ritocco Pittorico

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Indice

Il ritocco pittorico

il ritocco normale 

il ritocco totale

il ritocco neutro

tratteggio o rigatino

restauro frammento

 


 

Questo saggio di Heinz Althofer , pubblicato diversi anni fa in Germania , è dedicato al ritocco pittorico e alle problematiche ad esso connesse. Il volume è suddiviso in due parti: la prima dedicata alla storia del ritocco pittorico fin dai primi casi riscontrabili fino a giungere al XIX secolo, mentre nella seconda vengono descritti i diversi tipi di tecniche adottate per l'esecuzione delle integrazioni dei dipinti, da quelle ormai considerate sorpassate  fino alle più moderne concezioni.

 

Edizioni il Prato 

ISBN 

88-87243-39-5 


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Pittura su tavola

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 Uso dei Tensioattivi

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liberamente tratto da " La questione del ritocco nel restauro pittorico"

Collana i Talenti (edizioni il Prato)

Heinz Althofer

Il restauro non è sempre stato restauro come lo intendiamo noi. La semplice conservazione e il preciso limitarsi dell'integrazione alla parte mancante viene concepito per la prima volta a partire dalla fine del XVIII secolo. In precedenza non era questa rigida istanza di conservazione l'ottica dell'intervento di restauro, la questione del successivo impiego stabiliva se integrare soltanto la parte mancante oppure se modificare il dipinto per realizzare una nuova idea, in cui il resto originale veniva naturalmente inserito come valore interno. Questo è vero per la maggioranza delle opere d'arte restaurate e soprattutto per quelle al centro della vita sacra e di uso costante. Di continuo, e anche laddove l'intervento conservativo non era necessario o aveva scarsa ragion d'essere, si trasformavano opere d'arte secondo le concezioni e le necessità dell'epoca. 

Infine, come avvenne nel rinascimento, i resti potevano essere modello ed esempio, oppure, specialmente nel manierismo, offrire l'occasione per trasformazioni in parte grottesche, nelle quali il materiale antico era riconosciuto e considerato come un valore, ma andava perduto nella sua funzione e nella sua forma. Ciò che viene conservato come resto è modello, esempio e punto di partenza.
Simile fino al barocco, soltanto spostata per i cambiamenti nel rapporto tra arte e culto, è rimasta la relazione tra resti tramandati e nuova opera d'arte. In questo caso non aveva alcun rilievo se il resto scompariva come materiale di spoglio nel complesso della nuova opera d'arte o veniva esibito come una preziosa reliquia. In questa sede non dobbiamo occuparci delle numerose varianti relative a libere trasformazioni di opere d'arte secondo lo stile e il gusto dell'epoca. E' soltanto necessario rendersi conto che appena con il classicismo la parte e il resto diventano degni di essere conservati.

All'inizio dovette sembrare che, dopo aver superato la modalità della precedente prassi integrativa, non dettagliata, bensì più tematicamente generica e a senso - "là dove c'era un albero, dev' essere! di nuovo un albero" - la strada verso un restauro assolutamente oggettivo fosse spianata e dunque rimanessero escluse tutte le influenze che si potevano insinuare nel dipinto attraverso il legame del restauratore con lo stile e il gusto della sua epoca. I restauri del periodo in cui si prende coscienza della conservazione e si riconosce il carattere storico e docu mentario delle opere d'arte non sono però meno esposte delle prece denti allo stile dell'epoca. Di certo le influenze dei diversi stili nelle opere restaurate "pittoricamente" si impongono all'osservatore con maggior evidenza, ma ad esempio un ritocco neutro non è in fondo meno confinato nel gusto e nello spirito dell'epoca rispetto ad un disinvolto restauro di un dipinto rinascimentale per mano dei nazareni. Ogni restauro è lo specchio dell'epoca.

Riguardo alla prassi dell'integrazione "pittorica", per il XIX seco lo va constatata l'istanza teorica di limitarsi assolutamente alla lacuna. Riconosciamo la distanza tra ideale e realtà, poiché nella prassi del restauro si incontrano ridipinture fino alla fine del XIX secolo e oltre. L'intermezzo più significativo nel problema dell'integrazione delle lacune è rappresentato negli anni sessanta del XIX secolo dalla lezione di Pettenkofer, che intende demandare esclusivamente alla scienza la conservazione dall'opera d'arte. La prossimità al tentativo archeologi co-scientifico del classicismo è palese; la distanza risulta evidente nel totale rifiuto di qualsiasi integrazione. 

L'ulteriore evoluzione successi va a Pettenkofer dimostra che il ritocco neutro da lui postulato, non costituisce una vera soluzione del problema, in quanto considera uni lateralmente il carattere documentario dell'opera, trascurando l'aspet to estetico e la realtà artistica.

Con l'avvento della documentazione fotografica, scientifica e di critica stilistica, sembra che negli ultimi tempi ci si cominci a scosta re da questa concezione. A questo ha fatto particolare riferimento Christian Wolters Christian Wolters72. Si delinea una tendenza volta a riscoprire l'opera
d'arte nella sua totalità anche in occasione del restauro. Questa è un'e voluzione del moderno restauro, che si avvicina maggiormente alla
concezione barocca dell'opera d'arte piuttosto che a quella del XIX secolo.


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