il Vetro

| Home Page | Schede Tecniche | Forum | Consulenze | Invia un Commento |


a cura di

()

 

Artigianato

La Ceramica

La Carta

Il Cuoio

I Metalli

Il Vetro

La scagliola

Il Marmo

I Tessuti


Approfondimento

Storia della ceramica

La ceramica in Italia

Restauro della Ceramica

Restauro Lapideo

Restauro Archeologico

Restauro della Carta


 

Le origini del Vetro

Il vetro è probabilmente è esistito da sempre: si forma  in modo naturale a seguito di fenomeni terrestri che portarono ad innalzamenti repentini della temperatura ed alla fusione di sabbia, quarzo e rocce silicee.
Si pensa che già l'uomo all'età della pietra utilizzasse questo tipo di prodotto naturale per costruire strumenti affilati.
La tradizione vuole che a scoprire il vetro e a prendere coscienza di questo materiale fossero i Fenici in modo fortuito, accendendo fuochi sulle rive del fiume Belo in Siria e provocando la fusione per il calore di blocchi di nitrato, dando origine a granuli di materiale duro e semitrasparente.
All'inizio è l' Oriente la culla dello sviluppo di questo materiale.
Siriani ed Egiziani sviluppano i primi oggetti in vetro che mercanti e navigatori diffondono presto in tutta l'area del Mediterraneo.
Da Alessandria, centro iniziale di produzione e sviluppo di nuove tecniche, le conoscenze e i manufatti vengono esportati in Grecia e a Roma.
Durante l'Impero Romano la produzione e l'utilizzo del vetro ha un forte sviluppo. Viene ideata la tecnica di produzione per soffiaggio dentro stampi, si diffondono oggetti e contenitori decorativi e, per la prima volta, inizia la produzione di pannelli in vetro per finestre.
L'Impero Romano con la sua intensa attività commerciale e la sua politica espansionistica contribuisce enormemente alla diffusione della tecnica vetraria. Sono i Romani che incominciano ad introdurre questo materiale nell'architettura e le più belle ville ed edifici pubblici sono abbelliti ed impreziositi dall'utilizzo di questo materiale ormai prodotto in diverse forme e colori.
Numerosi ritrovamenti negli scavi di Ercolano e Pompei e in alcune città inglesi testimoniano l'enorme diffusione della tecnica di lavorazione del vetro.
Nell'alto Medioevo, dopo il trasferimento della capitale a Bisanzio, si incontra un rallentamento nello sviluppo di questa tecnica. E' nuovamente nella parte orientale dell'Impero che inizia a svilupparsi la costruzione di mosaici di vetro colorato che incomincia a ricoprire finestre e cupole delle basiliche dando origine alle prime vetrate artistiche. A partire dal XI secolo la scuola vetraria orientale perde la supremazia a favore dell'Occidente. La città italiana di Venezia assume il ruolo centrale e in particolare l'isola di Murano diventa centro propulsore di un nuovo sviluppo dando il via all'industria del vetro in Italia. I metodi di taglio e le tecniche di produzione artistica elaborati nel Medioevo per quanto interessa ai fini di questa trattazione sono rimasti sostanzialmente quelli di oggi. Il primo e più esteso trattato riguardante la fabbricazione di vetrate viene scritto dall'abate Theophilus e risale proprio all'inizio del XII secolo e descrive in modo incredibilmente efficace le fasi di progettazione e realizzazione di una vetrata mediante fasi e tecniche che ancora oggi gli artigiani del vetro ripercorrono fedelmente.
La Rivoluzione Industriale con le sue tecniche per la produzione di massa, le incredibili innovazioni tecnologiche, i miglioramenti nella costruzione delle fornaci e le invenzioni di macchine automatizzate non hanno scalfito quello che resta nella sua essenza un'opera creativa artigianale.

