Progetto Antenna Verticale “Canna da pesca” pEr HF

  Supporto “Canna da pesca”  

  Elaborazione di  Luciano Bezeredy - IW1PUE

Il maggiore vantaggio di questa antenna e la flessibilità, la maneggevolezza nel trasporto, ma soprattutto il costo contenuto, l'economicità per la sua realizzazione.

L’antenna in questione nasce per un uso portatile, la realizzazione completa consta di quattro pezzi: base di supporto magnetica, bobina di accordo, balun, canna da pesca.

L’elemento radiante di questa antenna è la tipica configurazione a polarizzazione verticale realizzata semplicemente su di un supporto che è costituito da una robusta canna da pesca in fibra di vetro (vetroresina - fenolica)) della lunghezza di 10 mt, nella canna scorrono al suo interno, stesi lungo l’asse verticale, 9,5 mt di cavo elettrico unipolare, sezione Ø 2,5 mm.

Il sistema che ho utilizzato è di mettere in tenuta il filo, che costituisce il radiatore, internamente, fissandolo al cimino della canna e facendolo scorrere operando, via via, portandoli in posizione di tenuta, sui vari elementi che compongono la canna da pesca. Per il fissaggio del filo, al cimino, ho usato due innesti di tubetto, che avevo già pronti e filettati (maschio e femmina), recuperati dal solito cassetto, dove ognuno di noi conserva gelosamente, in attesa del suo utilizzo, i recuperi; al cimino della canna ho poi fissato uno dei due tubetti e poi ho saldato l’altro al filo. E’, comunque, possibile utilizzare altri sistemi o costruirseli utilizzando dei morsetti Mammuth e i spinotti unipolari, le cosiddette “banane radio”: ognuno si regolerà come preferisce.

La particolarità sta nella base di supporto utilizzata, su cui ho fissato la bobina d’accordo, struttura che è sfilabile dalla base di supporto e su cui andrà innestata la canna da pesca: ho utilizzato, a questo scopo, un supporto in porcellana, Ø 85 mm, lunghezza 200 mm, che ho fissato, utilizzando gli ancoraggi già presenti, alla metà di un tubo in PVC Ø 50 mm, lunghezza 900 mm, e alle cui estremità ho fissato, per la parte superiore un connettore-adattore isolato con serrafilo del tipo per essere alloggiato su di una presa da pannello tipo AMPHENOL SO-239  (oggetto acquistato dalla ESCO) e nella parte inferiore, quella che va fissata alla struttura della base (magnetica), l’innesto in acciaio (boccola con fissaggio a vite) recuperato da una vecchia antenna per le VHF tipo Diamond che, ormai rotta, era inutilizzata da tempo.


Il mio supporto di porcellana è già predisposto con le apposite sedi di rispetto (scanalature) e su cui ho avvolto 40 spire di filo nudo in rame smaltato, spaziate, grazie alle sedi esistenti, tra di loro di 4 mm. Questa bobina è un recupero, surplus, facente parte dell’accordo di un vecchio Tx di provenienza marina mercantile, ma nulla vieta di utilizzare altri tipi di supporto su cui avvolgere le spire (tubo in PVC o altro supporto isolante); il supporto base su cui è fissata l’intera struttura è costituito da una base magnetica, recuperata da uno dei porta-sci, che ho raccattati al volo, trovati abbandonati accanto ad un cassonetto della raccolta differenziata. Sono questi porta-sci, tra l’altro un accessorio automobilistico abbastanza costoso, e, appunto, del tipo ad aderenza magnetica che, quando sono appoggiati alla carrozzeria dell’auto, danno una tenuta perfetta, una resistenza che ben difficilmente si può trovare nelle comuni basi magnetiche commerciali ad uso radiantistico, sono infatti collaudati per resistere in portanza alla velocità di crociera di 100 km/h.

Ho smontato la struttura in plastica che costituiva l’involucro esterno, ossia il supporto dove vanno fissati gli sci, e, utilizzato solo la piastra quadrata magnetica ed il supporto metallico che vi è avvitato sopra. Su questa piastra ho fissato a sua volta, grazie alla struttura esistente, il tubo-manicotto di ancoraggio e le sue staffe di fissaggio: è la parte dove si innestava e veniva fissato l’innesto in acciaio della vecchia antenna VHF.


