
colore e dimensione, prende la vaselina,  solleva le gambe ed appoggia i
piedi sul grande specchio, lubrifica l'ano che simmetrico e grinzoso
occhieggia in immagine riflessa, appena sotto le grandi labbra incorniciate
da peluria bionda e comincia ad infilarsi, a turno, i dildi, partendo da
quello più piccolo. Una mano guida l'oggetto, l'altra strapazza il
clitoride. Quando si infila il dildo più grande, di colore rosso, sente
finalmente nel sedere lo strappo divino che, lei la compativa, infastidiva
Laura e, accelerando il movimento della mano impegnata sulla fica, viene tra
i singhiozzi. Abbandonata sul letto si sente stanca, ma poi decide di non
essere ancora sazia. Allora si veste da puttana: mini aderente e cortissima.
Tacchi a spillo. Canottiera sopra l'ombelico, petto al vento e si dirige al
laboratorio della signora Palmira. Qui sceglie un maschio irsuto e
palestrato che risulta provenire dalla Garbatella e i due vanno in una
stanza quasi completamente occupata da un grande letto rotondo. Elena si
produce in giuochi saffici con due ragazze che la preparano a dovere per l'
introduzione anale. Il coatto aspetta, masturbandosi, che Elena sia
slinguata, lubrificata, messa a pecorina e tenuta ferma dalle ragazze. Una
delle due sale sulle spalle di Elena e col viso diretto verso il sedere le
allarga le natiche. L'altra scende dal letto, afferra il coatto per il cazzo
che è diventato immenso e lo guida alle spalle di Elena. Il resto è
scontato. Elena grida, per lo spettacolo, ma anche per il piacere. Dal culo,
rigorosamente orientato in modo che la penetrazione possa essere agevolmente
osservata da chi, eventualmente, fosse sito dietro il grande specchio che
occupa quasi interamente una parete, esce qualche goccia di sangue che
spicca violentemente sulla carne albo rosata della coscia sinistra della
vergine e gli spettatori, una decina, mugolano rumorosamente, mentre si
strapazzano ferocemente i sessi infoiati.
Due giorni dopo Laura l'aveva invitata a casa sua perché doveva dirle una
cosa importante. Mauro non c'era e Laura le aveva brutalmente chiesto di
coprirle una sua scappatella. La questione era semplice: Laura aveva un
amante e voleva passarci il fine settimana. Avrebbe detto al marito che
avrebbe fatto una gita con Elena ed quest'ultima sarebbe dovuta essere
presente, mentre lo diceva, di modo che a lui non venisse in mente di
controllare. Ad Elena il giuoco non piaceva. Mauro le era simpatico e i due
avevano avuto modo di scambiarsi piacevolmente le loro sensazioni e le loro
riflessioni e non avrebbe voluto essere parte dell'inganno. Allora chiese a
Laura perché si era fatta un amante se, come diceva, il sesso non le
interessava. "Ma proprio per questo! - rispose Laura - "lui è un uomo
raffinato e di bella presenza, ma anziano; devo faticare un po' a fargli
alzare il pipino, ma poi viene in fretta e, almeno fino al giorno dopo, non
se ne parla più. In compenso mi conduce in alberghi lussuosi, mi fa fare
vita mondana, mi fa conoscere bella gente, mi fa regali costosi; io metto
tutto in una cassetta di sicurezza. Mauro invece tre giorni fa mi è entrato
nella porta di servizio ed a me ancora fa male il sedere. Vuoi vedere come è
arrossato il forello?" Elena era tentata. Quasi non resisteva alle scariche
ormonali che cercavano di farsi strada verso la superficie del corpo, ma non
voleva scoprirsi con l'amica. Il personaggio da lei interpretato, davanti a
Laura, era quello della vergine morigerata. Quindi si schermì e rispose in
maniera un po' vergognosa che erano incidenti che potevano capitare, così
almeno aveva sentito dire. E poi, pure lei, che aveva sofferto un po' di
stitichezza nei giorni precedenti, quando era riuscita ad evacuare, aveva
accusato un dolore lancinante e poi aveva visto che s'era perfino ferita ed
aveva anche sanguinato. Laura allora si era informata approfonditamente ed a
Elena sembrò perfino morbosamente. Lei aveva una pomata miracolosa per quel
genere di incidente. La guardò compassionevole e le propose di spalmargliela
sul buchino. "Un paio di giorni e sei a posto. Non ti preoccupare, nessun
attentato alla tua virtù, siamo tra donne!" Elena sentiva le viscere
rivoltarsi, ma resistette ancora un po', consapevole però che la scusa era
buona . Poi timidamente e, in apparenza, estremamente imbarazzata, si alzò
la veste sui fianchi. Laura le abbassò le mutande e la fece stendere sul
divano. "Avevo indovinato - fu il primo commento di Laura davanti a tanto
