Via Crucis al Colosseo
nel giorno
Meditazioni
e preghiere
I
STATIO
PRIMA
Iesus condemnatur ad mortem.
V. Adoramus Te
Christe et benedicimus Tibi. .
R . Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Lectio
Dal Vangelo secondo Matteo. 27, 22-23.26
Disse loro Pilato: “Che farò dunque di Gesù chiamato il
Cristo?”. Tutti gli risposero: “Sia crocifisso!”. Ed egli aggiunse: “Ma che male ha fatto?”. Essi allora
urlarono: “Sia crocifisso!”. Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver
fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.
Meditatio
Il
Giudice del mondo, che un giorno ritornerà a giudicare tutti noi, sta lì,
annientato,disonorato e inerme davanti al giudice
terreno. Pilato non è un mostro di malvagità. Sa che questo condannato è
innocente; cerca il modo di liberarlo. Ma il suo cuore
è diviso. E alla fine fa prevalere sul diritto la sua
posizione, se stesso. Anche gli uomini che
urlano e chiedono la morte di Gesù non sono dei mostri di malvagità. Molti di
loro, il giorno di Pentecoste, si sentiranno “trafiggere il cuore” (At 2, 37), quando Pietro dirà loro: “Gesù di Nazareth – uomo accreditato da Dio
presso di voi – … voi l’avete inchiodato sulla croce per mano di empi…” (At 2, 22s). Ma in
quel momento subiscono l’influenza della folla. Urlano perché urlano gli altri
e come urlano gli altri. E così, la giustizia viene calpestata per vigliaccheria, per pusillanimità, per paura del diktat della mentalità dominante. La sottile voce della coscienza viene soffocata dalle urla della folla. L’indecisione, il rispetto umano conferiscono forza al male.
Prex
Signore,
sei stato condannato a morte perché la paura dello sguardo altrui ha soffocato
la voce della coscienza. Accade sempre così, lungo tutta la storia, che degli
innocenti vengano maltrattati, condannati e uccisi. Quante volte abbiamo, anche noi, preferito il successo alla verità,
la nostra reputazione alla giustizia. Dona forza, nella nostra vita,
alla sottile voce della coscienza, alla tua voce. Guardami come hai guardato
Pietro dopo il rinnegamento. Fa’ che il tuo sguardo penetri nelle nostre anime
e indichi la direzione alla nostra vita. A coloro che il Venerdì santo hanno urlato contro di te, il giorno di Pentecoste hai
donato la commozione del cuore e la conversione. E così hai dato speranza a tutti noi. Dona anche a noi, sempre di nuovo, la
grazia della conversione.
Pater…
Ave …
Stabat mater dolorosa,
iuxta crucem lacrimosa,
dum pendebat Filius.
V. Domine,
peccavi. .
R . Domine, miserere nostri.
II
STATIO
SECUNDA
Iesus oneratur ligno crucis.
V. Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi. .
R . Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Lectio
Dal Vangelo secondo Matteo. 27, 27-31
Allora i soldati del governatore
condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto
scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una
canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano:
“Salve, re dei Giudei!”. E sputandogli addosso, gli
tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così
schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e
lo portarono via per crocifiggerlo.
Meditatio
Gesù, condannato come sedicente re, viene deriso, ma proprio nella derisione emerge crudelmente
la verità. Quante volte le insegne del potere portate dai potenti di questo
mondo sono un insulto alla verità, alla giustizia e alla dignità dell’uomo!
Quante volte i loro rituali e le loro grandi parole, in verità, non sono altro
che pompose menzogne, una caricatura del compito a cui sono tenuti per il loro
ufficio, quello di mettersi a servizio del bene. Gesù, colui che viene deriso e che porta la corona della
sofferenza, è proprio per questo il vero re. Il suo scettro è giustizia (cfr.
Sal 45, 7). Il prezzo della giustizia è sofferenza in questo mondo: lui, il
vero re, non regna tramite la violenza, ma tramite l’amore che soffre per noi e
con noi. Egli porta la croce su di sé, la nostra croce, il peso dell’essere
uomini, il peso del mondo. È così che egli ci precede e ci mostra come trovare
la via per la vita vera.
