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Preparazione e utilizzo di Solvent Gels
reagenti per la pulitura di opere
policrome
"Ripreso dalla rivista Progetto restauro della casa editrice del Prato -
Paolo Cremonesi, Alessandra Curti, Laura Fallarmi, Silvia Rato"
Abbiamo già discusso come, dal punto di vista strettamente
chimico, il successo di un'operazione di pulitura effettuata con solventi
organici stia nell'abilità a sciogliere certi materiali (la vernice, o
più in generale il materiale filmogeno superficiale da rimuovere) senza
invece solubilizzarne altri (quelli originari dell'opera, presenti negli
strati sottostanti). Questo può avvenire utilizzando solventi che abbiano
una polarità simile a quella del materiale resinoso costituente la
vernice, e sufficientemente dissimile da quella degli altri materiali,
così da garantire la selettività di azione. Quando invece le polarità del
materiale da rimuovere e dei materiali costitutivi sono troppo simili, la
pulitura è a rischio, e per poterla compiere con un certo margine di
sicurezza si devono adottare delle precauzioni operative che limitino la
diffusione del solvente negli strati più interni.
In realtà, però, è difficile pensare ad una vernice come ad uno strato
dalle caratteristiche omogenee in tutti i suoi punti, e quindi avente
tutto la stessa polarità. Lo strato, infatti, riflette le caratteristiche
dello strato di colore sottostante: il suo diverso contenuto di legante
nelle varie campiture cromatiche, e quindi il suo diverso grado di
alterazione e la sua disomogenea acidità e polarità.
Il restauratore spesso si rende conto di questa discontinuità nella
pratica della pulitura: la miscela solvente sembra agire di più in certe
zone, di meno in altre. Piuttosto che mettere a punto una miscela
solvente a polarità costante che possa "centrare" la polarità del
materiale superficiale in tutte le sue zone questo il ragionamento di
Wolbers cerchiamo di riunire nella stessa preparazione componenti a
polarità deterse, anche diametralmente opposte, che possano quindi essere
attori su tutta la superficie. Per mantenere la selettività d'azione
superficiale sarà però indispensabile dare alla miscela altissima
viscosità, in modo da reprimere la diffusione dei componenti sotto la
superficie.
Così, detto in maniera un po' semplificata, sono nati i Solvent Gels.
Ma vediamo di descriverne più in dettaglio i vari
componenti.
I Solvent Gels
L'addensante utilizzato è l'Acido Poliacrilico, l'omopolimero dell'Acido
Acrilico (CH z =CH COOH), una macromolecola avente la struttura mostrata
nello Schema I.
Questa molecola ha due caratteristiche peculiari: le dimensioni e la
funzionalità acida. Innanzitutto, se consideriamo che il Peso Molecolare
di questa macromolecola può arrivare fino a 3.000.000 4.000.000 Dalton, e
che quello del monomero costituente è 70 Dalton, ne consegue che il
polimero può contenere anche 40.00055.000 monomeri legati fra loro:
dimensioni enormi dunque, anche superiori a quelle, ad esempio, di una
proteina.Le catene di queste macromolecole, che nello Schema abbiamo
indicato per semplicità in forma lineare, sono in realtà "avvolte" in
forma raggomitolata.
I gruppi Carbossilici, acidi, presen ogni due atomi di Carbonio, possono
essere salificati per azione di una base, producendo i corrispondenti
anioni Carbossilato ( COOH > COO ).ti Quando questo avviene, tra le
cariche elettriche negative formatesi si esercitano forze repulsive che
tendono ad allontanarle reciprocamente: questo costringe, per così dire,
la macromolecola a "distendersi".
Queste lunghe catene, potremmo dire simili a strutture fibrose, sono ora
in grado di impartire grande viscosità al liquido in cui sono sciolte:
così l'Acido Poliacrilico, quando neutralizzato anche solo parzialmente
con una base, esplica la sua azione addensante.
La base che reagisce salificando l'Acido Poliacrilico, viene a trovarsi
"chimicamente legata", in forma di sale, alle macromolecole dell'Acido
stesso. Qualunque base, ad esempio l'Idrossido di Ammonio, potrebbe
svolgere quest'azione di neutralizzazione.
Se però utilizziamo una base che abbia anche proprietà tensioattive, come
un'Ammina Polietossilata, otteniamo un secondo, importante risultato: il
complesso Acido Poliacrilico/Base acquista anche proprietà tensioattive,
cioè di emulsionante e di detergente. Possiamo così riassumere i vantaggi
che si ottengono da questa particolare combinazione dei due reagenti:
l'Acido Poliacrilico, l'addensante, per le sue dimensioni molecolari ha
verosimilmente poca tendenza a diffondere nella porosità del materiale;
quando salificato con un'Ammina Etossilata, forma il corrispondente sale
e manifesta proprietà addensanti; l'addensante e il tensioattivo sono ora
chimicamente legati tra loro: in altre parole, l'addensante acquista ora
anche proprietà tensioattive; l'Ammina Polietossilata, che di per sé
sarebbe un componente non volatile, con forte capacità di diffondere
sotto la superficie e forte ritenzione dentro gli strati, trovandosi
"ancorata" ad una macromolecola acquista azione superficiale.
A questo punto, come componenti liberi restano i solventi organici e
l'acqua. Anche questi, però, trovandosi in un gel ad altissima viscosità
hanno limitata possibilità di diffondere sotto la superficie.
In queste preparazioni viene dunque massimizzata l'azione superficiale e
repressa quella di diffusione sottosuperficiale dei vari costituenti. La
loro azione è confinata alla superficie, e la rimozione del gel ci dà la
garanzia di rimuovere efficacemente tutti i componenti.
Nella preparazione si utilizza l'agente neutralizzante, l'Ammina
Etossilata, non in quantità stechiometrica (necessaria cioè a reagire con
tutti i gruppi Carbossilici presenti sull'Acido Poliacrilico,
l'addensante), ma in difetto, così da ottenere solo parziale
salificazione dell'Acido Poliacrilico, sufficiente a provocare la
"distensione" delle macromolecole, e quindi l'addensamento della
soluzione.
Per quanto riguarda l'Acido Poliacrilico, il prodotto commerciale più
facilmente reperibile è il Carbopol, e per l'Ammina Etossilata il
prodotto Ethomeen.5
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