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12/1/2009

ARRIVERA' UN ALTRO RIPUGNANTE MODELLO PRESTAMPATO DA COMPILARE ?

 

Quando ci si prepara all’interruzione di un rapporto di vita comune e particolarmente quando si avvicina la fine della vita di un uomo si comincia a parlare di testamento. Ma per chi suona la campana grossa nel terzo millennio? Purtroppo suona per i cristiani d’Europa che, ormai larga minoranza, assistono, loro malgrado, alla rescissione del rapporto di convivenza con il “libero stato” che ha retto l’Occidente del ventesimo secolo. E cioè uomini di Cristo che hanno accettato di  vivere rispettando regole di vita sette-ottocentesche di uno Stato patrigno in cambio della garanzia che tali regole sarebbero state per loro digeribili in quanto derivate da un comune sentire popolare cristiano per storia e tradizione.
Patto chiaramente contradditorio e debole, tuttavia rivelatosi discretamente stabile perché tutto sommato, conveniente, al momento della stipula, per entrambe le parti. Ora però il popolo dal comune sentire non c’è più, il credito di generazioni e generazioni cristiane che ci hanno preceduto è estinto. Né sarà possibile ad una minoranza cattolica culturalmente ed eticamente divisa resistere ancora per molto alla distruzione del proprio modo di vita e degli ultimi segni cristiani presenti nei luoghi pubblici, ormai scomodi ed imbarazzanti per i più. E allora prepariamoci! Magari facendo qualche stage in Africa Occidentale o in Cina società leader in questo tipo di evoluzione! Un cristiano non dispera e non si arrende. Prega con la Chiesa e per il Papa, opera secondo le quattro virtù cardinali, e lascia fare il resto allo Spirito Santo.

 

Ma prepariamoci a cosa ?
A trovare il modo di seguire Gesù in una società retta da statolatri (i moderni Faraoni) anche quando questi spediranno ripugnanti modelli prestampati che più o meno potrebbero essere fatti così: MOD.SS2  ma anche a lavorare con prudenza ed intelletto per ottenerne democraticamente la cacciata.  
C’è chi si piange addosso chiedendosi come farà a vivere in una società che permette il sacrificio degli anziani e decide che il resto della loro vita non sia degna di essere vissuta. Stia tranquillo. Basterà continuare a fare come facciamo adesso che vegetiamo groggy in una società che permette i sacrifici umani dei bambini ancora nel grembo della madre in onore dell’antico dio egoismo. Oggi però c’è un plus di nuovo e coinvolgente, vivremo a breve in Stati che destineranno i nostri soldi a finanziare mostruose sperimentazioni sugli embrioni umani,magari in ossequio ad un presidenziale “yes we can”. Il popolo americano prima e quello europeo poi, si preparino.

 

TU evita di renderti responsabile per aver, seppur inconsapevolmente, contribuito a tali attività.
Non dare offerte ad associazioni mediche nazionali e internazionali o ad enti di assistenza non riconducibili direttamente alla Santa Chiesa Cattolica. Come fare? E’ semplice, chi opera nel torbido teme e rifugge i simboli cristiani, non avrà mai nella propria pubblicità o nel proprio logo una Croce Cattolica un Crocifisso o l’immagine della Madonna. Tu cercali, trovali, se non ti sono del tutto chiari chiedi informazioni, nel farlo nomina Maria Salus Infirmorum, e magari S.Raffaele, l’Arcangelo! Capirai subito dal tono della risposta…
.

 

Prepariamoci ad assistere all’eliminazione per legge in tutta Europa di qualunque tipo di segno cristiano nei luoghi pubblici di educazione e di lavoro. Già fatto! E da tempo direbbero con orgoglio molte amministrazioni di sinistra italiane: se proprio vuoi il cristiano puoi farlo a casa tua. Peccato però che l’organizzazione del lavoro e le necessità economiche costringano tutti a passare in questi luoghi scristianizzati il 95% della propria vita.

