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A
cura di

docente di
"Storia del Gioiello" presso l'Ateneo di
Bologna
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Indice
Storia dei Gioielli
Il Tesoro di UR
Il Tesoro di Priamo
Scoperte recenti
Il tesoro di Tillya Tepe
Link utili
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VIAGGIO TRA I PIU' GRANDI TESORI DELLA STORIA
Storia dei gioielli
Tutto ciò che sappiamo sulla storia dei gioielli ci è pervenuta
dai corredi funerari ritrovati, a volte per caso, durante gli scavi
archeologici. Fin dall'età della pietra l'uomo iniziò a sviluppare la credenza
nell'aldilà, avviando nel contempo la pratica di inumazione, con corredi
funerari formati da oggetti e monili che possono dare una seppur limitata idea,
dell'evoluzione tecnica e degli stili che si sono succeduti nel tempo. I primi
reperti sono in genere pendenti formati con oggetti semplici come conchiglie,
denti e ossa di animali, raccolti e indossati soprattutto dai cacciatori europei
con la funzione di amuleti.
Con l'affinarsi dell'abilità nella lavorazione della
pietra, si diffusero monili formati da perline o grani; ma è attorno al 4.000 a.C.,
con i progressi compiuti nella lavorazione dei metalli, che si ebbe una radicale
evoluzione nella creazione dei monili. Il metallo più usato, grazie alla sua
malleabilità e inalterabilità era certamente l'oro, che raramente in natura si
trovava allo stato puro, ma spesso si presentava in lega con l'argento.
A volte l'argento raggiungeva una percentuale fino a un quarto,
formando una lega denominata "elettro".
L'oro veniva estratto setacciando i letti dei fiumi, oppure
stendendo una pelle di pecora nei corsi d'acqua corrente, che veniva poi stesa
al sole e scossa per staccare la polvere d'oro che vi rimaneva imprigionata. Da
questa pratica nacque probabilmente il mito greco del "vello d'oro" e ancora
oggi alcune popolazioni di pastori seminomadi che vivono nelle zone montuose
della Colchide, cercano l'oro utilizzando setacci con pelle d'ariete.
Il Tesoro di Ur in Mesopotamia
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Uno dei tesori più raffinati del mondo antico è stato rinvenuto in Mesopotamia,
negli scavi condotti dall'archeologo Leonard Woolley tra il 1926 e il
1932. Dalle tombe reali dell'antica città di Ur, databili attorno al 2500-2300
a.C., Woolley riportò alla luce i corredi funerari di oltre 1800 tombe,
appartenenti alla regina Pu-Abi e ad alcuni membri della sua corte (damigelle,
musici, guardie e servi), che hanno permesso di ricostruire la moda del tempo.
Le donne indossavano diademi formati da sottili fasce di foglie d'oro, grandi
orecchini a mezza luna, anelli, collane e braccialetti in pietre dure tubolari o
in paste vitree, alternati a piccoli cilindri d'oro decorati a punzone. Gli
uomini portavano orecchini, collane, bracciali, braccialetti e ornamenti
pettorali. La regina Pu-Abi apparve poi ricoperta da un mantello decorato da
pietre preziose, con una elaboratissima acconciatura sul capo composta da fili
d'oro che sostenevano una decorazione in pietre dure tubolari, con dischi,
foglie e fiori in lamina d'oro lavorata a sbalzo e a incisione. |

Ricostruzione del busto della regina
Pu-abi eseguito da Leonard Woolley
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Il Tesoro di Priamo
Uno dei "pionieri" alla ricerca degli antichi tesori della storia fu certamente
Heinrich Schliemann, che negli scavi effettuati attorno al 1873 alla ricerca
della mitica città di Troia, rinvenne un tesoro, da lui battezzato "tesoro di
Priamo", nascosto in uno strato di ceneri lasciato da un incendio, che
successivamente si scoprì essere in realtà più vecchio di circa 1500 anni
rispetto alla città cantata da Omero.
Egli non aveva ottenuto il permesso dalle autorità turche per
effettuare quegli scavi e quindi esportò in gran segreto il tesoro ad Atene,
depositandolo nel caveau di una banca.