Per ottenere l’accordo della bobina alla frequenza di risonanza ho costruito una struttura a slitta a scorrimento manuale, utilizzando delle bacchette di plastica zigrinata, che si possono acquistare negli empori di vendita generi per animali, le mie le ho recuperate da una gabbia in disuso, appartenuta al mio canarino “Beniamino” (sono le bacchette utilizzate come appoggio dagli uccellini che vivono in gabbia). Il contatto avviene, quando lo si fa scorrere agli intervalli prefissati (in fase di prova strumentale a 3 spire alla volta finché non ho trovato il minimo SWR) che strisciando sulle spire della bobina cortocircuita le prese necessarie. Le spire sono rese disponibili al contatto elettrico con il togliere per abrasione la patina di vernice smaltata del conduttore nel punto preciso dove avviene il contatto, la parte scoperta del filo smaltato è stata poi stagnata per ottenere una migliore aderenza meccanica ed elettrica. All’adattamento d’impedenza dello stilo (il radiatore costituito dal filo sezione Ø 2,5 mm con annessa bobina di accordo) che, normalmente, si aggira sui 200 Ω a seconda della frequenza di lavoro (per ricondurlo con un rapporto di trasformazione di 4:1, ossia 200:4=50) provvede un trasformatore Un-Un (Balun) 4:1, che ho autocostruito in maniera semplice, utilizzando, come Toroide, il supporto di ferrite di un trasformatore EAT di recupero (quello dei vecchi televisori in BN), su cui ho avvolto 19 spire di cavo bifilare Rosso/Nero Ø 0,75 mm; ad evitare rientri di RF, attraverso la calza del cavo coassiale, ho aggiunto un CHOKE realizzato con un ulteriore Toroide (acquistato dalla Esco), avvolgendo 5+5 spire di cavo coassiale in controfase: il tutto è alloggiato all’interno di una scatola di derivazione stagna per impianti elettrici che ho provveduto a munire di due boccole serrafilo e di una presa da pannello SO-239 (in seguito ho aggiunto una boccola serrafilo per la terra), la corrispondenza commerciale del Toroide è quella del Tipo Amidon,USA, 1-30 Mhz Mod. T200.2 colore rosso (in catalogo Esco al n.412040). L’antenna con questo tipo di configurazione, ottenendo risultati di tutto rispetto, è possibile utilizzarla nel range di frequenze da 3,5 a 30 MHz: ,SWR 1:2 / 1:5, in 40 e 20 mt. Il contrappeso elettrico, durante le prime prove era solo costituito, per aderenza magnetica, dalla carrozzeria del veicolo (il mio 4X4 Suzuki-Jimny); in seguito, non essendo soddisfatto del rapporto di onde stazionarie (SWR 3:1), ottenuto posizionando la struttura al centro tetto, ho abbandonato questa configurazione il cui comportamento era quello di un monopolo (ominidirezionale) senza radiali. Va da se che collegando alla base, dei radiali, la canna da pesca, si trasforma in una antenna GroundPlane; questa configurazione si ottiene aggiungendo dei contrappesi elettrici di bilanciamento (radiali): ho iniziato con il trasformare i quattro tiranti di messa in sicurezza ,agganciati ai maniglioni della vettura, in altrettanti contrappesi  inclinati di 45 gradi per ottenere 52 Ω, poi, per un uso più veloce con due da 10 mt, a passare ad uno unico da 20 mt, per poi ottenere un buon compromesso con  soli 19 mt (sempre inclinato a 45 gradi e fissato al terreno con un picchetto); con le ultime prove, il massimo risultato raggiunto è stato ottenuto con l’aggiunta, oltre al contrappeso elettrico, di una presa di terra, costituita da un buon picchetto per tenda da campeggio che viene conficcato nel terreno per pressione di spinta a mezzo martellamento (munirsi di un robusto mazzuolo da carpentiere/muratore). Questo sistema fornisce un ottima presa di terra, consiglio l’utilizzo di un picchetto di quelli detti da sabbia che fornisce una buona superficie di contatto. Il picchetto l’ho dotato di bullone e dado a galletto, dopo averlo forato nella parte superiore, quella che fuoriesce dal terreno, dove viene serrato il conduttore di terra. Per il conduttore di terra ho utilizzato una trecciola in rame nudo Ø 10 mm, anche questa di recupero, comunque va bene anche il semplice filo unipolare Ø 2,5 mm.  

  N.B.

Nella configurazione a monopolo il trasformatore 4:1 alla base abbassa l'impedenza ad un valore prossimo o lo avvicina  a quello tipico di un rtx moderno e, comunque, porta l'impedenza a livelli tali da poter essere facilmente adattata e portata in risonanza. Con la configurazione a GroundPlane il toroide UN-UN alla base diventa superfluo, inutile, e, può essere rimosso; alla risonanza continua a provvedere la bobina di accordo già descritta.

Materiale necessario

1) Canna da pesca in vetroresina (Resina fenolica) da 10 mt.

2) 2 Toroidi, (uno è autocostruito /vedi testo), oppure T200.2 su cui saranno avvolte 19 spire di cavo bifilare Rosso/Nero Ø 0,75mm o anche di qualità superiore tipo quello placcato simil-oro per impianti Hi-Fi; sull’altro, ad uso CHOKE RFI, avvolgere 5+5 spire di cavo coassiale in controfase.

3) Supporto in ceramica per la bobina di accordo (vedi testo), oppure un tubo in PVC, lunghezza 200 mm, Ø 80/90 mm e su cui  saranno  avvolte 40 spire di filo nudo in rame smaltato sezione Ø 3 mm

4)  1 Scatola derivazione per impianti elettrici stagna  da esterno, misura 15X10X5

5)  10 mt di cavo unipolare, sezione Ø 2,5 mm - per il radiatore

6)  20 mt di cavo unipolare, sezione Ø 2,5 mm - per 1 radiale/contrappeso (19 mt per il radiale ed 1 mt per la connessione di terra)

7)  5 picchetti per tenda campeggio (presa di terra e per tiranti sul terreno).

