|
pierpaolomasoni@tin.it
Approfondimenti
I
Materiali nel Restauro
Materiali e
reversibilità
Le
Colle
Lo
Stucco
I Solventi
Lo
Sverniciatore
I
Mordenti
Schiarire il legno
La
Cera
La
Gommalacca
Gli
Olii
I
Consolidanti
Il Consolidamento
I
Tensioattivi
I
Tensioattivi
I
Chelanti
Le resine epossidiche
Le oilioresine
Link Utili
Geal
è un'azienda a spiccata vocazione per la ricerca scientifica con particolare
sensibilità per i valori della tradizione
http://www.geal-chim.it/
|
le olioresine utilizzate nel
restauro

Mi è capitato spesso di sentire
obiezioni sull'uso delle olioresine che denotano l'applicazione
impropria che ne viene fatta da chi le prova per la prima volta. Per
esempio il riscontro di difetti di essicazione, o una filiazione
disomogenea. Vorrei quindi descriverne dettagliatamente le metodologie
di applicazione. Per far ciò occorre analizzare l'evoluzione che hanno
avuto le vernici nel passaggio dall'era preindustriale ad oggi, poiché
ogni tipo di finitura è strettamente legato ad un tipo di mentalità, ad
una visione storica, ad un modo di intendere e di vivere i materiali
oltre che al loro uso. Parlo di vernici, non di pitture, chè quest'ultime
hanno prerogative e caratteristiche diverse, anche se per taluni versi
analoghe, sono, cioè, coprenti.
Gli anni intorno al 1850 segnano una svolta storica nella tecnologia del
legno. E' in quegli anni che l'industria rivoluziona quei concetti che
avevano guidato da sempre la falegnameria. Tali cambiamenti coinvolgono
anche altri settori dell'artigianato talora in modo subdolo, talora in
modo più evidente. Basti pensare all'invenzione del cemento, che risale
a quel periodo, ed a tutto ciò che ne consegue. Le tecniche di
costruzione sono state rivoluzionate, addirittura stravolte. La muratura
classica (già Plinio il Vecchio ne parla) aveva un interno duro per
passare ad un esterno molle; le moderne murature sono esattamente il
contrario. Nel legno è capitata pressappoco la stessa cosa: i classici
legni sono stati sostituiti da legni essiccati in forno, stabilizzati,
da compensati, truciolati, surrogati del legno… tutti materiali sfibrati
o teneri, rivestiti il più delle volte da un film di vernice dura. Un
eclatante esempio di questa tecnica costruttiva l'ho avuto nella mia
famiglia negli anni cinquanta. Era la tipica famiglia borghese che ha
vissuto il boom con tutte le sue luci e le sue ombre. Il nuovo
improvviso benessere l' ha portata a sostituire i vecchi mobili decò con
moderni prodotti firmati da architetti di grido. La camera da letto era
veramente un pezzo singolare, tanto da essere meta turistica di amici e
vicinato, non certo per motivi sessuali! Si trattava di mobili dallo
stile americaneggiante, costruiti con multistrato, compensato tamburato
con la struttura, credo, in pioppo. La singolarità tecnica era data dal
rivestimento in pelle d'asino. La tinta era di un bianco leggermente
cremoso. Ma l'artigiano, che devo dire dotato di grande maestria, non si
era fermato qui: il tutto era protetto da una vernice poliuretanica
spessa e lucidissima che dava la sensazione che i mobili fossero
rivestiti da un cristallo. Inutile dire che dopo qualche anno tale
vernice ha incominciato a cavillare perdendo il suo originale splendore,
ed oggi è irrimediabilmente deteriorata. Questo esempio è indicativo
anche perché evidenzia il cambiamento di una mentalità che è passata
dall'aspirazione di dare al mobile una lunga durata nel tempo, alla
mentalità consumistica.