Storia della vetrata artistica

Fin da tempi molto antichi, come esposto precedentemente, l'uomo ha incominciato ad utilizzare il vetro per schermare le finestre dando origine alle prime forme di vetrate artistiche. Inizialmente di provenienza orientale erano composte esclusivamente dall'accostamento di vetri colorati uniti tra loro dallo stucco a formare figure per lo più astratte. Successivamente, nel corso dell' VIII secolo trova applicazione e sviluppo nel mondo occidentale diffondendosi l'utilizzo del telaio a piombo che consente un più ampio impiego della vetrata in diverse e più estese soluzioni architettoniche. Nel corso del secolo successivo l'introduzione della grisaglia consente di affinare l'espressione pittorica creando un'ombreggiatura ed evidenziando particolari del disegno mediante l'utilizzo di questa polvere che viene stesa, ritoccata e quindi fissata sul vetro dopo la cottura.
Nei secoli successivi predomina l'utilizzo del vetro per la creazione di vetrate nell'architettura religiosa.
E' soprattutto la Francia che accoglie e sviluppa questa forma di arte raggiungendo straordinarie espressioni e realizzazioni nel corso del XII secolo, come le vetrate della cattedrale di Reims, di St. Denis e Chartres (quest'ultima con una superficie complessiva estesa per circa 7000 metri quadrati).
Le vetrate si sviluppano con l'architettura romanica ma la grande rivoluzione e il loro momento di massimo splendore si ha proprio con l'architettura gotica. In questo periodo le vetrate, complice la particolare linea architettonica, si ampliano e si slanciano raggiungendo e superando i tre metri di altezza.
Intorno al XIV secolo si può presumibilmente datare la scoperta del "giallo d'argento" che consente di arricchire le tonalità cromatiche sulla stessa lastra di vetro e di conferire luminosità e profondità ai colori.
In Italia questa forma di arte si afferma più tardi rispetto a Francia, Inghilterra, Spagna e Germania e si caratterizza principalmente per l'esasperato utilizzo di grisaglia assumendo i caratteri di una vera e propria pittura su vetro. Siena, Assisi e Firenze vanno ricordate per le straordinarie realizzazioni dei più grandi artisti italiani. I secoli successivi si caratterizzano per la scoperta di modalità espressive quali la tecnica del "plaquet" (due vetri, uno trasparente e uno colorato, sovrapposti e istoriati mediante l'incisione della parte colorata) e l'introduzione degli smalti colorati che portano l'arte delle vetrate sempre più verso una forma pittorica su vetro bianco.
I secoli XVII e XVIII costituiscono un periodo di declino e solo nel XIX secolo si assiste ad un ritorno di interesse con il revival gotico per il quale si tende a recuperare e a riscoprire i caratteri dell'arte di quel periodo passato. Si procede a numerosi restauri di opere antiche consentendo di tornare a valorizzare le tecniche impiegate originariamente.
Successivamente è l'Art Nouveau ad aprire una nuova e moderna stagione di espressione delle vetrate artistiche ed in particolare il suo grande esponente americano Louis Comfort Tiffany (1848-1933) capace di inventare un nuovo modo di costruire vetrate ed oggetti in vetro colorato, sfruttando con grande abilità i giochi di luce e gli effetti di iridescenza ottenuti dal vetro opalescente che andava via via diffondendosi in quel periodo.
A partire da questo momento e fino ai nostri giorni, la vetrata artistica diviene sempre più oggetto di arredamento "profano" evidenziando un suo sempre più netto affrancamento dall'ambito esclusivamente religioso dei secoli precedenti.


