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A R
T I & M E S T I E R I - Il signor Guido, liutaio in Pistoia.
Fra tutte le Arti ed i Mestieri conosciuti quello del liutaio, è
certamente posto in vetta alla graduatoria quale attività lavorativa
“ideale”, sintesi di indispensabili doti di sensibilità, creatività,
competenza tecnica e del necessario senso armonico, definitivo per il
corretto componimento dello strumento.
Il signor Guido Maraviglia, ha nella sua lunga vita (fra pochi anni, saran
cento!), costruito ben oltre novecento strumenti ad arco, è quindi la
persona più titolata, ad avvicinare noi tutti a questi affascinanti
oggetti e vi assicuro, che la collezione presentata nel suo studio è
assortita per quantità e qualità di modelli in maniera tale, da
suggestionare nella scelta anche il più ferrato dei professori
d’orchestra.
Mi ero
proposto di raccogliere questa intervista privilegiando l’aspetto
costruttivo, concernente le specie legnose con le relative modalità di
lavorazione ma, durante gli incontri col sig. Guido ho un po’ perso la
strada, coinvolto emotivamente dalla complessità delle tecniche e dallo
spessore che, per diversi aspetti, scaturisce dallo studio della nobile
attività.
Usando una equazione matematica, posso affermare che un liuto (e più
esattamente, il violino) è il risultato del prodotto di diversi fattori
fra loro intrìnsecamente connessi, al variare di uno solo dei quali
variano le caratteristiche armoniche dello strumento, questa che segue è
una breve nota sulla tecnica di costruzione adottata dal sig. Guido dato
che egli mi ha precisato di non avere studiato in alcuna delle scuole
internazionali e di avere fatto quindi a modo suo inventando un proprio
sistema di costruzione.
- I LEGNI IMPIEGATI
La cassa armonica, è usualmente costruita in Acero di monte (Acer
pseudoplatanus- fam. Aceraceae) che, con la caratteristica marezzatura
(dovuta alla irregolarità della fibratura), è usato per la composizione
del dorso e delle fasce, mentre per il coperchio è verosimilmente
impiegato l’Abete rosso “Peccio” (Picea abies, fam. Pinaceae), la cui
limitata selezione classificata come “legno di risonanza”, risulta avere
precise caratteristiche legate ad un lento e regolare accrescimento della
pianta che, con la sua “fibra legnosa”, lunga, leggera ed elastica,
assicura delle ottimali caratteristiche acustiche.
Ho usato l’avverbio verosimilmente, in quanto data la coincidenza dei
caratteri macroscopici questa specie legnosa può, nella consuetudine
commerciale, essere facilmente sostituita con la specie Abete bianco (Abies
Alba, Pinaceae) vero che, le indagini svolte dai botanici forestali hanno
consentito di individuare poche stazioni climatiche (la più famosa è
quella di Paneveggio -Trento-), tali da garantire condizioni ideali per
l’accrescimento regolare e costante degli anelli annuali i quali, con la
loro cadenzata regolarità conferiscono al legno omoxilo (con struttura
omogenea) dell’abete queste peculiari caratteristiche fisico-meccaniche.
Per la costruzione del manico col ricciolo, della tastiera, cordiera e
della mentoniera, vengono usati rispettivamente Acero e/o Bosso, con
preziosi accostamenti a latifoglie tropicali, ed esattamente, Ebano,
Palissandro (del tipo asiatico), il Wengè, o il colorato Padouk africano,
mentre per il ponticello, vengono usati comunemente i più chiari Bosso e
Platano, quest’ultimo provvisto di lucenti e caratteristiche specchiature.
Il sig. Guido, mi ha poi trattenuto sulla sensibilità che il liutaio deve
possedere sui polpastrelli, affinchè sia apprezzabile al tatto, la “pasta
legnosa” di cui è composto il pezzo da lavorarsi, giusto per poter meglio
indirizzare la lavorazione al risultato finale voluto, correggendo quindi
altri fattori, come, ad esempio una maggior pesantezza del legno, e/o la
diversa finezza della tessitura legnosa.
