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Il restauratore e la
legge
dm Agosto 2000
Disciplinare di
produzione
Formazione dei
restauratori
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La formazione dei restauratori di beni
culturali.
Il ruolo del Governo nazionale e dei Governi regionali
per la creazione di un sistema qualità
Il contesto di riferimento
La formazione degli operatori culturali rappresenta oggi un tema centrale
dell'azione regionale: la qualificazione dei percorsi formativi "alti", la
definizione di adeguati profili di competenza tecnico-scientifici e manageriali,
l'attenta considerazione del ruolo delle risorse culturali nella società
dell'informazione, rappresentano un fattore "critico di successo" delle
politiche di conservazione e valorizzazione dei beni e delle attività culturali,
in un momento in cui tali risorse assumono un ruolo sempre più centrale nello
sviluppo economico e sociale.
La complessa situazione che caratterizza oggi l'ambito della formazione degli
operatori culturali, e in particolare dei restauratori, non sembra tuttavia
garantire in prospettiva la tutela di quel patrimonio culturale che sostiene
oggi la nostra identità in vista di una sua trasmissione al futuro.
A un'offerta formativa differenziata, scarsamente coordinata e non sempre
adeguata agli standard di fatto raccomandati e/o praticati a livello europeo,
corrisponde una pluralità di soggetti titolari di percorsi formativi a volte tra
loro paralleli, con certificazioni differenziate per le medesime figure
professionali.
Le ingenti risorse rese disponibili nelle precedenti programmazioni del Fondo
Sociale Europeo hanno portato, a loro volta, alla proliferazione dell'offerta e
all'ingresso di nuove agenzie formative in un mercato in espansione, quindi
sempre più appetibile e competitivo: basti pensare, in questo senso, alla
molteplicità di corsi offerti nell'ambito delle professioni del restauro, con
durate, impostazione e contenuti didattici quanto mai differenziati tra loro.
Il D. Lgs. 112/98, riservando allo Stato "le funzioni relative a scuole e
istituti nazionali di preparazione professionale operanti nel settore dei beni
culturali nonché la determinazione dei criteri generali sulla formazione
professionale e l'aggiornamento del personale tecnico-scientifico" (art. 149
comma 4 lettera d), e il D. Lgs. 368/98, confermando l'operatività nel Ministero
per i Beni e le Attività Culturali di "Scuole di alta formazione e di studio
"anche con il concorso di Università e altre istituzioni ed enti italiani e
stranieri" (art. 9), non hanno certo contribuito a ridurre tale complessità, a
fronte di un quadro legislativo in materia di formazione professionale che
attribuisce alla Regioni anche un ruolo strategico di programmazione e di
raccordo tra sistema dell'istruzione, formazione professionale e Università.
Il processo di erogazione del "servizio formativo" comprende oggi tra gli altri,
oltre alle Regioni e alle Province cui è stata delegata la gestione della
Formazione Professionale, anche i seguenti attori:
le Università, che in questo ambito hanno gestito fino ad oggi percorsi
di laurea, di Diploma universitario e di specializzazione post-laurea e che
stanno ristrutturando la propria offerta formativa secondo il modello della
riforma licenziata dal Consiglio dei Ministri;
le Scuole statali del Ministero per i Beni e le Attività Culturali che,
nell'ambito del restauro, gestiscono corsi quadriennali per formare la figura
del restauratore;
le Agenzie formative di diversa natura giuridica che accedono ai
finanziamenti del Fondo Sociale Europeo .
Vi sono inoltre ambiti sperimentali di collaborazione e integrazione di questi
soggetti formativi, chiamati a progettare e gestire, anche con il mondo
imprenditoriale percorsi innovativi secondo il modello della Formazione
Integrata Superiore.