Prex
Signore, ti sei lasciato deridere e
oltraggiare. Aiutaci a
non unirci a coloro che deridono chi soffre e chi è debole. Aiutaci a
riconoscere in coloro che sono umiliati ed emarginati
il tuo volto. Aiutaci a non scoraggiarci davanti alle beffe
Pater…
Ave …
Cuius animam gementem,
contristatam et dolentem
pertransivit gladius.
V. Domine, peccavi. .
R . Domine, miserere nostri.
III
STATIO
TERTIA
Iesus
procumbit primum sub onere crucis.
V. Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi. .
R . Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Lectio
Dal libro del profeta
Isaia. 53, 4-6
Eppure egli si è caricato delle nostre
sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è
abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti
eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il
Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.
Meditatio
L’uomo è caduto e cade sempre di nuovo: quante volte
egli diventa la caricatura di se stesso, non più immagine di Dio, ma qualcosa
che mette in ridicolo il Creatore. Colui che,
scendendo da Gerusalemme a Gerico, incappò nei briganti che lo spogliarono
lasciandolo mezzo morto, sanguinante al bordo della strada, non è forse
l’immagine per eccellenza dell’uomo? La caduta di Gesù sotto la croce non è
soltanto la caduta dell’uomo Gesù già sfinito dalla flagellazione. Qui emerge
qualcosa di più profondo, come Paolo dice nella lettera ai Filippesi: “Pur
essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con
Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile
agli uomini… umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla
morte e alla morte di croce” (Fil 2, 6-8). Nella caduta di Gesù
sotto il peso della croce appare l’intero suo percorso: il suo volontario
abbassamento per sollevarci dal nostro orgoglio. E nello stesso tempo emerge la
natura del nostro orgoglio: la superbia con cui vogliamo emanciparci da Dio non essendo nient’altro che noi stessi, con cui crediamo di
non aver bisogno dell’amore eterno, ma vogliamo dar forma alla nostra vita da
soli. In questa ribellione contro la verità, in questo tentativo di essere noi stessi dio, di essere creatori e giudici di
noi stessi, precipitiamo e finiamo per autodistruggerci. L’abbassamento di Gesù
è il superamento della nostra superbia: con il suo abbassamento ci fa rialzare.
Lasciamo che ci rialzi. Spogliamoci della nostra autosufficienza, della nostra
errata smania di autonomia e impariamo invece da lui,
da colui che si è abbassato, a trovare la nostra vera grandezza, abbassandoci e
volgendoci a Dio e ai fratelli calpestati.
Prex
Signore Gesù, il peso della croce ti ha fatto cadere
per terra. Il peso del nostro peccato, il peso della nostra superbia ti
atterra. Ma la tua caduta non è segno di un destino
avverso, non è la pura e semplice debolezza di chi è calpestato. Sei voluto venire incontro a noi che, per la nostra superbia,
giacciamo per terra. La superbia di pensare che siamo in grado di produrre l’uomo ha fatto sì che gli uomini siano
diventati una sorta di merce, che vengano comprati e venduti, che siano come un
serbatoio di materiale per i nostri esperimenti, con i quali speriamo di
superare da noi stessi la morte, mentre, in verità, non facciamo altro che
umiliare sempre più profondamente la dignità dell’uomo. Signore, aiutaci perché
siamo caduti. Aiutaci ad abbandonare la nostra superbia distruttiva e,
imparando dalla tua umiltà, a essere rialzati di
nuovo.
Pater…
Ave …
O quam tristis et afflicta
fuit illa benedica
mater Unigeniti!
V. Domine, peccavi. .
R . Domine, miserere nostri.
IV
STATIO
QUARTA
Iesus fit
perdolenti Matri obvius.
V. Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi. .
R . Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Lectio
Dal Vangelo secondo Luca. 2, 34-35.51
Simeone
parlò a Maria, sua Madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti
in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti
cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.
Sua Madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.
