Icone: simbologia dei colori

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  Il Simbolismo e i colori delle Icone

I capolavori dell'iconografia mostrano l'importanza del colore nella rappresentazione dei soggetti religiosi e la giusta attribuzione dei colori dei diversi personaggi. Il colore non è solo un semplice mezzo di decorazione, ma esprime anche il mondo trascendente.
Ora cerchiamo il significato simbolico nelle principali correnti che hanno formato l'arte bizantina.
Innanzitutto il mondo biblico: contro ogni immagine, la cultura ebraica può intervenire solo attraverso le Scritture. Oltre alle quattro radici etimologiche, che sono il bianco, il nero, il rosso e il verde-giallo, l'ebraico e l'aramaico utilizzano anche materiali diversi, per esempio per l'azzurro del cielo «come lo zaffiro». Quindi , in questa cultura, il colore assume un ruolo secondario e non è pensabile un canone simbolico dei colori biblici.
Un'altra corrente principale dell'arte bizantina si trova nella cultura ellenistica. Nella pittura non si trova un sistema di colori, ma i colori sono ricchi e svariati. Fra tutti i nomi di colori ve n'è solo uno di origine indoeuropea - il rosso-, colore che ha un posto particolare. Si può quindi dedurre che il vocabolario dei colori degli elleni deriva da una civiltà che li ha preceduti sul loro suolo.
Appaiono due linee: in una il bianco, il rosso, il verde, il blu, che esprimono la vita, la purezza, la pace e la bontà; nell'altra il nero, il grigio, il bruno e il giallo pallido, che esprimono la morte, la minaccia. Al centro la porpora, che significa regalità e morte. Nonostante questo non vi è un simbolismo specifico.
La terza sorgente dell'arte bizantina è quella cristiana, secondo cui il colore fa parte della categoria dei simboli, che si classificano in simboli nobili (sole, astri, luce), simboli medi (fuoco, acqua) e simboli inferiori (olio profumato, pietra); i colori fanno parte di quest'ultimo gruppo.
Ogni ordine della gerarchia celeste e terrestre riceve i simboli in base alla capacità della sua intelligenza. Quindi lo stesso colore avrà nei diversi ordini un significato simbolico differente.

Le immagini simboleggiano:
- se sono bianche, la luce;
- se sono rosse, il fuoco;
- se sono giallle, l'oro;
- se sono verdi, la giovinezza e l'anima.

Nonostante che il simbolismo dei colori non sia sempre lo stesso, i colori possono essere raggruppati in base alla loro capacità di esprimere le proprietà dell'essenza divina. 
Ecco i significati simbolici dei colori principali dati dall'iconografo nel Medioevo.

I colori ed i loro significati

Bianco: Il bianco nel passato simboleggiava la divinità. Ad esempio le vesti bianche dei discepoli durante gli inni sacri o quelle delle vittime sacrificate nell'antica Gregia erano tutte bianche.
Ma tuttora il bianco è il colore del mondo divino. Per la sua assenza di colorazione, appare vicino alla luce stessa. In confronto agli altri colori, trasmette un senso di purezza e calma, ma allo stesso tempo anche dinamismo. Perciò il bianco fa pensare alla luce, la cui essenza è di trasmettere e di avanzare nello spazio.
Ma oltre a simboleggiare luce, gloria e potenza divina, è anche il colore della distruzione del mondo terrestre.
In molte icone della Risurrezione, Cristo viene rappresentato con vesti di un bianco folgorante. Le bianchi vesti liturgiche dei capi della Chiesa bizantina con croci nere richiamano la gloria e la passione del Signore.
Il bianco rappresenta anche il colore di quelli che sono penetrati dalla luce di Dio, il colore dell'innocenza ("I peccati saranno bianchi come la neve") ed anche la gioia delle grandi feste liturgiche.

Blu: Il blu è il colore della trascendenza per tutto ciò che è terrestre e sensibile. Trasmette un senso di profondità e calma, dà l'illusione di un mondo irreale, leggero. Ma nelle Scritture il blu scuro non era presente, anche se nelle altre culture dell'Oriente era molto utilizzato. L'unica tinta presente nell'Antico Testamento è quella del blu giacinto, che ricordava il cielo, la casa di Dio. 
Quindi in questo ambiente culturale questo colore significava il mistero della vita divina.

