|
Indice
Tecnica a
Tempera
Tecnica ad Oio
L'affresco
I Murales
Il Pastello
L'acquerello
Argomenti Correlati
Antiche Tecniche
Manuale di Pittura
Teoria dei Colori
Generi pittorici
La Tempera
Metodi di Pulitura
La Craquelure
I Pigmenti
I Pigmenti
antichi
Restauro dei
dipinti
Dipinti
su tavola
Pittura su
tela
Pittura
su tavola
Iconografia
Solventi
e pulitura
I
Solvent Gels
Uso
dei Chelanti
Uso
dei Tensioattivi
Restauro
Pala
Montevergine
Affresco
Tecnica
Restauro di Affresco
Strappo e Stacco
|
Tecniche:
Generi Pittorici
Tecnica a Tempera: Per tempera
si intende quel genere pittorico che utilizza l'acqua per sciogliere
i pigmenti composti da resine vegetali (terre naturali, pietre
macerate) ed impiega varie sostanze come la colla di pesce,l'albume
d'uovo, la gomma arabica, il lattice di fico per agglutinare, cioè
per fare aderire il colore al supporto. La superficie destinata a
ricevere lo strato pittorico può essere di natura diversa: carta,
tela, pietra, metallo o legno sono i supporti sui quali si può
dipingere ricorrendo all'uso della tempera. Il periodo di massima
diffusione di questo genere pittorico è anteriore al diffondersi
della tecnica della pittura ad olio legata all'uso della tela libera
su telaio, affermatasi tra il Quattro e il Cinquecento: la tempera è
quindi inizialmente la tecnica legata alla realizzazione dei dipinti
su supporti lignei. Il legno utilizzato era prevalentemente il
pioppo, proveniente dal Sud-Europa e la quercia del Nord-Europa:
venivano comunque usati altri legni quali il noce, l'abete e il pino
silvestre.
E' possibile individuare tre grandi periodi nei modi d'uso della
tecnica della pittura a tempera, corrispondenti alle diverse
esigenze che la resa dell'oggetto artistico ha avuto nel tempo:
1° periodo: anteriore alle innovazioni
dello scorcio del Duecento e degli inizi del Trecento, in cui la
raffigurazione delle figure era resa per sovrapposizioni successive
di colore.
-
2° periodo: compreso fra il Trecento
ed il primo Quattrocento, in cui l'uso del colore avveniva, sempre
zona per zona, per graduato accostamento, e non per aggiunzione;
-
3° periodo: seconda metà del Quattrocento: in
questo periodo le figure e gli oggetti rappresentati nei dipinti
venivano
o indagati con molta minuzia e resi con il massimo di profondità e
di spazio: la struttura portante di questo modo di operare è il
disegno.
Tecnica ad
olio
In questo genere pittorico la
materia colorante è data dal pigmento e dall'olio (di lino, di noce,
di papavero), che funge da elemento di coesione tra i colori stessi
e il supporto pittorico: le resine, una volta macinate, venivano
impastate con poco olio su una lastra di granito e lavorate fino ad
eliminare da esse ogni residuo di untuosità. A caldo venivano quindi
aggiunte a questo impasto essenze di resine dure che avevano lo
scopo di dare maggiore trasparenza ai colori, i quali, rispetto a
quelli a tempera, risultavano essere così molto più brillanti. La
diffusione di questo genere fu possibile soprattutto grazie all'uso
della tela, di lino o di canapa, il cui utilizzo si affermò nella
prima metà del secolo XV nella regione dei Paesi Bassi.
In Italia le prime testimonianze si
hanno a Venezia nella seconda metà del secolo XV, dove il
procedimento fu favorevolmente accolto, sia perché la pittura su
tavola era facilmente deteriorabile a causa del clima umido e della
salsedine, sia perché permetteva di realizzare dipinti delle
dimensioni desiderate.
L'utilizzo di oli vegetali
permetteva all'artista di trattare la materia pittorica in modo
diverso, in quanto non solo
veniva ad estendersi la gamma dei pigmenti utilizzabili ma aumentava
anche la possibilità sia di intensificare i chiari e gli scuri, che
di procedere nella lavorazione ponendo una maggiore attenzione al
dettaglio.
I colori impastati con l'olio,
seccandosi in tempi meno rapidi rispetto a quelli impastati con
l'uovo, consentivano
infatti all'artista di procedere più lentamente e quindi di essere
più preciso nell'esecuzione.
La maggiore facilità di lavorazione
della materia pittorica fu un modo per favorire la maggiore
diffusione della pittura: il pittore infatti con la tela ed i colori
aveva già tutto quanto gli occorreva per dipingere, fatto questo che
gli consentiva di spostarsi con maggiore facilità, senza il seguito
di una vera e propria officina.
L'affresco, che significa
pittura a fresco, (cioè condotta
su un supporto ancora umido), è una tecnica pittorica
murale che si avvale del principio di fermare i pigmenti
minerali o le terre sospesi in acqua nell'intonaco ancora
umido, usando la carbonatazione della calce.
