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RU486

da: AVVENIRE contromano (24 maggio 2007)
Ru 486: ora cercano la scorciatoia europea   di Assuntina Morresi

«Che sia la volta buona?»: i fan della pillola abortiva hanno di nuovo annunciato a tutti – lo fanno circa due volte l’anno, a cadenza regolare – che la Exelgyn, la ditta francese che ha come unico prodotto la Ru 486, ne chiederà presto la commercializzazione in Italia. Chissà, forse stavolta è vero.
Forse è anche per merito di Maura Cossutta, che al convegno romano della Fiapac, la Federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione, sponsorizzato dalla Exelgyn, ha portato i calorosi saluti del ministro Turco, dalla quale è delegata alla revisione delle linee guida della legge 40.
L’Emea, l’autorità farmacologica europea, ha infatti concluso la procedura con cui la Francia ha chiesto di ridurre le dosi della Ru 486 da 600 a 200 mg: quando l’iter burocratico sarà totalmente terminato, la ditta potrà chiedere di vendere la pillola in Italia, utilizzando la procedura del mutuo riconoscimento (anche se ieri sera fonti comunitarie sollevavano dubbi circa la rapidità dell’iter). Sembra destinato a cadere quindi l’unico vero motivo per cui finora la Ru 486 non è stata utilizzata nel nostro Paese: parlare di «sei anni di boicottaggi», come dichiarato dal ginecologo e radicale Silvio Viale, è una menzogna, visto che la Exelgyn fino a oggi non ha mai chiesto di introdurre la pillola abortiva da noi, neppure quando era ministro della Salute Umberto Veronesi, che ha sempre pubblicamente sostenuto l’aborto chimico. L’autorità europea ha dato l’assenso specificando che con la dose inferiore «non si possono escludere rischi maggiori di gravidanze che proseguono», e chiedendo di aggiungere fra le nuove informazioni da dare il rischio di infezioni fatali in caso di somministrazione vaginale del misoprostol (il farmaco che si assume dopo la Ru 486). Che abbassare la quantità di Ru 486 possa essere meno efficace l’aveva già dichiarato un anno fa Etienne Emile Beaulieu, il padre della pillola abortiva. Diversamente da quanto sostenuto dall’Emea, invece, non è stato dimostrato finora alcun nesso fra la somministrazione vaginale del secondo farmaco abortivo e le infezioni mortali: è solo un’ipotesi, confutata anche da alcuni sostenitori dell’aborto chimico.
Sulla dinamica delle morti imputabili alla «kill pill» – la pillola della morte, com’è stata ribattezzata – c’è ancora molto da chiarire: l’ipotesi più accreditata riguarda l’alterazione del sistema immunitario dovuta alla Ru 486. Inoltre, tra le almeno quindici donne morte a seguito di un aborto farmacologico ne troviamo alcune decedute per infezione dopo l’uso di entrambi i farmaci, altre dopo averne usato solo il secondo, e l’ultima che aveva preso solamente la Ru 486 (la sigla con cui si indica il primo dei due farmaci) per via orale. D’altra parte, è difficile sostenere che l’aborto farmacologico sia migliore di quello chirurgico: oltre ad avere una mortalità dieci volte maggiore, è un aborto lungo, doloroso e incerto. L’intera procedura dura almeno due settimane, nel migliore dei casi si espelle l’embrione entro il terzo giorno dall’assunzione della Ru 486; vomito, diarrea, nausee e crampi gli effetti collaterali più ricorrenti; gli antidolorifici sono di routine; le perdite di sangue sono in maggiore quantità e durano di più, perché l’utero si svuota lentamente (quando va bene in quindici giorni) e l’impatto emotivo può essere devastante, considerato che più della metà delle donne vede l’embrione abortito: con l’aborto farmacologico sono le donne infatti a dover controllare le perdite di sangue nell’assorbente, e talvolta, come denunciato ad Avvenire da una signora trentina qualche settimana fa, addirittura invitate a cercare di identificare l’embrione abortito scrutando dentro il water. C’è anche il problema del secondo farmaco, il misoprostol, che la ditta non ha mai registrato come abortivo ma solo come anti-ulcera. Per somministrarlo insieme alla Ru 486 bisogna quindi permetterne l’uso off label, cioè al di fuori dalle prescrizioni autorizzate. Il vero obiettivo dei sostenitori della pillola abortiva non è certo quello di introdurre una migliore pratica per le donne: quella c’è già, ed è l’aborto per «isterosuzione», in pochi minuti, in regime di day hospital, per il quale è sufficiente una blanda sedazione. La Ru 486 serve per introdurre in Italia l’aborto a domicilio: la somministrazione delle pillole in ambulatorio, e tutto il resto a casa. Da sole. Con l’aiuto del foglietto delle istruzioni e del cellulare del medico (che, si sa, è molto meglio di un ricovero...), con l’ospedale attrezzato per le trasfusioni a non più di un’ora di macchina e con qualcuno sempre pronto ad accompagnare, perché in caso di emorragia guidare non è consigliabile, e spesso proprio non è possibile: questo richiedono i protocolli in Francia, dove il 20% delle donne che segue la procedura chimica non si presenta alla visita finale, quella con cui si stabilisce se l’aborto è riuscito o no, sfuggendo quindi a ogni controllo. «Con l’aborto farmacologico il ricovero non è necessario», ha ribadito Donatella Poretti, parlamentare della Rosa nel Pugno. Ma la 194 prevede che si debba abortire nelle strutture ospedaliere, e il Consiglio superiore di Sanità ha confermato che Ru 486 e legge 194 sono compatibili solo se tutto l’iter è svolto «in ambito ospedaliero fino a completamento dell’aborto e delle cure del caso». Vedremo cosa succederà nei prossimi mesi. Noi intanto continueremo a vigilare.