Rosso: L'Areopagita descrive il rosso con le parole "incandescenza" e "attività"; quindi alla potenza del suo irradiamento si unisce una forte aggressività. Il rosso è il colore in assoluto più attivo, il colore che si impone allo spettatore.
Il rosso può essere utilizzato come fondo all'icona, grazie al suo dinamismo simile a quello della luce. Per il suo potere luminoso, il rosso ha avuto un ruolo importante in tutte le creature. Nella terminologia ebraica molte espressioni derivano dalla parola "sangue", che significa "vita". Ma questo rosso sangue, denominato "rosso cremisi", può avere anche un senso negativo: può simboleggiare infatti il male, il peccato. È quindi difficile vedere un legame logico con il simbolismo precedente.
Il rosso, nel mondo ellenistico, ha pure un significato religioso, soprattutto per quanto riguarda la funzione guerresca.

Porpora: Esprime soprattutto l'idea della ricchezza, che è un prodotto d'importazione ed è molto costosa. Ma oltre a questa idea è anche potenza e strumento e testimonianza di consacrazione.
Nel mondo greco il valore che suggerisce la porpora è un valore affettivo di ordine religioso e quindi ricollegabile alla morte.
Nell'iconografia la porpora sembra aver perduto questo aspetto dell'antichità. Innanzitutto appare sempre più vicina al rosso, divenendo così più luminosa. È Dio che dà il potere, la potenza; infatti il colore utilizzato per le vesti dei re e dei principi è il rosso scuro.

Verde: Nelle Scritture il verde indica la natura, la vita della vegetazione. Simboleggia dunque la crescita e la fertilità. Nel linguaggio profano è divenuto quindi simbolo della speranza. L'Areopagita lo descrive come la giovinezza e la vitalità.
Il verde trasmette calma e neutralità e in una composizione con altri colori, armonizza l'insieme. Ad esempio vicino al rosso produce un effetto complementare e danno un senso di severità e austerità.
Il verde è molto utilizzato per i personaggi delle icone, forse per ragioni artistiche.

Bruno: Questo colore si ottiene unendo rosso, blu, verde e nero. Esso riflette la densità della materia, perciò viene utilizzato per tutto ciò che è terrestre. Ma il bruno non ha un significato indipendentemente da ciò che copre; non è la pittura che dà il significato: esso non fa che riflettere la realtà.

Nero: È assenza totale di luce. Ecco alcuni esempi in cui è stato utilizzato il nero:
- in Grecia e in Egitto era il colore delle divinità sotterranee;
- i condannati del giudizio universale: hanno perduto tutto ciò che è vita, sono diventati ombre;
- la tomba dalla quale esce Lazzaro risuscitato;
- la grotta della Natività, per ricordare che Cristo nasce «per illuminare coloro che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace» (Lc 1,79), e per dire che, come tutti gli uomini, Gesù deve passare attraverso la morte per donare loro la vita eterna.
In una composizione, sul piano ottico, l'effetto del nero è quasi tanto forte quanto quello del bianco, anche se significa il contrario. Infatti se il bianco indica dinamismo, il nero è nulla, assenza di tutto.



Giallo
L'Areopagita conosce il "giallo oro", ma per lui questo colore è troppo vicino alla luce e allo splendore dell'oro per avere un simbolismo proprio. Se l'oro rappresenta la luce, il giallo, come gli altri colori, vive della luce.
Il giallo limone, che è la tinta pura, trasmette una tristezza costante. 
Quindi l'oro, a differenza del giallo, è il riflesso vero della luce, è splendore. Appartiene dunque alla sfera della luce.


Quindi a causa dei vari influssi e delle condizioni psicologiche che hanno dato ai colori nomi diversi, i colori, in particolare quelli principali, nel mondo cristiano hanno un simbolismo definito, ma molto complesso. Nonostante questo, dietro ogni colore, si può vedere un insieme di idee che permettono di comprendere più facilmente il mondo dell'arte bizantina.

La composizione dei colori
Essendo ogni colore autosemantico, ovvero che ha un suo proprio messaggio, era difficile per il pittore fare una composizione armoniosa. Infatti, la scelta di uno o di un altro colore, dipende dal suo significato simbolico.
Quindi per comporre i colori, si distinguono nell'arte bizantina due diversi sistemi: la policromia e il colorismo.

Policromia
La policromia è un sistema in cui ogni colore ha il suo valore e una relazione con tutti gli altri colori del disegno, senza esserne subordinato. I colori fanno astrazione dalla realtà. L'icona emette così vari segnali divenendo testimonianza e il fedele penetra nell'irradiamento dei colori. Ha un carattere di tipo espressionistico.