Il primo sintomo di tale cambiamento
lo si è avuto con l'introduzione e l'uso della gommalacca che dal 1830 è
stata importata massicciamente in tutt'Europa e tuttora viene usata dai
restauratori come se fosse una vernice storica, mentre prima di tale
data era pochissimo usata a vantaggio di altre resine tecnicamente più
valide e meno costose che venivano, comunque, sempre usate miscelate con
oli.
Nella seconda metà dell'ottocento vengono sintetizzati i primi polimeri
cellulosici che verranno commercializzati verso la fine del secolo,
predecessori delle moderne plastiche, dei poliuretani, degli epossidici….
dei componenti base, insomma di tutte le moderne vernici che hanno come
prerogativa fondamentale la durezza e la mancanza di elasticità. Tali
vernici avrebbero fatto inorridire i falegnami del '700. Basta guardare
una persiana moderna, verniciata con un poliuretanico, trasparente o
leggermente pigmentato, il cui film tende a scrostarsi, e, nei punti in
cui riesce ancora a restare aggrappato al supporto, risulta
cromaticamente lattiginoso! Una persiana settecentesca sarebbe stata
verniciata con ben altro sistema; il concetto di film, nell'ambito delle
vernici, era relegato soltanto a certe categorie di manufatti rustici (
ma con pitture traspiranti ed elastiche), alla liuteria ed alla nautica.
Il falegname aveva ben presenti tutti i problemi che potevano essere
provocati dagli inevitabili movimenti del legno, dall'architettura del
mobile alla finitura. Basti pensare alle tecniche ed ai materiali che
venivano usati quando il legno doveva essere rivestito da una finitura
rigida, come per esempio una doratura, o una laccatura. Teniamo
presente, oltretutto, le temperature ed il tipo di riscaldamento
presenti nelle case antiche, che determinavano notevoli sbalzi di
umidità e microclimi molto diversi fra loro anche a distanza di pochi
metri.
E' facile comprendere come in condizioni simili si preferisse non usare
vernici filmanti ma, piuttosto, vernici di tipo impregnante. E'
sintomatico il fatto che la moderna industria abbia cambiato la
terminologia: per vernice fino al secolo scorso si intendeva una
soluzione sia filmante che impregnante, trasparente, atta a rivestire
con un film più o meno sottile; oggi si tende ad indicare con questo
termine una soluzione chiaramente filmante, mentre se la pellicola
risulta impercettibilmente sottile si usa il termine "protettivo".
I componenti fondamentali di tali "protettivi" sono stati da sempre oli,
cere e resine. Ne sono state trovate traccia su suppellettili antiche,
egizie, ittite….,tanto che non si ha idea di quale fu il primo popolo ad
usarle. Interessante è l'etimologia del termine vernice: deriva dal
latino medioevale veronice ( resina odorosa) e questo a sua volta dal
greco berenike, città della Cirenaica fondata dalla regina Berenice (si
tratta dell'odierna Bengasi). Nella zona a nord di tale città si
estraeva la sandracca. Tale resina per tutto il medioevo e parte del
rinascimento è stata una delle più usate nella fabbricazione delle
vernici.
In quanto alla componente oleosa, sono stati usati svariato oli; verso
la fine dell'ottocento se ne usavano almeno una quarantina, ma se si
pensa che la loro catalogazione era generica ed imprecisa (sotto lo
stesso nome, per esempio, spesso venivano messi oli molto diversi tra di
loro), ci si rende conto che il loro numero effettivo era decisamente
superiore. Fu soltanto nei primi anni del '900 che in Italia venne
costituita la Commissione Tecnica Governativa Colori e Vernici che tentò
di riordinare un mercato che fino ad allora era a dir poco caotico.
Quello che è certo è che l'olio per eccellenza è sempre stato
considerato l'olio di lino, come la cera per eccellenza quella d'api.

|
Link Utili
Geal
è un'azienda a spiccata vocazione per la ricerca scientifica con particolare
sensibilità per i valori della tradizione
http://www.geal-chim.it/
|