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ORATORIO DI SAN FRANCESCO IN CONFORTINO
La Storia
Qui di seguito riportiamo alcuni cenni storici, curati dalla
d.ssa Silvia Rubini, che riguardano le vicissitudini dell'Oratorio desunte da tradizione e documenti storici, in
attesa di inserire la documentazione inerente le fasi di restauro.
Segnalo che di recente è stato terminato il
Restauro
di un Crocefisso in
cartapesta del XVIII sec. di proprietà dell'Oratorio stesso. Il crocefisso di
autore ignoto, era in condizioni pietose quando è stato portato nei laboratori
di Restauro dell'Accademia di Belle Arti di Bologna e sotto la supervisione del
prof. Lambertini William è stato restaurato e portato momentaneamente nella
chiesa Parrocchiale in attesa che vengano ultimati i lavori di restauro
dell'oratorio.
La Storia
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Oratorio di San
Francesco in Confortino. |
Documenti e tradizione si intrecciano intorno all’origine dell’Oratorio
francescano del Confortino.
La tradizione orale vuole infatti che il Santo sia passato da Crespellano in
occasione del suo viaggio a Bologna, dove la presenza dei frati membri
dell’ordine risale al 1211.
Il passaggio non improbabile di San Francesco in territorio crespellanese
potrebbe essere motivo della diffusione precoce del relativo culto, già
testimoniato pochi anni dopo la sua morte e canonizzazione dalla fondazione di
un primo oratorio a lui dedicato, sito poco fuori dall’abitato.I
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Risulta invece documentata con certezza l’origine dell’Oratorio del Confortino,
legata alla figura di Confortino Conforti che possedeva terreni nell’area che
ancora oggi ne tramanda il nome: come si evince da uno Stato del Convento dei
Padri Minori di San Francesco di Bologna conservato all’Archivio di Stato, il 4
ottobre del 1294 il Conforti aggiunse un codicillo al suo testamento del 1291 e
con esso dispose che i suoi eredi avrebbero dovuto fabbricare
“un convento e
chiesa in onore della Beata Vergine e di San Francesco con tutti gli utensili
necessari nel suo luogo del Castellare, che ora dicesi Confortino”
dove, secondo
la sua volontà avrebbero dovuto risiedere stabilmente i Padri Minori di San
Francesco.
A questi ultimi Confortino Conforti, col testamento di tre anni prima, aveva già
lasciato la cifra di 10 soldi, unitamente alla disposizione di essere sepolto
nella loro chiesa di Bologna.
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Il figlio di Confortino, Melchiorre, fece a sua volta testamento il 13 maggio
1303: poiché nell’atto si nominano i Padri Minori del luogo detto “Castellaro”
(ovvero il Confortino), si deduce che la struttura destinata ad ospitarli fosse
già stata costruita.
In essa, rispettando l’originaria volontà del Conforti, presero dimora i Padri
Minori di San Francesco rimanendovi sino al 1462: in quell’anno papa Pio II
emanò una Bolla con la quale soppresse il convento francescano del Confortino,
dal quale i frati dovettero partire. Vi rimase solo un rettore, nominato dal
Capitolo di Bologna, per la cura spirituale delle anime del luogo. |

Vista del Campanile
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Ma anche quest’ultima figura, stabilmente residente in Confortino, dovette
lasciare la chiesa in seguito alle disposizioni contenute in un’ulteriore Bolla,
emanata due secoli più tardi (nel 1651) da Innocenzo X: attraverso tale
documento, il pontefice proibiva ai Regolari di pernottare nei conventi del
contado.
Da quel momento, ad officiare la messa nell’oratorio del Confortino venne
inviato un sacerdote secolare, al quale i Padri Minori Conventuali pagavano una
cifra pattuita per ogni messa festiva.
I Padri Francescani di Bologna mantennero comunque le proprietà del Confortino,
documentate tra l’altro da una bella mappa del XVII secolo conservata in
Archivio di Stato.