Tali capacità, possono essere acquisite ed affinate solo nella pratica di
tanti anni di lavoro, dove la sensibilità tattile, diventa “utensile di
base”, propedeutico all’uso degli svariati tipi di sgorbie ed anche per le
applicazioni dei minuti e delicati elementi compositivi dello strumento,
oltre ad una buona manualità richiesta nella fase di “scartatura” con
diverse carte abrasive è qui che l’opera di aggiustaggio diventa una
disciplina rigorosa, determinante all’aspetto definitivo del prezioso
manufatto.
- IL DISEGNO DELLA CASSA ARMONICA
La vista di uno strumento, induce nello spettatore profano un sentimento
incondizionato di attento e considerato rispetto dovuto probabilmente,
alla squisitezza delle forme, la loro equilibrata proporzione, giuoco di
figure curvilinee fra loro complementari, tutte scaturite da una “forma”
usata per il tipo di violino previsto e dalla tracciatura solo
apparentemente casuale del liutaio esecutore .
Se è vero, che la gravità della voce di uno strumento è direttamente
proporzionata con la dimensione della cassa armonica, quest’ultima non ha
meno importanza in relazione al senso di gusto estetico che esprimono le
sue equilibrate forme, tracciate oramai in maniera sostanzialmente
invariata da oltre 400 anni: ad oggi sono decine le sagome conosciute ed
adottate dai costruttori.
Tra i modelli più conosciuti ed imitati, il sig. Guido mi ricorda il
modello Steiner, di cassa piccola e voce acuta, il Guarnieri, l’Amati, il
celebre e rammentato Stradivari, del quale esistono pochi inestimabili
pezzi, quest’ultimo era altresì realizzato in diversi modelli tali da
sortire altrettanti timbri sonori di voce.
E’ proprio durante una delle mie visite allo studio che ho assistito
all’esame di uno strumento presunto quale Steiner, ma invece riconosciuto
certamente come falso, (ahimè, per il farmacista che lo aveva acquistato),
perché a tanto compendio di raffinatezza ed eleganza i violini sono stati,
nei secoli scorsi, comprensibile oggetto dei più numerosi tentativi di
imitazione, molte volte maldestri ma altri certamente fedeli e ben
corrispondenti da trarre in inganno anche lo studioso più esperto.
Il primo elemento, caratterizzante il timbro di voce è lo spessore che i
coperchi assumono nel manufatto: la regola dice il sig. Guido prevede una
diversa calibratura del loro corpo tra il centro e le parti periferiche,
ovvero, lo spessore deve gradatamente ridursi alla periferia del pannello
bombato, per consentire così la maggiore risonanza con delle migliori
vibrazioni armoniche dovute alla rastremazione dello spessore legnoso.
I liutai oggidì, possono fare uso di strumenti di precisione quali lo
spessimetro ed il calibro, ma il sig. Guido mi sottolinea che “ ci vuol
mano, a lavorare” forse intendendo dirmi a tutto credito che, lo
spessimetro lui lo ha naturalmente sui polpastrelli delle dita.
- LA COSTRUZIONE DELLO STRUMENTO
I pannelli destinati ai coperchi, possono essere unici ma più
frequentemente sono il risultato di accoppiatura, una certa attenzione
dovrà essere posta nella disposizione della figura, che, quando risulta
dalla composizione di due parti, dovrà avere “il rigatino stretto” al
centro (trattasi di pannelli ottenuti per taglio radiale), all’esterno
sarà posta la figura meno regolare, questo forse solamente per un migliore
impianto estetico .
Le “pance” dei coperchi sono il risultato di un meticoloso lavoro
d’intaglio del pannello, avente in origine uno spessore di due centimetri
essi, sono quindi consolidati sulle giunzioni di mezzo con dei bottoncini
e preparati alla fase probabilmente più difficile per la formazione
dell’intera cassa armonica, cioè l’assemblaggio con le fasce ed il manico
impiegando una cassaforma predisposta alla forma scelta.
I coperchi, sono assemblati insieme alle fasce in essenza di Acero già
calibrate su spessore di dieci decimi circa e sovrapposte a formare le due
“C”, le quali data la loro ridotta curvatura, vengono piegate a caldo e
montate continue, con una precisa “ugnatura” (attestazione angolata di due
elementi giuntati sulla faccia passante per la bisettrice), il
consolidamento strutturale del tutto avviene con alcuni elementi di
collegamento chiamati zocchetti, viene infine applicato il manico
innestato di qualche millimetro dentro alla cassa armonica.