Comunicato sulla cosiddetta "pillola del giorno dopo"
Pontificia Accademia Pro Vita

Come è noto nelle farmacie italiane è in vendita la c.d. pillola del giorno dopo, un ben conosciuto ritrovato chimico (di tipo ormonale) che di frequente - anche in questi ultimi giorni - è stato presentato da molti addetti ai lavori e da numerosi media come un semplice contraccettivo, o più precisamente come un "contraccettivo d' emergenza", a cui si potrebbe far ricorso entro breve tempo dopo un rapporto sessuale ritenuto presumibilmente fecondante, qualora si volesse impedire la prosecuzione di una gravidanza indesiderata. Alle inevitabili reazioni polemiche di chi ha manifestato seri dubbi sul meccanismo d' azione di tale ritrovato, che non sarebbe semplicemente "contraccettivo" bensì "abortivo", è stato risposto - in maniera del tutto sbrigativa - che una simile preoccupazione appare infondata in quanto la pillola del giorno dopo ha un' azione "antinidatoria", suggerendo così implicitamente una netta separazione tra aborto e intercezione (impedire che avvenga l' impianto dell' ovulo fecondato, cioè dell' embrione, nella parete uterina).
Considerato che l' uso di tali ritrovati tocca beni e valori umani fondamentali, fino ad interessare la stessa vita umana nel suo sorgere, questa Pontificia Accademia per la Vita sente il pressante dovere e la convinta esigenza di offrire alcune precisazioni e considerazioni sull' argomento, ribadendo per altro posizioni etiche già note, suffragate da precisi dati scientifici, e consolidate nella dottrina cattolica.
1. La pillola del giorno dopo è un preparato a base di ormoni (essa può contenere estrogeni, estroprogestinici, oppure solo progestinici) che, assunta entro e non oltre le 72 ore dopo un rapporto sessuale presumibilmente fecondante, esplica un meccanismo prevalentemente di tipo "antinidatorio", cioè impedisce che l' eventuale ovulo fecondato (che è un embrione umano), ormai giunto nel suo sviluppo allo stadio di blastocisti (5°-6° giorno dalla fecondazione), si impianti nella parete uterina, mediante un meccanismo di alterazione della parete stessa. Il risultato finale sarà quindi l' espulsione e la perdita di questo embrione. Soltanto qualora l' assunzione di tale pillola dovesse precedere di qualche giorno l' evento dell' ovulazione, essa potrebbe talvolta agire con un meccanismo di blocco di quest' ultima (in questo caso, si tratterebbe di un' azione tipicamente "contraccettiva").
Tuttavia, la donna che ricorre a questo tipo di pillola, lo fa nel timore di poter essere in periodo fecondo e perciò con l' intenzione di provocare l' espulsione dell' eventuale neoconcepito; oltretutto, sarebbe utopico pensare che una donna, trovandosi nelle condizioni di voler ricorrere ad una contraccezione d' emergenza, abbia la possibilità di conoscere con esattezza e tempestività la sua attuale condizione di fertilità.
