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Il Crocifisso di San Damiano

Il Cristo di san Damiano è un'icona dipinta nel XII secolo da un ignoto artista umbro in stile romanico, ma con evidenti influssi orientali-siriani (a Spoleto vi era, in questo periodo, un insediamento di monaci orientali, provenienti dalla Siria). L'opera ha una altezza di 210 centimetri per 130 di larghezza. Non è di pinta su tavola, ma su una tela grezza, incollata su legno di noce. È bene fin dall'inizio notare che questa icona segue decisamente lo stile del Van gelo di san Giovanni, aspetto evidente in alcuni particolari: la corona di gloria (cf. Gv 17,1-5) che sostituisce la corona di spine, la presenza di Maria e di Giovanni, la ferita al costato destro. Il quarto vangelo, inoltre, è quello che più degli altri sottolinea il mistero profondo del Cristo, Verbo di Dio, descrivendo la vita di Gesù come una lotta della luce contro le tenebre (cf. Gv 1,1-5).

Su questa icona splende il risultato finale della lotta luce-tenebre. Il corpo di Gesù appare tanto più luminoso in quanto risalta su un fondo nero (simbolo di opposizione alla luce, di incredulità, di peccato), mentre il colore rosso (simbolo dell'amore) inquadra tutta l'icona, perché è nell'amore che il Figlio ha vinto il mondo

Già da qualche tempo Francesco non è più, come una volta, lo spigliato e spensierato principe della gioventù. Si aggira infatti per la città immerso nei suoi pensieri, spesso sognando; è alla ricerca di un ideale ancora sconosciuto e non riesce a rendersi pienamente conto di quanto sta accadendo in lui. Di qualcosa però è sicuro: i sogni di cavaliere sono svaniti, e nei campi di battaglia non ha trovato la felicità. La prigionia a Perugia e la malattia lo hanno reso pensieroso; non si trova bene nemmeno in famiglia. Gli ambiziosi progetti del padre non fanno più presa su di lui. Pietro di Bernardone, con il suo senso degli affari, non riesce più a capire lo spirito fine e sensibile di suo figlio. Francesco, in fondo, sta abbandonando a poco a poco la sua famiglia e la sua casa. Cerca spesso luoghi solitari per pregare, o lascia le vie rumorose di Assisi per recarsi dai lebbrosi. E proprio con loro succede qualcosa di inspiegabile, di rivoluzionario: l'amaro gli si cambia in dolcezza; il disgusto per la lebbra si trasforma in compassione. Si tratta di un sentimento del tutto nuovo, che gli fa scoprire la gioia, e ancor più la dolcezza e la tenerezza. Nel momento in cui, superando la naturale ripugnanza, abbraccia e bacia il lebbroso, ritrova se stesso, fa una nuova esperienza e scopre in sé nuove possibilità. Oramai, qualcosa d'altro brilla all'orizzonte, qualcosa di diverso dalla guerra e dagli affari. Ma quello che sarebbe successo da lì a poco, Francesco non poteva ancora immaginarlo.

“Signore, cosa vuoi che io faccia?" è la preghiera che accompagna Francesco da tempo, e il suo animo si rende sempre più disponibile a dare una svolta decisiva alla propria vita. Ha inoltre imparato ad adottare nuovi metri di giudizio, a percepire altri valori sui quali, in antecedenza, aveva sorvolato in maniera indifferente e, quasi, con disprezzo: aveva riscoperto Dio e i fratelli bisognosi proprio nei lebbrosi. Ed ora, il giovane Francesco aspira a dare una direzione diversa, più alta, alla sua vita.

Con questo desiderio nel cuore, un giorno «mentre passava vicino alla chiesa di San Damiano, fu ispirato a entrarvi. Andatoci prese a fare orazione fervidamente davanti all'immagine del Crocifisso, che gli parlò con commovente bontà: «Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va' dunque e restauramela». Tremante e stupefatto, il giovane rispose: «Lo farò volentieri, Signore» . Egli aveva però frainteso: pensava si trattasse di quella chiesa che, per la sua antichità, minacciava prossima rovina. Per quelle parole del Cristo egli si fece immensamente lieto e raggiante; sentì nell'anima che era stato veramente il Crocifisso a rivolgergli il messaggio. Uscito dalla chiesa, trovò il sacerdote seduto lì accanto, e mettendo mano alla borsa, gli offrì del denaro dicendo: «Messere, ti prego di comprare l'olio per fare ardere una lampada dinanzi a quel Crocifisso. Finiti questi soldi, te ne porterò degli altri, secondo il bisogno» (FF 1411).


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Storia del Crocifisso di San Damiano


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