Da Radio Rivista del Giugno 1988:
Il salvataggio di parte dei superstiti della spedizione del dirigibile "Italia" si deve soprattutto alla Radio, ed i Radioamatori ebbero una parte preminente in questa brillante pagina di storia.
II
primo a ricevere i segnali di soccorso, quando ormai tutte le speranze erano
perdute, fu l'SWL russo Nicolaj Schmidt.
"...fu così: per dodici giorni di seguito, nessuno della nave appoggio
"Città di Milano" ricevette i nostri SOS, finché non dette l'allarme
il dilettante russo Schmidt. E' questo un nome da ben ricordare perché si deve
a costui se metà dei membri della mia spedizione poté essere salvata".
Così scriveva Umberto Nobile nel libro "L'Italia al Polo Nord" (Mondadori
- 1929).
L'apparato d'emergenza "Ondina" era, infatti, un progetto di Giulio
Salom, oggi IOACL, Presidente Onorario dell'A.R.I.
Il sottufficiale di marina marconista della "Tenda rossa" era amico, estimatore ed allievo di Adriano C.Ducati I1ACD, fondatore della omonima industria bolognese, che prima della partenza per la spedizione diede al concittadino Giuseppe Biagi utili notizie sulla propagazione delle "onde corte".
Faceva
parte del programma scientifico anche una sosta sul Polo, con discesa sul pack
di alcuni studiosi stranieri che avrebbero dovuto accamparsi utilizzando una
tenda e quanto necessario alla sopravvivenza. La maestosa aeronave lasciava
Kings Bay nell'isola Spitsbergen (arcipelago delle Svalbard) il 23 maggio,
puntando verso il Polo.
Biagi era in costante collegamento, mediante una stazione ad onda lunga, con la
nave appoggio "Città di Milano" ormeggiata presso l'allora esistente
villaggio di Ny Àlesund, oggi deserto, essendo cessata ogni attività
mineraria.
Il Polo veniva raggiunto il 24 maggio, ma le avverse condizioni atmosferiche
fecero rinunciare al programma di osservazioni sul pack: perciò fu subito
intrapreso il viaggio di ritorno verso Ny Àlesund, mentre il vento da sud,
carico d'umidità, causava formazioni di ghiaccio molto estese sulla struttura.
Dopo ventuno ore di lotta contro la bufera, l'aeronave appesantita urtava la
banchisa e vi lasciava la cabina di comando fracassata, mentre circa metà del
personale veniva portato via dal dirigibile che, alleggerito, riprendeva quota.
Nove persone, di cui cinque ferite, si ritrovarono vive sul pack; Biagi
riprendendo i sensi s'avvide di stringere fra le braccia un tesoro: l'Ondina-S,
apparato d'emergenza, fino ad allora adoperato come sedile nella cabina.
Fra i rottami si trovavano i viveri e la tenda preparati per le osservazioni
scientifiche, nonché una batteria di pile.
Tre ore dopo la catastrofe, al 55 minuto prima dell'ora, Biagi era già pronto
all'ascolto e potè sentire i concitati appelli della nave appoggio, ma il
trasmettitore aveva bisogno di riparazioni.
Il 26 maggio i primi SOS: delle due frequenze di riserva - 6,4 MHz (47 m) e 9
MHz (33 m) - scelse la seconda, nell'intento di arrivare il più lontano
possibile col minor assorbimento da parte della cappa polare: egli infatti
disponeva di 5 W e di una modesta antenna, sostenuta da un solo supporto, una
struttura tubolare estratta dall'ossatura della cabina infranta.
Biagi ascoltava, peraltro benissimo, la stazione della Marina di Roma San Paolo
(IDO) sui 9 MHz, era quindi convinto che stando vicino ad essa, negli
intervalli, qualcuno avrebbe captato i suoi segnali.
Passarono invece lunghi giorni: la batteria cominciava a dare segni di
stanchezza, ma il ricevitore "Burndept" aveva una buona scorta di
pile, così Biagi seguiva per molte ore "IDO" ed aveva notizie dal
mondo.
La sera del 4 giugno, fra i comunicati stampa di "IDO" una vaga
notizia:
"Un radiodilettante russo afferma di avere ricevuto il SOS dei
naufraghi".
L'entusiasmo dei superstiti si doveva però raffreddare ben presto: la nave
appoggio, distante poco più di 200 km, non dava segni d'aver ricevuto nulla.
Finalmente il 7 giugno "IDO" trasmetteva: "Italia-Biagi-Città di
Milano ricevuto vostra posizione - trasmetti tuo numero di matricola".
Dopo il messaggio con il "riconoscimento". le comunicazioni con la
nave appoggio diventano regolari e arrivano i soccorsi per via aerea; il 13
luglio il rompighiaccio russo "Krassin" ricuperava due superstiti
d'una pattuglia di disperati che aveva invano cercato di raggiungere le Svalbard
a piedi.