La Tecnica Tradizionale

Incominciamo la descrizione di questa tecnica dando per scontato le fasi iniziali della progettazione e del taglio delle sagome di vetro. Ricordiamo solamente come per questa tecnica al momento del taglio delle dime di cartone, si debbano usare le forbici a tre lame adatte (per piombo), in modo da lasciare il giusto spazio intorno al vetro per l'impiombatura. Innanzitutto bisogna avere a disposizione un ripiano in legno morbido sul quale lavorare. Lungo il lato basso e quello sinistro vanno inchiodate due bacchette di legno creando un angolo di 90° tra loro; questi costituiranno i lati di appoggio della vetrata.
Dopo aver scelto i profilati in piombo della larghezza adatta alla propria vetrata, bisogna sistemarli eliminando ogni piega o torsione tirandoli allontanando le due estremità l'una dall'altra fino ad ottenere bacchette lisce e rigide pronte all'uso. Dato che durante questa operazione di tensione le alette tendono ad avvicinarsi tra loro, è necessario poi allargare la canalina facendo passare il manico in legno del tagliavetro o un bastoncino appositamente costruito.
Esistono due tipi di profilati: ad U per il bordo perimetrale e ad H per le giunzioni interne. Si incomincia posizionando contro le bacchette di legno di contenimento due profilati ad U perpendicolare tra loro che costituiranno i primi due lati perimetrali della vetrata. Questi, così come ogni altro pezzo che verrà aggiunto successivamente sia di vetro che di piombo, dovranno essere fissati tra loro e tenuti insieme temporaneamente da dei chiodini (possibilmente con il fusto e la testa piatti) conficcati sul ripiano di legno. Importante può essere l'accortezza di posizionare un legnetto tra il chiodo e il piombo e un pezzetto di piombo di scarto tra il vetro e il chiodo.
A questo punto si procede ad inserire pezzo dopo pezzo partendo dall'angolo chiuso; il profilato andrà inserito temporaneamente per misurarlo e segnare il punto di taglio, che dovrà essere inferiore alla lunghezza del vetro di qualche millimetro onde permettere al piombo che si incrocia di passare senza ostacoli. Verranno utilizzati profilati ad H e i vetri andranno inseriti a fondo all'interno delle scanalature. Per migliorare l'estetica i tagli del profilato andranno fatti in modo più o meno angolati in relazione all'angolo di incidenza del piombo che andiamo ad incrociare.
Il profilato si taglia con un apposito tronchesino affilato premendo con decisione e con un movimento avanti indietro, avendo cura poi di rialzare le alette se nel punto del taglio si sono avvicinate tra loro. L'ordine di inserimento dei vetri e il taglio dei profilati dipendono dalla struttura del disegno e richiedono una certa esperienza per individuare la strada migliore. In ogni caso si dovrà cercare di utilizzare un pezzo unico di profilato per le forme arrotondate e per le linee principali del disegno, spezzandolo invece nei punti meno importanti e di supporto per l'estetica del disegno. Sottolineiamo nuovamente come sia importante fissare con i chiodini i pezzi già montati prima di procedere, salvo poi doverli rimuovere all'occorrenza per proseguire nella composizione.
Dato che la capacità di saper individuare l'ordine giusto e i tagli giusti da effettuare viene solo con l'esperienza, consigliamo all'inizio di partire con strutture semplici, composte da sagome grandi e tagli per lo più rettilinei affidandosi possibilmente a modelli già preparati.
A mano a mano che la vetrata procede e soprattutto alla fine, dopo aver chiuso anche i rimanenti due lati perimetrali con i profilati ad U, cercare di compattare la vetrata picchiettando delicatamente con il manico di un martello inserendo a fondo i vetri nelle canaline dei profilati.
Una volta che la vetrata è sistemata procedere a fissare i punti di intersezione dei piombi: passare la pastasalda e saldare facendo colare una goccia di stagno su tutti i punti di giuntura. Lo stesso va effettuato sul retro della vetrata. Per quanto concerne il corretto utilizzo del saldatore e i consigli sulla stagnatura, rimandiamo al capitolo riguardante la tecnica Tiffany dove gli argomenti sono trattati diffusamente. Ricordiamo in questa sede solo di verificare attentamente che la punta del saldatore non sia troppo calda onde evitare di bruciare e fondere i profilati (utile può essere provare ad appoggiare la punta su un pezzo di piombo di scarto prima di procedere alla stagnatura della vetrata vera e propria). 

A questo punto giungiamo all'ultima fase: quella della stuccatura, la cui funzione è quella di rendere la vetrata più robusta riempiendo con lo stucco gli spazi tra i vetri e profilati. Innanzitutto bisogna preparare l'impasto: versare direttamente sulla vetrata polvere di gesso in quantità adatta alle dimensioni della vetrata, ossido nero per colorare di nero l'impasto, tre parti di acqua e una di colla (es. vinavil). Impastare e passare ripetutamente con un pennello largo sopra la vetrata facendo entrare il più possibile lo stucco sotto le ali di piombo. Quindi rovesciare sopra della segatura strofinando con le mani per pulire i vetri e rimuovere l'impasto prima che indurisca. Procedere pezzo dopo pezzo con molta attenzione utilizzando anche una spazzola di saggina e un bastoncino appuntito per pulire gli angoli. Il tutto va ripetuto subito dopo per il retro.
La vetrata è terminata. Prima di passare la patina anticante lasciare asciugare per almeno 24 ore posizionandola verticalmente in un ambiente areato.


| Home Page | Schede Tecniche | Forum | Consulenze | Invia un Commento |

Ultimo Aggiornamento: 29/03/09.