Il ruolo delle Regioni e le possibili piste di lavoro
In questo quadro è strategico che le Regioni svolgano appieno il compito di
programmazione dell'offerta formativa territoriale che la più recente normativa
assegna loro, intervenendo quali soggetti di governo e di "regolazione" delle
molteplici dinamiche e della pluralità degli attori che agiscono sul territorio
regionale, anche in rapporto al mercato del lavoro e, al suo interno, al
definirsi di specifici fabbisogni stabili di competenze.
L'obiettivo è quello di costruire un vero e proprio sistema formativo che copra
l'insieme dei livelli di professionalizzazione presenti nel settore dei beni
culturali (che non riguardano solo il livello dell'alta formazione), affidando
ai diversi soggetti formativi (Centri accreditati per le attività di formazione
professionale, Istituti statali, Università) ruoli complementari e comunque
coordinati tra loro, ispirati ad una unitaria visione metodologica risultato di
quel concorso di risorse statali e regionali che è previsto all'art. 149 del
D.Lgs. 112/98.
Per svolgere questa funzione è necessario che le Regioni si dotino di una serie
di strumenti e criteri d'azione che le guidino in questo compito, attraverso il
confronto e l'elaborazione di standard di riferimento condivisi, anche in
cooperazione con le competenti strutture a livello statale.
Un repertorio completo e articolato che descriva i profili di competenza degli
operatori che agiscono nei diversi ambiti relativi ai beni e alle attività
culturali (da elaborare utilizzando esperti provenienti dal mondo delle
professioni oggetto d'indagine) rappresenta il più accreditabile riferimento
comune per fornire indicazioni precise e documentate su:
la tipologia di percorso formativo necessario (livello di formazione richiesto,
durata della formazione, competenze teoriche e tecnico - pratiche da fornire,
aree contenutistiche da presidiare)
i soggetti formativi meglio rispondenti (singolarmente o in forma associata) a
garantire l'efficacia del percorso formativo individuato
le linee di indirizzo relative alle figure professionali degli operatori
culturali, da fornire agli EELL che gestiscono i servizi culturali e alle
agenzie formative del settore (la Regione Lombardia ha assunto tale facoltà con
la legge regionale 1/2000)
Nel lavoro di analisi dei profili di competenza si tratta di "ribaltare", almeno
in parte, la prassi corrente che vede protagonisti dell'elaborazione sulle
figure professionali e relativi percorsi formativi gli stessi soggetti titolari
della formazione, (o che aspirano a diventare tali), con un evidente pericolo
che prevalgano logiche di conservazione/potenziamento del proprio ruolo e delle
proprie strutture, a scapito di una corretta lettura della realtà. C'è il
rischio cioè che la formazione venga strutturata a misura dell'agenzia
formativa, indipendentemente dai bisogni reali e dagli indirizzi metodologici
decisi congiuntamente da Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Regioni
ai sensi del D. Lgs 112/98 art. 149. Proprio per questo dovrebbero essere i
soggetti pubblici costituzionalmente responsabili della legislazione sui beni
culturali a definire congiuntamente il profilo di competenza degli operatori
specializzati ed in specie dei restauratori.
Una successiva validazione da parte della Conferenza Stato - Regioni (come
organo espressione dei soggetti responsabili del patrimonio culturale e dei
relativi servizi) dei profili di competenza così elaborati sarà determinante,
anche per porre fine alla confusa improvvisazione con la quale le più varie
agenzie formative si cimentano nella definizione delle figure professionali in
questo campo.
Tale definizione dei profili di competenza è tra l'altro parte di un ruolo più
complessivo che le Regioni devono svolgere nella pianificazione e promozione dei
servizi culturali sul proprio territorio, di concerto con le autonomie locali:
tale ruolo riguarda l'individuazione di standard di qualità dei servizi, laddove
tale definizione comprende chiaramente anche gli standard relativi al personale,
alle sue competenze professionali ed ai requisiti d'accesso da richiedere (in
tal senso si è mosso il gruppo di lavoro, promosso dalla Conferenza delle
Regioni, sulla definizione degli standard per i musei italiani, coordinato dalla
Regione Lombardia, dall'ANCI e dall'UPI), indipendentemente dalle scelte
organizzative che ogni autonomia locale può compiere.
