La testimonianza dello "Stare" a Messa

Il Principe Carlo d'Asburgo in ginocchio riceve l'Eucarestia
La prima cosa che si impara su come comportarsi a Messa è che bisogna stare attenti alle parole del Sacerdote. Bene! Se mi si chiedesse però se sempre ho tenuto la mia mente attenta alle parole del celebrante non potrei certo dire di si, anzi onestamente dovrei ammettere che, probabilmente, mai sono riuscito a mantenere la perfetta attenzione dall’inizio alla fine di una celebrazione. Per questo, come per i tanti altri nostri limiti, invocheremo la misericordia di Dio che probabilmente ci sarà data più facilmente se non abbiamo con questi ostacolato o limitato la partecipazione degli altri fedeli. La seconda cosa che viene insegnata è che durante la Messa ciascuno deve conformare il proprio corpo a posizioni, gesti, posture comuni a tutti i fedeli e stabilite dall’ordinamento del rito. Bene! Dunque anche la parte materiale della persona partecipa completamente alla liturgia non tanto per rafforzare, come avviene nelle marce militari, la forza assembleare, ma perché ciascun corpo (con nome e cognome) partecipando al sacrificio di Cristo aspira, tende ed in qualche modo pregusta, anche fisicamente, la propria salvezza. E’ vero che, anche in questo caso, siamo limitati. In alcuni casi siamo veramente impossibilitati, in altri lo siamo in ragione di nostri autoconvincimenti. Più spesso siamo distratti, indolenti, pigri. Talvolta la mancanza può divenire anche grave se non rispettiamo le posture allo scopo di affermare noi stessi e se, anche credendo a ciò che accade sull’altare, non sappiamo evitare di ergerci impettiti di fronte al mistero facendoci notare e autoincensandoci di fronte agli altri fedeli o peggio, Dio non voglia, per cercare di farcene pari. Comunque anche se ricondotto a indolenza, pigrizia, vanità è certo che, qui, col nostro comportamento alteriamo ed ostacoliamo anche la partecipazione degli altri per cui il bonus di misericordia di prima sarà più difficile ottenerlo. Da quando con alcuni amici partecipiamo sia al nuovo rito che al vecchio, siamo diventati molto più attenti, (qualcuno direbbe rompenti). Il fatto è che ci è costato impegno e fatica assumere il vecchio rito, riconoscere i gesti del sacerdote per esserne partecipi, imparare comportamenti e risposte in latino. Ed ora anche quando partecipiamo alla Messa ordinaria più nulla è scontato di ciò che prima facevamo o non facevamo per abitudine, indolenza o capriccio. E purtroppo ci rendiamo conto di quanto e quanto a lungo siamo stati indifferenti se non addirittura irriverenti di fronte al Corpo di Cristo. E’ vero, siamo diventati un pò rompiscatole, notiamo rammaricati cose che prima manco vedevamo: uomini giovani e forti in piedi durante la consacrazione e talvolta a sedere durante tutta la Messa, gente che non si sognerebbe mai di passare davanti ad un tavolo congressuale, va e viene senza genuflessione alcuna davanti al Tabernacolo, persone che passeggiano con l’Eucarestia in mano prima di metterla in bocca, donne che danno le patatine ai bambini per farli stare zitti, gente col cane, falci e martelli incisi nelle targhette delle panche. Ragazzi che dicono parolacce tranquillamente magari senza conoscerne il senso. A Messa finita poi la Chiesa diventa un foyer di teatro, pacche sulle spalle e tutti a parlare ad alta voce schiena al Tabernacolo. Rivedo la scena già vista circa vent’anni fa quando mi capitò di incontrare quattro protestanti svizzeri dentro una chiesa parrocchiale. Rimasi colpito: si muovevano e parlavano ad alta voce fra loro senza rispetto alcuno del luogo, si percepiva a pelle che si sentivano in una sala riunioni. Vuota! e Fredda! Si allegano i messali vetus e novo ordo. Le indicazioni su come comportarsi alla Messa ordinaria si trovano nell’Ordinamento dall’art. 42 all’art 45. |