ben di Dio - hai un culo forse più bello del mio". Laura allargò il buchino
con l'indice e il medio della mano sinistra e cominciò ad impomatarlo con il
medio della destra. "E' qui vero? - disse ad un certo punto, penetrando all'
interno del retto, - mi sembra di sentire l'abrasione della ferita." Elena
doveva sforzarsi per non lanciare urla di passione poi, quando sentì che
Laura le infilava due dita nel sedere, cominciò a sospettare di quale fosse
la vera ragione perché all'amica non piacevano particolarmente le attenzioni
sessuali maschili. Laura non si era accorta delle sue pulsioni omosessuali o
stava facendo la finta tonta? Poi Laura le aveva detto che, se non fosse
stato che conosceva bene la sua vocazione per la castità, avrebbe pensato
che il suo culo fosse stato frequentato a lungo da cazzi, anche di grosse
dimensioni, e quindi aveva cercato di introdurre nell'ano tutte le dita
raggruppate. Ma proprio appena prima di arrivare al punto di non ritorno
Elena si sottrasse dalle attenzioni dell'amica, si alzò, la ringraziò, si
tirò su le mutande e giù la veste. Poi si sedette sulla piccola macchia di
bava vaginale che si era formata sul divano dove in precedenza era situata
la fica. Le due donne per un po' non parlarono. Entrambe con il viso
arrossato e madido di sudore e inoltre molto imbarazzate, ma, per fortuna,
dopo un po' era tornato Mauro e, recitata la sua vergognosa sceneggiata,
Eleonora si era potuta rifugiare in casa sua, insoddisfatta e pensierosa.
Nei giorni seguenti Elena fu tormentata dal rimorso di aver ingannato Mauro,
dal ricordo delle dita di Laura che le trastullavano il sedere, dal
desiderio di recarsi al laboratorio della signora Palmira. Resistette,
perché non era portata a lasciarsi travolgere dalle passioni perverse, per
lo meno fino a che era padrona delle proprie reazioni, ma poi, durante il
fine settimana in cui si sarebbe dovuta trovare con Laura, sfibrata dal
desiderio, si era agghindata da puttana e si era diretta dalla signora
Palmira. Qui era stata accolta entusiasticamente dai lavoranti che si
sarebbero intrattenuti volentieri con lei anche gratuitamente e avevano
assunto le pose più lubriche, al fine di farsi scegliere da lei per il
numero che avrebbe interpretato di certo magistralmente. Elena aveva scelto
Ariane, una transessuale nigeriana con la pelle liscia ed il sedere
ipertrofico. Sul letto i due si erano prodotti in un esasperato sessantanove
che aveva preparato il buchino del sedere di Elena e l'uccello maestoso di
Ariane. Poi Ariane aveva inculato Elena facendola lentamente calare dall'
alto sul suo palo immane. Quando l'uccello era entrato completamente nel
sedere di Elena, un inserviente era entrato sul palcoscenico ed aveva
comunicato ai due, incastrati l'uno nell'altro, che una coppia di francesi,
maschio e femmina, avrebbe voluto partecipare al festino. Avrebbero pagato
una fortuna per l'onore concesso. I due, ormai non più consapevoli di se
stessi, accettarono, come avrebbero accettato quasi qualsiasi cosa gli fosse
proposta. Lui era alto, grosso e irsuto, dotato di un sesso di notevole
dimensione; lei era di statura media, carina e minuta, con chiappe efebiche.
Ariane si gettò sulla silfide ed Elena imboccò l'uccello del maschio per
indurirlo. La silfide, chiaramente già infoiata, si dispose a pecorina e
Ariane la infilò nella fica. Elena le si pose davanti e si fese leccare il
sedere infiammato dalla francesina. Mentre rilasciava lo sfintere pensò che
avrebbe pagato lei quella creatura deliziosa per il servizio che le stava
facendo. L'orso mise il tortore davanti al viso di Ariane e la invitò a
slinguarlo. "Lubrificalo bene - disse l'orso in italiano - che ti voglio
sfondare il culo." Poi le si mise alle spalle e cominciò la penetrazione.
Ariane urlò, un po' anche per lo spettacolo, dato che nella sua giovane vita
aveva preso nel culo ben altri cazzi e per sfuggire alla veemenza dell'
assalitore, infilo il suo uccello più profondamente nella fica di Giustine.
Giustine urlò a sua volta, singhiozzò, perse qualsiasi controllo sul suo
corpo e smise di interessarsi del culo di Elena. Albert, dopo essere venuto
nel culo di Ariane uscì fuori e cominciò ad interessarsi del culo di Elena;
Elena si dispose a quattro zampe, scodinzolando seducente in direzione di
lui. Albert, dopo poco, cominciò ad inculare Elena ed improvvisamente cambiò
intento e cercò di introdurre il manico nella fica vergine della ragazza.
