Icone: tecnica

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La tecnica dell'icona

Per dare all'icona il suo significato allegorico e ultraterreno, è molto importante soffermarci sulla sua tecnica di esecuzione, proprio perché sono i materiali e l'esecuzione che danno all'icona la sua misteriosità. 

L'elemento le cui funzioni sono quelle di essere la struttura portante e permettere la conservazione della pittura è la tavola; è grazie ad essa che le icone resistono al tempo e alle condizioni ambientali sfavorevoli per poter essere così pronte per l' esposizione nei nostri musei. Per questo motivo è di determinante importanza la qualità del legno. Il legno migliore è sicuramente quello non resinoso, per la sua facilità di adesione con la tela, scegliendo la parte di tronco più vicina al centro proprio per garantire la robustezza e la solidità. Dopo l'intaglio si lasciavano seccare le tavole ricavate per un lungo periodo di tempo, (generalmente qualche mese) conseguentemente, per espellere dal legno alcune sostanze pericolose per la conservazione della tavola, si immergevano in acqua ad una temperatura che si aggirava sui 50°. Infine, dopo questo trattamento,venivano lasciate seccare nuovamente per poi essere purificate di cloruro di mercurio, che eliminava tutti i parassiti.Oggi invece, dato che i legni usati durante il medioevo sono difficili da trovare,vengono utilizzati il compensato e il paniforte che permettono inoltre la tagliatura su grande formato, evitando così una difficoltosa procedura di realizzazione come l'incollatura parallela, utilizzata in epoca Medievale per ottenere tavole più grandi, per poi essere situate su una cornice che permetteva la stabilità.

La cornice è l'elemento che assicura stabilità alla tavola, oltre che offrire la possibilità di modificare le proporzioni della tavola. Prendendola verticalmente, abbiamo tre possibilità di realizzazione della cornice:

- La proporzione tra la superficie esterna e la superficie interna è la stessa, posizionando i bordi in una proporzione tra di loro uguale (fig 1);
-L'interno dell'icona diventa più larga proporzionalmente, lasciando il bordo inferiore più largo (fig. 2); 
-La superficie interna si avvicina al quadrato, essendo i bordi inferiori e superiori più larghi (fig 3); 

La cornice deve essere tratta dalla parte della tavola rivolta verso il tronco. La deformazione che si nota quando osserviamo un'antica icona è dovuta dal fatto che le sezioni degli anelli dell'albero si distendono, sia durante che dopo l'essiccazione. L'interno incavato della tavola viene denominato kovtcheg che nel linguaggio biblico significa "arca dell'alleanza" e più tardi viene anche usato come reliquiario, unendo così la venerazione delle reliquie e quella delle icone. In un'icona la funzione della cornice, in quanto il suo scopo non è quella di circondare la pittura e distinguersi da essa, bensì di portare su di sè preghiere e iscrizioni, e ricoprire numerose scene se si tratta della vita di un santo. 

Lo scavo interno dell'icona è un lavora difficoltosa eseguire con la massima perfezione, poiché è importante ottenere un lavoro perfettamente liscio con una profondità regolare, e per gli attrezzi ideali per realizzare un buon lavoro è il coltello a due manici.

la profondità della superficie può arrivare fino agli 8 mm, ma viene più spesso utilizzata una misura tra i 2 e i 5 mm, mentre la cornice lungo tutto il legno, durante la decorazione permette l'appoggio di una mano.
Le cornici con questa particolarità erano molto diffuse in Russia fino al XVIII secolo, dove venivano riportate la storia o scene riguardanti il santo alla quale l'icona era dedicata. I bordi esterni venivano poi rialzati, ottenendo così due profondità diverse. Invece, oggi, si utilizzano sottilissime strisce di compensato, con interni tagliati per sbieco (fig. 4) che vengono incollate sulle tavole di paniforte usate oggi. questo metodo di realizzazione è quello che offre i vantaggi più ampi, poiché è il procedimento più economico e più semplice, l'unico accorgimento è quello di inchiodare le strisce di compensato, per evitare che esse si alzino quando il legno sarà gonfiato dalla colla calda dopo che si è ottenuta la misura più comoda della tavola,si pongono sul retro due zeppe lavorate in legno più duro (fig. 5), che hanno proprio la forma scavata della tavola, con la loro forma di trapezio che per aderire perfettamente alla tavola sulla quale sono poste, sono di forma più larga (fig. 6). Oggi invece vengono anche incastrati due listelli all'interno della tavola, in alto e in basso e non superano mai la metà della larghezza di spessore della tavola.