 

E allora. Renditi TU strumento di santificazione del luogo in cui ti trovi:
- puoi appendere un piccolo Crocifisso al mazzo di chiavi che terrai sulla tua scrivania di lavoro;
- puoi inserire l’immagine di una croce cristiana nella videata di accensione del tuo cellulare
- puoi appendere al gancio del tuo zainetto di studio una medaglietta con un’ immagine della Madonna
- puoi accendere in treno il computer portatile ed impostare uno sfondo con segni cristiani
- puoi trovarti nella condizione di salvare e custodire i segni di fede rimossi tenendone memoria, come hanno fatto prima di noi, in tempi non meno difficili,  i monaci del ‘500 o i nostri quadrisnonni durante i massacri napoleonici, o come fecero alcuni santi sacerdoti quando alla fine degli anni ‘60 videro ardere nei cortili delle chiese cataste di arredi, altari, vesti e suppellettili sacre. Teniamoli in custodia, onoriamoli e conserviamoli in attesa di tempi migliori.

 

Prepariamoci a sentire decretare a maggioranza, magari prima dal parlamento spagnolo e poi da quello europeo, che il nostro corpo è di proprietà dello stato e che dunque esiste un diritto pubblico sulle nostre cornee, sui nostri organi etc... Un diritto “forte” che può superare, in quanto irrilevante, il fatto che la persona non sia ancora morta. Basterà che un altro uomo, un medico, la “consideri” ragionevolmente morta. In verità a qualcosa di simile in Italia siamo già stati abituati dal ministro Rosy Bindi che, con legge n. 91/1999,  ha invitato (non obbligato) tutti gli italiani a compilare e conservare (alzi la mano chi lo tiene nel portafoglio) un tesserino in cui dichiarare esplicitamente la propria eventuale volontà di non donare organi. “…se lei non avrà deciso potranno farlo i Suoi familiari ” si legge nell’invito firmato dal ministro. Che indica successivamente come importante (ma non necessario ndr) il far conoscere tale scelta ai “Suoi cari” ?!

Dunque se non compili il tesserino, o se questo non salta fuori al momento giusto, un tuo familiare può donare un pezzo del tuo corpo senza sapere se tu lo vuoi. Non siamo ancora al diritto di prelievo di organi umani esercitabile ad insindacabile giudizio dello Stato, ma a quello dello stato + familiare sì.

 

Prepariamoci, infine, al divieto di onorare cristianamente le sacre spoglie dei propri defunti per non imbarazzare chi non crede o i presenti di altra religione. Del resto che le istituzioni attuali considerino i cimiteri nulla più che aree di pubblico servizio piuttosto che luoghi di memoria e pietà cristiana è dimostrato dal fatto che in tante città della pianura emiliana e romagnola, nelle aree contigue ai cimiteri, sono state convogliate e vengono trattate le acque fognarie urbane, in alcuni casi sono state costruite addirittura discoteche metal o rave, in altri sono in progetto supermercati.
Il tentativo di separare i cristiani dal culto dei loro morti è iniziato 200 anni fa con Napoleone. Questi ci riuscì solo in parte perché non potè piegare il popolo europeo che, ancora cristiano, insorse e il còrso fu costretto a consentire, almeno, il culto cristiano entro le mura cimiteriali.
Vuoi vedere che i cattolici del terzo millennio saranno costretti a riportare i propri morti, per poterli onorare, nei Campi Santi di fronte alle chiese?

 

Magari! Vicino alle chiese forse non sarà facile, probabilmente bisognerà accontentarsi di Santi Campi Cristiani. Ma andrà bene lo stesso!  Le chiese le faremo dopo. Quando gli “uomini di Cristo”, quelli veri, saranno ritornati maggioranza. Costantino sembra ancora lontano, ma S.Gabriele ed è un Arcangelo, è sceso in campo e sta aprendo le sue ali su internet.

Da quanto tempo non fai visita ai tuoi defunti? Fai dire per loro almeno una messa ogni anno?