Meditatio
Sulla
Via crucis di Gesù c’è anche Maria, sua Madre. Durante la sua vita pubblica dovette farsi da parte,
per lasciare spazio alla nascita della nuova famiglia di Gesù, la famiglia dei
suoi discepoli. Dovette anche sentire queste parole: “Chi è mia madre e chi
sono i miei fratelli?… Chiunque fa
la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e
madre” (Mt 12, 48-50). Adesso si vede che ella,
non soltanto nel corpo, ma nel cuore, è la Madre di Gesù. Ancora
prima di averlo concepito nel corpo, grazie alla sua obbedienza, lo aveva
concepito nel cuore. Le fu detto: “Ecco concepirai un figlio… Sarà grande… il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre”
(Lc 1, 31s). Ma poco dopo aveva sentito dalla bocca
Prex
Santa
Maria, Madre del Signore, sei rimasta fedele quando i discepoli sono fuggiti. Come hai creduto quando l’angelo ti annunciò ciò che era incredibile - che
saresti divenuta madre dell’Altissimo - così hai creduto nell’ora della sua più grande umiliazione. È così che, nell’ora della croce, nell’ora della notte più buia del mondo, sei
diventata Madre dei credenti, Madre della Chiesa. Ti preghiamo: insegnaci a
credere e aiutaci affinché la fede diventi coraggio di servire e gesto di un amore che soccorre e sa condividere la sofferenza.
Pater…
Ave …
Quæ mærebat et dolebat
pia mater, cum videbat
Nati pœnas incliti
V. Domine, peccavi. .
R . Domine, miserere nostri.
V
STATIO
QUINTA
Iesus in baiulanda cruce a Cyrenaeo adiuvatur.
V. Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi. .
R . Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Lectio
Dal Vangelo secondo Matteo. 27, 32; 16, 24
Mentre
uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato
Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di Gesù. Gesù disse ai suoi
discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la
sua croce e mi segua.
Meditatio
Simone di Cirene torna dal lavoro, è sulla strada di casa quando s’imbatte in quel triste corteo
di condannati – per lui, forse, uno spettacolo abituale. I soldati usano
Prex
Signore, a Simone di Cirene
hai aperto gli occhi e il cuore, donandogli, nella
condivisione della croce, la grazia della fede. Aiutaci ad assistere il nostro prossimo che soffre, anche se questa chiamata
dovesse essere in contraddizione con i nostri progetti e le nostre simpatie.
Donaci di riconoscere che è una grazia poter condividere la croce degli altri e sperimentare che così siamo in cammino con te. Donaci di
riconoscere con gioia che proprio nel condividere la tua sofferenza e le
sofferenze di questo mondo diveniamo servitori della salvezza, e che così
possiamo aiutare a costruire il tuo corpo, la Chiesa.
Pater…
Ave …
Quis est homo qui non fleret,
matrem Christi si videret
in tanto supplicio?
V. Domine, peccavi. .
R . Domine, miserere nostri.
VI
STATIO
SEXTA
Iesus Veronicae sudario abstergitur.
V. Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi. .
R . Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Lectio
Dal libro
Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi,
non splendore per potercene compiacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire,come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era
disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Dal libro dei Salmi. 27, 8-9
Di te ha detto il mio cuore: “Cercate il suo volto”; il tuo
volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo
volto, non respingere con ira il tuo servo. Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.
Meditatio
“Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo
volto” (Sal 27, 8-9). Veronica – Berenice, secondo la tradizione greca –
incarna questo anelito che accomuna tutti gli uomini pii dell’Antico
Testamento, l’anelito di tutti gli uomini credenti a vedere il volto di Dio. Sulla Via crucis di Gesù, comunque, ella,
all’inizio, non rende altro che un servizio di bontà femminile: offre un
sudario a Gesù. Non si fa né contagiare dalla brutalità dei
soldati, né immobilizzare dalla paura dei discepoli. È l’immagine della donna buona, che, nel turbamento e nell’oscurità dei
cuori, mantiene il coraggio della bontà, non permette che il suo cuore si
ottenebri. “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt
5, 8). All’inizio Veronica vede soltanto un volto maltrattato e segnato dal dolore. Ma l’atto d’amore imprime nel suo cuore
la vera immagine di Gesù: nel Volto umano, pieno di
sangue e di ferite, ella vede il Volto di Dio e della sua bontà, che ci segue
anche nel più profondo dolore. Soltanto con il cuore
possiamo vedere Gesù. Soltanto l’amore ci rende capaci di
vedere e ci rende puri. Soltanto l’amore ci fa
riconoscere Dio che è l’amore stesso.
Prex
Signore, donaci l’inquietudine
Pater…
Ave …
Pro peccatis suæ gentis
vidit Iesum in tormentis
et flagellis subditum.
V. Domine, peccavi. .
R . Domine, miserere nostri.
