palazzo Madama Rossi di Visone

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A cura di

arch. Antonella Caldini

arch. Grazia Finocchiaro

dott. M.Cristina Ruggieri

 



Indice

Palazzo Madama Rossi

Stato di Conservazione

Restauro  dei Lapidei

 


[Nota 1]: Risale al 1500 la costruzione della chiesa di San Pietro Apostolo, oggi meglio nota come Oratorio di San Rocco. Il cambiamento di titolo risale al 1523 quando, imperversando la peste, i Visonesi dedicarono la chiesa al Santo, ben noto per le sue doti taumaturgiche, nella speranza di risparmiare al paese il contagio dalla pestilenza

 

[Nota 2] Cfr., M.C.Goslino, C. Mignone, E.Oliveri,  Visone. Vita quotidiana nei secoli, Edizioni dell’Orso, Torino, 1994, p.7


Restauro architettonico 

  San Vito a Morsasco

Palazzo Levi

Palazzo Madama Rossi

Le facciate dipinte

Palazzo Migliazzi

Fabbricato a Morsasco

S. Rocco a Felizzano


 

Visone (Al) Palazzo Madama Rossi

NOTIZIE STORICHE TRATTE DALLE FONTI DOCUMENTARIE
Palazzo Modama Rossi, annoverato tra i principali monumenti di Visone, sorge a nord di Via Acqui in aderenza ad ovest con l'antico Oratorio di San Rocco.[
Nota 1]

Quando, tra il 1500-1700, il Borgo medievale di Visone si trasforma in centro urbano con la costruzione delle prime case fuori dal Borgo, si assiste alla realizzazione di due importanti monumenti: l'uno a significare il potere religioso, la nuova chiesa Parrocchiale in località Caldana; l'altro la classe aristocratica che aveva la propria base economica sulle proprietà terriere del circondario, Palazzo Madama Rossi, edificio a corte con loggiato e colonnati [Nota 2].
Le informazioni emerse dallo studio delle fonti documentarie si sono rivelate insufficienti e parziali e in taluni casi (soprattutto per le notizie più recenti) sono state integrate con le fonti orali. Si apprende che il palazzo fu fatto
costruire nel XVI secolo dal Cardinale Bonelli, detto l'Alessandrino, nipote di Papa San Pio V . L'edificio viene costruito utilizzando pietre di provenienza locale, estratte dalla Cava di Santa Croce presso l'attuale Cappelletta dei Foresti.

Gli interventi più importanti sono attribuibili alla famiglia Rossi che eseguì molti restauri nell'ala occidentale, ripristinando il giardino all'italiana ed abbellendolo di fontane, vasche, giochi d'acqua e piante esotiche. E' proprio in questo periodo che il palazzo, come testimoniano alcune importanti guide turistiche, diventa un'importante meta per i visitatori del tempo: nel 1872 Don Giovanni Bosco, durante uno dei suoi viaggi da Torino a Mornese, si intrattiene a Visone ed è ospite a palazzo del Cavaliere Tranquillo Rossi.

Premessa

L'incarico affidato al Nostro studio dal Condominio Palazzo Madama Rossi era limitato all'attivazione di una pratica richiesta contributi rivolta alla Soprintendenza ai Beni Architettonici e per il Paesaggio del Piemonte al fine di concorrere almeno ad una parte dei costi dell'intervento (art.35 T.U. l. 490/99 ex 1089 del '39 immobili vincolati di particolare interesse storico-artistico).
In corso d'opera, però, si è ritenuto - considerato lo stato di avanzatissimo degrado - di estendere la pratica anche agli apparati decorativi lapidei della facciata, previa presentazione di un accurato progetto di restauro conservativo alla Soprintendenza consorella per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnonatropologico del Piemonte. L'intervento di restauro conservativo dei lapidei, dopo essere stato autorizzato, è stato affidato ad una Ditta altamente specializzata in questo settore (Gazzana Restauri di Acqui Terme).
Purtroppo non sono stati oggetto di intervento i bellissimi affreschi della loggia realizzati nel 1575 da pittore anonimo che riprendono scene "grottesche" che ricordano lo stile di Raffaello nei Palazzi Vaticani.

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L'importanza assunta in città dalla Famiglia è anche dimostrata dal fatto che nel 1862 viene concesso ai Rossi il privilegio di assistere alle funzioni religiose dell'adiacente Oratorio di San Rocco, sfruttando una finestra presente sul lato sinistro dell'oratorio direttamente collegata ad una stanza del Palazzo. L'Ultima residente della famiglia Rossi a palazzo è la "madama" del Cavaliere Rossi, proprietaria tra l'altro della vecchia filanda per la lavorazione della seta e della lana . Dai Rossi l'edificio diventa proprietà della famiglia Lerma, nel 1930 passa ai Carozzi (Giacomo), tre anni dopo (1933) ai Buzzi (fratelli Alessandro e Luigi) per poi tornare nuovamente di proprietà dei Lerma (Pietro, di Milano).

