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i manoscritti Medioevali |
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Materiali Tecniche Struttura del libro Tipologie del libro Manoscritti Miniati Breve storia
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Manoscritti Miniati Breve Storia Per una breve storia dei manoscritti miniati I primi manoscritti
miniati ed illustrati datano all V sec. d.C., tuttavia libri e
rotoli venivano decorati anche in epoca classica. Infatti, è
plausibile che i
rotoli di
papiro fossero decorati nell’antico Egitto ed in Grecia; inoltre,
autori latini quali Varrone e Marziale, riferiscono dell’esistenza di
ritratti degli autori all’interno dei manoscritti Romani. La grande
diffusione della pratica di illustrare i manoscritti è comunque una
conseguenza dell’invenzione del libro vero e proprio, ovvero, il passaggio
dal rotolo di papiro ai codici consistenti in fogli di
pergamena rilegati insieme. Questo cambiamento prese piede in un
periodo compreso fra il II ed il IV secolo d.C. L’arte di illustrare i
manoscritti rimase un’arte fiorente almeno fino al XVI secolo quando i
codici manoscritti riccamente decorati vennero lentamente sostituiti dai
libri stampati. 2. Gli Artisti e le opere Durante l’Alto Medioevo, la maggior parte degli autori di miniature erano monaci – raramente monache, membri del clero secolare o laici – che lavoravano negli scrittoria dei monasteri a fianco degli scribi o scriptores che erano di solito monaci anch’essi. Questi artisti illustrarono diverse varietà di manoscritti quali i libri necessari al servizio liturgico, quelli per la devozione privata, così come le numerose letture, comprese quelle secolari, che costituivano il patrimonio culturale del periodo ereditato dall’antichità. Nonostante che nel Basso Medioevo, ed anche durante il Rinascimento, i manoscritti continuassero ad essere illustrati e decorati in monasteri e conventi (a tal proposito occorre ricordare che nei Paesi Bassi del XV secolo furono particolarmente attivi i Certosini ed i Confratelli della Vita Comune), numerosi miniaturisti erano ormai artigiani laici specializzati che lavoravano secondo una tipica organizzazione di bottega, con l’aiuto di collaboratori ed apprendisti. Infatti, già a partire dall’XI e XII secolo fanno la loro comparsa lavoratori laici salariati che venivano chiamati ad operare all’interno dei monasteri per il breve periodo necessari all’esecuzione del lavoro loro affidato. La maggior parte degli artigiani professionisti impegnati nella decorazione dei manoscritti lavorava esclusivamente sulle miniature ma alcuni erano impegnati anche nella realizzazione di opere su più larga scala come affreschi e pale di altare. Questi stessi artigiani erano solitamente membri delle corporazioni dei pittori o di quelle interessate alla commercializzazione dei libri (scrivani, rilegatori, librai) ma la situazione variava da città a città.
Con il XIII secolo, il numero di documenti sopravvissuti e giunti fino a noi anche se di natura essenzialmente giurisprudenziale (contratti, cartelle esattoriali), aumenta e, quindi, si amplia considerevolmente la quantità di informazioni a disposizione intorno agli artisti laici. Le maggiori informazioni sui miniaturisti, naturalmente provengono da quelle città nelle quali la produzione di libri e manoscritti rappresentava un’occupazione economica di assoluta rilevanza. Le città universitarie, quali Bologna, Parigi, Oxford e Cambridge, essendo i centri più importanti per il commercio e la produzione dei libri e dei manoscritti, giocarono, infatti, un ruolo fondamentale nella storia dell’editoria. In principio, durante la fase iniziale della tradizione della decorazione dei manoscritti, il miniaturista veniva personalmente istruito all’interno del monastero, benché esistessero già alcuni manuali tecnici sull’argomento. In seguito, aumentando il numero degli artefici laici, il conseguimento delle necessarie abilità tecniche avveniva attraverso l’apprendistato di bottega, seguendo le regole dettate dalla corporazione d’appartenenza. Spesso i miniaturisti si dividevano fra loro i diversi compiti necessari alla realizzazione di un opera. Infatti, i differenti stadi dell’esecuzione dell’opera potevano essere eseguiti da membri diversi di una medesima bottega; il maestro d’officina era, comunque, responsabile per la realizzazione delle parti più complesse e fondamentali, quali il disegno della struttura stessa della miniatura, mentre agli apprendisti, erano riservati compiti semplicemente meccanici e meno difficoltosi, benché noiosi e faticosi, come la preparazione della base o il rafforzamento a inchiostro del disegno della struttura della miniatura di cui sopra. In alcune occasioni, vari fogli di un codice ancora non rilegati potevano essere affidati per la decorazione a diversi miniatori. In tal caso, si doveva prestare un grande attenzione alla armonizzazione globale del lavoro.
Le miniature maggiormente
ambiziose riempivano un quarto, una metà o addirittura l’interezza di una
pagina. A causa della loro figura quadrata, queste miniature molte volte
imitavano la configurazione delle pitture su larga scala. I miniaturisti
facevano anche largo uso di libri di modelli dai quali ricavano forme e
disegni per le loro proprie miniature.
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Liberamente tratto dalla rete Ultimo Aggiornamento: 29/03/09. -