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stacco e strappo di un Affresco

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lo stacco o lo strappo di un affresco

In Breve

Fin dal secolo XIX lo strappo è considerata la tecnica più moderna per la rimozione degli affreschi dalla loro collocazione originaria. Lo strappo comporta la rimozione della pellicola pittorica dell'affresco, senza la porzione di intonaco sulla quale è stesa: si ottiene così un sottile strato di calcare colorato formatosi per la carbonatazione della calce, legante della malta dell'intonaco. Per la realizzazione della tecnica dello strappo è necessario applicare sulla superficie dell'affresco delle tele sottili e resistenti, legate allo strato pittorico per mezzo di colle reversibili che non ne danneggino l'aspetto. Staccando le tele dalla parete resta attaccato ad esse lo strato affrescato: questa operazione è particolarmente delicata e occorre usare ogni cautela.

Altre tecniche di intervento per distaccare un affresco dalla parete sono quella dello stacco, che comporta l'asporto dell'intonaco e quella dello stacco a massello che prevede il distacco di una parte della muratura su cui l'affresco è stato dipinto.

La rimozione di un affresco è sempre un intervento complesso: esso è particolarmente invasivo e va realizzato solo quando tutte le altre possibilità di intervento sono da escludere ed è necessario allontanare gli affreschi dalla loro sede originaria. Il moderno studio sui materiali ha fornito un valido aiuto per questa tipologia di restauro.

 

Per saperne di più

Lo strappo e lo stacco sono due tecniche per rimuovere dipinti murali dalla loro sede.

Si tratta di operazioni deontologicamente scorrette se si eccettuano casi molto particolari da valutarsi di volta in volta (calamità naturali, possibilità di perdita irrimediabile, ecc..). Si tende a fare tutto ciò che è possibile per mantenere un dipinto murale dove è nato per evitare di impoverire il patrimonio architettonico. Le due tecniche erano ampiamente applicate fino a tutti gli anni '70 si è poi gradualmente spostato l'attenzione dallo strappo, che rimuove poche decine di micron di superficie pittorica, allo stacco che rimuove anche una buona quantità dell'intonaco originale. Pur risultando più invasiva per l'architettura questa seconda tecnica ha infatti l'innegabile vantaggio di restituire un dipinto murale più integro nella forma e di più facile conservazione.

A causa dell'abuso che se ne fece storicamente, negli anni '60 si comincio a nutrire dubbi su tali tecniche e soprattutto sullo strappo e si decise di regolamentarne l'uso. Lo strappo e lo stacco di qualsiasi superficie dipinta sono tuttora soggette ad autorizzazione da parte della Sovrintendenza anche nei casi di dipinti non visibili e/o non sottoposti a tutela. L'esecutore dello strappo o dello stacco commette una violazione grave se non provvede a comunicare l'intervento e ad ottenerne l'autorizzazione e rischia se non ricordo male addirittura la reclusione.

La normativa è particolarmente severa perché in passato (e sporadicamente anche oggi) la tecnica veniva usata da ladri di dipinti soprattutto su murature archeologiche o di edifici in stato di semiabbandono e anche da antiquari e mercanti di immobili che non si facevano alcuno scrupolo a strappare integralmente l'apparato decorativo di castelli e residenze signorili prima di rivenderli.

Altra pratica molto deleteria era lo strappo multiplo che prevedeva la rimozione di uno spessore inferiore allo strato pittorico rendendo possibile di fatto moltiplicare gli affreschi... si parlava così di primo, secondo o anche terzo o più strappo (ogni strappo successivo veniva effettuato sul residuo di strato pittorico che rimaneva sul muro). Lo strappo oltre a questa moltiplicazione permette di "lavorare" sulle dimensioni e sulle forme degli affreschi rendendo possibile "spianare" superfici concave o convesse e viceversa o dilatare e restringere in un certo range lunghezza e larghezza del dipinto stesso. Queste alterazioni sono ovviamente sconvenienti per l'opera e vanno a comprometterne profondamente la natura e il significato.

Per tale ragione lo strappo ancor più dello stacco e da considerarsi una tecnica discutibile. Più accettato invece dello stacco e quello che viene definito "stacco a massello" che prevede, nei casi in cui è applicabile, di rimuovere anche la muratura su cui sussiste l'affresco. Tale operazione è da svolgersi in un unica soluzione permettendo di mantenere il più integro possibile il dipinto murale. E' usato (anche se molto raro) esclusivamente per rimuovere dipinti murali su ruderi di scavi archeologici da abbandonarsi o in caso di mura pericolanti in seguito a calamità (crolli, terremoti, alluvioni...) in quanto risulta ovviamente troppo distruttivo su una superficie architettonica convenzionale è comunque un uso non generalizzabile e da valutarsi di volta in volta.

A causa della potenziale pericolosità delle tecniche di cui sopra nel corso dei decenni si è cercato di accantonarle sempre più soprattutto a livello istituzionale e della formazione (anche per non diffondere tecniche utilizzabili in modo criminoso). Per tale ragione sono tecniche che raramente vengono apertamente insegnate e quasi nessuno studente ha mai visto uno strappo vero anche se generalmente viene insegnato il principio di funzionamento da un punto di vista teorico.
Lo stacco è abbastanza intuitivo da capire... si protegge la superficie e si lavora da dietro per rimuovere il dipinto murale. Lo strappo invece è un po' più complesso.
In estrema sintesi un collante (tradizionalmente colla animale) viene steso sulla superficie da strappare. Il collante penetra nei pori per una profondità che dipende da un numero di variabili piuttosto elevato (porosità dell'intonaco, tipo di collante, diluizione del collante, presenza di umidità nell'intonaco, temperatura dell'intonaco, presenza di sali solubili, condizioni meteorologiche, ...) dopo essere stato steso si ricopre con delle tele che vengono a loro volta intrise di collante. Si ha quindi l'essicazione che provoca generalmente anche una contrazione del collante (di nuovo tempi di essicazione e entità della contrazione dipendono da variabili analoghe a quelle enunciate sopra... comunque si parla nella tecnica tradizionale di giorni se non settimane).
A questo punto a causa della contrazione del collante si ha, alla profondità di penetrazione, uno sgretolamento che produce una superficie di discontinuità che permette con una leggerissima trazione di rimuovere il dipinto murale.

Sapere i tempi, le concentrazioni, le temperature di esecuzione fa parte di quel know how che difficilmente qualcuno ti svelerà e che comunque variano in genere da esecutore a esecutore.
I margini di sicurezza dell'intervento sono anch'essi difficili da ponderare... in generale comunque si può strappare solo d'estate e nei muri che non contengono sali... molti dipinti, per le loro caratteristiche, non sono tuttavia adatti ad essere strappati e se non si è esperti il rischio di rovinare irrimediabilmente un'opera è molto concreto.


 

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Liberamente tratto dalla rete Ultimo Aggiornamento:. 29/03/09