Documento del Cardinale di Bologna sulle modalità con cui ricevere l'Eucarestia


CARLO
DEL TITOLO DI S. GIOVANNI BATTISTA DEI FIORENTINI DELLA SANTA ROMANA CHIESA PRETE
CARDINALE CAFFARRA
PER GRAZIA DI DIO E DELLA S. SEDE APOSTOLICA
ARCIVESCOVO DI BOLOGNA
GRAN CANCELLIERE DELLA FACOLTA TEOLOGICA DELL'EMILIA-ROMAGNA



Cancelleria Arcivescovile Prot. 2224 Tit. 1 Fasc. 6 Anno 2009


DISPOSIZIONI SULLA DISTRIBUZIONE DELLA COMUNIONE EUCARISTICA

Fin dalle sue origini la Chiesa apostolica ha espresso la convinzione di fede che i discepoli s'incontrano con il Risorto, ne fanno esperienza nel primo giorno dopo il sabato ascoltando la Parola di Dio e la sua spiegazione e spezzando il pane eucaristico (cfr. Le 24, 13-35; Al 20, 7-12). San Giustino nella I Apologia, al n. 67 testimonia l'ulteriore sviluppo di questa prassi.
La predicazione degli apostoli, poi, illustrava ai fedeli la grandezza del Sacramento dell'altare e le disposizioni interiori necessarie per potervi partecipare con frutto, senza correre il rischio di mangiare e bere la propria condanna (cfr. lCor 11,29), ma al contrario perché mangiando di quel pane, Corpo di Cristo dato per la vita del mondo, chi crede possa avere la vita eterna (cfr. Cv 6,51).
È quindi preciso dovere dell'apostolo esortare spesso i cristiani perché possano ricevere degnamente il Corpo di Cristo plasmando la propria vita ad immagine di Colui che nel sacramento viene ricevuto.
La pietà e la venerazione interiore con cui i fedeli si accostano all'Eucaristia si manifesta anche esteriormente nel modo con cui essi ricevono il Pane consacrato.
La catechesi dei pastori non manchi dunque di soffermarsi anche sul modo con cui ci si può accostare all'Eucaristia perché si eviti il più possibile che il Santissimo Sacramento dell'Eucaristia sia trattato con superficialità o addirittura in modo irriverente o, peggio ancora, sacrilego.
Dobbiamo infatti prendere atto che purtroppo si sono ripetuti casi di profanazione dell'Eucaristia approfittando della possibilità di accogliere il Pane consacrato sul palmo della mano, soprattutto, ma non solo, in occasione di grandi celebrazioni o in grandi chiese oggetto di passaggio di numerosi fedeli .
Per tale motivo è bene vigilare sul momento della santa Comunione partendo dall'osservanza delle comuni norme ben note a tutti.
La distribuzione dell'Eucaristia avvenga in modo pacato ed ordinato, sia fatta in primo luogo dai ministri ordinati (presbitero e diacono); solo in loro mancanza dai ministri a ciò istituiti (accoliti). Solo in casi veramente eccezionali si ricorra ad altri ministri istituiti (lettori), alle religiose o a fedeli ben preparati.
Durante la Comunione i ministranti assistano il ministro, per quanto possibile, vigilando che ogni fedele dopo aver ricevuto il Pane consacrato lo consumi immediatamente davanti al ministro e che per nessun motivo venga portato al posto, oppure riposto nelle tasche o in borse o altrove, né cada per terra e venga calpestato.
L'Eucaristia è infatti il bene più prezioso che la Chiesa custodisce, presenza viva del Signore Risorto; tutti i fedeli si devono sentire chiamati a fare ogni sforzo perché questa presenza sia onorata prima di tutto con la vita e, poi, con i segni esteriori della nostra adorazione.
In ogni caso, considerata anche la frequenza in cui sono stati segnalati casi di comportamenti irriverenti nell'atto di ricevere l'Eucaristia, disponiamo che a partire da oggi nella Chiesa Metropolitana di S. Pietro, nella Basilica di S. Petronio e nel Santuario della B.V. di San Luca in Bologna i fedeli ricevano il Pane consacrato solamente dalle mani del ministro direttamente sulla lingua.
Raccomandiamo poi a tutti i sacerdoti di richiamare al popolo loro affidato la necessità di essere in grazia di Dio per poter ricevere l'Eucaristia e il grande rispetto dovuto al sacramento dell'Altare: con la catechesi, la predicazione, la celebrazione attenta e amorosa del Santi Misteri, educando i fedeli ad adorare il Dio fatto uomo con l'atteggiamento della vita e con la partecipazione curata in tutto, anche nei gesti, alla Mensa del Signore.
Esortiamo infine i fedeli a mettere ogni impegno perché l'Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita cristiana, sia sempre più amata e venerata, riconoscendo in essa la presenza stessa del Figlio di Dio in mezzo a noi.

