manuale di Pittura

| Home Page | Schede Tecniche | Forum | Consulenze | Invia un Commento |


Introduzione Disegno Olio Tempera Acquerello Decorazione Frammenti Didattici

A cura di

Bruno Pierozzi

 


Indice

Introduzione

Disegno

Olio

 

Tempera

 

Acquerello

Decorazione

Frammenti Didattici

 


Argomenti Correlati

 Antiche Tecniche
 Manuale di Pittura
 Teoria dei Colori
 Generi pittorici
 La Tempera

 Metodi di Pulitura
 La Craquelure

 I Pigmenti
 I Pigmenti antichi

Restauro dei dipinti

Dipinti su tavola

Pittura su tela

Pittura su tavola

Iconografia

 Solventi e pulitura
 I Solvent Gels
 Uso dei Chelanti
 Uso dei Tensioattivi

Restauro Pala

 Montevergine

 Affresco Tecnica

 Restauro di Affresco

 Strappo e Stacco


Link Utili

 

 


 

La vera pittura a tempera:alchimie e segreti

di Bruno Pierozzi

 

“Noi siamo la razza divina e abbiamo il potere di creare”

Julius Dedekind

 

Ricette fondamentali per le emulsioni

N.B.

Gli ingredienti di tutte le tempere presentate vanno addizionati seguendo sempre l’ordine di successione

La ricetta base per una tempera grassa è la seguente:

Tempera con olio di lino crudo

1 tuorlo d’uovo

1 cucchiaino di olio di lino crudo (nota 1)

1 cucchiaio di acqua

1 cucchiaino di grappa

 

(nota 1) l’olio di lino crudo può essere sostituito anche con quello di papavero o di noce.

Tempera all’olio di papavero (ricetta De Chirico)

1 tuorlo d’uovo

1 cucchiaino di olio di papavero

1 cucchiaino di essenza di trementina o di petrolio

1/2 cucchiaino di glicerina bidistillata (nota 2)

1 cucchiaino d’acqua

1 cucchiaino di aceto (nota 3)

 

(nota 2) ho sostituito spesso la glicerina con del miele liquido, in quanto il miele ha lo stesso potere della glicerina di ritardare il prosciugamento del colore e inoltre a differenza di questa non altera i colori, ed è un prodotto naturale che troviamo anche al supermarket.

(nota 3) L’aceto si può sostituire con della grappa per poter utilizzare il bleu oltremare senza pericoli.

Questa era la tempera preferita dal De Chirico perché consente di lavorare anche su grandi superfici, è facile da preparare e dopo verniciata si ravviva ma non si scurisce.

Ecco ora una mia personale ricetta, frutto di diverse prove e tentativi, che si prepara nel modo seguente.

1 tuorlo d’uovo

1 cucchiaino di olio di lino cotto

1 cucchiaino di trementina di Venezia sciolta in essenza di trementina (nota 4)

1 cucchiaio di latte

1 cucchiaino di miele

1 cucchiaino di grappa 

(nota 4 Modo di preparare la trementina di Venezia

La trementina di Venezia è una resina tratta dagli alberi di larice. Il suo uso pittorico è prevalentemente relativo alla preparazione di medium per la pittura ad olio e per le vernici. E’ un liquido molto denso, dal gradevole odore di resina, ma per essere utilizzato ha bisogno di essere reso più fluido. Ecco come si fa. Si prende la boccetta o il barattolo in cui c’è il liquido e lo si mette in una pentola con un quantitativo d’acqua tale da giungere fino ad un terzo della boccetta. Si mette il pentolino sul fuoco con fiamma bassa e si aspetta che l’acqua diventi ben calda. Quando l’acqua è calda potete togliere la boccetta e vedrete che il liquido è divenuto molto più fluido. Prendete un bicchiere, se possibile di metallo,  e versateci un cucchiaio di trementina veneta, poi aggiungete della essenza di trementina di ottima qualità fino a riempire abbastanza il bicchiere. Mettetelo a bagnomaria, come avete fatto per far sciogliere la trementina veneta, e affinché si fondano bene i due elementi mescolateli con un bastoncino. Fate freddare il tutto e poi versatelo in una boccetta o barattolo vuoto e chiudete bene, non troppo forte altrimenti sarà difficile riaprirlo se non lo adoperate frequentemente. Ogni volta che vi servirà, potrete togliere dal barattolo un cucchiaino di questa vernice. Se doveste trovare difficoltà nel riaprire la bottiglia, che non usate da tempo, mettetela a testa in giù in acqua calda, ma non bollente, per uno o due minuti. 

