ALCUNE PRECISAZIONI SU DI UN ARTICOLO PUBBLICATO SU CQ ELETTRONICA NUMERO DI NOVEMBRE DEL 1966


Nel 1966 avevo 17 anni e ricordo benissimo quel periodo, di quando arrivò la notizia dello straripamento dell’Arno e la conseguente alluvione di Firenze, certamente non era presente la rete VHF dei vari ripetitori radioamatoriali oggi presenti sul territorio e neppure la licenza speciale (IW), ma la frequenza dei 2 mt dei 144 MHz era da tempo assegnata ai radioamatori e ben lo dimostra la loro partecipazione nella precedente alluvione del 18 novembre del 1951 nel Polesine ( [*] il Fiume Po ruppe gli argini di sinistra ad Occhiobello, Malcantone e Paviole, in provincia di Rovigo, provocando la più vasta inondazione del XX secolo) dove, i radioamatori con i loro apparati radio, al tempo quasi tutti di fattura proveniente dal surplus militare, modificati o autocostruiti con pezzi reperiti sul mercato (vedi vfo Geloso), grazie a mezzi ingegnosi, vennero allestite le stazioni mobili sui tipici barconi in uso sul fiume Po, le postazioni fisse sui campanili delle chiese e la frequenza dei 144 MHz  venne utilizzata per i collegamenti radio nell’area colpita dall’alluvione. [* vedi foto dell'epoca]

Nell’articolo si legge che il problema CB non era ancora nato e che i CBers erano ancora di là da venire, questo non è esatto la CB intesa come fenomeno di massa non era ancora presente, ma come già accennato a Genova un piccolo gruppo di amici, ossia i Cbers - pirati dell’etere -, erano già presenti dalla metà degli anni 50 (1950). Durante l’alluvione di Firenze, alcuni di essi, che durante il periodo che corre dall’ 8 Settembre 1943 all’Aprile 1945, combatterono nell’esercito di Liberazione Partigiano (CLN), nella Resistenza, ed erano membri dell’A.N.P.I. - l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia -, parteciparono ai soccorsi e portarono con loro alcuni radiotelefoni CB portatili e risulta che uno di essi, già ufficiale Marconista (RT) sui piroscafi della rotta atlantica per New York, essendo in possesso, avendolo acquistato negli USA, di un magnifico Radiotelefono da base (un CLE Sonar FS-23, 4 W in AM, a valvole) con tanto di S-meter lo portò a Firenze, quindi i Cbers erano presenti e operativi a Firenze nel 1966. La vera partecipazione di massa, in cui i CB uscirono alla luce del sole e dimostrarono la loro utilità nei casi di calamità, è però quella dell’alluvione di Genova dell' Ottobre 1970 (non del Biscione come si legge nell’articolo [*]) di quando tra la sera del 7 e il pomeriggio dell'8 ottobre 1970 dopo una pioggia battente, copiosa che cadde ininterrottamente per 24 h (900mm in poco più di 24 ore, sull’intera superficie della città cadono all’incirca 170 milioni di metri cubi di acqua), il Torrente Bisagno, il Polcevera e il Leira (GeVoltri) straripando, innondarono, seppellìrono sotto una spessa coltre di fango la città di Genova. Quello che è certo è che chi ama la Radio, sia esso rimasto un vero CB o OM, o conservi addirittura entrambe le identità radiodilettantistiche, sarà sempre pronto ad intervenire, sia che si tratti di operazione di soccorso in caso di calamità naturali o semplicemente in aiuto di una persona bisognosa di calore umano.

 73'

I GE - YVAN / IW1PUE

[*] N.B. 

Il Biscione è il nome con cui i genovesi hanno battezzato il Quariere INA-Casa di Forte Quezzi, deriva dalla sua particolare struttura che ricorda appunto le fattezze di un lungo e sinuoso serpente. L’imponente costruzione di edilizia residenziale popolare che, è stata edificata lungo il crinale della collina, si erge alle spalle del quartiere di Marassi, fu realizzato nell'ambito del piano INA-Casa per le case popolari edificate con finanziamento pubblico. È costituito da un insieme di cinque caseggiati lunghi ciascuno oltre 300 metri e disposti seguendo le curve di livello della collina sulla quale sono stati edificati. La progettazione urbanistica del complesso fu affidata ad un ampio gruppo di architetti e risale al 1956. La edificazione fu completata nel 1968.). Durante l’alluvione dell’Ottobre 1970 di Genova, a causa delle forti piogge, parte di questa costruzione franò insieme alla collina, l’allarme venne dato dalla CBers R4, l’amica Wanda, la quale in linea d’aria distando poche centinaia di mt  era a portata visiva e dal terrazzo della sua abitazione assistette in diretta al disastro. Il sistema di comunicazione CB, non vincolato alla rete elettrica, dimostrò l’efficienza e l’operatività dei CBers genovesi e di quelli giunti dalle altre città in soccorso alla città di Genova, infatti l’erogazione di corrente elettrica mancò per molti giorni e le comunicazioni del servizio pubblico (vigili urbani, polizia, carabinieri ecc..) di conseguenza rese inutilizzabili. Danneggiata fu anche la rete idrica e per molti giorni mancò, non solo la luce ma anche l’acqua, molti quartieri collinari restarono completamente isolati. Genova in ginocchio, al buio, senza acqua nelle case - tragica ironia della sorte - risorse a nuova vita e a poco a poco sanò le proprie ferite, l’aiuto fornito dall’opera volontaria dei suoi volenterosi cittadini ed in particolare dei giovani rese possibile questo miracolo. A questo miracolo contribuirono anche i radioamatori genovesi, CB e OM. Una lezione di civiltà, fratellanza, solidarietà umana da non dimenticare!


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