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La
Pittura su Tavola: Storia e tecnica
testi:
S. Baroni
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La pittura a tempera su
tavola lignea vive il suo periodo di massimo splendore tra il XIII e il
XV secolo, cioè dalla diffusione delle croci dipinte a quella dei
polittici e alla successiva evoluzione di questi in pale d´altare. |
La
pittura su tavola - Storia e tecnica
La storia
Nei
secoli le tecniche di applicazione delle tempere su supporto ligneo mutano
soprattutto in relazione al gusto e di conseguenza agli effetti pittorici
richiesti. Nell´alto medioevo, l´uso di sovrapporre l´uno all´altro gli
strati di colore e di stenderli in campiture uniformi risponde alle esigenze di
bidimensionalità perseguite dagli artisti dell´epoca.All´incirca dalla fine del Duecento le tempere sono accostate e fuse ottenendo
una gradazione di toni con effetti di chiaroscuro che ripetono quelli di uno
schizzo sottostante, tracciato generalmente a carboncino e ripassato con
inchiostro diluito in acqua Nella seconda metà del XV secolo si diffonde la
stesura cromatica per velature: ne derivano sfumature più delicate e varietà
di riflessi luminosi.
La pittura a tempera su tavola lignea vive, forse, il suo periodo di massimo
splendore dal Duecento al Quattrocento, quando si diffondono su vasta scala le
croci dipinte, i polittici e le piccole ancone e gli altaroli destinati alla
devozione privata.
Le varie fasi dell´esecuzione di un dipinto a tempera sono minuziosamente
descritte nel cosiddetto "Libro dell´Arte" scritto probabilmente tra
la fine del XIV secolo e l´inizio del XV secolo da Cennino Cennini, che si
dichiara allievo di Taddeo Gaddi ed erede della tradizione pittorica fiorentina
di manifesto retaggio giottesco. La
pittura su tavola - Storia e tecnica
Il supporto
Il
supporto più diffuso, anche se non l´unico (si possono infatti usare carta,
tela, pietra e pergamena come nei codici miniati), per la pittura a tempera, è
costituito da legno ben stagionato di pioppo, tiglio o salice (ma anche noce e
quercia). Spesso la tavola si compone di più assi saldate fra loro da colla di
caseina e con traverse inchiodate sul retro. Il difetto principale di quest´intelaiatura
così rigida (cui si cerca spesso di supplire in sede di restauro) è di
impedire i naturali movimenti del legno, dovuti alle variazioni ambientali di
temperatura ed umidità: si generano così spaccature ed incurvature della
tavola. Già nel XV secolo del resto si usano talvolta traverse scorrevoli
inserite in incavi a coda di rondine per ovviare a questo inconveniente.
Il lato della tavola destinato a ricevere la pittura viene ben spianato; si
procede all´eliminazione di nodi e cavità (colmate con segatura mista a
colla), mentre i chiodi vengono ribattuti e coperti con sottili lamelle di
stagno, con strati di cera, o con tasselli lignei, per evitare il formarsi di
ruggine.
La tavola lignea deve essere preparata per ricevere la pittura. Col termine
preparazione si intendono tutti gli strati intermedi fra il supporto e la
pellicola pittorica. Essa può essere ottenuta in modi più o meno sofisticati:
generalmente si procede con gesso unito ad un legante, come colle proteiche o la
colla di pelle. Tale composto, una volta steso in vari strati, viene levigato e
lisciato.
In altri casi la superficie della tavola, dopo esser stata spalmata con vari
strati di colla animale, viene lasciata essiccare e quindi ricoperta con una
tela di lino. Questa cosiddetta ´impannatura´, o meglio ´incammottatura´,
giova ad attenuare l´intensità dei movimenti del legno, offrendo una
superficie più stabile agli stati soprastanti. Il passo ulteriore è costituito
dall´ ingessatura della tavola. Sul lino si stendono vari strati di ´gesso
grosso´ e colla, li si lascia seccare per alcuni giorni, poi se ne applicano
altri di colla e gesso sottile, cioè sciolto in acqua e scaldato a bagnomaria.
Quando l´ultimo strato è ben asciutto, lo si raschia accuratamente in modo da
ottenere una superficie liscia e compatta. A questo punto la tavola è pronta a
ricevere la pellicola pittorica.