VII
STATIO
SEPTIMA
Iesus
procumbit iterum sub onere crucis.
V. Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi. .
R . Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Lectio
Dal libro della Lamentazioni. 3, 1-2.9.16
Io sono
l’uomo che ha provato la miseria sotto la sferza della sua ira. Egli mi ha guidato, mi ha fatto camminare nelle tenebre e non nella luce. Ha sbarrato le mie vie con blocchi di pietra, ha
ostruito i miei sentieri. Mi ha spezzato con la sabbia i
denti, mi ha steso nella polvere.
Meditatio
La tradizione della triplice
caduta di Gesù e
Prex
Signore Gesù Cristo, hai portato il nostro peso e continui a portarci. È il nostro peso a
farti cadere. Ma sii tu a rialzarci, perché da soli non
riusciamo ad alzarci dalla polvere. Liberaci dal potere della concupiscenza. Al posto di un cuore di pietra donaci di nuovo un cuore di carne, un cuore capace di vedere.
Distruggi il potere delle ideologie, cosicché gli uomini
possano riconoscere che sono intessute di menzogne. Non permettere che il muro
Pater…
Ave …
Quis non posset contristari,
Christi matrem contemplari,
dolentem cum Filio?
V. Domine, peccavi. .
R . Domine, miserere nostri.
VIII
STATIO
OCTAVA
Iesus plorantes mulieres alloquitur.
V. Adoramus Te
Christe et benedicimus Tibi. .
R . Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Lectio
Dal Vangelo secondo Luca. 23, 28-31
Gesù,
voltandosi verso le donne, disse: “Figlie di
Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri
figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che
non hanno generato e le mammelle che non hanno
allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà
Meditatio
Sentire Gesù, mentre rimprovera le donne di Gerusalemme che lo seguono e piangono su di lui, ci fa riflettere. Come
intenderlo? Non è forse un rimprovero rivolto ad una
pietà puramente sentimentale, che non diventa conversione e fede vissuta? Non
serve compiangere a parole, e sentimentalmente, le sofferenze di questo mondo,
mentre la nostra vita continua come sempre. Per questo il Signore ci avverte
Prex
Signore, alle donne che
piangono hai parlato di penitenza,
Pater…
Ave …
Tui Nati vulnerati,
tam dignati pro me pati,
pœnas mecum divide.
V. Domine, peccavi. .
R . Domine, miserere nostri.
IX
STATIO
NONA
Iesus
procumbit tertium sub onere crucis.
V. Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi. .
R . Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Lectio
Dal libro delle Lamentazioni. 3, 27-32
È bene per
l’uomo portare il giogo fin dalla giovinezza. Sieda
costui solitario e resti in silenzio, poiché egli glielo ha imposto; cacci
nella polvere la bocca, forse c’è ancora speranza;porga a chi lo percuote la sua guancia, si sazi di umiliazioni. Poiché il Signore non
rigetta mai. . . Ma, se affligge,
avrà anche pietà secondo la sua grande misericordia.
Meditatio
Che cosa può dirci la terza caduta di Gesù sotto il peso della croce? Forse ci fa pensare alla caduta
dell’uomo in generale, all’allontanamento di molti da Cristo, alla deriva verso un secolarismo senza Dio. Ma non
dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa? A quante volte si abusa
Prex
Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra
una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo
di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a
sporcarli! Siamo noi stessi a tradirti ogni
Pater…
Ave …
Eia mater, fons amoris,
me sentire vim doloris
fac, ut tecum lugeam.
V. Domine, peccavi. .
R . Domine, miserere nostri.
X
STATIO
DECIMA
Iesus vestibus spoliatur.
V. Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi. .
R . Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Lectio
Dal Vangelo secondo Matteo. 27, 33-36
Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio, gli
diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle
bere. Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. E sedutisi, gli facevano la guardia.
Meditatio
Gesù viene spogliato delle sue vesti. Il vestito conferisce all’uomo la sua posizione sociale; gli
dà il suo posto nella società, lo fa essere qualcuno. Essere spogliato in
pubblico significa che Gesù non è più nessuno, non è nient’altro che un emarginato, disprezzato da tutti. Il momento della spoliazione ci ricorda anche la cacciata dal paradiso: lo
splendore di Dio è venuto meno nell’uomo, che ora si trova lì, nudo ed esposto,
denudato, e si vergogna. Gesù, in questo modo, assume ancora una
Prex
Signore Gesù, sei stato spogliato delle tue vesti, esposto al disonore, espulso dalla società. Ti
sei caricato
Pater…
Ave …
Fac ut ardeat cor meum
in amando Christum Deum,
ut sibi complaceam.