Molti sono i tipi di colla usati per realizzare un'icona: colla di pelle, colla di osso, colla da falegname, ma la migliore resta comunque la colla di pesce. Per preparare la colla, bisogna aggiungere anche 10 cl di acqua ai 100 g di polvere, per poi portare questo miscuglio per 2-3 volte all'ebollizione (attenzione: la colla che non è stata fatta bollire abbastanza non è sarà sufficientemente buona per chiudere perfettamente tutte le fessure, mentre la colla troppo ebollita perde rapidamente la forza). per ottenere un composto più fluido, è utile alla fine del processo far filtrare la colla attraverso un colino o un imbuto per eliminare così le impurità. Attualmente, la colla migliore che possiamo trovare facilmente è quella di pelle, mentre invece la più forte in assoluto è la colla di storione. 

La tela
La tela deve aderire al legno, pertanto dopo aver inciso delle diagonali, si stende uno strato di colla diluita e successivamente un secondo della stessa, questa volta più concentrata. Perché il legno possa resistere all'umidità è inoltre consigliabile ricoprire di colla anche la parte posteriore della tavola.
La tela è necessaria perché se applicata prima dello sfondo bianco, va a formare, insieme a quest'ultimo, uno strato resistente che non si scrosta, come accadeva invece in passato; l'utilizzo della tela risale infatti alla fine del XIV sec.
Per ottenere questa componente venivano usati tessuti fini, a volte anche rari, mentre attualmente si ricorre comunque a tessuti fini, ma comuni . Con una colla spessa e molto calda si ricopre la tavola e nella stessa colla si immerge il tessuto, che viene poi strizzato, posato, passato con le dita per eliminare le sacche d'aria e dopo averla lasciata asciugare per un giorno, è pronta e vi si può applicare il fondo, detto levkas.

Il levkas
Questa è una fase che richiede molta esperienza, in quanto la solidità dell'icona dipende dalla qualità di questa componente, che deve quindi essere solido, omogeneo e liscio.
Il nome deriva dal termine greco "leukòs", che significa "bianco", essendo realizzato con una polvere bianca derivata dall'alabastro. Tuttavia può essere sostituito con del gesso , che però rende più complicata l'applicazione della doratura. questa polvere va aggiunta alla colla calda in un recipiente e mescolata fino ad ottenere un liquido denso.
Il composto va steso sull'icona con un coltello da intonaco per ottenere una superficie regolare. Anche in questo caso è necessario lasciar essiccare per un giorno. E' necessario levigare la superficie con carta vetrata per renderla liscia e quindi pulirla prima di passare alla seconda mano, che consiste nel riscaldare il levkas a bagnomaria, il che rende lo strato più resistente. A seconda della qualità della superficie che si intende ottenere, si possono stendere da tre a cinque mani.
L'esperienza richiesta per la realizzazione del levkas è essenziale per curare le parti destinate a viso ed aureola, che non devono avere difetti.

Il disegno
Recenti studi hanno dimostrato che i grandi iconografi del passato realizzavano il disegno secondo una precisa struttura e secondo proporzioni tra le dimensioni dell'icona e quelle dell'aureola (oppure tra la grandezza del viso e del corpo), che potremmo definire standard. Inoltre il ritrovamento di veri e propri manuali di disegni risalenti al XVII sec, nei quali gli artisti conservavano gli schizzi delle opere, ha dimostrato che se ne servivano anche per i lavori futuri, riprendendo e modificando l'originale.
Per quanto riguarda l'aspetto tecnico del disegno, semplicemente si può riprodurre la figura su un foglio (da ambo le parti) e quindi appoggiarla sulla superficie dell'icona, tracciare il disegno, in tal modo sul levkas apparirà la figura con i particolari.
Dopo averlo colorato, il disegno scompare ed è quindi difficile completare i particolari; a tale proposito gli artisti meno esperti incidono il disegno con un ago, in modo che sia visibile anche dopo aver passato più strati di colore, mentre gli artisti più esperti completano i particolari a mano libera.

La doratura
Dopo aver accuratamente ripulito l'icona, la si prepara coprendo le parti da dorare con dell'ocra (gialla o rossa), le si leviga con un dito e si passano con un tampone, dopodiché si passa alla doratura vera e propria.

