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A
cura di

arch.
Antonella Caldini
Indice
L'Architettura
Gli Affreschi
Il Catino Absidale
L'Emiciclo Absidale
Elementi di degrado
Bibliografia
Restauro architettonico
San Vito a Morsasco
S. Rocco a Felizzano
Palazzo Levi
Palazzo Migliazzi Colonna
Palazzo Madama Rossi
Le facciate dipinte
Fabbricato a Morsasco
Le Trunere
Link utili
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Chiesa campestre di S.Rocco
a Felizzano (Al)
Analisi stilistica e diagnostica delle
pitture murali absidali
Elementi di degrado
La tessitura muraria della zona absidale è contraddistinta dalla regolarità
della posa in opera dei laterizi, disposti per testa su filari orizzontali e
paralleli. I laterizi hanno dimensioni comprese tra i 29-30 cm di lunghezza e
5-6 cm di altezza, di colore marronerosso sono privi di rigature e presentano un
legante di colore chiaro, consistenza abbastanza tenace e scarsa aderenza,
probabilmente a causa dell’avanzata decoesione dovuta alla presenza di umidità e
alle relative migrazioni superficiali dei sali.
Tra le principali tipologie di alterazione riscontrate sugli strati
preparatori senza dubbio la più evidente è la decoesione della malta, dovuta al
generale impoverimento del legante e, conseguentemente, alla mancanza di
adesione degli strati preparatori al supporto murario. L’alto livello di
imbibizione della muratura ha causato le numerose cadute degli intonaci,
anzitutto ricollegabili alla particolare situazione topografica della chiesa,
che affonda le sue murature direttamente sul terreno senza un adeguato
isolamento. A ciò si aggiungano altri importanti fattori di degrado ascrivibili
alle variazioni termoigrometriche dell’ambiente interno e all’infiltrazione
dell’acqua piovana dalle coperture. In diversi punti i distacchi degli intonaci
si presentano tra loro comunicanti, venendo a formare delle sacche completamente
decoese che necessitano dell’immediata messa in sicurezza.
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Un discorso più approfondito merita,
invece, il film pittorico che si presenta nell’insieme in discreto
stato di conservazione, anche in questo caso i maggiori danni sono
riconducibili a fattori concomitanti come le vecchie infiltrazioni
provenienti dalle coperture, le variazioni termoigrometriche, i
fenomeni di assestamento statico e i precedenti interventi di
restauro.
Sono visibili forme di usura sia dell’intonaco che della pellicola
pittorica dovute ai movimenti ascensionali e discensionali
dell’umidità, talora associati ai processi di solubilizzazione del
carbonato di calcio dell’intonaco e di cristallizzazione dei sali
solubili.Il fenomeno più diffuso è quello relativo alla presenza di
depositi superficiali di natura incoerente che, sedimentati in
debole spessore, hanno contribuito
a ridurre la leggibilità dei dipinti, anche ostacolata dalla presenza
di estesi sbiancamenti (fig. 12) ricollegabili alla
cristallizzazione dei sali solubili (come nel caso della veste del
Cristo pantocratore). |

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La superficie affrescata presenta, inoltre, difetti di adesione e coesione dello
strato pittorico, aree interessate da distacchi tra gli strati preparatori di
media e grave entità, fessurazioni tra gli strati costitutivi e crettature del
film pittorico.
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La presenza di formazioni saline anche al di sotto della pellicola
pittorica ha contribuito, in talune zone, alla perdita di continuità
tra gli strati pittorici con deformazione del piano di
stesura originaria e conseguente distorsione delle immagini dipinte
(deformazioni).
Laddove la pellicola pittorica è andata irreversibilmente perduta sono
visibili lacune del dipinto trattate, in occasione dei precedenti
restauri, in maniera neutra come nel caso del viso del Cristo
Pantocratore, lacunoso dell’occhio sinistro e di altre porzioni a
contorno (fig. 13).
Sono anche presenti numerose
stuccature realizzate in passato in maniera non esattamente congrua
alla superficie originale, al punto da interrompere la continuità e la
lettura delle immagini dipinte. |
La pellicola pittorica è stata, inoltre, trattata con fissativi
non traspiranti che hanno provocato alterazioni dell’aspetto cromatico e tonale
e conseguenti contrazioni ed irrigidimenti dell’intonaco, provocando la
formazione di zone traslucide e scure.
Le pitture murali dell’emiciclo absidale sono, inoltre, diffusamenteinteressate
da scalfitture, scritte ed incisioni, alcune delle quali molto antiche, lasciate
negli anni a testimonianza dei tanti visitatori che a diverso titolo ebbero modo
di visitare il piccolo edificio di culto. Si tratta, quindi, di forme di degrado
riconducibili ad azioni antropiche volontarie, divenute nel tempo parte
integrante della memoria storica di questo piccolo edificio (fig. 14).
Bibliografia
OFFITO
SERRA,
a cura di, Gli affreschi della Chiesa di San Rocco in Felizzano,
in «L’Amico Bollettino Parrocchiale di Felizzano», n. 6, 1953.
G. C UTTICA
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La pittura delle pievi nel territorio di Alessandria dal XII al XV
secolo, Alessandria 1983.
Raccomandazioni Normal. Lessico per la descrizione delle
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n. 1/88, CNR-ICR, 1990 e s.m.i.
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Restauro architettonico, Utet, Milano 2001, voll. I, II, III, IV,
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S. A RDITI
– C. PROSPERI,
a cura di, Tra Romanico e Gotico, Editrice Impressioni Grafiche,
Acqui Terme 2004.
A. C ATTABIANI,
Santi
d’Italia. Vita, leggende, iconografia, feste, patronati, culto,
Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2004.
R. G IORGI
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Santi, in S. ZUFFI,
a cura di, I Dizionari d’Arte, Electa, Milano 2007.
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Link utili
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