2. Decidere di utilizzare la dizione "ovulo fecondato" per indicare le primissime fasi dello sviluppo embrionale, non può portare in alcun modo a creare artificialmente una discriminazione di valore tra momenti diversi dello sviluppo di un medesimo individuo umano. In altre parole, se può essere utile, per motivi di descrizione scientifica, distinguere con termini convenzionali (ovulo fecondato, embrione, feto, etc.) differenti momenti di un unico processo di crescita, non può mai essere lecito decidere arbitrariamente che l' individuo umano abbia maggiore o minor valore (con conseguente fluttuazione del dovere alla sua tutela) a seconda dello stadio di sviluppo in cui si trova.
3. Pertanto, risulta chiaramente che l' acclarata azione "antinidatoria" della pillola del giorno dopo, in realtà, nient' altro è se non un aborto realizzato con mezzi chimici. Non è coerente intellettualmente, né giustificabile scientificamente, affermare che non si tratti della stessa cosa.
Del resto, appare abbastanza chiaro che l' intenzione di chi chiede o propone l' uso di detta pillola è finalizzata direttamente all' interruzione di una eventuale gravidanza in atto, esattamente come nel caso dell' aborto. La gravidanza, infatti, comincia dalla fecondazione e non già dall' impianto della blastocisti nella parete uterina, come invece si tenta di suggerire implicitamente.
4. Ne consegue che, da un punto di vista etico, la stessa illiceità assoluta di procedere a pratiche abortive sussiste anche per la diffusione, la prescrizione e l' assunzione della pillola del giorno dopo. Ne sono moralmente responsabili anche tutti coloro che, condividendone l' intenzione o meno, cooperassero direttamente con una tale procedura.
5. Un' ulteriore considerazione va fatta a proposito dell' uso della pillola del giorno dopo in rapporto all' applicazione della legge 194/78 che, in Italia, regola le condizioni e le procedure per l' interruzione volontaria di gravidanza. Definire il ritrovato in questione un "antinidatorio" anziché, con una terminologia più trasparente, un "abortivo", permette infatti di sfuggire tutte le procedure obbligatorie che la 194 prevede per poter accedere all' interruzione di gravidanza (colloquio previo, accertamento di gravidanza, determinazione dell' epoca di sviluppo, periodo di ripensamento, etc.), realizzando una forma di aborto del tutto nascosta e non registrabile da alcuna istituzione. Tutto ciò appare, dunque, in netta contraddizione con la corretta applicazione della pur contestabile legge 194.
6. In ultimo, di fronte al diffondersi di tali procedure, esortiamo vivamente tutti gli operatori del settore a mettere in atto con fermezza un' obiezione di coscienza morale, che testimoni coraggiosamente, nei fatti, il valore inalienabile della vita umana, soprattutto di fronte a nuove forme nascoste di aggressione agli individui più deboli ed indifesi, come è il caso dell' embrione umano. (L'Osservatore Romano, 12 novembre 1989).

Aborto: arriva il “pesticida umano”
Autore: Mario PALMARO

La pillola RU 486 introduce l'aborto fai da te. Sperimentata in un ospedale piemontese. Diabolico obiettivo: aggirare l'obiezione di coscienza di medici e infermieri antiabortisti e rendere la donna unica protagonista dell'uccisione del suo bambino.