La doratura ad olio è la tecnica più semplice e consiste nel coprire le parti preparate con della vernice che deve essere lasciata seccare per circa dieci ore e quando lo strato è quasi asciutto, vanno posati i fogli d'oro, ripuliti i contorni e si lascia essiccare per qualche giorno.
Molto più complessa è invece la doratura su un fondo di terra bolare, detta "bolus", che richiede grande esperienza e deve essere svolta in un ambiente privo della minima corrente d'aria.
Utilizzando i resti dei fogli d'oro si può produrre dell'oro in polvere, che viene usato per l'omonima tecnica di doratura.
Infine è possibile ricorrere ad una tecnica nominata "doratura previa verniciatura", che viene utilizzata principalmente per il restauro: si ricopre l'icona con del bianco diluito con acqua, tranne le parti da trattare, ovviamente, poi si procede come per la tecnica della doratura ad olio ed infine si lava il bianco con un pennello.

I colori
La scelta dei colori è sempre lasciata alla scelta del pittore, che conoscendo alla perfezione le tolleranze tra i colori e le loro proprietà chimiche, ottenevano tinte di regale vivacità. Diverse sono le scelte sia secondo la scuola sia secondo il genio dei maestri. Le proprietà principali che un buon colore deve possedere sono la resistenza alla luce, unirsi al fondo bianco e resistere ai materiali ai quali vengono uniti. Oggi possiamo classificare due diverse categorie di colore:

1) colori organici: Possiamo trovarli nelle sostanze vegetali e animali. Già dall'antichità, per ottenere un colorato di polvere, si univano i coloranti naturali con una sostanza minerale incolore. Queste polveri vengono chiamate "lacche", modificano il loro colore con l' esposizione alla luce. Oggi, dopo un processo industriale, possiamo ottenere i colori organici partendo dagli idrocarburi naturali, e la loro resistenza dipende strettamente dai gruppi chimici di base, e per questo motivo non otteniamo così la perfezione.

2) Colori minerali: li possiamo trovare in natura e sono anche prodotti dalle industrie. Tre sono i gruppi più diffusi: i colori composti da sali, quelli composti da ossidi di metallo e quelli formati da idrati metallici ed è proprio dalla qualità della loro natura di questi elementi che dipende la stabilità dei colori, che è perfettamente stabile quando la combinazione dell'ossigeno con un metallo è satura.

I colori (denominati pigmenti nel lessico specifico dell'icona) possiamo classificarli attraverso le tinte:

BIANCO: bianco di Meudon, bianco gesso, litopone, bianco di zinco, bianco di Spagna, bianco permanente;

GIALLO: giallo di cadmio, giallo indiano, giallo di Napoli, giallo di stronziana, giallo di barite ,giallo limone;

OCRA: ocra gialla, ocra rossa, terra di Siena, terra di Siena bruciata;

ROSSO: rosso Helios, lacca di porpora, rosso di cadmio, rosso di Spagna, rosso inglese;

BLU: oltremare, blu di Prussia, blu ceruleo, blu di cobalto, blu di Parigi, blu di Berlino;

VERDE: verde veronese, verde di cobalto, verde di cromo, verde smeraldo, verde inglese;

NERO: nero di osso, nero d'avorio, nero di vite.


La tempera all'uovo
Arrivò in Europa nel XV secolo, ma nel XVII perse la sua importanza pur mantenendosi fino al XX secolo anche se solo in Europa orientale. Grazie alla sua composizione aggiungendo ad esempio aceto si ha un'emulsione che rende più vivo il colore in quanto resiste all'azione della luce. tuttavia sorgono delle difficoltà: bisogna lavorare velocemente dato che gli strati di colore seccano in fretta e per limitare questo inconveniente si può passare uno strato di tuorlo d'uovo diluito per mantenere l'umidità. molto importante è prestare attenzione alla concentrazione dell'emulsione che non dev'essere ne troppo concentrato ne troppo diluito. Un trucco dei grandi maestri consisteva nel dosare l'emulsione a seconda del tipo di colore usato. 
Le principali regole sono:

1) Il colore deve essere molto liquido con la proprietà di coprire;
2) Meglio non abbondare con la quantità di emulsione;
3) Assicurarsi che lo strato sia opaco ma solido;

Molto importante è mescolare la polvere con acqua per ottenere una pasta spessa. In antichità era un lungo procedimento mentre ai giorni nostri le polveri sono più fini e quindi più facili da lavorare.


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 Ultimo Aggiornamento: 29/03/09.

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