Réquiem aetérnam dona eis Dómine: et lux perpétua lúceat eis. Requiéscant in pace. Amen. |
L'eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen. |
De profúndis clamávi ad te, Dómine: * Dómine, exáudi vocem meam. Fiant áures tuæ intendéntes, * in vocem deprecatiónis meæ. Si iniquitátes observáveris, Dómine: * Dómine, quis sustinébit? Quia apud te propitiátio est, * et timébimus te. Sustínui te, Dómine; + Sustínuit ánima mea in verbo eius, * sperávit ánima mea in Dómino. Magis quam custódes auróram, * speret Israël, in Dómino. Quia apud Dóminum misericórdia, * et copiósa apud eum redémptio. Et ipse rédimet Israël, * ex omnibus iniquitátibus ejus. Réquiem aetérnam dona eis, Dómine: * et lux perpetua luceat eis. Requiéscant in pace. Amen. |
Dal profondo gridai a te, o Signore; * Signore, ascolta la mia voce La tue orecchie siano attente * alla voce della mia preghiera. Se tu guardi le colpe, o Signore: * o Signore, chi sussisterà ? Poiché presso di te è il perdono * ed avremo timore di te. Sperai in te, Signore, + sperò l'anima mia, nella sua parola * l'anima mia pose aspettative nel Signore. Più che le sentinelle il mattino. * attenda Israele il Signore. Perché presso il Signore è la misericordia, * e grande presso di lui la redenzione. Egli riscatterà Israele * da tutte le sue colpe. L'eterno riposo dona loro, o Signore, * e splenda loro la luce perpetua. Riposino in pace. Amen. |
Dómine Jesu Christe, Rex glóriae, líbera ánimas omnium fidélium defunctórum de poenis inférni, et de profúndo lacu: líbera eas de ore leónis, ne absórbeat eas tártarus, ne cadant in obscúrum; sed signifer sanctus Míchaë repraeséntet eas in lucem sanctam quam olim Ábrahae promisísti et sémini ejus. Hostia et preces tibi, Dómine, láudis offérimus: tu súscipe pro animábus illis, quarum hodie memóriam fácimus; fac eas, Domine, de morte transíre ad vitam: quam olim Ábrahae promisísti et sémini ejus. |
Signore Gesù Cristo, re glorioso, libera le anime di tutti i fedeli defunti dalle pene dell'inferno e dalle profondità dell'abisso: liberale dalle fauci del leone, non permettere che il Tartaro le inghiotta o che cadano nel buio eterno; sia invece San Michele, con in mano lo stendardo, a ripresentarle nella luce santa che un giorno hai promesso ad Abramo e alla sua discendenza. Doni e preghiere ti offriamo, Signore, cantando le tue lodi; tu guarda benevolo l'anima di coloro che oggi qui ricordiamo; fa', Signore, che essi trascorrano dalla morte alla vita: che un giorno hai promesso ad Abramo e alla sua discendenza. |
Dies iræ, dies illa, Solvet sæclum in favílla: Teste David cum Sibýlla. Quantus tremor est futúrus, Quando judex est ventúrus, Cuncta stricte discussúrus! B Tuba, mirum spargens sonum. Per sepúlchra regiónum, Coget omnes ante thronum. Mors stupébit, et natúra, Cum resúrget creatúra, Judicánti responsúra. Liber scriptus proferétur, In quo totum continétur, Unde mundus judicétur. C Judex ergo cum sedébit, Quidquid latet, apparébit: Nil inúltum remanébit. |
Giorno d'ira sarà quel giorno quando il mondo sarà cenere, come annunziarono Davide e la Sibilla. Quale spavento ci sarà all'apparire del Giudice, che su tutto farà un esame severo. L'alto squillo di tromba passerà ovunque sulle tombe e raccoglierà tutti dinanzi al trono. Natura e morte con stupore vedranno gli uomini risorgere per rendere conto al Giudice. Allora sarà aperto il libro sul quale tutto è segnato per il giudizio del mondo. Davanti al Giudice, assiso al trono, apparirà ogni segreto, niente rimarrà impunito. |
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