Bologna, dalla Residenza Arcivescovile, 27 aprile 2009.

+Carlo Card. Caffarra Arcivescovo

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IL PRO-VICARIO GENERALE DELL'ARCIDIOCESI DI BOLOGNA

Carissimi confratelli,

forse vi sarete trovati anche voi in situazione di disagio di fronte a fedeli che manifestano una evidente leggerezza nel gesto di ricevere l'Ostia consacrata sulla mano.

Recentemente mi risulta che più di un parroco abbia ritenuto di richiamare pubblicamente ad una maggiore attenzione nell'osservanza precisa sul "come" si deve ricevere la Comunione sulla mano, di fronte a persone, ragazzi, ma non solo, che se ne sono andati via con l'Ostia in mano, senza fare la Comunione davanti al sacerdote come prescrive la regola.
Tutto questo, senza contare, poi, quello che (dicono) sia successo o succede o che può accadere! La possibilità che è stata concessa di ricevere l'Ostia consacrata sulla mano può, di fatto, originare "gravi abusi", perché c'è "chi porta via le Sacre Specie per tenerle come "souvenir", "chi le vende", o peggio ancora, "chi le porta via per profanarle in riti satanici". Anche se saranno fatti sporadici, tuttavia sono accaduti!... (cfr. quanto scrive il segretario della Congregazione per il Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti mons. Malcom Ranjith nella prefazione al volume dedicato alla Sacra Comunione da mons. Athanasius Schneider, LEV).
Queste ragioni hanno costretto il Cardinale Arcivescovo a emettere il decreto con cui si stabilisce che nella Chiesa Cattedrale di San Pietro, e nelle basiliche di San Petronio e di San Luca la comunione venga distribuita ai fedeli soltanto in bocca. In queste Chiese in effetti l'assemblea, sempre molto diversificata, è difficilmente controllabile e ripetuti episodi hanno purtroppo richiesto l'intervento del celebrante per evitare il sacrilegio.
Nelle parrocchie i fedeli sono in gran parte conosciuti e il parroco può essere più sicuro della loro attitudine a compiere il gesto della comunione sulla mano con il rispetto dovuto e intervenire con opportuni richiami opportuni di tanto in tanto -per educare continuamente l'assemblea a partecipare alla liturgia in modo attivo e consapevole.

L'emanazione di questo decreto deve comunque farci riflettere, come presbiteri ai quali è dato il potere di consacrare e di custodire il sacramento dell'Eucaristia, per verificare e promuovere sempre quell'atteggiamento di riverenza verso le "Sacre Specie" che non deve affievolirsi e sfociare nella mancanza di raccoglimento e in uno spirito di disattenzione e superficialità. L'apostolo Paolo nella lettera ai Corinti (11,29) scrive parole molto dure a riguardo: "perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna". Mettiamo ogni impegno, invecel affinchè la comunione al corpo di Cristo sia per noi ministri e per il fedeli vera benedizione.
Con l'augurio di un intenso cammino pasquale rivolgo a tutti i miei saluti fraterni,
Mons. Gabriele Cavina
Vicario Generale
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