Colorismo
Il colorismo si basa sulla mescolanza dei colori fondamentali, facendo risaltare le parti importanti dell'immagine. Questo sistema prende i colori dalla natura, dalla materialità delle cose. Si mescola nello spazio con la luce e vuole esprimere le qualità individuali. Come nella policromia, ogni colore è in relazione con gli altri, ma a differenza di esso, sono subordinati all'insieme. Ha un carattere impressionista.
Un esempio è l'icona della Trasfigurazione, della seconda metà del XV secolo. Ciò che colpisce è il bianco puro della veste di Cristo sul fondo blu-verde scuro della gloria in tre cerchi; nel bianco vi sono solo i tratti delle pieghe. Invece nella parte inferiore dell'icona, il rosso acceso della veste di san Giovanni si separa dal fondo verde della montagna.

L'Icona e la teoria dei colori
Secondo una teoria moderna, il fenomeno dei colori complementari consiste in questo:
se un occhio fissa per circa trenta secondi un colore, sulla retina si produce l'impressione del colore opposto, quando lo sguardo passa su una superficie bianca (es: rosso produce verde).
Questi contrasti della teoria moderna sono sette e li si possono incontrare anche sulle icone.
L'icona è diventata un'opera d'arte che mostra agli occhi una bellezza che supera l'essere umano, una bellezza riconducibile a un altro mondo.

La Luce 
Affinchè l'uomo possa riconoscere la forma delle cose, ha bisogno della luce che le illumini. Questo ruolo della luce nella realtà è anche quello nell'arte: ruolo indispensabile e notevole.
L'immagine primitiva del contrasto tra la luce e la notte ha fatto nascere un particolare simbolismo: luce e tenebre evocano vita e morte, bene e male.
La luce è un qualcosa di inafferrabile, impalpabile, mentre ciò che non è luce lo si considera opaco e viene espresso con il nero. Quindi l'assenza di luce indica una cosa compatta, è segno di materialità, mentre la luce è simbolo dell'invisibile.

Radice antiche dell'arte Bizantina:  L'anima dell'arte bizantina è sicuramente la luce. Le sue radici si trovano in un'epoca dove la forma dominava la bellezza classica. Gli antichi pensavano che l'occhio emettesse una sua luce e l'oggetto la sua; si ottiene la visione quando si forma un mezzo omogeneo tra l'occhio e l'oggetto.
Secondo Platone il Bene è il principio di ogni esistenza, in quanto genera nell'uomo l'intelligenza e la verità e si riflette nel mondo materiale per mezzo della luce.
La luce penetra nella realtà e grazie a essa gli esseri ricevono bellezza e bontà reale. L'oro, la folgore e il fuoco sono belli in sè stessi perchè sono luce; il resto delle cose è bello solamente in quanto riflette luce, e quindi senza di essa la materia è tenebrosa.
Per Plotino la luce ha un significato religioso: permette di sfuggire alla condizione umana, al mondo della materia.
Per scorgere la luce interiore, occorre sostituire l'occhio interiore agli occhi del corpo.

La dottrina dello Pseudo-Dionigi: L'autore che ha dato un'impronta al Medio Evo e alla sua arte è lo Pseudo-Dionigi l'Aeropagita.
In Occidente la sua ispirazione all'infinito della luce forma il fondamento del pensiero: «La luce costituisce la perfezione e la bellezza delle cose corporali».
La sua dottrina ha una doppia struttura, vi è il cosmo intelligibile e il cosmo sensibile. 
La luce immateriale di Dio è soprattutto comunicata alle gerarchie superiori degli spiriti celesti. Questi la trasmettono alle gerarchie inferiori e l'ultimo spirito la dà alla gerarchia ecclesiastica sottoforma di sacramenti. Questi devono trasmetterla agli uomini per la loro illuminazione e purificazione. Gli uomini si purificano così da ogni dissomiglianza con Dio per elevarsi verso di lui. Quindi si produce un movimento di ritorno.
Un'altra caratteristica della dottrina dello Pseudo-Dionigi è la struttura interiore delle gerarchie. Ciascuna ha uno scopo, che è la somiglianza e l'unione con Dio. Tra l'una e l'altra gerarchia non vi è che una somiglianza; perchè ognuna riceve la luce intelligibile secondo il suo stato di esistenza.
Scendendo da un ordine all'altro, la luce perde il suo valore per giungere alla fine solo come un debole riflesso nella materia.

