Lanterna

GPS: LAT 44.4044 - LON 8.9047  -DATA BASE  D.C.I. / DIPLOMA CASTELLI ITALIANI - REF.GE033 - Torre Lanterna di Genova - WWL: JN44KJ -

LA TORRE DEL FARO, DENOMINATA LANTERNA.

La snella figura della Torre del Faro, chiamata nell’antico linguaggio popolare Lanterna, è il simbolo più famoso che rappresenta la nostra città in Italia e nel mondo. Dall’alto dei suoi 76 metri domina il porto, il centro storico e l’antico borgo di Sampierdarena. Fin dalla sua nascita, la Torre ha sempre assunto un ruolo prettamente militare, controllando il movimento delle imbarcazioni che transitavano nei pressi ed all’interno del porto, e la sottostante via Aurelia. Ma se conosciamo lo scopo della sua costruzione, è invece incerta la sua origine. La prima notizia riguardo la presenza di un faro a San Benigno risale al 1128, anno in cui fu emanato un Decreto che stabiliva la guardia al sito, e l’approvvigionamento di fasci di legna e steli di ginestra per il fuoco del faro durante la notte, da parte dei cittadini di alcuni borghi. All’epoca probabilmente la Torre non esisteva ancora, ma c’era sicuramente nel 1318, ed era in mano ai guelfi, che cinque anni dopo la restaurarono. Nel 1326 venne sostituito l’antico sistema a legna con delle lampade ad olio, successivamente rimpiazzate da un faro cilindrico in ferro, munito di finestrelle. Nel ‘300 la Torre venne anche utilizzata come prigione; al suo interno vennero rinchiusi per parecchio tempo Giacomo di Lusignano, Re di Cipro, insieme alla moglie. Sembra che nel 1449 il guardiano del Faro fosse Antonio Colombo, zio di Cristoforo.

Nel 1507 Genova fu sottomessa da Luigi XII Re di Francia. Per impedire rivolte cittadine e rendere sicuro il loro presidio, i francesi edificarono la Fortezza di Capo di Faro o Codefa che, per volontà del sovrano stesso, doveva sorgere al posto della Lanterna. La sua posizione avrebbe dovuto favorire la paralisi della città isolando il porto dai traffici marittimi: per questo motivo, i genovesi mal tolleravano la sua presenza. L’innalzamento della Briglia minacciava però la conservazione della Lanterna, che era più bassa e tozza dell’attuale; il Senato della Repubblica donò 200 scudi d’oro al progettista per conservarla ed incorporarla all’interno della nuova fortezza, che venne terminata nell’ottobre 1508. Il 16 marzo 1514, dopo un assedio durato 16 mesi da parte dei genovesi, la guarnigione francese che presidiava la fortificazione si arrese. Il 28 agosto dello stesso anno iniziò l’atterramento della fortezza. Durante l’assedio, la Lanterna fu danneggiata nella parte superiore dai colpi dell’artiglieria genovese. Nel 1543 fu decisa la sua ricostruzione. All’interno, sopra la porta d’uscita al primo ballatoio (ossia il terrazzo centrale), si trova murata una lapide che ricorda l’avvenimento: “Nell’anno 1543, sedicesimo della restituita libertà, Pietro Giovanni Cibo Clavica, Giovanni Battista Lercari fu Domenico e Luciano Spinola fu Guglielmo, Padri del Comune, rinnovarono questa torre che una volta i nostri nobili antenati costruirono, e che nel 1512, nell’assedio della Fortezza della Lanterna, fu distrutta dal lancio di proiettili”. La Lanterna fu ricostruita più alta di quella precedente, seguendo però lo stesso schema architettonico. Nel 1681 il fanale venne rimodernato.

La Torre è composta da due slanciati volumi sovrapposti di pianta quadrata, ed è tuttora circondata da Bastioni ottocenteschi, demoliti in parte intorno al 1927. All’interno, sulle pareti dei muri perimetrali, si arrampica una scala su archi rampanti. Su ciascuna facciata si aprono diverse finestrelle quadrate, il cui scopo è quello di dare luce ed aria all’interno. Recentemente, nello spazio della cavità centrale, è stato inserito un piccolo ascensore, per evitare di fare a piedi i 720 gradini. A metà opera troviamo il primo ballatoio, chiuso da un alto parapetto dal quale si aprono alcune feritoie. All’esterno, sotto di esso, troviamo lo stemma del Comune di Genova.

Il terrazzo terminale è protetto da semplici colonnine a doppio fuso, che sostituirono a suo tempo le originarie merlature. Il fanale attuale, formato da una lampada alogena da 1 KW, gira per mezzo di un piccolo motore elettrico, ed ha una portata luminosa di 33 miglia. Sotto la pedana del faro è conservato il meccanismo che, fino a poche decine di anni fa, gli permetteva di girare. Recentemente l’opera è stata riaperta al pubblico, con la cerimonia inaugurale riservata alle varie Autorità svoltasi sabato 9 dicembre 1995. La visita alle strutture si ferma però solo al primo ballatoio. Al monumento è anche dedicato un sito Internet.

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