Prospetto laterale con finestre ogivali |
Nel 1793 l’oratorio di San Francesco fu venduto a privati: come si evince dal
rogito del notaio Annibale Brusa, datato 18 ottobre 1793, i Padri Minori
Conventuali di Bologna procedettero alla vendita in favore del marchese senatore
Antonio Bovio Silvestri, che l’anno precedente aveva acquistato il Palazzo.
Il marchese, con tale acquisto, si impegnava “a sborsare lire 5000 prezzo del
piccolo podere annesso alla Chiesa detta di Confortino”, “a mantenere la Chiesa
risarcita e della medesima struttura e grandezza che si trova al presente” e a
“fare celebrare la messa tutte le feste dell’anno”. |
I Padri di San Francesco mantennero tuttavia il giuspatronato direttivo, così
come chiesero fosse esplicitamente espresso attraverso una lapide murata
nell’edificio.
Dal 1842, sino alla fine del secolo, l’oratorio appartenne ai marchesi Rusconi,
che vi detennero anche il giuspatronato.
Nel resoconto della visita pastorale effettuata nel 1879 dal cardinale Parocchi
si legge che l’oratorio di San Francesco d’Assisi in Confortino è officiato dal
solo custode. Dal documento si evince l’importanza dell’edificio nella vita
quotidiana del luogo, proprio per la posizione in cui è ubicato: trovandosi in
una zona di “confine” tra le parrocchie di Anzola, di Pragatto e di Calcara,
aveva il compito di raccogliere i parrocchiani delle tre località citate che
vivevano lontani dalle rispettive chiese per offrire loro un servizio liturgico.
A tal fine, l’arciprete custode si era accordato con gli stessi sugli orari
delle funzioni.
Oltre al mantenimento del sacerdote e del campanaro, i marchesi Rusconi si
occuparono anche dell’edificio, che nel resoconto del cardinale Morichini (1878)
risulta “di fresco restaurato e decente in ogni sua parte”.
Qualche anno più tardi, nel 1886, risulta che la proprietà del palazzo del
Confortino e dell’oratorio di San Francesco spettano ai fratelli Garagnani, fu
Luigi, dai quali all’inizio del nuovo secolo, più precisamente nel 1911
passarono a Giulio Rocca Lucca di Venezia.
Nell’ottobre del 1951, l’allora proprietario avvocato Giovanni Nagliati Bravi lo
donò alla parrocchia di Anzola dell’ Emilia, cui ancora oggi appartiene.
Descrizione
Mentre per il
convento le trasformazioni successive rendono difficile individuarne un'origine
così antica, la chiesa di San Francesco appare ancora oggi nei suoi tratti
originari, nei quali si mescolano influssi romantici e suggestioni di
derivazione gotica.
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La struttura in
laterizio ancora oggi visibile appare concepita secondo canoni semplici, in
linea con la spiritualità francescana: il prospetto è a capanna,aperto da un
portale ogivale e da un oculo vetrato. Il tralcio fitomorfo in cotto che lo orna
bordandone la circonferenza costituisce l'unica, delicata concessione alla
decorazione in tutto l'esterno dell'edificio. |
Varcato l'ingresso,
il medesimo principio ritorna a regolare lo spazio interno, ad aula unica
coperta da capriate lignee con altari alle pareti.
Questi ultimi, evidentemente successivi rispetto all'impianto medioevale della
chiesa, necessitano di urgenti interventi di restauro.

veduta dell'interno |

soffitto a capriate lignee |
Il primo altare alla sinistra di
chi entra mostra l'effige di Sant'Antonio da Padova, francescano di origini
portoghesi rappresentato con il suo principale attributo: il giglio, sorretto
dal Bambino al cospetto del quale è inginocchiato in preghiera.
 Sant'Antonio
da Padova |

Crocifissione |
Proseguendo sullo
stesso lato è visibile la riproduzione fotografica di una bella Pala d'altare
riconducibile alla prima metà del Seicento già all'interno della chiesa, in cui
è rappresentata una Crocifissione: l'impianto ricorda analoghe opere di
Bartolomeo Cesi, col Cristo in Croce al centro della composizione. Ai piedi del
Crocifisso l'anonimo artista ha raffigurato la Maddalena: riconoscibile dai
lunghi capelli, con i quali asciugò le lacrime con cui aveva bagnato i piedi del
Cristo, è rappresentata in atteggiamento dolente mentre si stringe al braccio
verticale della Croce. Sul lato destro di quest'ultima è rappresentata la
Madonna mentre a sinistra si trova San Francesco. Il buio che oscura l'orizzonte
dietro la Croce richiama le Sacre Scritture: nei Vangeli si narra che poco prima
della morte di Cristo il cielo si Oscurò e si fece buio su tutta la terra. Gesù
si rivolse in quel momento al Padre (il dipinto lo mostra infatti con gli occhi
rivolti al cielo) e poco dopo spirò: il candore perlaceo evanescente, del corpo
sublima la carne dell'uomo evidenziando la natura divina del Cristo.
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Pala Altare Maggiore |
Sull'Altare Maggiore
si conserva un'ancona lignea di impianto Cinquecentesco in cui una mano ancora
anonima ha rappresentato una Sacra Conversazione: la Madonna col bambino siedono
in trono al centro della composizione attorniati, partendo dalla sinistra di chi
guarda, da San Nicola, San Francesco, Sant'Antonio da Padova, una Santa, San
Giuseppe e San Giovannino seduto davanti al trono ad introdurre la scena.
Come si evince dal
già citato Stato del Convento dei Padri di San Francesco, nel 1788 padre
Nicola Cavallini fece restaurare l'altare maggiore ornandolo con un Ciborio,
candelieri e nuove cassette per le elemosine; dotò il campanile di due nuove
campane che pagò così come gli altri oggetti citati, con il denaro delle "limosene"
e per quanto riguarda una delle due campane in particolare, grazie la
contributo degli abitanti del luogo.
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Riferimenti
A. Penzo, La chiesa di S. Francesco sita nella parocchia di S. Savino V.M. di
Crespellano,2006
S. Rubini, Il Confortino. Il territorio e i suoi edifici storici nei secoli,
Vignola 2007 (ISBN 88-95232-01-2)
I Sostenitori
L’iniziativa è stata
resa possibile dalla generosità e disponibilità di numerosi sostenitori, sia
pubblici sia privati: tra i pubblici segnaliamo particolarmente l’entusiastica
disponibilità da parte della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e dei
Sindaci di Anzola Emilia, Loris Ropa e di Crespellano, Gianni Gamberini.
Le risorse economiche sin qui acquisite consentono la realizzazione di alcuni
lavori assolutamente indispensabili; restano però alcune altre opere (restauro
del campanile romanico, restauro di alcune opere d’arte interne, impianto di
riscaldamento ed illuminazione, sistemazione a parcheggio di eventuali aree
esterne)
Sito ufficiale
www.oratorioconfortino.it
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