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La tela della Madonna di Montevergine |
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Già docente di disegno e storia dell'arte
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La tela della Madonna di Montevergine "a Curto".
Il dipinto "Madonna di Montevergine" è una tela della fine dell'ottocento, (Nota 1) un tempo era collocato nella Pieve della famiglia Gisonti a "Curto" nei pressi di Frasso Telesino (BN). L'immagine, rappresentata nel dipinto, è ormai nota, ai frassesi, poiché è stata pubblicata a colori nel N. 4 di Moifà, per far pervenire "ai carissimi compaesani ed agli affezionati lettori del giornale" gli auguri di un sereno Natale da parte di Don Valentino e dalla redazione del periodico.
Il rapporto tra la base e l'altezza, nella tavola avellinese è tendente al verticalismo (m. 4,30 x m. 2,10) l'immagine della Madonna, seduta in trono, è sottile e allungata, ieratica e imperscrutabile, i lati della tela frassese, (Nota 2) invece, sono più equilibrati (m.160 X m. 190) e la Madonna è più sobria e misurata nella sua luminosa regalità, anche se paludata d'abbondanti ornamenti.
Gli ornamenti sono eccessivi e grossolani sia nella madre e sia nel Bambino: smaglianti pettorali, collane ricchissime, pendagli d'ogni genere, appariscenti e pesanti corone che qualsiasi testa di comune mortale non riuscirebbe a sostenere. Questi ornamenti sono assenti nella pala di Montevergine (Avellino), tranne le aureole metalliche e una modesta corona sulla testa della Madonna, contornata di fiori e gemme, messi in luce nell'ultimo restauro.
L'angelo di sinistra ha il vestito di tono azzurro, quello di
destra ha la veste di rosso cinabro, entrambi contrastano con i due globi che
hanno accanto, l'uno arancione e l'altro celeste, simboli del sole e della luna.
Lo stesso manto della Madonna si differenzia da quello della pala avellinese,
qui i riflessi non sono evidenziati da solchi dorati bensì sono riverberi di
luce che vanno dall'oltremare al blu di Prussia sino agli smeraldi dei fondali
marini.
La tela, quando è stata srotolata per il restauro, si è
quasi completamente distaccata la pellicola cromatica, frammentandosi in minute
scaglie. Per recuperare i frammenti cromatici, è stata impiegata una tecnica
accurata, "da certosino", con la quale si è potuto collocare, in sede, anche il
più piccolo pezzo. La tela era interamente frastagliata lungo il perimetro per
consunzione della materia e presentava, in un'ampia superficie di colore (lato
sinistra del trono), dei rigonfiamenti da calore, causati dalla fiamma delle
candele. I materiali impiegati per il restauro sono tutti reversibili e le
integrazioni sono ad Acquerello, di sottile spessore poste a quota inferiore
rispetto alla superficie originale. Il dipinto è stato rifoderato su tela di
canapa e lino con collapasta e teso su un telaio ligneo ad estensione. Il lavoro
è durato circa un anno. |
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Ultimo Aggiornamento: 29/03/09.