V. Domine, peccavi. .
R . Domine, miserere nostri.
XI
STATIO
DECIMA PRIMA
Iesus clavis affigitur cruci.
V. Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi. .
R . Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Lectio
Dal Vangelo secondo Matteo. 27, 37-42
Al di sopra
del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: “ Questi è Gesù, il re dei Giudei”. Insieme con lui furono
crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. E quelli che passavano
di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: “Tu
che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu
sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!”. Anche i sommi
sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: “Ha salvato gli altri,
non può salvare se stesso. È il re d’Israele, scenda
ora dalla croce e gli crederemo”.
Meditatio
Gesù è inchiodato sulla croce. La sindone di
Prex
Signore Gesù Cristo, ti sei fatto inchiodare sulla croce, accettando la terribile crudeltà di questo
dolore, la distruzione
Pater…
Ave …
Sancta mater, istud agas,
Crucifixi fige plagas
cordi meo valide.
V. Domine, peccavi. .
R . Domine, miserere nostri.
XII
STATIO
DECIMA SECUNDA
Iesus moritur in cruce.
V. Adoramus Te
Christe et benedicimus Tibi. .
R . Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Lectio
Dal Vangelo secondo Giovanni. 19, 19-20
Pilato
compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”. Molti Giudei
lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu
crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in
greco.
Dal Vangelo secondo Matteo. 27, 45-50.54
Da
mezzogiorno fino alle tre
In
ginocchio per un pò
Il
centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il
terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano:
“Davvero costui era Figlio di Dio!”.
Meditatio
Sopra la croce di Gesù –
nelle due lingue
Prex
Signore Gesù Cristo, nell’ora della tua morte il sole si oscurò. Sempre di nuovo sei inchiodato sulla croce. Proprio in quest’ora della storia viviamo
nell’oscurità di Dio. Per la smisurata sofferenza e la cattiveria degli uomini il volto
Pater…
Ave …
Fac me vere tecum flere,
Crucifixo condolore,
donec ego vixero.
V. Domine, peccavi. .
R . Domine, miserere nostri.
XIII
STATIO
DECIMA TERTIA
Iesus deponitur de cruce.
V. Adoramus Te
Christe et benedicimus Tibi. .
R . Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Lectio
Dal Vangelo secondo Matteo. 27, 54-55
Il
centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il
terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano:
“Davvero costui era Figlio di Dio!”. C’erano anche là
molte donne che stavano a osservare da lontano; esse
avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo.
Meditatio
Gesù è morto, il suo cuore
viene trafitto dalla lancia
Prex
Signore, sei disceso nell’oscurità della morte. Ma il tuo corpo viene raccolto da mani
buone e avvolto in un candido lenzuolo (Mt 27, 59). La fede non è morta
Pater…
Ave …
Vidit suum dulcem Natum
morientem, desolatum,
cum emisit spiritum.
V. Domine, peccavi. .
R . Domine, miserere nostri.
XIV
STATIO
DECIMA QUARTA
Iesus sepulcro conditur.
V. Adoramus Te Christe et benedicimus Tibi. .
R . Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Lectio
Dal Vangelo secondo Matteo. 27, 59-61
Giuseppe,
preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e
lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia;
rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano
lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l’altra Maria.
Meditatio
Gesù, disonorato e oltraggiato, viene deposto, con
tutti gli onori, in un sepolcro nuovo. Nicodèmo porta
una mistura di mirra e di aloe di cento libbre destinata a emanare un prezioso profumo. Ora, nell’offerta del Figlio, si rivela, come già nell’unzione di Betània, una smisuratezza che ci
ricorda l’amore generoso di Dio, la “sovrabbondanza”
Prex
Signore Gesù Cristo, nella deposizione hai fatto tua
la morte
Pater…
Ave …
Quando corpus morietur,
fac ut animæ donetur
paradisi gloria. Amen.
V. Domine, peccavi. .
R . Domine, miserere nostri.