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strumenti musicali Veneti |
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La costruzione di organi artigianali i, strumenti a fiato e liuteria in Veneto Se consideriamo il fatto che il costruttore di cembali padovano Bartolomero
Nel Settecento, grazie ad una vera e propria "scuola", fondata a Venezia dal sacerdote dalmata Pietro Nacchini, e proseguita dal grande Callido, il Veneto ha mantenuto una posizione di primo piano, con soluzioni tecniche innovative e con un'attività artigianale che sapeva esportare i propri prodotti non solo in nel resto dell'Italia ma perfino a Costantinopoli e a Smirne. A Vicenza, nell'Ottocento, si distinse la famiglia De Lorenzi, con oltre un centinaio di organi di ottima qualità, mentre a cavallo tara Ottocento e Novecento eccelse la famiglia Zordan. Con la famiglia Callido nel Settecento, con i Bazzani, gli Agostini, i Malvestito, nell'Ottocento, con i Tamburini e i Ruffatti nel Novecento, Padova e il suo territorio hanno conservato, in questo settore un primato che molti invidiano: basti pensare che ancor oggi la ditta Ruffatti da sola rappresenta in modo eccellente questa antica e nobile arte. Anche gli strumenti a fiato come trombe, corni, timbali, flauti, oboi, trovarono buona diffusione sia a Venezia che in terraferma. Poiché erano costruiti con materiali diversi, come il metallo, l'argento, il legno, gli artigiani che li fabbricavano appartenevano a diverse corporazioni, come quella dei calderaj, cioè i costruttori di pentole.
Tra i maestri artigiani di Padova del XVII e del XVIII vanno ricordati: un non meglio identificato Martino Presbyter Bartolomeo Moro, Christofilo Rochi e Francesco Verle. Il buon sviluppo della liuteria patavina è sicuramente legato al fatto che risiedevano in città molti studenti tedeschi che amavano accompagnare le loro feste, i loro balli e i loro incontri con strumenti a corda dell'epoca, cioè liuti, cetre e tiorbe, i progenitori del mandolino, della chitarra e del violino. Fin dal XIV sono documentate a Padova scuole di musica che contavano tra i A Venezia non c'era casa, se non le più miserande, che non avessero un flauto, liuto o un violino, così non c'era chiesa, convento, scuola, ospedale o collegio che non avesse una propria orchestra e questo ci dà la misura del gran numero di strumenti musicali in uso. Fino a tutto il Settecento e i primi anni dell'Ottocento, a Piazzola sul Brenta i Contarini - Correr avevano raccolto un'importante collezione di strumenti musicali, in buona parte usciti dalla botteghe artigiane del Veneto e anche al castello del Catajo, a Battaglia Terme, prima della vendita fatta al Kunsthistorisches Museum era conservata una notevole collezione di strumenti musicali antichi. Oggi le produzioni artigianali sono molto rare, strette dalla concorrenza degli strumenti fatti in serie e dalle manifatture extraeuropee. |
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Ultimo Aggiornamento: 29/03/09.