E' importante segnalare come tale ruolo di "governo" delle Regioni possa contare
su almeno altri due leve di notevole importanza:
la possibilità di utilizzare le ingenti risorse economiche messe a disposizione
dal Fondo Sociale Europeo, di cui le Regioni sono titolari, non solo per
realizzare percorsi formativi che riqualifichino la professionalità degli
operatori del settore, ma anche per finanziare azioni di sistema che
sperimentino forme di integrazione tra tutti i soggetti formativi attivi sul
territorio, indagini e studi sui profili professionali del settore e le loro
dinamiche di evoluzione, così da correlare formazione specialistica e
conservazione programmata del patrimonio culturale.
il processo di accreditamento delle strutture formative, pubbliche e private,
destinate a concorrere ai bandi pubblici di finanziamento delle attività di
formazione: un'agenzia formativa non può essere ritenuta valida solo perché
dichiara di assumere un percorso formativo certificato, ma deve anche avere
adeguate caratteristiche organizzative.
Nell'azione di ridisegno complessivo del sistema dell'offerta formativa che
ciascuna Regione si troverà a svolgere sul proprio territorio, dovrà anche
essere valutata, in logica di concertazione Stato - Regione - Autonomie Locali,
la costituzione di poli formativi regionali (o interregionali), a gestione mista
pubblico/privato, che vedano il concorso di tutti i soggetti che hanno
competenze e ruoli significativi su comparti ritenuti strategici per le
dinamiche di sviluppo del territorio, con particolare riferimento all'alta
formazione nel campo del restauro.
La posizione del Coordinamento degli Assessori regionali con delega per i Beni
Culturali
Le considerazioni strategiche e le linee d'azione sopra esposte, contenute in
documenti di lavoro elaborati dalla Regione Lombardia, sono state fatte proprie
dal Coordinamento degli Assessori regionali ai Beni Culturali, riunitosi nei
mesi scorsi negli incontri di Torino e Bologna.
In particolare, il Coordinamento ha recepito due elementi contenuti nei
documenti proposti:
la necessità che le Regioni si dotino, per svolgere appieno il ruolo di soggetti
di governo e programmazione dell'offerta formativa territoriale, di strumenti e
criteri d'azione di riferimento, tra i quali l'elaborazione di un repertorio dei
profili di competenza degli operatori culturali e dei relativi standard
d'esercizio, di cui dev'essere previsto l'aggiornamento periodico.
la necessità di studiare le modalità di validazione di tali profili di
competenza in sede nazionale, in un ambito che veda la presenza dei Ministeri
interessati, delle Regioni e delle Autonomie locali.
In questo modo il repertorio diventerà un riferimento forte e per certi versi
vincolante, almeno in alcuni elementi, per tutte le agenzie formative che, a
vario livello, progettano e realizzano percorsi formativi sui territori
regionali.
Se questi sono i punti di riferimento adottati dalle Regioni per impostare una
strategia sulla formazione degli operatori culturali e sul ruolo che le Regioni
vogliono svolgere a riguardo, diventa indispensabile centrare l'attenzione sul
percorso operativo, necessariamente complesso e di non breve durata, che va
delineato per arrivare agli obiettivi sopra citati.
Una proposta di lavoro
Poiché la prima fase di tale processo è la creazione di profili di competenze
che siano innanzitutto frutto di un'elaborazione comune tra le Regioni e il
Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si propone di verificare la
percorribilità di un progetto interregionale, finanziato con la prevista quota
di risorse del Fondo Sociale Europeo -obiettivo 3 - e centrato, in prima
battuta, sulle tematiche della conservazione programmata e della valorizzazione
del patrimonio storico-architettonico.