Ciò avviene per reazione chimica; infatti la calce
presente nell'intonaco si combina con i gas carboniosi
dell'aria e, trasformandosi in carbonato di calcio,
dà vita ad una superficie capace di assorbire lo strato
pittorico e di determinare il fissaggio al supporto.
Nella pittura a fresco, poiché l'intonaco assorbe
immediatamente il colore, ogni fase della lavorazione
deve essere prestabilita senza lasciare nulla
all'improvvisazione, dal momento che i ristretti tempi
di esecuzione richiedono un procedimento veloce,
eseguito senza errori, anche perché non è possibile
apportare alcuna correzione o ritocco, se non a secco,
cioè a intonaco già asciugato, o rifacendo l'intonaco.
Di grande importanza nell'affresco è la preparazione
della malta e dell'intonaco da stendere sul muro,
il quale può essere di pietre o mattoni, ma mai misto
e comunque deve necessariamente essere esente
da tracce di umidità. Il rivestimento del muro avviene
attraverso tre successivi momenti, a cui corrispondono
la preparazione di altrettanti strati, il primo dei quali, il rinzaffo, preparato con uno strato di calcina grassa
e sabbia, si presenta molto ruvido e grossolano.
Sul rinzaffo viene successivamente disteso un
secondo strato di intonaco più fino, detto arriccio per la superficie leggermente scabrosa ed arricciata
che lo caratterizza: si tratta di uno strato ruvido,
ma meno irregolare del primo. Sull'arriccio
umido si applica quindi l'intonaco o tonachino
destinato a ricevere il colore: questo strato
finissimo, che si compone di sabbia fine, polvere
di marmo e calce, andava tenuto umido per tutto
il tempo della coloritura.
Questa tecnica variava
secondo le epoche e i luoghi.
In Italia da una fase
antica a pontate, in cui l'intonaco e il colore venivano
dati rapidamente per zone secondo l'andamento
orizzontale del ponteggio, si passò nel Due-Trecento
alla lavorazione a giornata, in cui l'intonaco veniva
steso e lavorato giorno per giorno.
Nel Quattrocento la rappresentazione prospettica
portò a sostituire questa tecnica con quella del cartone con lo spolvero e successivamente con
l'utilizzo del solo cartone con il calco delle figure.
Verso la fine del Quattrocento allo spolvero si
sostituì l'uso del solo cartone che veniva poggiato
sull'intonaco fresco: in questo caso l'artista
procedeva con una punta, a calcare le figure,
delimitando quindi le parti da affrescare.
Nel Cinquecento la novità fu data dalla ricerca
di esiti più vibranti e pastosi nella materia
di superfice, per cui all'intonaco fine, che crea
una chiara compattezza, si sostituì un intonaco
granuloso o ruvido.
La tecnica della pittura
a fresco, pur non prevedendo l'uso dei colori fissati
a secco, ha visto in tutte le epoche l'abitudine di
correggere il dipinto con colori a calce o tempera.
La pittura a tempera sul muro secco consentiva
numerosi vantaggi quali l'uso di un'ampia gamma
di colori, la verifica immediata dell'esito o tono
del colore, che non era possibile nell'affresco
poiché i colori, asciugandosi, cambiavano di tono
e la possibilità di apporre correzioni coprendo o
raschiando il colore, visto che non veniva assorbito
dall'intonaco. Mentre i colori a fresco, proprio perché
assorbiti all'intonaco, avevano una notevole
resistenza, la pittura applicata a secco
si deperiva velocemente.
Il murale si differenzia dal graffito sia per la sua
storia che per le sue tecniche di realizzazione.
Il modello di riferimento e' il Muralismo Messicano
nato intorno agli anni venti come espressione di
quelli che erano gli ideali circa la politica, l'arte e
il ruolo svolto dalla cultura.
I "tre grandi" furono Rivera, Orozco e Siqueiros
i quali credevano in un'arte collettiva che potesse
essere goduta da larghi strati di società trovandosi
quindi in luoghi pubblici di larga frequentazione.
I temi principali riguardano la narrazione del mondo
precolombiano e delle sue tradizioni, che non
bisognava dimenticare, e il periodo che va dalla
conquista spagnola fino all'avvio dell'epoca
moderna, culminata nella rivoluzione del 1910.
Oggi la critica ha messo in risalto sia la grandezza,
sia le incongruenze esistenti all'interno del muralismo;
bisogna inoltre considerare il clima del momento,
il fervore politico nel quale vivevano gli artisti che
inaugurarono la grande stagione murale nel 1922.
Negli anni '70 i murales sono stati usati in Cile come
forma di comunicazione per spiegare alla
popolazione, in gran parte analfabeta, i contenuti
della lotta contro l'oppressione. La pittura sui
muri era una forma di espressione molto diffusa
in Cile durante il governo di Salvador Allende.