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Heinrich Schliemann
(1822-1890) |
Alcuni sostengono che Schliemann propose
il tesoro ad alcuni grandi musei europei, che rifiutarono di acquistarlo o
semplicemente di esporlo. Per certo sappiamo che egli subì un processo per
esportazione illegale, istruito su richiesta della parte turca, che lo condannò
al risarcimento di 10.000 franchi. Egli spontaneamente pagò ai turchi la somma
di 50.000 franchi, acquisendo la proprietà di una collezione di oggetti
assolutamente unici, appartenenti ad un periodo della civiltà europea ancora
sconosciuto per la scienza. Il tesoro venne successivamente portato da
Schliemann in Germania e donato al museo nazionale di Berlino ma sul finire
della seconda guerra mondiale, l'Armata Rossa sovietica se ne impossesso' e lo
porto' in URSS, dove rimase per circa cinquant'anni in un deposito sotterraneo
segreto del Museo Pushkin di Mosca. |
Solo dopo il crollo dell'Impero dei Soviet
il tesoro e' ricomparso ed e' stato esposto al pubblico con una mostra
inaugurata nel 1996. I pochi fortunati che hanno avuto la possibilità di vedere
per la prima volta il "tesoro di Priamo" riferiscono di aver riconosciuto solo
parte dell'originale collezione di Schliemann, tuttavia i reperti sono ancora
perfettamente conservati: si tratta di anelli, grandi orecchini, collane e
bracciali tutti in oro, lavorato ad incisione e decorato con filigrana e
granulazione. In particolare spiccano due diademi formati da catene orizzontali
alle quali sono fissate delle catenelle verticali pendenti, ornate da sottili
lamine d'oro, che formano una frangia sulla fronte, scendendo poi ai lati del
viso fin sulle spalle. Tutti ci auguriamo che molto presto si possa ammirare
questa storica collezione in una mostra itinerante, ma vi è una contesa ancora
da risolvere fra tre paesi che ne rivendicano il possesso: la Germania sostiene
di essere stata derubata, la Turchia afferma di averne la legittima proprietaria
in quanto reperto rinvenuto sul suo territorio, mentre la Russia lo considera un
risarcimento dai danni umani subiti dai nazisti.
Le scoperte più recenti
Questi due tesori, assieme a quello scoperto nel 1922 da Howard Carter e Lord
Carnarvon nella tomba di Tutankhamon, sono i più noti e leggendari, ma negli
ultimi vent'anni, alcune spedizioni di archeologi sono state testimoni di
clamorose scoperte che per varie vicende storico politiche sono rimaste
sconosciute al mondo e che solo ora hanno cominciato a suscitare interesse.
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Howard Carter all'ingresso della tomba di Tutankamon |
In particolare nel 1989, una spedizione irachena iniziò gli scavi
presso l'antica capitale assira, Kalkhu che ospitò tre generazioni di re, prima che la capitale
venisse spostata alla più nota Ninive. In questa località dell'Iraq
settentrionale che oggi si chiama Nimrud, gli archeologi riportarono alla luce
tre sepolture di regine con i loro ricchi corredi funerari in oro, decorati con
intarsi di pietre semipreziose e smalti. Al momento della scoperta, il
ritrovamento venne annunciato solo ad una ristretta cerchia di studiosi e dopo
lo scoppio della Guerra del Golfo, il successivo isolamento dell'Iraq fece
perdere ogni traccia di questo tesoro, fino a dubitare della sua effettiva
esistenza. Solo dopo la caduta di Saddam, il governo amministrativo americano,
preoccupato per i furti di opere d'arte, nominò ministro della Cultura
Irachena l'italiano Pietro Cordone, con l'incarico di salvaguardare e
recuperare i reperti rubati durante il clamoroso saccheggio del museo di
Baghdad. |
Cordone
recuperò in breve tempo tutti i reperti più importanti della collezione e la
direttrice del museo nazionale di Baghdad gli rivelò che Saddam, preoccupato per
le conseguenze della Guerra del Golfo, aveva trasferito numerosi reperti
archeologici nel caveau della banca centrale. L'apertura della camera blindata
riservò non poche sorprese: una somma di denaro pari a circa 360 milioni di
dollari e, in un caveau parzialmente allagato da infiltrazioni d'acqua, alcune
casse contenenti un tesoro perfettamente conservato, composto da 615 monili, tra
i quali spicca una splendida corona d'oro composta da dozzine di piccoli pezzi
d'oro lavorato a sbalzo e filigrana. Questo importante ritrovamento,
paragonabile al tesoro di Tutankhamon, è stato esposto per la prima volta
durante la riapertura del museo di Baghdad, al cospetto di una folla estasiata,
e presto dovrebbe iniziare un tour che coinvolgerà tutti i musei del mondo
disposti a ospitarlo in tutto il suo folgorante splendore.
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Forse il più clamoroso dei ritrovamenti, ma anche il più
inaspettato poiché situato in una zona lontana dalle grandi e note civiltà del
Mediterraneo, avvenne ad opera di una spedizione sovietica guidata
dall'archeologo Victor Sarianidi, nella zona situata tra l'odierno Kazakhstan,
Uzbekistan e Afghanistan.
In questo crocevia situato tra le grandi rotte commerciali provenienti
dall'oriente e dalla Persia, vi era una regione denominata Bactriana, che
divenne parte dell'impero macedone sotto il regno di Alessandro Magno.
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L'archeologo russo Victor Sarianidi gioca a
backgammon con un locale turco sotto la tenda |
Dai greci venne definito "il paese dalle mille città" acquisendo
una grande importanza, tanto che lo stesso Alessandro prese in moglie una principessa del luogo di nome
Rossana.
L'interesse della spedizione di Victor Sarianidi si concentrò in
particolare nella città di Bactria, situata nel nord dell'Afghanistan e citata
dai testi letterari cinesi, arabi e persiani come "Balkh la bella, madre di
tutte le città". Questa splendida località, che ospitò anche le sontuose
nozze di Alessandro e Rossana, era talmente bella che nemmeno gli invasori
provenienti dalla Mongolia osarono distruggerla, ma si integrarono perfettamente
con la cultura esistente, dando vita all'impero Kushan, caratterizzato da una
perfetta fusione tra cultura greco ellenistica, persiana, cinese, indiana e
sciita.