Tale progetto potrebbe costituire una ideale prosecuzione del lavoro realizzato
con la RICERCA CONBEFOR ed essere proposto, ad esempio, dalle Regioni che hanno
partecipato a tale lavoro di indagine, con la scelta di una Regione capofila.
Ad esempio, per quanto riguarda le professionalità della conservazione
programmmata e del restauro, il progetto dovrebbe essere finalizzato a:
-
ricostruire tutte le fasi operative dei processi di conservazione
e valorizzazione del patrimonio storico-architettonico;
-
individuare i soggetti che, a diverso titolo, intervengono in
tale processo, sia direttamente che con funzioni di autorizzazione/controllo,
ecc.;
-
analizzare le competenze necessarie per esercitare le
professionalità individuate e a stabilire gli standard che vanno garantiti
nell'esercizio di tali professionalità;
-
fornire delle precise indicazioni (delle linee-guida) per la
progettazione dei percorsi formativi più adeguati per l'acquisizione o
l'aggiornamento delle competenze professionali evidenziate nella fase di
analisi;
-
ricostruire con una metodologia d'indagine comune il quadro
complessivo dell'offerta formativa esistente a vari livelli nelle singole
regioni, individuandone i punti di forza e di debolezza;
-
misurare le risorse finanziarie impiegate negli ultimi decenni
per interventi formativi;
definire la correlazione tra sviluppo dei poli regionali della Carta del Rischio
e pianificazione dell'offerta formativa correlata al fabbisogno rilevato sul
territorio.
Le indicazioni contenute nelle linee-guida sopra citate dovranno essere un
riferimento forte anche per la definizione dei ruoli e dei compiti delle diverse
agenzie formative attualmente impegnate in tale ambito (centri regionali di
formazione, università, scuole di alta formazione facenti capo al MBAC, altre
agenzie in ambito privato): si tratta infatti di passare da una logica di
"proposte formative parallele", ad una logica di cooperazione istituzionale dei
compiti" per il raggiungimento di un obiettivo comune e condiviso, che valorizzi
le specificità e le potenzialità dei singoli soggetti formativi.
E' da mettere in evidenza che gran parte del successo di un tale progetto
dipenderebbe dalla capacità delle Regioni di coinvolgere fin dalle fasi iniziali
di elaborazione tutti i principali attori che giocano un ruolo in questo ambito:
dai rappresentanti dei due Ministeri per i Beni e le attività culturali e
dell'Università e della Ricerca scientifica e tecnologica, alle associazioni
delle imprese che intervengono nei processi di conservazione del patrimonio, ai
rappresentanti degli Enti Locali (Province e Comuni) sui territori dei quali si
realizzano gli interventi di conservazione e valorizzazione.
L'obiettivo è quello di sperimentare, nell'ambito del progetto, un sistema di
relazioni tra tutti questi soggetti che porti a dei risultati condivisi e crei
un ambito e una metodologia di lavoro comuni, spendibili anche in future
collaborazioni riguardanti l'insieme delle problematiche riguardanti i beni e le
attività culturali.
Le criticita'
Le elaborazioni e i "prodotti" del progetto interregionale richiederanno tempi
di realizzazione non brevi, a fronte di una realtà che è invece in rapida
trasformazione e che vede soggetti diversi prendere iniziative e decisioni sulla
formazione degli operatori culturali che rispondono a logiche d'intervento
spesso "parallelo" e soprattutto non hanno alle spalle quelle analisi dei
processi e dei profili di competenza degli operatori che possano sostanziare le
scelte formative compiute.
Proprio per questo si ritiene strategico l'avvio in tempi rapidi del progetto
interregionale, che dovrà produrre risultati utilizzabili anche in progress,
indirizzando verso una logica unitaria e condivisa le scelte dei soggetti,
istituzionali e non, che saprà coinvolgere.
Milano, 20 marzo 2001
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