Il grande scienziato francese Jérome Lejune l’aveva definita senza troppi giri di parole: un “pesticida umano”. Ora la RU 486, la pillola che provoca l’aborto se assunta entro il secondo mese di gravidanza, è sbarcata anche in Italia. Il via libero è arrivato dal comitato etico della regione Piemonte, che nell’ottobre 2002 ha approvato la sperimentazione di questo prodotto chimico presso l’ospedale Sant’Anna. Dal gennaio 2003 i nascituri di Torino cominceranno a essere uccisi con questo nuovo sistema, che verrà testato su 400 donne incinte.

Che cos’è la RU 486
La RU 486 è un prodotto chimico a base di Mifepristone, un potente antiormone che interrompe l’annidamento dell’embrione nell’utero e provoca l’aborto del concepito. La RU 486 – che non può essere definita un farmaco, poiché non serve a curare una patologia – viene assunta dalla donna come una normale pastiglia. Trascorsi tre giorni, i medici somministrano alla madre una sostanza che induce le contrazioni e provoca l’espulsione dell’embrione nel 60% dei casi. Poiché la procedura è dolorosa e non esente da complicanze per la donna, per ora la somministrazione della pastiglia avvenire in ambiente ospedaliero, dove la donna stessa verrà tenuta in osservazione per alcune ore dopo l'aborto, e visitata di nuovo circa 15 giorni dopo.

Un po' di storia
La RU 486 è stata prodotta dai laboratori della Roussel Uclaf, una società controllata dal Governo francese e dal gruppo tedesco Hoechst. Non è un caso che nella genealogia delle aziende chimiche tedesche compaia anche la I.G. Farben, che produceva il famigerato Zyclon B., il gas omicida usato da Hitler. La RU 486 è usata da 10 anni in Francia, mentre è sbarcata negli Usa nel 2000. Un comunicato stampa del 23 giugno 1988 dimostra il coinvolgimento dell'Onu nella realizzazione del prodotto: è la stessa Roussel Uclaf a dichiarare di "averlo sviluppato in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità e l'Unfpa", che sono agenzie Onu. È evidente che il prodotto sarebbe utilissimo per “diradare” la popolazione dei paesi poveri, soprattutto dove non esistano presidi chirurgici adeguati per promuovere l'aborto su scala mondiale.
In Italia, di RU 486 si iniziò a parlare nel 1989, quando l'allora sottosegretario alla sanità, la socialista Elena Marinucci, ne caldeggiò (senza successo) l'adozione nel nostro Paese.
Ora l'operazione è riuscita per iniziativa dei soliti radicali e di alcuni medici abortisti in quella Torino che è la città di don Bosco, ma anche della massoneria e del satanismo. Nulla avviene per caso.

Aspetti giuridici
1.
La prima considerazione da fare è che la RU 486 non è che uno fra i modi con cui è possibile uccidere un innocente. Viene presentata come uno strumento “umanitario” così come i giacobini offrirono alle vittime del Terrore la ghigliottina, considerata “umanitaria” rispetto alla fucilazione e alla forca. La conclusione era in entrambi i casi la morte dei condannati. Dunque, la radici di ogni male è rappresentatola una legge integralmente iniqua – come la 194/1978 nel caso dell’Italia – che ammette l’autodeterminazione della donna, affidando al suo totale arbitrio la vita del concepito. Posto questo principio aberrante, tutto diventa possibile.
2. Uno degli scopi meno evidenti, ma più diabolici della Ru486 è l’aggiramento dell’obiezione di coscienza. Potrà accadere infatti che, un aborto chimico “iniziato” qualche giorno prima, presenti delle complicanze tali da richiedere l’intervento del personale ospedaliero. A questo punto, in casi di urgenza e rischio per la salute della donna, un medico o un infermiere obiettore di turno si vedranno costretti dalla legge a continuare l’opera nefanda dei colleghi abortisti.
3. nel consenso informato che viene firmato dalla donna prima dell’inizio del “trattamento”, la gestante viene avvertita che in caso di “fallimento” – vale a dire se il nascituro sopravvive alla dose di veleno – il nascituro andrà incontro a rischi per la sua salute, e in ogni caso l’aborto potrà essere ottenuto a quel punto solo con un intervento chirurgico.
4. Va anche aggiunto che questa pastiglia rende la donna protagonista dell’atto abortivo: è lei che “dà la morte” al proprio figlio, ingerendo la Ru486. Si invertono i ruoli tipici dell’aborto chirurgico: il medico non più protagonista, ma assistente; la donna non più passiva, ma protagonista dell’atto omicida.

