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L'immagine come segno

Secondo il filosofo Aristotele, l'uomo ha una doppia possibilità di conoscere il mondo: il pensiero diretto, in cui l'oggetto non necessita di interpretazioni, e il pensiero indiretto, nel quale un segno si pone tra la realtà e lo spirito. Anche se questa distinzione non è così marcata la rappresentazione indiretta è caratterizzata principalmente da due elementi: il significante e il significato. Questi due elementi, appartenenti ad una stessa realtà, costituiscono il segno. Quindi il segno è il punto d'incontro tra mondo spirituale e mondo materiale.
Come rappresentazione indiretta, il segno è semplicemente una rappresentazione della realtà, il quale rende presente la realtà. Per esempio, ogni giorno, siamo circondati da segnali: i cartelli stradali, gli alogaritmi della scienza e anche le parole di una lingua. La loro funzione è semplicemnte quella di esprimere in modo sintetico e chiaro dei concetti precisi.
Invece, parliamo di simbolo quando il segno non rappresenta più qualcosa di reale, di rappresentabile, ma qualcosa di astratto. In questo caso il significante e il significato sono uniti in modo particolare e quest'unione allarga la qualità del segno, insomma esso può esprimere valori irreali, non raffigurabili. Altra conseguenza dell'estensine del simbolo è data dal fatto che non si può determinare facilmente il significato, infatti, gli si può attribuire sensi diversi, ci possono essere svariate interpretazioni date da vari artisti oppure influenzate dalle differenti epoche storiche. 

Mentre, come rappresentazione diretta, s'intende che il simbolo rappresenta un concetto con molta enfasi, amplificando così la forza del suo significato. 
Alla categoria del simbolo appartengono diverse forme: l'emblema, l'allegoria, la parabola ed anche il segno sotto la l'influenza della filosofia moderna; tutto questo mostra la grande estensione del simbolo, la sua essenza, ma anche il suo carattere trascendente.
Una forma di pensiero che si avvale dell'utilizzo di simboli è, per esempio, quello cristiano. Anticamente si serviva di simboli che rappresentassero i valori trascendeti dell'umanità, mentre poco tempo dopo fanno la loro apparizione quei simboli come il pesce o l'agnello, simboli di Cristo. Da questo tipo di raffigurazione, si passerà poi ad immagini vere e proprie. Pur conservando tutte le caratteristiche del segno e del simbolo, l'immagine sacra aggiunge quindi l'elemento umano. Insomma, il trascendente diviene concreto.

L'immagine come partecipazione al divino
Come è riportato nel libro intitolato L'ICONA, scritto da Egon Sendler, secondo Giovanni Damasceno l'immagine è partecipazione al modello, al prototipo, insomma l'immagine è anche somiglianza ontologica: la partecipazione all'ordine non è mai perfetta, ma possiede sempre qualche difetto. Giovanni Damasceno definisce l'immagine come «una somiglianza che caratterizza il prototipo, pur essendo differente in qualche cosa». Per cui dall'immagine consostanziale che è il Verbo si arriva all'icona, ovvero si arriva al riflesso delle realtà invisibili nella materia.

L'unica immagine perfetta la si ha nella Santissima Trinità, dice Damasceno. Il Verbo è generato dal Padre, e ciò che possiede il padre lo possiede anche il Figlio; insomma il Verbo è partecipazione diretta, priva di difetti, somiglianza perfetta.
Poi, abbiamo un secondo tipo di immagini, chiamate "predeterminazioni", cioè prima della loro esistenza nella realtà erano presenti nel pensiero di Dio. Successivamente abbiamo un terzo genere, le immagini che rappresentano semplicemente le cose visibili, tutto ciò che è reale (il Sole, al luce e i raggi di Sole). Il quarto tipo, invece, potrebbe essere considerato una forma di previsione del fututo, anche se è molto vicino al genere precedente. Se prima avevamo le immagini future, abbiamo anche quelle che riportano i fatti avvenuti in passato, fatte per conservare, per mantenere il ricordo di fatti importanti.
Questi cinque punti sono raggruppati nelle categorie neoplatoniche di Dionigi l'Areopagita e sono stati analizzati e approfonditi da San Giovanni Damasceno, il quale li ha reputati i più importanti. Dalla sua analisi si capisce che la sua concezione di immagine si fonda su una percezione ontologica. 


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 Ultimo Aggiornamento: 29/03/09.

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