Lei, aiutata dalla erezione scarsa di Albert, si sottrasse all'amplesso
proibito e cominciò a chiedere aiuto. Ariane lasciò Giustine e afferrò
Albert. La porta si aprì ed entrarono tre giovanotti nudi che
immobilizzarono l'energumeno. Portarono una croce di Sant'Andrea, lo
legarono e cominciarono a frustarlo.: "Questo perché non hai rispettato le
regole" Gli dicevano prima di ogni colpo di staffile. Quindi se lo
incularono tutti gli attori e gli spettatori che avevano un cazzo, più
alcune femmine che usarono peni artificiali legati alla vita. Giustine stava
ai margini del letto e si masturbava con gli occhi fissi sul compagno,
mentre Elena le leccava la fica ed Ariane, questa volta, la sodomizzava.
La sera, mentre stava guardando alla televisione un programma sulla civiltà
mesopotamica, stanca e, questa volta, anche sazia, le aveva telefonato
Mauro: "Lo so che non è vero che che Laura sta con te. La so che sta con l'
amante. Possiamo vederci?" Mauro era stato gentilissimo durante la cena
consumata in un ristornate distinto, ma poco appariscente. Lei era vestita
pressoché da educanda.
Stranamente, dopo qualche parola impiegata per stigmatizzare il tradimento
di Laura, il discorso si era spostato su Elena. Laura a lui aveva detto
tutto; che era riservata con gli uomini, che era vergine, per  scelta. "Non
per scelta - aveva risposto lei - non mi è mai capitato l'uomo adatto, ma
non ho mica rinunciato a trovarlo!". Quando lui aveva tentato di baciarla,
prima di lasciarla, lei si era concessa per un attimo, poi era fuggita. E il
rossore che le aveva imporporato il volto non era finto.
Nei giorni seguenti Laura raccontò entusiasticamente ad Elena di Parigi, dei
gioielli, di tutti gli uomini che se la erano mangiata con gli occhi, dell'
amante che se la portava in giro come un trofeo. Stava tanto bene con
Amedeo! Che noia Roma e Mauro! Elena allora l'aveva accarezzata e baciata
per consolarla della sua stupidità e poi, quasi istintivamente, le aveva
chiesto perché non se ne andava con Amedeo. Laura cercava di ricambiare le
attenzioni, ma, dopo la domanda che aveva reso improvvisamente seria la
riunione, Elena cercava di tenerla a distanza. Allora Laura le rispose che
Mauro ci sarebbe rimasto male e lei gli voleva bene, se anche non lo amava.
Elena le aveva suggerito che, bene per bene, era peggio l'inganno: Mauro ci
sarebbe rimasto male, ma sarebbe stata definita quella situazione ambigua e,
forse, avrebbe anche trovato chi avrebbe apprezzato le sue perversioni. In
questo modo, poi, anche Laura avrebbe potuto realizzare le sue aspirazioni
profonde. Laura finì per condividere l'idea di abbandonare Mauro, ma chiese
ad Elena se fosse stato possibile andare a vivere da lei, almeno per un po',
fino che Mauro non si fosse rassegnato all'idea dell'abbandono. Elena, per l
'attimo che aveva risentito le dita di Laura nel sedere, si sentì tentata,
ma poi preferì declinare l'offerta. "Certo, tu hai bisogno di un uomo che si
prenda cura di te - le suggeriva Elena - ma Amedeo che penserebbe di una
eventuale convivenza?" "Amedeo toccherebbe il cielo con le dita, ma non ce
la farò mai a dirlo a Mauro". Rispose Laura. "Non c'è mica bisogno che tu
glielo dica - propose Elena -vattene tranquillamente con Amedeo e poi,
quando sarai lontana, potrai scrivere una lettera a Mauro. Un troncamento
netto è sempre più misericordioso dell'accumulo di tensione e di
incomprensioni sotto lo stesso tetto. Al polpo si dà misericordiosamente un
morso in testa"
Due settimane più tardi, quando Mauro aveva telefonato ad Elena per dirle
che Laura l'aveva lasciato, Elena aveva invitato Mauro a casa sua. Qui,
quando Mauro, inebetito, aveva cominciato a singhiozzare, Elena lo aveva
abbracciato e baciato. Poi l'aveva guidato timidamente, ma risolutamente in
camera da letto. "Ma tu sei una ragazza vergine" aveva detto Mauro. "Credo
di aver trovato l'uomo adatto". Aveva risposto Elena arrossendo. Più tardi,
mentre Mauro guardava incantato il fiore di purezza che gli si era concesso
generosamente, Elena sorrideva, pensando che lei non si sarebbe certamente
fatta pregare quando Mauro l'avrebbe svegliata nel cuore della notte e le
avrebbe chiesto di girarsi.



 

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By  Giancarlo

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