Questa emulsione vi da una materia con la quale potete lavorare con sovrapposizioni immediate, senza temere di portare via lo strato sottostante. Potete usare del fiele di bue per migliorare l’adesività e la fluidità, mettendone un cucchiaio nel contenitore dell’acqua con la quale diluite i colori sulla tavolozza. Potete inoltre utilizzare come diluente - in sostituzione dell’acqua - della birra o del vino bianco, meglio se abbastanza alcolico.  

Questa tempera oltre ad essere elastica e tenace, quando la verniciate si scurisce pochissimo ed anzi acquista notevole brillantezza. Contrariamente a quanto dicono alcuni manuali, l’olio di lino cotto, in piccole dosi, come in questa tempera, non scurisce i valori tonali del dipinto, purché sia di buona qualità. Non comperate olio di lino cotto in barattoli di scadente qualità, come quello generalmente usato per lucidare il legno, in quanto contiene seccativi nocivi per i pigmenti.  

  

La verniciatura delle tempere

Le tempere al solo tuorlo, quelle alla gomma, e quelle a colla devono essere sempre ben verniciate. Come avrete potuto verificare, visitando qualche pinacoteca, gran parte dei dipinti dei quattrocentisti sono ben verniciati e generalmente sono giunti a noi in tutto il loro splendore, contrariamente a tanti dipinti ad olio dei periodi successivi, anneriti a causa di imprimiture sbagliate e dall’uso di vernici a base bituminosa.

In ogni caso prima di verniciare una tempera devono passare come minimo sei mesi, meglio ancora se si lascia trascorrere un anno. E’ necessario tutto questo tempo in quanto l’uovo produce una materia che rimane per lungo tempo instabile chimicamente. Le emulsioni molto allungate come quella a base di tuorlo e gomma arabica sciolta in due terzi di un bicchiere d’acqua, possono essere verniciate anche dopo due settimane e ultimate ad olio, dopo aver preventivamente passato sul dipinto una mano di vernice da ritocco allungata con poca essenza di trementina. 

In linea generale potete procedere in questa maniera. Dopo ultimato il lavoro, tenete i vostri dipinti in un ambiente aerato e privo di umidità e se possibile incorniciateli subito con tanto di vetro protettivo, badando che non sia a contatto con la superficie dipinta. Dopo sei mesi o un anno togliete il dipinto dalla cornice e lo verniciate.

Nei secoli scorsi si usavano vernici grasse a base di olii, escludendo l’essenza di trementina. La vernice più usata era quella a base di Ambra, preparata mescolandola con olio di lino ispessito al sole. Tale vernice è oggi pressoché introvabile, perciò dovrete contentarvi delle vernici attualmente disponibili. Potete usare diverse vernici, ma evitate accuratamente le vernici a base di spirito, ottime per la pittura a gouache, ma non per la tempera all’uovo, in quanto alterano i valori tonali del dipinto rendendo i colori piuttosto crudi. Usate invece della buona vernice dammar, oppure vernice mastice, allungata con dell’ottima essenza di trementina in parti uguali. Volendo potete anche adoperare vernici a base di resine sintetiche, che asciugano subito e non ingialliscono. Di queste si trovano in commercio sia vernici opache che lucide. Se volete potete anche  preparare una vernice opaca a base di cera.