Influsso di Dionigi sull'iconografia: Nell'iconografia della Trasfigurazione, Cristo è rappresentato in un'aureola a tre cerchi concentrici, che rappresentano la luce di Dio. Questa luce diventa sempre più cupa andando verso il centro, fino a diventare un colore blu scuro.
L'influsso di Dionigi sull'iconografia si manifesta nell'utilizzo dell'oro, che, secondo lui, fa apparire «uno splendore indistruttibile, prodigo, inesauribile e immacolato». L'oro rappresenta il riflesso della luce del sole. Se gli altri colori vivono della luce, l'oro è esso stesso luce.
Tuttavia nelle prime icone l'oro veniva utilizzato raramente. In seguito la tempera all'uovo, che facilitava il disegno, e col fondo liscio che si prestava meglio alla doratura, divenne la regola.
Nell'icona l'immagine e la luce sono unite. La luce irradia direttamente verso lo spettatore.
Le idee di Dionigi l'Areopagita si riflettono così nell'icona.

Luce naturale e luce spirituale: La luce dell'icona non ha nulla a che vedere con la luce naturale. Tuttavia la luce dell'icona irraggia verso lo spettatore. Ad esempio nella scuola di Novgorod la prospettiva inversa e la luce "propria" appaiono pure.
I colori sono ravvivati con riflessi di luce, posti nei punti più vicini allo spettatore. Così si ottiene una modellatura senza dare l'illusione del corpo nello spazio.
Un'altra funzione di questi riflessi, che intervengono come un fenomeno spirituale, consiste nel sottolineare i movimenti e i gesti diversi. Strutture e luce fanno un tutt'uno.
Nella pittura dei paleologi, non avendo le strutture rigorose della scuola di Novgorod, vi sono scene piene di emozioni e di movimento. Ad esempio nell’icona della Crocifissione (XIV sec) gli avvenimenti sono descritti in modo drammatico e particolareggiato. Lo stile è frazionato e narrativo, i movimenti sembrano restare all’interno della composizione; tutto questo fa in modo che la luce perda la sua dinamica.
Invece nell’icona della Vergine di Vladimir, attraverso il gioco luce-ombra, la luce appare talvolta una forma di illusionismo, creando così le ombre. In questa icona la luce scende da destra sul viso della Vergine e del Bambino, creando sul naso della Vergine un chiaro riflesso. Nell’ombra vi è la parte in cui i volti si toccano.
Le icone di Novgorod avevano un tratteggio bianco fatto come luce propria e non come riflesso di una luce esterna. Invece questa nuova tecnica di schiarimento elimina questo tratteggio affinché la luce risplenda tramite chiare sfumature. In questo modo la luce dà alla modellatura armonia e unità.
Un aspetto concreto e naturale lo ottiene Rublëv con un disegno agile e preciso, con riflessi e velature netti sulle pieghe delle vesti. Perciò le sue icone sembrano più naturali di quelle dei Paleologi e, grazie alla loro trasparenza, riflettono un’armonia della materia e dello spirito.

Influsso della controversia Esicasta: Al tempo dell’esicasmo nasce un corrente scientifica che mette in discussione alcune idee dell’Areopagita. In conflitto sono Gregorio Palamas e Barlaam Calabro, che hanno teorie diverse sulla luce divina della Trasfigurazione sul monte Tabor.
Per Gregorio quella luce non è l’essenza divina, ma la sua energia, la sua proprietà. Così le creature non possono partecipare all’essenza di Dio, ma alla sua energia, in quanto Dio si manifesta attraverso delle energie negli esseri, che vanno verso la divinizzazione.
Per Barlaam, invece, la luce del Tabor è una luce materiale e per percepirla c’è bisogno della logica della ragione.
Barlaam verrà poi condannato come eretico e l’esicasmo diverrà la dottrina ufficiale della Chiesa bizantina.

Teofane il Greco e Rublëv: Tuttavia tra queste due opposte correnti si trova la chiave per lo stile di Teofane il Greco, buon osservatore dei fenomeni della natura. Egli mostra figure chiare e prese dalla realtà. 
Per quanto riguarda la rappresentazione della luce, egli utilizza un bianco puro per dar l’impressione di una luce naturale; inoltre preferisce utilizzare il colore locale naturale.
Andrej Rublëv, suo discepolo, non poteva restare insensibile a questa concezione.
La sua arte è stata condizionata molto dagli influssi contrastanti del suo tempo. Ma nelle icone di Rublëv le idee opposte hanno trovato un’armonia che è segno della vera opera d’arte. Il sensibile è spiritualizzato, lo spirito si unisce alla materia.


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 Ultimo Aggiornamento: 29/03/09.

Liberamente tratto dai siti: Ikone  IconeIcons (G. Ferraboschi) Iluvator  www.byzarticon.com