Verso l’aborto “fai da te”

1. Ove la RU 486 venga usata dentro le procedure previste dalla 194, essa difficilmente può essere dichiarata "fuori legge", almeno nel senso formale del termine. Diverso è il discorso di un suo utilizzo "privatistico”, che configurerebbe una violazione palese delle pur blande misure di controllo poste dalla 194.
2. L'aborto avviene oggi normalmente con modalità chirurgiche particolarmente raccapriccianti.
La donna deve sottoporsi a un intervento, all'anestesia totale, e ai rischi per la sua salute (pur modesti) connessi all'intervento. La RU 486 risponde al tentativo di rendere sempre più normale, semplice, sicuro e nascosto l'aborto.
3. In una prima fase, questo obiettivo è piuttosto arduo da raggiungere, perché con la RU 486 la donna vive per certi versi in presa diretta l'aborto molto più che nell'atto chirurgico: trascorre tre giorni sapendo che ormai ha attivato una  procedura inarrestabile di avvelenamento del figlio, inarrestabile anche in caso di ripensamento; e "vede" il figlio espulso da sé come un vero e proprio rifiuto. Orribile.
4. Ma, d'altro canto, non si che deve sottovalutare la possibilità di perfezionare questa arma chimica, tentando di eliminare i rischi di sanguinamento, la dolorosità, la "visibilità" dell'embrione espulso; affinandola insomma a tal punto da renderla agibile in farmacia come un normale prodotto da banco.
5. Si realizza in questo modo l'ultimo stadio della "normalizzazione" dell'aborto, che così sembra scomparire dalla società perché sfugge a ogni rilievo statistico e a ogni azione dissuasiva dei pro life, per diventare una faccenda completamente privata. Con la conseguenza di un incallimento delle coscienze che rende - in questo senso - più grave l'aborto chimico di quello chirurgico. Come scrisse Francesco Migliori, "Caino non deve più nascondersi" .

La punta di un iceberg
Attenzione: il polverone sollevato dalla RU 486 non deve distrarci dalla corretta percezione della realtà: oggi, in Italia, l'aborto chimico è già attuato nella totale indifferenza delle leggi e dei codici deontologici della classe medica.
Le donne usano la spirale o IUD, senza sapere che essa non è un contraccettivo ma provoca aborti. Inoltre, per iniziativa dell'ex ministro della sanità Umberto Veronesi, è disponibile in farmacia il Norlevo, prodotto dall’Angelini farmaceutica: una "pillola del giorno dopo" che provoca l'aborto ogni volta che sia assunta a seguito di un rapporto fertile. L'attuale ministro potrebbe ritirare questo prodotto con provvedimento analogo ma opposto a quello del suo predecessore, per sospetta compatibilità con la legge 194 vigente.
Effetti abortivi possono essere ottenuti attraverso l'uso combinato di pillole regolarmente in commercio, prodotte con finalità contraccettiva, ma capaci di impedire l'annidamento se miscelate in un certo modo. Perfino la classica pillola, assunta dalla donna con l'intento di impedire il concepimento, ha un effetto remoto ma assolutamente certo di carattere abortivo: una verità scomoda troppo spesso taciuta. Ne riparleremo.

Ricorda
"C'è qualcosa di terribilmente repellente in questa procedura. La giustificazione che nobiliterebbe il ricorso al nuovo veleno è che il rischio di complicanze per la madre diverrebbe irrilevante. Da dove nasce questo rischio? Da una decisione sommamente ingiusta e liberamente presa, quella di uccidere l'innocente. Si abbia il coraggio di dirlo apertamente: si è finalmente scoperto il modo di uccidere nel quale l'assassino non corre più alcun rischio serio".
(L'Osservatore Romano, 12 novembre 1989).

IL TIMONE - © Il Timone - n. 23 Gennaio/Febbraio 2003 (pag.6-7)