Vernice a base di cera

Mettete in una tazza di metallo o di ceramica una parte di cera d’api pura e una di essenza di trementina (devono avere lo stesso volume). Ponete il tutto in una pentola con acqua e fate riscaldare a fuoco lento a bagnomaria. Mescolate bene con un bastoncino. Quando il composto è ben amalgamato toglietelo dalla pentola e con un pennello largo passatelo delicatamente ancora caldo sul vostro dipinto con pennellate leggere.

I lavori a base di emulsioni possono anche non essere verniciati, in quanto più solidi, in particolare le emulsioni  a base di olio e vernice. In ogni caso un vetro di protezione garantirà loro di restare inalterati nel tempo.

Notazioni tecniche sulla tempera

Pur non volendo approfondire in questa sede gli aspetti attinenti alla tecnica pittorica è comunque opportuno fornire delle indicazioni di merito a quanti sperimentano per la prima volta l’uso della tempera.

La tempera all’uovo richiede molta pazienza ed abilità. La prima difficoltà risiede nella stesura dei diversi strati di colore. In teoria noi possiamo sovrapporre una infinità di strati leggeri di colore l’uno sull’altro. La particolarità che fa della tempera una pittura diversa da quella a olio sta proprio nel fatto che pur adoperando colori con forte potere coprente, possiamo ottenere sovrapposizioni e trasparenze di grande potenza e leggerezza. Ma per sovrapporre le tinte bisogna operare con accortezza in quanto se la pennellata è troppo “ruvida” porta via il colore sottostante. Ogni strato deve essere ben asciutto prima di sovrapporre quello successivo. Possiamo aiutare l’adesività degli strati con l’uso del fiele di bue da addizionare al nostro diluente (acqua, vino, birra).

Per la pittura dei paesaggi è molto indicata la tempera al tuorlo d’uovo e gomma arabica, in quanto ha una luminosità e una trasparenza notevole.

Per la figura si può utilizzare con profitto sia la tempera al solo tuorlo (usata ancora oggi dai pittori di icone), ma anche emulsioni come quella con olio di lino cotto e trementina veneta che consente una lunga lavorazione.

Comunque sia, soltanto sperimentando di persona troverete la tempera che più soddisfa le vostre esigenze. In conclusione possiamo affermare con il De Chirico che la tempera sia essa magra o grassa è senz’altro una pittura più pura della pittura ad olio, così come è superiore alla pittura acrilica, che sebbene trattata con additivi e diluenti non può mai eguagliare le trasparenze e i passaggi di tono che si ottengono con i pigmenti mescolati alle emulsioni a base d’uovo.

 

Tempere miste

Infine si può utilizzare con profitto un sistema pittorico misto, ovvero di tempere finite con colori ad olio. In particolare per la pittura di figure, si adatta molto bene una base a tempera (la migliore di quelle all’uovo è  quella con tuorlo d’uovo e gomma arabica), ma altrettanto buone sono le tempere a colla e a farina, che possono essere verniciate con vernice da ritocco subito dopo l’asciugatura, per poi tornare su con i colori ad olio. In questi casi l’abbozzo, molto descrittivo, va fatto con colori terrosi, delineando bene le zone d’ombra e di luce. Si passa quindi come detto una mano di vernice da ritocco Vibert o simile. Appena la vernice da ritocco si è asciugata - è sufficiente una mezzora - si torna su con i colori ad olio, esaltando le trasparenze delle ombre e fondendo i diversi passaggi di tono dei chiaroscuri. Finito il lavoro dopo sei mesi lo si vernicia.

Link Utili

 

 


 

Introduzione Disegno Olio Tempera Acquerello Decorazione Frammenti Didattici

()

| Home Page | Schede Tecniche | Forum | Consulenze | Invia un Commento |