Sancta Maria, Regina in Coelum Assunta, ora pro nobis

 

31/5/2009

Via le croci dal cimitero: danneggiano l’ambiente

A Lugo di Romagna la croce sparisce dalle lapidi. Lo stabilisce una delibera della giunta comunale, datata 6 maggio. Il documento dichiara guerra ai simboli sulle tombe: è vietato l’emblema della cristianità ma son pure vietate la stella di Davide e la mezzaluna islamica così come l’eventuale stemma di famiglia. Bandite dalla nuova area del cimitero anche poesie, motti e dediche varie, fosse anche l’innocuo «la vedova inconsolabile lo ricorda con tanto amore».
L’allegato tecnico alla rivoluzionaria seduta di giunta non lascia dubbi. Al punto 3, relativo ai dati anagrafici, stabilisce che «le scritte ammesse sulla lapide sono due». Cioè: «Nome e cognome, data di nascita e morte». Stop. O, meglio, la maggioranza guidata dal sindaco Raffaele Cortesi (Pd) si dilunga sull’altezza dei caratteri, sul carattere tipografico di stampa, sull’allineamento a destra ma niente dice su quelle due assi incrociate che da sempre accompagnano nell’aldilà i lughesi nonché qualche miliardo di esseri umani. Anzi, Cortesi e compagni qualche riga sotto ribadiscono che «la data di nascita e quella di morte non deve essere precedute da alcun simbolo». Una prosa in linea con le disposizioni: contenuto e forma se ne infischiano delle tradizioni, siano religiose e o grammaticali.
La fotografia del defunto, quella sì, è ammessa. Per lo meno fino a quando a qualche assessore non verrà in mente che si rischia una violazione della privacy o di chissà che cosa. Ma anche con le immagini c’è poco da scherzare: l’allegato sentenzia che «la cornice che contiene la fotografia raffigurante il defunto dovrà essere rigorosamente in metallo cromato non lucido e di dimensioni massime pari al formato A6 verticale».

La massima libertà concessa dalla singolare livella lughese è quella di piazzare una pianta sulla singola sepoltura. «Anche ad arbusto». Consapevoli di essersi spinti un po’ oltre, gli amministratori romagnoli hanno pensato bene di vietare qualsiasi sistema di illuminazione votiva.

Il pacchetto di norme, che vale esclusivamente per le tombe a terra della nuova zona del cimitero, ha fatto sobbalzare sulla sedia tutti i religiosi locali, a cominciare dal vescovo Tommaso Ghirelli. Il prelato, per ora, si è chiuso in un prudente silenzio, in attesa di sviluppi. A farsi sentire è stato invece il Pdl locale che per bocca del candidato Franco Della Corte ha bollato la decisione di Cortesi - in corsa per la rielezione a sindaco - come «assurda». «E non è solo una faccenda di libertà religiosa - osserva l’esponente del Pdl - ma di espressione nel senso più ampio».

Eppure dopo il patatrac qualcuno ha provato a metterci una pezza. Il progetto, spiega il vicesindaco cattolico Fausto Cavina, andrebbe valutato in termini di «omogenizzazione tipologica», «arredo» uniforme e «funzione». Giusto quella: «La funzione del verde dovrà nel tempo prevalere sull’edificato». Insomma, la croce è stata bandita a causa di una profonda sensibilità ambientalista. Vuoi mettere la spiritualità dell’arbusto?

Cavina prova pure a negare l’evidenza: «A nessuno è mai venuto per la testa di mettere un divieto di porre insegne religiose». Il vicesindaco parla di «semplici indicazioni finalizzate a omogeneizzare gli elementi cercando di limitare, per quanto possibile, l’effetto di disomogeneità». Peccato ci sia la delibera di giunta a smentirlo. E soprattutto qualcuno ha già scoperto gli altarini (quei pochi rimasti, naturalmente). A spiegare come in effetti stanno le cose è l’avvocato Alessandra Nannini, dell’Adiconsum della provincia di Ravenna: «Un cliente si è rivolto a noi per protestare verso un regolamento che gli negava di mettere una semplice croce sulla lapide di un familiare defunto». Emblematica la risposta degli addetti comunali: «Dicono che la scelta di evitare segni sia stata presa per non urtare le diverse sensibilità religiose». Intanto il sindaco, consapevole di averla fatta grossa, sta meditando di scrivere una lettera ai parroci per tranquillizzarli sulle sue intenzioni. Perché i morti, croce o non croce, non votano ma i cattolici a Lugo hanno ancora un certo peso elettorale. Specie la settimana prima del voto.

Emanuele Conti da: il Giornale.it

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