Tutti gli incollaggi, sono rigorosamente effettuati con l’antesignana
delle colle da falegnameria la colla detta “di pesce” la quale, sciolta a
caldo consente di ottenere la migliore lavorabilità in relazione alle
esigenze di assemblaggio dei pezzi;
a questo proposito il sig. Guido ha osservato, che le moderne colle
viniliche non soddisfano altrettanto bene i requisiti richiesti ed in
quest’affermazione, vado anche a riconoscere la consapevole intenzione
dell’esperto liutaio, di garantire la più tradizionale delle tecniche
costruttive, andando altresì comprensibilmente a difendere una genuina ed
autentica modalità di costruzione tramandata da generazioni e generazioni,
oltre ad un impiego di materiali esclusivi per la loro naturalità.
L’unica delle componenti che hanno veduto la graduale sostituzione con
materiali di innovazione tecnologica, risulta essere la corda, anticamente
prodotta solo in fibra di animale ed oggi prevalentemente costruita in
acciaio ed in nylon.
La “catena” è una sottile striscia di Abete, che viene applicata in
corrispondenza dell’interno della cassa armonica, posizionata sulla linea
della quarta corda, è così che lo strumento riesce a sviluppare una voce
con maggiore “spessore” mentre, sul coperchio in corrispondenza della prma
corda viene ad essere collocato un cilindretto di 6 mm. che prende il
suggestivo nome di “anima”, anch’esso indispensabile alla consistenza
armonica del suono.
Sulla estremità del manico, si forma in unico corpo il “ricciolo” o
“voluta”, è qui che viene richiesto un difficile lavoro di intaglio, le
sgorbie necessarie alla lavorazione delle parti curve del ricciolo, sono
numerose ed impiegate in modo diverso secondo la sinuosità richiesta,
lavorando sul pezzo fermato alla morsa verificando continuamente nel
controluce radente l’andamento regolare delle strette curve intagliate.
Il manico viene quindi finito di costruire con l’applicazione della
tastiera, in pregiatissimo (sappiate che viene venduto a peso) legno di
Ebano d’Africa (Diospyros spp., fam. Ebanaceae), anticamente quando non
c’era disponibilità di latifoglie pregiate questo elemento, costruito
sempre in Acero era poi “lastronato” ovvero rivestito con tranciato
pregiato.
Il sig. Guido, mi sottolinea, che nella sua attività, egli non ha mai
fatto uso di elementi semilavorati da terzi ed anche i pìroli (anche detti
bischeri) delle corde, sono da lui torniti e sagomati di sgorbia questo
per ribadire ancora una volta la sua esclusiva e totale partecipazione
alla costruzione, che assume quindi una completa interpretazione
dell’autore col crisma dell’oggetto interamente “fatto a mano”.
Il violino viene quindi ornato col “filetto”, quest’applicazione
decorativa effettuata ad intarsio segue sul bordo dei due coperchi della
cassa ed è, prima tracciata con un graffietto, poi scavatone il solco con
un piccolo coltello affilato ed un altrettanto minuto bédano per
applicarci infine l’intarsio, composto dal filetto centrale di Acero e due
fili di fibra scura (anticamente in essenza d’Ebano, ed eccezionalmente di
tarsie preziose).
Il lettore sarà sorpreso, sapendo che anche il filetto che sembrerebbe
avere carattere esclusivamente decorativo, è altresì uno degli elementi
della tecnica costruttiva, influente sul timbro armonico in quanto, la sua
diversa penetrazione sui coperchi e quindi la sensibile diversa rigidità
che risulta al pannello tracciato, implica una sensibile variazione
vocale.
Altrettanto risulta essere determinante al completo e soddisfacente
risultato l’attenta posizionatura del ponticello, sul quale andranno tese
le corde; è comprensibile che tale elemento, posto internamente alle due f
(fori armonici) modifichi la condizione di risonanza del coperchio, è qui
che il liutaio dedica gran parte del suo tempo per la ricerca del miglior
suono ottenibile, in funzione di diverse piazzature del piccolo ed
elaborato pezzetto di legno.