Il giorno dopo erano finalmente salvati i naufraghi della "Tenda
rossa" a cui si era aggiunto, ospite involontario, un pilota svedese,
Lundborg, che nel giugno aveva tentato di portare via, uno alla volta, i membri
del gruppo con un piccolo biplano.
Non sono mai stati chiariti i motivi per cui la nave appoggio tardò tanto a
stabilire il collegamento, però un motivo sorprendente che ritardò l'inizio
delle operazioni di soccorso, finché Schmidt non fece la sua intercettazione
casuale, emerge dai risultati della Commissione d'inchiesta:
"La Marina non divulgò le frequenze di riserva della spedizione, perché
secondo le norme le frequenze dei militari sono segrete"!
Tutto il mondo parlò di uno sconosciuto
Nell'autunno del 1928 al Bolshoj di Mosca, durante una conferenza dedicata
all'impresa del dirigibile ed alla parte avuta dal "Krassin" nel
salvataggio dei superstiti, l'ambasciatore italiano donava un orologio d'oro con
dedica a Schmidt.
Nicolaj Schmidt nel ricordo di Smirnov
Mihail Smirnov, oggi ingegnere in pensione, che si è dedicato alla radio come
professionista in seguito alla lunga amicizia con lo Schmidt, dà un quadro
molto vivace, franco e sincero dei fatti di quel tempo.
Egli, intanto, tiene a sottolineare che Nicolaj non era un campagnolo, né un
adolescente, essendo nato nel 1906 a Kijev. Era un giovane di città, con
una buona base di studi secondari, figlio di un insegnante, vissuto
prevalentemente a Vladivostok.
Vi fu un trasferimento a Novgorod e colà, diciottenne, costruì il suo primo
ricevitore a reazione: qui iniziò l'amicizia con Smirnov, di due anni più
giovane di lui, che ben presto doveva rappresentare un suo sostegno.
Quando Nicolaj rimase orfano, la famiglia di Smirnov venne in suo aiuto, gli
trovò una sistemazione a Vochma, distretto rurale non lontano da Arcangelo, con
lavoro, seppure precario, come operatore nel cinema locale. Il destino portò
così in campagna il giovane Nicolaj, che restò a Vochma oltre due anni.
Frattanto, ricorrendo a mille espedienti, Schmidt si procurava due tubi e certi
componenti indispensabili per costruire un ricevitore reflex descritto da una
rivista tedesca. A Vochma, Nicolaj perfezionava la sua conoscenza del morse,
traducendo ad orecchio le battute della macchinetta presso il locale ufficio
telegrafico; aveva anche costituito un piccolo club dove insegnava i rudimenti
della radio a ragazzi del luogo: si dava da fare in tante maniere ed era ben
voluto da tutti. Era, invero, considerato un po' strambo, mentre per Smirnov
aveva un carattere che ricordava la figura di Rudnev nel racconto di Turghenev:
"talora volitivo, talaltra abulico al punto di sembrare svanito, più
sognatore che preoccupato delle cose concrete".
L'evento, che doveva cambiare la sua vita e quella dell'amico, ebbe luogo il 2
giugno 1928: a tarda sera, su 9 MHz, Nicolaj captava distintamente un messaggio
di Biagi.
I paesani erano increduli, così Schmidt inviava un telegramma a Smirnov, che
abitava a 35 chilometri, per chiedere consiglio.
L'amico arrivò al mattino presto, ed altri messaggi di Biagi furono
intercettati: Smirnov, ormai convinto che si trattasse degli italiani dispersi,
suggerì di spedire un telegramma a Mosca alla "Società degli amici della
radio".
Ovviamente, il telegrafista rifiutò d'inoltrare il messaggio, ma Smirnov, la
cui famiglia doveva avere un qualche ascendente sui "locali", riuscì
ad interessare un notabile del paese che arrivò fino al capo delle poste della
zona per ottenere l'autorizzazione!
A Mosca, fortunatamente, ci fu qualcuno che prese sul serio l'informazione e,
dopo richieste di dettagli e conferme, venne interessata l'ambasciata italiana:
il 4 sera, Roma era in grado di diffondere la strabiliante notizia.
Tre mesi dopo, i due amici venivano assunti presso un centro governativo per le
comunicazioni ad onde corte a Taskent nel Sud, non lontano da Samarcanda e dai
confini dell'Afghanistan.
Lavorarono insieme in quel centro sperimentale fino al 1933, poi Smirnov passava
a Tbilisi in Georgia.
Nicolaj rimase in quella provincia mussulmana, relativamente vicina ad Alma Ata
del Kazahstan, fino alla guerra.
Da Alma Ata ci sono poi pervenute molte notizie di questo benemerito SWL, morto
nel 1942 all'età di 36 anni, probabilmente in guerra.