Il Tesoro di Tillya Tepe
La squadra guidata da Victor Sarianidi, iniziò gli scavi sulla collina di Tillya
Tepe, (la collina d'oro), riportando alla luce nel 1978 sei tombe principesche
di nomadi Khusan risalenti al I secolo d.C. contenenti una enorme quantità di
oggetti preziosi di straordinaria fattura e stile unico, che vennero prontamente
catalogati e rinchiusi in casse di metallo.
Dopo l'occupazione sovietica, il tesoro fu trasferito in tutta fretta nei
depositi del museo nazionale afghano e venne mostrato solo per un giorno a
diplomatici stranieri per dimostrarne l'esistenza e l'integrità. Quando, dopo il
ritiro delle truppe sovietiche, scoppiò la guerra civile, lo stesso Victor
Sarianidi racconta di aver scritto a numerosi musei, enti e associazioni, tra
cui l'Unesco, per chiedere di depositare momentaneamente il tesoro fuori dal
territorio afghano, ma nessuno si dichiarò interessato. A partire dal 1989 il
tesoro fu dunque segretamente nascosto nelle cassette di sicurezza del settore
presidenziale della Banca centrale di Kabul e da quel momento se ne perse ogni
traccia.
 Pendente detto « il
sovrano e i draghi » Afghanistan, Tillia tepe, tomba II. I secolo. Oro,
turchese, granate e lapislazzuli, 12,5 x 6,5 cm, Museo nazionale afgano. MK
04.40.1091 © Thierry Ollivier / Museo Guimet |
 Corona, Tillia tepe,
tomba VI. I secolo. Oro, 45, 0 x 13, 0 cm, Museo nazionale afgano. MK
04.40.50 © Thierry Ollivier / Museo Guimet |
Dopo il saccheggio della riserva aurifera afghana da parte dei talebani, che si
trovava anch'essa nella camera blindata della banca nazionale, sembrava che
tutto il lavoro di una vita di scavi archeologici fosse andato perduto per
sempre. Fu solo grazie all'accortezza e al coraggio di uno dei custodi che ciò
non avvenne: egli ebbe l'idea di rompere la chiave all'interno della serratura
della porta blindata e i talebani, nonostante quattro giorni di tentativi non
riuscirono ad aprire il caveau. L'oro della Bactriana, venne dunque esposto per
la prima volta nel 2003, quando dopo l'apertura della cassetta di sicurezza si
constatò con grande sollievo che tutti gli oltre 21.618 preziosi oggetti, tutti
in perfetto stato di conservazione, non avevano mai lasciato Kabul. Tra i pezzi
più particolari e degni di nota: una corona pieghevole da viaggio che poteva
essere inserita nella tasca della sella, bracciali con raffigurazioni animaliste
di derivazione sciita, ma anche fibbie decorate con amorini in stile ellenistico
e una statua di Buddha che sembra sia la più antica mai ritrovata.
Questo splendido tesoro, simbolo di perfetta armonia tra diverse culture è stato
esposto prima a Parigi e poi a Torino in una mostra intitolata "Afghanistan, i
tesori ritrovati" che ha riscosso un enorme successo, accendendo finalmente
interesse per i tesori del passato, come avvenne con la scoperta di Pompei e il
tesoro di Tutankhamon in Egitto.
Conclusioni piene di speranza
Ci si è accorti finalmente che gli oggetti d'oro, anche se dal
punto di vista storico sono meno significativi di una stele o di un vaso
dipinto, possono diventare i principali poli di attrazione di visitatori museali,
grazie al loro fascino e al mito che spesso li accompagna.
Mi auguro dunque che questi straordinari manufatti, miracolosamente
sopravvissuti a guerre, incendi, dittature e saccheggi, riescano in qualche modo
a farci ritrovare le antiche radici comuni, che appartengono ad quell'universo
di antiche civiltà in stretto contatto tra loro, che alcuni storici chiamano
Eurasia.
Silvia Fini
docente di "storia del gioiello"
presso l'Ateneo di Bologna
Libri consigliati:
"IL TESORO DI TROIA gli scavi di Heinrich Schliemann"
(catalogo della mostra presso il Museo Puskin di Mosca 16 aprile 1996-15 aprile
1997. Promossa da: Ministero della Cultura della Federazione Russa, Museo
Statale di Arti Figurative Puskin).
Edizioni: Museo Puskin - Leonardo Arte.
" AFGHANISTAN i tesori ritrovati - collezioni del Museo nazionale di Kabul"
(catalogo della mostra presso il Museo di Antichità di Torino 25 maggio 2007-11
novembre 2007.Promossa dalla Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo
di Torino)
Edizioni: Umberto Allemandi & C
Link utili:
http://www.baghdadmuseum.org/
http://www.fondazionearte.it/
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Link utili
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