La lavorazione sarebbe sicuramente più complessa e lunga da descriversi,
ho volutamente omesso per brevità, tante operazioni accessorie connesse,
quali sono le ultimative mani di carta abrasiva che, di fatto, rendono la
forma dello strumento pulita da tutte quelle che sono le imperfezioni e
predispongono il supporto legnoso alla verniciatura.
Quest’ultima, è il risultato di 15/20 applicazioni di vernice una volta a
base oleosa ed oggi in soluzione alcolica, con pigmentatura fatta ancora
con sostanze naturali o spezie dai nomi suggestivi ed esotici (sangue di
drago, rosso di sandalo, zafferano, gomma gutta, etc.), il rammarico del
sig. Guido, è di non possedere la morbidezza nei movimenti, necessaria a
stendere in modo omogeneo questi prodotti, egli è comunque oggi aiutato
nelle lavorazioni che ancora conduce nel suo studio, da un giovane
appassionato allievo, come appare dalle fotografie che ho tratto durante
uno degli incontri.
- IL LIUTAIO
Ad oggi, sono istituite delle Scuole internazionali per la formazione
professionale di questi speciali “artigiani”, e la scuola di Cremona, è
famosa in tutta Europa, forte della tradizione proveniente dal celebre
Stradivari. La maggiore conoscenza e confidenza sorta negli incontri col
Sig. Guido, mi ha consentito di acquisire la narrazione delle vicende
trascorse nella sua attività lavorativa i famosi musicisti incontrati, le
premiazioni ricevute nei concorsi di liuteria, tenuti proprio a Cremona,
ed è con soddisfazione che egli presenta ai suoi visitatori un “quartetto
d’orchestra” medaglia di argento in un concorso del 1978.
Egli ricevette il mestiere, dal padre, artigiano falegname, già
costruttore di strumenti, da piccolo prima studiò il mandolino, poi il
violino, svolgendo anche l’accordatura dei pianoforti, costruì il primo
strumento a 11 anni (sorridendo ricorda, che non piegò le fasce d’acero,
ma le tagliò!) delle sue note caratteristiche, riferisco la gran quantità
di strumenti prodotti (oltre 900), e sottolineo prodotti, perché mai si è
avvalso di terzi prestatori di opera, quindi la targhetta che egli appone
sull’interno dello strumento (Guido Maraviglia fece), è garanzia delle sua
personale ed esclusiva manifattura, risulta inoltre, essere stato maestro
di numerosi liutai, i quali hanno “dato con la sgorbia” per tante ore sul
suo banco da lavoro.
Questo fatto unito alla gran quantità di strumenti prodotti, gli
conferisce in modo incondizionato la qualifica di Maestro di liuteria,
oramai noto nella intera Regione anche se, intervistato al riguardo, si
schernisce dicendomi con la modestia che è propria delle persone di un
tempo, di avere sempre lavorato con dedizione assoluta senza mai pensare
alla eventuale costituzione di una scuola .
La costruzione completa dello strumento, richiede circa 20/30 giorni e per
comprendere come sia possibile per il sig. Guido vantare un così alto
numero di realizzazioni, dobbiamo inquadrarlo nello spirito di abnegazione
al lavoro, che gli è proprio scevro da qualsiasi altra iniziativa, che lo
potesse distrarre ed è infatti il suo assistente che mi precisa, come
“Guido, avendo da sempre lo studio in casa, dopo pranzato, si rimetteva
subito al lavoro!”, ricordandomi comunque che, nessuno ha mai superato il
celebre Stradivari, per qualità e quantità di strumenti risultati oltre
mille, costruiti in una epoca dove sicuramente non esistevano apparecchi
utensili, energia elettrica ed altre comodità oggi disponibili a vantaggio
di una più veloce esecuzione.
E’ questo lo stile di vita, schivo applicato in modo perseverante al
lavoro, che distingue il sig. Guido dai liutai contemporanei: questi
ultimi, sono certamente preparati professionalmente con competenza ed
abilità, ma non credo che nella realtà di oggi governata dai computer,
potranno essere provvisti di quella peculiarità del carattere, che
chiamerò per l’appunto “artigianalità”, forse ormai per sempre perduta
destinata a restare impressa nelle fotografie che accompagnano la
narrazione, certamente autentiche ed anche un po’ poetiche del sig. Guido,
liutaio in Pistoia.
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