8)  Cavo coassiale 52 Ω (Tipo RG 58).

9)  2 prese da pannello SO-239 .

10) 1 Morsetto serrafilo 25 A nero (Boccola).

11)  1 Morsetto serrafilo 25 A rosso (Boccola):

12) 1 connettore serrafilo con innesto filettato del tipo per essere alloggiato su di un SO-239 da pannello (oggetto in catalogo ESCO)

13)  bulloni con dado di  Ø appropriato.

14) 1 Piastra magnetica recuperata da porta-sci

15) 1 bullone, lunghezza 40 mm, Ø 4mm, con dado di serraggio del tipo a galletto (farfalla).

16) Fascette di plastica di varia misura.

17) Tubo in PVC di misura appropriata (vedi testo).

18) Bacchette in plastica zigrinata (quelli delle gabbie per uccellini).

19) Colla a caldo (necessario attrezzo a pistola per la fusione e colatura sulle parti da fissare).

20 ) Cordina con anima interna  in acciaio (quella per il stendi-biancheria), usata per i tiranti di prova ad uso radiali, oppure cordina in nylon ottima per rendere stabile e sicura l’intera struttura sul tetto della vettura usando i maniglioni.

attrezzi ED utensili necessari

Trapano elettrico.

Pistola per colla (fusione a caldo).

Saldatore.

Pinze, cacciaviti, chiavi fisse per meccanica.

Metro, righello millimetrato, calibro.

Matita e pennarello.

Molta buona volontà e tanta pazienza.

Strumentazione necessaria

Misuratore di onde stazionare (Rosmetro) meglio se muniti di Analizzatore di Antenna MFJ 269.

Tester

Note:

Dalle prove effettuate sul campo, gli accorgimenti che è possibile adottare sono molti (*), occorrerà sempre  tenere presente che, la diversa collocazione dell’antenna giocherà un ruolo determinante, e, se si vuole ottenere da questa configurazione verticale un basso angolo di irradiazione, quest’antenna non deve essere troppo lunga, in ogni caso non dovrà mai superare i ¾ d'onda alla frequenza di lavoro più alta. Inoltre, si deve considerare e tenere ben presente che le perdite del terreno possono influire negativamente e diminuirne notevolmente l'efficienza, anche del 40/60 %, a meno che non vengano usati un numero sufficiente di radiali e di lunghezza appropriata, ossia ad almeno mezz'onda alla frequenza più bassa. Per avere un discreto rendimento della resistenza di radiazione (per intenderci la parte utile del segnale, ovvero la parte che viene irradiata), a raggiungere c.a. il 50/70 % necessitano almeno dai 18 ai 20 radiali. Il R.O.S. è molto probabile che aumenti a seguito che le perdite legate al terreno scendano. Quindi occorre trovare il compromesso tra il minimo di ROS e una buona resa. Il compromesso da me raggiunto in maneggevolezza e rapidità d’installazione, è stato ottenuto grazie ad una costruzione scissa in varie sezioni che si possono assemblare in poco tempo e in efficienza, grazie alla bobina di accordo e con un solo contrappeso elettrico combinato però con la presa di terra: consiglio a questo proposito, per aumentare il rendimento della terra, di conficcare il picchetto in un terreno umido e nel caso non fosse possibile annaffiarlo abbondantemente, utile portare con se una tanica riempita d’acqua (per aumentare la resa conduttiva provare anche con una soluzione salina).

(*) Le prove, grazie alla base magnetica, sono iniziate con il collocare l’antenna nella parte più alta della vettura a centro tetto, poi passando a livello del terreno, e, in questo caso per poter utilizzare la base magnetica ho costruito una base di appoggio. Questa è formata da due assi di legno, lunghezza 1000 mm, con una piastra di ferro 28X33 (anche questa di recupero e giusta per le dimensioni della piastra magnetica) sistemata all’estremità (si blocca, posizionandovi sopra una delle ruote della vettura); anche questo sistema non mi ha soddisfatto ed allora ho allontanato la struttura mettendola in campo aperto senza alcun ostacolo attorno, fissando la struttura portante con dei tiranti e relativi picchetti conficcati nel terreno. Con questa configurazione ho, anche, fatto delle prove, utilizzando i tiranti come radiali, ma la resa peggiorava, e quindi sono ritornato all’unico contrappeso di 19 mt e alla presa di terra. Il miglior rendimento l’ho però ottenuto con l’antenna posizionata a centro tetto del mio fuoristrada e in questo caso, per poterla mettere in posizione, mi sono munito di una piccola scala a tre gradini: la vettura è un piccolo fuoristrada ma pur sempre il centro tetto non è comodo da raggiungere!

HOME