In molte altre parti del mondo i murales sono diffusi
come forma spontanea e collettiva di espressione
artistica. Le tecniche utilizzate dai muralisti messicani
erano inizialmente quelle antiche dell'affresco e
dell'encausto.
Poi Siqueiros sperimento' nuovi sistemi di
colorazione, usando vernici e strumenti industriali.
Comincio' cosi' a utilizzare la pistola a spruzzo e
l'aerografo con vernice per auto (ossido di
pirossellina) e resine sintetiche a rapida
essiccazione, resistenti agli agenti atmosferici
(ideali quindi per murales esterni).
I murales di oggi non hanno la stessa funzione di
quelli messicani o di quelli cileni, ma vengono
disegnati per attirare l'attenzione della gente.
Secondo il critico Mark Treib, in America si possono
distinguere due scuole, che differiscono tra loro
per stile e contenuto, e che sono rappresentate
dalle contrapposte culture della West Coast e della
East Coast, con Los Angeles e New York come
principali punti di riferimento.
Sono noti i muri iperrealisti di Los Angeles,
alcuni gruppi di lavoro intraprendono progetti con
la tecnica dei "trompe l'oeil", provocando
sconcertanti illusioni ottiche.
I gruppi più famosi di artisti che disegnano murales,
sono il Fine Heart Squad in Inghilterra e il
City Walls Inc. negli Stati Uniti.
Il pastello, il cui
significato originario rimanda ad un
materiale morbido al quale si può dare una forma
particolare, è un tipo di pittura che non si avvale di
nessun connettivo per fare aderire il disegno
allo strato pittorico.
Si tratta quindi di una varietà del disegno a matita,
che si ottiene impastando polveri colorate con acqua
resa agglutinante da leggere soluzioni di gomma
arabica, di sapone di Marsiglia, di decotto di orzo
o di lino: una volta ottenuto, l'impasto viene modellato
e ridotto in bastoncini colorati, che vengono lasciati
essiccare. I pastelli possono presentarsi in tre
diverse gradazioni di impasto, morbido, semiduro
e duro, determinate dalla maggiore o minore presenza
nell'impasto di grassi o componenti cerose.
La maggiore o minore intensità di colore è invece
determinata dalla quantità di pigmento diluito nelle
sostanze agglutinanti di cui si è fatto uso: per ottenere
tinte chiare si aggiunge al colore base argilla bianca,
graffite o polvere nera per le tinte scure e bolo armeno
per quelle rosse. La tecnica del pastello era molto
diffusa già dal secolo XV, ed era usata soprattutto
per l'esecuzione dei ritratti.
Per
acquerello si intende una pittura ad acqua,
in cui i pigmenti colorati, finemente macinati,
vengono impastati con gomma arabica, cioè
con resina d'acacia diluita in acqua pura o
distillata, integrata, talvolta, con l'aggiunta di
piccole parti di miele, zucchero o glicerina e
stesi, solitamente, su un supporto di carta.
La caratteristica propria dell'acquerello è data
dal fatto che tanto più gli strati di colore, stesi
a velature, risultano acquosi e leggeri, tanto più
contribuiscono a rendere trasparente il soggetto
raffigurato. Nella tecnica dell'acquerello i toni chiari
e le luminosità più intense si ottengono,
per trasparenza, mettendo in evidenza il bianco
e il chiaro del supporto pittorico che può essere
di carta, ma anche di pergamena, di porcellana e
vetro: nel caso della carta è preferibile ricorrere
all'uso di una carta che non ingiallisca e non spenga
i colori.
Il termine acquerello, già in uso alla fine
del secolo XIV, indicava in origine un procedimento
di ombreggiatura di schizzi, disegni o bozzetti,
anche a soggetto architettonico: il dipingere con
colore steso a velature in soluzioni acquose serviva
infatti per donare ai dipinti una particolare tonalità,
per valutare l'esito cromatico nei disegni preparatori,
per tinteggiare i disegni d'architettura e per illustrare
opere a carattere botanico o zoologico.
Fino al primo Settecento comunque non si può
parlare di acquerello come di una forma artistica
propria ed autonoma, nonostante i diversi modi
di impiego sopra ricordati: la maggiore immediatezza
dell'esecuzione determinò la diffusione di questa
tecnica a partire dalla seconda metà secolo XVIII
in Inghilterra, paese nel quale maggiormente si
affermarono le idee sensistiche, cioè le idee
legate a quella dotrina filosofica secondo la quale
tutte le conoscenze si riducono a sensazioni.
A determinare la fortuna dell'acquerello fu,
alla fine del Settecento, oltre all'immediatezza
dell'esecuzione, anche la moda di decorare mobili,
paraventi od oggetti di uso quasi quotidiano ed il
diffondersi della pittura, e quindi dell'esercizio
dell'acquerello, nell'educazione delle ragazze
appartenenti ai ceti borghesi. |
|