Tra il 1954/55 si ha notizia di una prima parcellizzazione (Rogito Filia) mentre la costituzione dell'attuale Condominio Madama Rossi risale alla fine degli anni Novanta. Questi continui cambiamenti di proprietà comportano sostanziali mutamenti architettonici spesso giustificati dalla necessità di adeguamento alle nuove esigenze abitative. Negli anni si assiste così alla perdita dei pregevoli dipinti che ornavano il grande Salone dei Ricevimenti al piano nobile , alla scomparsa (ancora visibile almeno fino al 1950) di un importante affresco nella loggia interna del cortile, opera del pittore Pietro Maria Ivaldi (detto Il Muto) ; alla distruzione nel cortile interno del palazzo di un antico pozzo e alla quasi totale scomparsa di ciò che resta di due antiche meridiane (sovrapposte).
La parte più significativa del palazzo è senza dubbio il loggiato cinquecentesco visibile sul lato orientale della facciata, affrescato internamente da un pittore anonimo (1575) con pitture"grottesche" che ricordano lo stile di Raffaello nei Palazzi Vaticani (vd. foto a fianco.

 

Gli affreschi della volta (a botte lunettata) della loggia, che coprono interamente la superficie muraria, sono prevalentemente a tema figurativo (divinità antropomorfe, putti, satiri..) ed ispirate alla mitologia classica.

La nota scena di Arianna nell'atto di uccidere il leone pronto ad assalire Bacco addormentato, rappresentata in uno dei due medaglioni centrali, si presenta oggi poco leggibile, essendo attraversata da una vistosa lacuna che porta a vista la sottostante tessitura muraria in mattoni disposti a foglio. L'avanzatissimo degrado interessa l'intero apparato decorativo e rivela la necessità di un intervento immediato di messa in sicurezza e l'opportunità di valutare adeguate protezioni per contrastare l'azione aggressiva degli agenti atmosferici (vd. foto).

 

 

DESCRIZIONE DEL PROSPETTO SU VIA ACQUI
L'attuale configurazione del prospetto deriva presumibilmente dalla fusione di tre corpi di fabbrica: quello orientale comprendente la loggia, quello centrale, più alto degli altri due, soprannominato "la torretta" e il terzo, quello occidentale, realizzato in aderenza all'Oratorio di San Rocco.
L'intero  prospetto si presente attualmente intonacato con una tinta a base di calce, in alcuni punti è ancora visibile la vecchia decorazione caratterizzata da semplici cornici di contorno finestra e da una cornice che si sviluppava presumibilmente lungo tutto il prospetto, interrompendosi in corrispondenza del portale. L'edificio si estende su tre livelli nei due corpi laterali e su quattro in quello centrale, con una differenza di quota tra il piano strada e quello del cortile interno (che si trova ad un piano superiore). Nella parte superiore la facciata si conclude con un cornicione in mattoni sagomato, raccordato alla copertura tramite particolari passa fuori in legno.
 

Il corpo orientale si distingue per il bel loggiato cinquecentesco, completamente affrescato nel suo interno, realizzato in pietra locale estratta dalla cava di Santa Croce presso l’attuale Cappelletta dei Foresti.
Sotto il loggiato, all’interno di una finestra tamponata, è visibile una piccola edicola votiva in marmo, dalla forma classica (colonnine corinzie reggenti un architrave), con all’interno una nicchia dipinta che fino a pochi anni fa custodiva una piccola scultura raffigurante la Madonna (vedid. foto a fianco).
Il portone principale di ingresso si apre sul corpo occidentale ed immette nel cortile interno. Il portale lapideo è costituito da due lesene scanalate, sormontate da un capitello semplice e raccordate ad un arco a tutto sesto, anch’esso scanalato, con concio in chiave. La realizzazione in tempi recenti di un balcone soprastante ha causato il taglio della parte superiore dell’arco. Da un’analisi a vista sembrerebbe però che tale inserimento non ha danneggiato la pietra in quanto il piano di calpestio del balcone è stato realizzato in cemento, quindi senza richiedere il taglio della muratura per l’incastro della lastra.
Il cortile interno è contraddistinto da un bel loggiato su due livelli e da un ampio scalone di collegamento tra il corpo occidentale a quello centrale. All’interno del cortile, sulla parete nord, restano le  tracce di due meridiane sovrapposte: la prima realizzata ad affresco della quale si conserva ancora nella parte superiore un medaglione blu recante la data del 1864 (quella presumibilmente di esecuzione); la seconda, praticamente illeggibile, realizzata a secco sulla precedente.
Percorrendo l’ampio scalone si raggiunge, infine, il loggiato del secondo piano e da qui, attraverso una scala di dimensioni più ridotte, si arriva all’ultimo piano del corpo soprannominato la “Torretta”.

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 Ultimo Aggiornamento: 04/04/09.