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LA MANCANZA DI DESIDERIO ED IL SISTEMA DOPAMINERGICO. La frigidità è donna?
Voi che leggete questa mia pagina sul sistema dopaminergico potete pensare: “ E a me che mi frega? “ E invece a voi vi frega! Infatti il sistema dopaminergico è una parte del nostro cervello che se non funziona sono guai e guai seri! Infatti a chi di noi non è capitato di essere giù di umore, di non avere voglia di fare nulla, ma non quella svogliatezza di chi ha lavorato tanto e si vuole riposare, ma la mancanza vera e propria di energia psichica, per cui il mondo assume un colore grigio e perfino la voglia di sessualità si spegne! A quante donne, poi, la presenza del marito che insiste non è motivo di fastidio? Se invece cambiano partner il desiderio si riaccende e la voglia di sesso pure? Leggiamo appresso e cerchiamo di capire il perché di tutto ciò.
Da cosa dipende il piacere, inteso come motore e gratificazione di tutte le azioni, sesso compreso?
Il neurone che trasmette la sensazione del piacere è, per fare capire a voi il concetto, come una specie di filo elettrico che termina con una specie di bottone; a livello del bottone esiste uno spazio detto intersinaptico, (significa spazio tra l’unione dal greco inter e siunapto), dove il primo neurone libera la dopamina; ebbene la sostanza esplica l’azione che è quella di dare la “sensazione di piacere”, ma poi viene degradata, poiché esiste un altro recettore, cioè un sito di regolazione che “capisce” quanta dopamina è stata liberata e dice “stop”, basta liberazione di sostanza. Ebbene, si è visto che bloccando il recettore D2, si ottiene ancora la dismissione di sostanza e la trasmissione del piacere si incrementa! Su questo principio si basa la cura della depressione, che consiste nel bloccare il recettore D2 e fare liberare quanta più sostanza del piacere è possibile, per risollevare il tono dell’umore in modo farmacologico, almeno!
. Il desiderio, la motivazione ad agire e la sensazione del piacere sono associati alla liberazione di dopamina Numerose evidenze sperimentali nel ratto suggeriscono che il desiderio, la motivazione ad agire per ottenere una ricompensa e il piacere (ovvero l’euforia) che ne consegue sono direttamente associati a un aumento dei livelli extracellulari di dopamina nel sistema mesolimbico.
Lo stress, il senso di disperazione e la perdita di speranza sono associati a una caduta nei livelli di dopamina Ratti esposti a uno stress leggero ma ripetuto nel tempo mostrano una ridotta capacità di rispondere alle gratificazioni, che viene considerata un segno assimilabile all’anedonia nell’uomo, un sintomo specifico di depressione. Questo comportamento è associato a una riduzione delle risposte mediate dai recettori dopaminergici di tipo D2/D3 nel nucleus accumbens.
Più di vent’anni or sono Paul MacLean stabilì che alcuni comportamenti di base innumerose specie animali sembravano controllati dalla dopamina. Egli rilevò che animali senza dopamina non corteggiavano, non si accoppiavano, non si alimentavano né bevevano, non avevano alcun interesse a raggrupparsi socialmente o a stabilire e difendere un territorio. In presenza di un deficit dopaminergico i mammiferi, e solo loro, non giocavano neppure. Per condurre a termine simili comportamenti gli animali devono non soltanto ricercare attivamente ciò di cui hanno bisogno, ma altresì sentire come piacevole l’esperienza che hanno compiuto e soprattutto ricordarla, in modo da essere motivati a ripeterla. È interessante notare che, nella depressione, le funzioni cognitive – tra cui la memoria di lavoro, la pianificazione dell’azione, l’elaborazione e la fluenza verbale – appaiono deficitarie. Sembra quindi che la funzione dopaminergica non possa essere riferita solo al desiderio e alla motivazione, ma anche ad altre capacità cognitive superiori.
Il blocco del recettore dopaminergico D2 prodotto dall’amisulpride induce un aumento selettivo della dopamina nell’area limbica L’amisulpride è una benzamide sostituita che a bassi dosaggi (50 mg/die) migliora la trasmissione dopaminergica, grazie a un’azione antagonista sull’autorecettore D2/D3. A differenza di altri antagonisti per i recettori D2, come gli antipsicotici (ad esempio aloperidolo), l’amisulpride presenta una maggiore affinità per i D3 rispetto ai D2 (rapporto D3/D2 per amisulpride: 2,65; rapporto D3/D2 per aloperidolo: 0,84.
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