La
pittura su tavola - Storia e tecnica
I pigmenti
La
pittura su tavola fa spesso ricorso alle cosiddette tempere. Esse nascono dall´
unione di pigmento sciolto in acqua e legante.
Leganti sono chiamati quelle sostanze con le quali vengono mescolati i pigmenti
per farli aderire al supporto. In base alla natura del legante si ottengono
tempere magre oppure grasse.
Le tempere magre si sciolgono in acqua e sono ottenute con un legante di origine
animale, come l´uovo, la caseina del latte, le collette animali di pelle,
pergamena osso e pesce; oppure vegetale, come il lattice di fico, le gomme e le
farine di cereali.
Le tempere grasse invece sono quelle che contengono come leganti, oltre alle
sostanze precedenti, anche olii grassi e resine.
La
pittura su tavola - Storia e tecnica
La doratura
Una
porzione fondamentale del dipinto su tavola nel medioevo è costituita dal fondo
o dalle parti decorative realizzate in oro. Le tecniche di doratura sono
molteplici: la più diffusa è costituita dalla stesura di foglie d´oro detta
´a guazzo´. L´oro deve essere cioè steso prima dei colori sulla tavola già
preparata. Per preparare il supporto a riceverlo si incide il contorno della
parte da dorare, quindi, secondo la procedura canonica, si stendono su di essa
quattro mani di un composto costituito da acqua, chiara d´uovo montata a neve e
bolo cosiddetto , cioè un´argilla untuosa e rossiccia finissima. E´ quest´ultima
che riaffiora comunemente in seguito alla caduta dello strato d´oro, rimanendo
in vista in molti dipinti del XIII, XIV e XV secolo.
Dopo aver fatto asciugare la tavola protetta dalla polvere con un panno, si
procede con la brunitura (una sorta di lucidatura) del bolo mediante pietre dure
levigate (pietra d´agata) oppure con strumenti ricavati da denti di animali. e
sottili foglie d´oro zecchino, ricavate ad opera dei battiloro da una lamina
battuta con un martello tra due strati di pelle, sono poste ad una ad una su un
pezzo di carta e lasciate scivolare con il pennello sul bolo precedentemente
inumidito. A questo punto sull´oro brunito si possono apporre decorazioni
incise o impresse con dei timbri detti "punzoni", l´uso e la
diffusione dei quali contribuisce non poco al risultato finale del dipinto.
Oltre alla stesura dell´oro a bolo, precedentemente descritta, la doratura di
alcune parti dei dipinti medievali si ottiene anche con la tecniche a missione
ed a conchiglia, generalmente riservate a zone più minute. La prima era
ottenuta stendendo con un pennellino sulle parti da dorare la missione, cioè
una colla fatta di olio di lino, una resina e, talvolta, un pigmento essiccante
. Quando la colla cominciava a far presa vi si metteva sopra la foglia d´oro,
premendola con la bambagia affinché aderisse, e quindi la si spolverava con un
pennello morbido per togliere l´oro in esubero. La doratura a conchiglia era
invece ottenuta mescolando la polvere d´oro con un legante come la gomma
arabica e stendendola a pennello. Nei dipinti medievali si fa spesso ricorso a
decorazioni a pastiglia: si tratta di decorazioni in rilievo fatte con gesso e
colla proteica, oppure gesso e colla di farina, spesso estese a parti di
carpenteria anche prive di figurazione, come pilastrini laterali di polittici o
aureole di santi stese sulla preparazione del dipinto.
La pittura su tavola - Storia e tecnica
La verniciatura
L´ultima
fase dell´esecuzione di una pittura a tempera su tavola è costituita dalla
verniciatura, tesa a conferire alla superficie colorata ulteriore brillantezza
ed un certo grado di protezione. Questa delicata operazione deve essere compiuta
molto tempo dopo il completamento del dipinto per consentire una perfetta
essiccazione dei colori. La vernice tiepida, costituita da mastice, sandracca o
altre resine naturali ed oli vegetali come il lino, il ricino e la canapa, viene
stesa con le mani o con una spugna sulla tavola posta sotto il sole, al riparo
dalla polvere. La vernice però, in genere, non deve assolutamente toccare
eventuali parti dorate, che ne sarebbero danneggiate. Terminata l´operazione,
il dipinto viene lasciato asciugare al sole.
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